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(Adnkronos) - "Il Papa deve capire che l'Iran non può avere un'arma nucleare. Altrimenti ogni paese, compresa l'Italia dove risiede il Papa, sarebbe in pericolo. L'Iran non avrà armi atomiche, ha dato il suo consenso". Donald Trump prova ad abbassare i toni dopo gli attacchi a Papa Leone XIV ma non modifica la propria linea nei confronti del Pontefice, criticato nei giorni scorsi per un atteggiamento 'soft' nei confronti dell'Iran. Intanto, il presidente americano annuncia ulteriori progressi nel dialogo con Teheran per porre fine alla guerra. "Il Papa deve capire", ripete Trump attribuendo al Pontefice dichiarazioni in realtà mai fatte. "Io non ho nulla contro il Papa, non c'è uno scontro con lui. Il Papa ha fatto una dichiarazione, dice 'l'Iran può avere un'arma nucleare'. Io dico che l'Iran non può averla", afferma il presidente degli Stati Uniti prima di volare a Las Vegas per un evento. Trump, che negli ultimi 2 giorni ha criticato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiama in causa indirettamente anche l'Italia: "Sarebbe in pericolo come ogni paese" se Teheran avesse accesso alle armi atomiche. "Io ho il diritto di non essere d'accordo con il Papa. Lui ha il diritto di quello che desidera, voglio che dica quello che vuole. Ma io ho il diritto di non essere d'accordo. Il Papa deve capire una cosa molto semplice, l'Iran non può avere un'arma nucleare: il mondo sarebbe in grave pericolo. Io sono il presidente degli Stati Uniti e come tale non posso permettere all'Iran di avere armi atomiche, tutto qui. Non le avranno", sentenzia. In base alle dichiarazioni di Trump, Stati Uniti e Iran sono vicini ad un'intesa totale. "Abbiamo un accordo su molti punti", dice prima di annunciare una potenziale svolta: Teheran, che in realtà non offre nessun tipo di conferma, avrebbe accettato di rinunciare al programma per l'arricchimento dell'uranio. "L'Iran non avrà armi atomiche, ha dato il suo consenso". La Repubblica islamica, dice il numero 1 della Casa Bianca "ha accettato di riconsegnarci" quella che Trump definisce "nuclear dust": non è chiaro se il riferimento sia ai 440 chili di uranio arricchito al 60% prodotti sinora. La rinuncia iraniana al programma nucleare sarebbe assoluta: "Non c'è un limite di 20 anni, non avranno armi nucleari", dice escludendo uno stop a tempo. In generale, il quadro delineato dal presidente americano è estremamente positivo. "Stiamo andando molto bene, il blocco navale dello Stretto di Hormuz è fantastico, nessuna nave pensa lontanamente di violarlo", dice facendo riferimento al blocco del braccio di mare determinante per il 20% del commercio mondiale di petrolio. Strada in discesa verso la pace, a quanto pare. "L'Iran vuole un accordo. Gli iraniani non hanno più nulla, i nuovi leader sono ragionevoli. L'Iran è disposto a fare oggi cose che non era pronto a fare 2 mesi fa. I mercati vanno bene, il prezzo del petrolio scende". Per completare l'opera serve un altro round di negoziati. Quando si torna al tavolo? "Probabilmente nel corso del weekend". E se non si trova un accordo? "Si ricomincia a combattere", dice Trump correggendo subito il tiro: "Abbiamo molti accordi con l'Iran, credo possa succedere qualcosa di positivo in tempi brevi". Il dialogo tra Teheran e Washington è favorito dalla mediazione del Pakistan. "Se l'accordo venisse firmato a Islamabad, potrei andare. Sì, andrei: vogliono che io vada", dice il presidente americano.
(Adnkronos) - Il Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale ha raggiunto il traguardo dei 1000 Marchi Storici iscritti: un ecosistema composto da 780 imprese titolari che generano un volume d’affari complessivo di 93,6 miliardi di euro e garantiscono l’occupazione di 363.201 addetti. È quanto emerge dal rapporto ‘L’Italia dei 1000 Marchi Storici di Interesse Nazionale. Numeri, territori e prospettive di un patrimonio industriale del Made in Italy’, presentato oggi a Palazzo Piacentini in occasione della giornata del Made in Italy, alla presenza del Ministro Adolfo Urso. L’evento è stato anche l’occasione per illustrare il nuovo strumento finanziario introdotto con la riforma del Fondo Salvaguardia Imprese, pilastro della nuova strategia della crescita e del consolidamento delle imprese Marchio Storico di Interesse Nazionale. "Celebriamo oggi il lavoro di generazioni di imprenditori che hanno contribuito a costruire l’identità economica e manifatturiera del nostro Paese. Un traguardo significativo aver raggiunto i Mille Marchi Storici di Interesse Nazionale. Un risultato che, peraltro, giunge a ridosso della Giornata nazionale del Made in Italy 2026 e ne rafforza il valore", ha dichiarato il ministro Adolfo Urso. "Parliamo, dunque, di un traguardo che va oltre il valore simbolico e conferma la vitalità del nostro patrimonio industriale e manifatturiero, capace di coniugare tradizione, qualità, innovazione e competitività, dimostrando come la storia produttiva italiana non sia un retaggio del passato, ma una leva strategica per affrontare le sfide di un contesto globale sempre più complesso”. “Il traguardo dei 1000 Marchi Storici di Interesse Nazionale rappresenta un risultato di grande valore per il sistema produttivo italiano. Non è solo un numero, ma il riconoscimento concreto di un patrimonio industriale che continua a generare occupazione, competitività e identità per il Paese”, ha commentato Massimo Caputi, presidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia. “In un contesto di tensioni protezionistiche e nuovi accordi internazionali come il Mercosur, i Marchi Storici sono tra gli asset più esposti: senza adeguate clausole di salvaguardia nei trattati europei che ne certifichino l’autenticità, rischiamo un’erosione della nostra identità e del valore del Made in Italy. In questa direzione, la nascita del nuovo Strumento Finanziario che favorisce la crescita dei Marchi Storici segna un cambio di paradigma, trasformandosi da strumento difensivo in leva di sviluppo industriale. Grazie alla possibilità di co-investire per acquisizioni intra-filiera, favoriamo la nascita di poli di Marchi Storici solidi e competitivi, capaci di rafforzare le filiere e mantenere il valore ancorato al territorio.” Il cuore pulsante di questo sistema è rappresentato dalle "4 A" del Made in Italy (Agroalimentare, Automazione, Abbigliamento, Arredo), che da sole valgono 76,1 miliardi di euro (l'81,3% del totale economico rilevato), con una netta prevalenza della filiera agroalimentare (53,7 mld euro). “Il Rapporto evidenzia con chiarezza che i Marchi Storici non sono solo un patrimonio identitario, ma una componente strutturale dell’economia italiana. Parliamo di imprese radicate nei territori, capaci di generare valore economico e occupazione e di presidiare le principali filiere del Made in Italy”, ha aggiunto, Gianluca Brozzetti, consigliere vicepresidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia. “Allo stesso tempo, emerge l’esigenza di accompagnare questo patrimonio in una nuova fase di sviluppo: le imprese chiedono maggiore visibilità, strumenti di valorizzazione condivisi e una più forte capacità di fare sistema, anche sui mercati internazionali. È su questo passaggio che si gioca la competitività futura dei Marchi Storici”. La distribuzione regionale conferma la forza dei poli manifatturieri del Nord: la Lombardia guida la classifica per fatturato (49,1%) e numero di marchi (28,3%), seguita da Veneto (14,2%) e Piemonte (12,9%). Emerge tuttavia un radicamento profondo in tutto il Paese, con sistemi regionali come l'Emilia-Romagna, il Veneto e la Toscana che mostrano un'incidenza delle "4 A" vicina o superiore all'80%. Sotto il profilo settoriale, il Registro ha una natura strutturalmente industriale: l’88% delle imprese opera nel manifatturiero, dove l'Agroalimentare (44% del totale) e l'Automazione-Meccanica (25%) mantengono il ruolo di pilastri economici e numerici. L’80% delle imprese assegna al Marchio Storico un valore strategico elevatissimo. Il 70% lo integra nei materiali istituzionali e il 46% direttamente sul packaging. Nonostante l’uso della versione internazionale "Italian Historical Trademark" sia ancora limitato al 25%, quasi la metà delle imprese (46%) ne prevede un utilizzo futuro, segnalando una forte volontà di crescita sui mercati globali come strumento di contrasto all'Italian Sounding. “Guardiamo al futuro dei Marchi Storici nel mondo: dobbiamo preservare una tradizione e allo stesso tempo renderla attuale”, conclude Armando De Nigris, vicepresidente vicario dell’Associazione Marchi Storici d’Italia e presidente gruppo giovani dei Marchi Storici. “Siamo fiduciosi sull’adozione sempre più diffusa dell’Italian Historical Trademark così come auspichiamo un sempre maggior ricambio generazionale che valorizzi l’heritage. I giovani imprenditori e manager hanno oggi la responsabilità di trasformare il patrimonio industriale italiano in una leva di sviluppo, con nuove competenze, nuovi linguaggi e una maggiore apertura internazionale. È così che i Marchi Storici possono continuare a essere protagonisti anche nei prossimi decenni”.
(Adnkronos) - È online il terzo episodio di "Amazing - idee e buone pratiche per una città sostenibile", il podcast realizzato da Ama e Adnkronos per una vita più green. Nel terzo episodio della serie, "Sicurezza e decoro urbano: l'evoluzione del presidio del territorio", si parlerà di quello che si nasconde dietro al degrado urbano: un sistema complesso, che va dalla semplice disattenzione fino a vere e proprie reti criminali che lucrano sullo smaltimento illecito. Verranno analizzate le strategie messe in campo da Ama e perché il decoro urbano è il primo pilastro per il controllo e la sicurezza del territorio. Gli ospiti di questo terzo episodio sono il direttore comunicazione, relazioni istituzionali e regolatorio di Ama Spa, Patrizio Caligiuri, e il primo dirigente della Polizia di Stato, dirigente del commissariato Viminale, Fabio Germani, che dialogheranno con Lorenzo Capezzuoli Ranchi, host del podcast. "Amazing", un progetto Ama e Adnkronos. Disponibile su tutte le piattaforme, su podcast.adnkronos.com e amaroma.it.