(Adnkronos) - Settant’anni e un ruolo che ancora oggi lo definisce: Vincent Mancini, il nipote illegittimo di Don Vito Corleone, l’erede designato da Michael nel capitolo finale della saga. Con 'Il padrino - Parte III', Andy García entra nella storia del cinema: sguardo di fuoco, eleganza carismatica, una presenza scenica che gli vale la candidatura all’Oscar e lo consacra come uno degli interpreti più magnetici della sua generazione. Ma la sua storia comincia molto prima, all’Avana, dove nasce il 12 aprile 1956. Nel 1961 la famiglia fugge da Cuba dopo l’avvento di Fidel Castro e si stabilisce a Miami. Andy è un bambino che parla poco inglese e molto spagnolo, spesso preso di mira dai coetanei. Le cose cambiano quando il padre riesce a costruire una florida attività di importazione di profumi e il giovane García diventa una promessa del basket, popolare e ammirato. Finché una grave epatite e una mononucleosi non lo costringono ad abbandonare ogni ambizione sportiva. È allora che scopre il teatro, quasi per caso, e capisce che quella sarà la sua strada. Si iscrive alla Florida International University, recita nelle compagnie locali, poi fa ciò che fanno i determinati: parte per Los Angeles, fine anni Settanta, senza soldi e con un sogno. Lavora come cameriere, facchino, tuttofare. Nel 1981 arriva la prima parte, nel pilot di 'Hill Street Blues'. È l’inizio, ma il salto vero arriva nel 1986, quando Hal Ashby lo sceglie per '8 milioni di modi per morire'. Brian De Palma lo vede, resta colpito, e lo vuole per 'Gli Intoccabili' (1987). García punta però più in alto: non vuole fare lo scagnozzo di Al Capone, vuole essere George Stone, il poliziotto italoamericano che entra nella squadra di Eliot Ness. E ottiene il ruolo. Da lì, una galleria di personaggi memorabili: il detective di 'Affari sporchi' accanto a Richard Gere, il poliziotto di 'Black Rain' diretto da Ridley Scott, il marito vulnerabile di Meg Ryan in 'Amarsi'. E poi Terry Benedict, l’antagonista elegante e implacabile della trilogia di'Ocean’s Eleven', che gli restituisce la dimensione del grande cinema popolare. Accanto ai ruoli da attore, c’è il García regista e produttore, profondamente legato alle sue radici cubane. Nel 1993 firma il documentario 'Cachao… Como Su Ritmo No Hay Dos', omaggio a un musicista connazionale. Nel 2005 dirige 'The Lost City', film ambientato nella Cuba pre e post rivoluzione, attraversato da nostalgia, musica e disillusione: un’opera personale, quasi un atto d’amore verso la sua terra, che gli vale l’Imagen Foundation Award per miglior regia e miglior film. Lontano dai riflettori, García è l’opposto della star hollywoodiana: vita privata blindata, matrimonio solido con Maria Vittoria 'Marivi' Lorido dal 1982, quattro figli, una quotidianità divisa tra la San Fernando Valley e la Florida. Nessuna mondanità, nessun eccesso, nessuna esposizione superflua. Politicamente conservatore, critico feroce del regime castrista, non ha mai nascosto la sua avversione per il comunismo cubano. Dopo la morte di Fidel Castro dichiarò: "Voglio esprimere il dispiacere che provo per tutti i cubani che hanno sofferto le atrocità e le repressioni causate da Fidel Castro e dal suo regime totalitario". A 70 anni, Andy García resta un attore di altri tempi: rigoroso, intenso, capace di trasformare ogni ruolo in un frammento di identità. Da Vincent Mancini a Terry Benedict, passando per poliziotti tormentati e uomini in bilico tra luce e ombra, ha costruito una carriera fatta di scelte coerenti e interpretazioni che resistono al tempo. Un gentiluomo del cinema, con lo sguardo di chi non ha mai dimenticato da dove viene.
(Adnkronos) - L’aumento dei costi di produzione legati alla crisi del Golfo in Iran minaccia anche la mozzarella di bufala campana Dop. I produttori stanno subendo incrementi significativi in ogni passaggio della filiera e l’allarme cherosene negli aeroporti mette a rischio anche l’export della Bufala Campana, che vale il 35% della produzione. Sono questi i nodi affrontati dal consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop, riunitosi ieri per discutere della nuova emergenza. I numeri per la filiera sono allarmanti: logistica, materiali per confezionamento ed energia rappresentano le voci principali degli aumenti, con il record del gas, che ha registrato un picco di incremento di quasi il 70%. La somma di tutti questi costi impoverisce la filiera, che rischia il collasso, stretta tra le difficoltà produttive e il caro-carrello per le famiglie. Inoltre, il clima di incertezza rispetto agli scenari internazionali danneggia ulteriormente gli imprenditori del comparto, frenando progetti e generando instabilità. Il comparto della Dop aveva chiuso il 2025 in positivo, con una crescita del 3,35%, pari a 57.584 tonnellate prodotte di mozzarella di bufala campana Dop. “Tutti gli sforzi di crescita fatti finora sono vanificati da questo nuovo fronte di guerra, che ci preoccupa molto seriamente, innanzitutto per il carico di vittime, ma anche per i risvolti economici. Servono interventi mirati e urgenti per poter continuare a produrre. Occorre difendere il Made in Italy di successo nel mondo. Invece, i rischi sui rifornimenti degli aerei in alcuni scali mettono in difficoltà anche il nostro sistema dell’export, soprattutto verso i Paesi oltreoceano, come gli Usa, dove già scontiamo i dazi di Trump”, commenta il presidente del Consorzio di tutela, Domenico Raimondo. “E' necessario un dialogo nuovo, in particolare con la distribuzione per evitare scelte al ribasso, che minano la competitività della nostra Dop. L’aumento dei costi di produzione incide lungo tutta la filiera, dunque, non ci dovremo sorprendere se nelle prossime settimane assisteremo a un rialzo dei listini, con l’obiettivo di continuare a garantire la qualità e la distintività della mozzarella di bufala campana”, dichiara il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani.
(Adnkronos) - Un percorso formativo avanzato sui temi Esg, economia circolare e sostenibilità, con un approccio multidisciplinare e orientato all’applicazione concreta nelle imprese: è questa la proposta di Safte - Scuola di Alta Formazione per la Transizione Ecologica, promossa da Italian Exhibition Group (Ecomondo) insieme all’Università di Bologna, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e della Regione Emilia-Romagna. L’iniziativa si avvale inoltre della collaborazione di partner quali Conai, Comieco e Ricrea, oltre al supporto di media partner tra cui Adnkronos, Rinnovabili, SolareB2B e altre testate specializzate. Prenderà il via il prossimo 17 aprile 2026 la quinta edizione della Scuola, rivolta a professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni impegnati nei processi di sostenibilità. Il programma, in calendario fino al 10 luglio 2026, è progettato per fornire competenze avanzate e strumenti operativi per affrontare le sfide della transizione ecologica, integrando aspetti ambientali, economici e normativi e promuovendo una visione sistemica basata sui criteri Esg. Attraverso il contributo di docenti universitari, esperti e rappresentanti di istituzioni e imprese, Safte punta a formare figure professionali in grado di guidare l’innovazione e integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali. Il percorso prevede inoltre momenti di confronto diretto con aziende e istituzioni, favorendo la condivisione di esperienze concrete.