(Adnkronos) - Oltre 62 milioni di visualizzazioni, più di 2.000 contenuti pubblicati e oltre 6 milioni di interazioni. È questo il bilancio del conversato social generato dai topic "Fabrizio Corona" e "Falsissimo" nel periodo compreso tra il 1° dicembre 2025 e il 13 gennaio 2026. Numeri che restituiscono l’immagine di un ritorno al centro della scena costruito sfruttando in modo sistematico la forza dei social network. L’analisi di Sensemakers individua i principali motori dell’attenzione online nello scandalo che ha coinvolto Alfonso Signorini e nell’uscita della docu-serie Netflix "Fabrizio Corona - Io sono notizia". Due eventi che hanno alimentato un flusso di conversazioni ad alta intensità, caratterizzato da una rapida amplificazione mediatica e da un intreccio continuo tra informazione, gossip e racconto personale. La distribuzione delle visualizzazioni evidenzia una netta concentrazione su YouTube e TikTok, piattaforme che svolgono ruoli differenti ma complementari. YouTube si conferma il canale centrale per i contenuti originali e di approfondimento, mentre TikTok funziona da moltiplicatore di visibilità, grazie al rilancio delle notizie da parte delle testate giornalistiche e degli account informativi. In questo contesto, il canale YouTube di Fabrizio Corona, attraverso il quale vengono veicolati in abbonamento gli episodi di Falsissimo, risulta determinante. Da solo, genera oltre il 50% delle visualizzazioni complessive su YouTube, confermando il ruolo centrale dell’autoproduzione nel presidio del racconto e nella gestione diretta dell’audience. I picchi più significativi di visualizzazioni si registrano il 15 dicembre, con la pubblicazione del primo episodio dedicato al caso Signorini, e il 22 dicembre, in occasione del secondo episodio. Un ulteriore aumento dei volumi si osserva il 23 dicembre, quando la vicenda raggiunge il massimo livello di esposizione mediatica, in concomitanza con la convocazione di Fabrizio Corona presso la Procura di Milano nell’ambito dell’indagine per revenge porn nata dalla denuncia presentata da Alfonso Signorini. Su TikTok, i volumi di visualizzazione sono invece prevalentemente generati dalle testate giornalistiche, che contribuiscono in modo significativo alla diffusione dell’attenzione sul tema. Dopo il canale YouTube di Fabrizio Corona, La Repubblica, Il Corriere della Sera e il Tg1 si distinguono come principali generatori di view sul topic. Se si guarda al numero di contenuti pubblicati, emergono in particolare testate di informazione e gossip come Spettacolo Fanpage e La Repubblica, a conferma di un interesse trasversale che attraversa sia il giornalismo generalista sia quello più orientato all’infotainment. Nonostante la diffusione del conversato coinvolga gran parte dei principali attori del panorama informativo italiano, i dati mostrano come i canali ufficiali di Fabrizio Corona e Falsissimo restino il vero fulcro dell’engagement. Complessivamente, questi due account pesano per oltre un terzo delle interazioni totali, confermando la capacità di Corona di presidiare e orientare direttamente il racconto che lo riguarda. Tra i contenuti con maggiore impatto figura l’episodio 19 di Falsissimo, "Il prezzo del successo – Parte 1", lanciato su YouTube e successivamente rilanciato su Instagram. Un passaggio che ha contribuito ad ampliare ulteriormente la portata del tema in chiave cross-platform, rafforzando il ciclo di attenzione tra le diverse piattaforme. "Il coinvolgimento e gli alti livelli di attenzione generati sui social network nelle settimane precedenti l’uscita della serie tv hanno sicuramente giocato un ruolo fondamentale nel decretarne il successo. Si tratta evidentemente di un’operazione ben orchestrata", afferma Fabrizio Angelini, Ceo di Sensemakers, "e conferma ancora una volta l’importanza dei social nell’attività di lancio e promozione dei contenuti televisivi".
(Adnkronos) - Negli ultimi tempi si è intensificata l’intesa politica tra India e Italia finalizzata alla crescita complessiva dell’interscambio economico, commerciale e finanziario. I leader dei due paesi si sono incontrati nel sesto bilaterale in tre anni, ribadendo l’impegno sul Piano d’azione 2025-2029 in alcuni settori chiave (commercio, scienza, tecnologia, energia, difesa, spazio e connettività), e l’avvio di un nuovo progetto nel campo dell’innovazione, per accelerare start up e sviluppare intese tra imprese ed enti di ricerca. Sull’accresciuto interesse delle imprese italiane, anche pmi, per l’India Adnkronos/Labitalia ha intervistato con Vivek Ahuja (managing partner di Confiar Global) e Maurizio Quarta (managing partner di Temporary Management & Capital Advisors), entrambi membri del gruppo internazionale Imw international interim worldwide. In un contesto molto positivo, le aziende fanno ancora fatica ad operare: come mai? Secondo Quarta, "molte aziende straniere trovano complicato stabilire una presenza in India a causa del complesso e articolato sistema normativo, fiscale e di compliance, che implica costi operativi ancor prima di assumere un dipendente". Continua Ahuja: "Perciò il modello Employer of record (Eor) sta diventando la soluzione preferita dalle organizzazioni globali che desiderano entrare in India in tempi rapidi e con rischi minimi. In questo modo, le aziende possono operare senza dover costituire una propria entità legale, con un processo più semplice e vantaggioso. Il quadro normativo indiano spesso varia da uno Stato all’altro. Contratti di lavoro, ferie, contributi ai fondi, ritenute fiscali, sicurezza sociale, salari minimi, procedure di cessazione: le aziende straniere devono rispettare una vasta gamma di requisiti che differiscono a seconda della giurisdizione locale. Senza le necessarie competenze locali, il rischio di non conformità è significativamente elevato". Secondo Quarta, “il modello Eor elimina questo rischio. Le aziende possono affidarsi ad un fornitore Eor per gestire rapporti di lavoro, compliance, payroll, fiscalità e documentazione ed operare in modo rapido e sicuro. Un grande vantaggio è la rapidità. Costituire un’entità legale in India può richiedere diversi mesi e finché l’intero processo non è stato completato, un’azienda non può operare”. Spiega Ahuja: “Con un servizio Eor, invece, le aziende possono assumere e rendere operativo il personale in pochi giorni. Per le organizzazioni che vogliono testare il mercato o solo avviare un progetto pilota, la velocità rappresenta un importante vantaggio competitivo. Aziende di diversi settori, dalla tecnologia, all’ingegneria, alla manifattura, alla sanità, alla consulenza e ai beni di consumo lo stanno adottando. La soluzione Eor si è evoluta da servizio di supporto a vero e proprio strumento strategico”. Qual è l’impatto sui costi generali? “Costituire una società locale - spiega Maurizio Quarta - comporta anche spese ricorrenti come consulenze legali, costi di compliance, audit, registrazioni, pratiche bancarie, adempimenti societari, ecc. Inoltre, è necessario avere una struttura hr e payroll dedicata per gestire gli obblighi normativi verso i dipendenti. Per le aziende che desiderano iniziare con investimenti in scala ridotta o semplicemente testare il potenziale del mercato (come per molte pmi italiane), questi costi possono perfino scoraggiare l’investimento”. Spiega Ahuja: “il modello Eor elimina questi costi generali: le aziende pagano solo per la forza lavoro e per il servizio, con un budget semplice e prevedibile. Inoltre, beneficiano di un sistema hr, payroll e compliance completamente operativo fin dal primo giorno. Il provider Eor gestisce l’erogazione degli stipendi, le ritenute fiscali (tds), i contributi al fondo previdenziale e all’Esi, la relativa documentazione, benefit e supporto ai dipendenti, consentendo all’azienda di concentrarsi sulle attività core”. “Una grande azienda tessile - fa notare Ahuja - che assume un merchandiser in India tramite un Eor paga tipicamente lo stipendio del dipendente più una fee mensile che copre payroll, benefit e documentazione. Un merchandiser che guadagna 20,000 - 28,000 euro può essere inserito senza che l’azienda debba sostenere costi societari o pratiche normative. Oppure, un ruolo commerciale o di sviluppo, che richiede trasferte, rimborsi e monitoraggio degli incentivi, può essere gestito integralmente dal provider Eor con un costo ragionevole e senza necessità di registrazioni fiscali o societarie . In aggiunta alla fee del provider Eor, si applica l’Iva indiana Gst (Goods and services tax), che i clienti devono considerare nel costo totale”. “Le organizzazioni di molti settori - continua - utilizzano l’Eor per assumere: software engineer / professionisti IT, merchandiser / addetti qualità, finanza e contabilità, commerciali, consulenti / interim manager in vari settori, professionisti hr. Questo modello flessibile consente alle aziende di aumentare o ridurre rapidamente la forza lavoro in base ai progetti, senza impegni a lungo termine”. Il modello è utilizzato anche da grandi gruppi. Ahuja cita il caso “di una nota società USA nel settore tessile e dell’abbigliamento, che ha deciso di espandere le attività di sourcing e merchandising in India tramite Eor, invece di costituire un’entità locale. Nonostante la forte presenza globale, l’azienda ha preferito adottare una struttura snella in India per mantenere flessibilità, ridurre le complessità normative ed evitare impegni a lungo termine. L’intera forza lavoro dell’azienda è stata gestita tramite Eor. Le posizioni principali gestite sotto l’ombrello Eor nel caso specifico riguardavano professionisti del sourcing, della qualità e merchandiser. Per tutti i ruoli, l’operatività è stata garantita in pochi giorni, consentendo un rapido avvio dell’attività”. “Il modello Eor - commenta Maurizio Quarta - permette alle aziende italiane, specie alle pmi, di concentrarsi sulla crescita senza doversi occupare di compliance, requisiti normativi e attività operative. In molti casi, l’abbinamento con ruoli di temporary management consente poi di avere a disposizione una vera e propria filiale in maniera molto agile”.
(Adnkronos) - “Da una decina d’anni l’olio di palma è stato oggetto di un vero e proprio attacco mediatico che ne ha determinato la demonizzazione sotto diversi aspetti. In Italia, in particolare, si è fatto leva su quello che è stato ritenuto l’elemento più sensibile per il pubblico: la salute. L’olio di palma è stato dipinto come un grasso sostanzialmente nocivo per chi lo consuma. Negli ultimi anni, le evidenze scientifiche si sono ulteriormente consolidate, portando a risultati inconfutabili che smontano completamente quelle che erano argomentazioni pretestuose utilizzate per demonizzare l’olio di palma”. Lo spiega Giorgio Donegani, tecnologo alimentare ed esperto di nutrizione, al seminario organizzato dall’Unione Italiana per l’Olio di palma sostenibile (Uiops) e dell'Associazione italiana dell'industria olearia (Assitol), nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale dedicato a gelato, pastry&chocolate, coffee, bakery e pizza, a Rimini. Un incontro organizzato per presentare il Position Paper "Olio di palma sostenibile: nutrizione e sicurezza alimentare", recentemente adottato dal Comitato Tecnico Scientifico Uiops. L’esperto sottolinea come “la sostituzione dell’olio di palma con altri grassi, per motivi nutrizionali o salutistici, non comporta alcun beneficio. Anzi, ricerche molto recenti dimostrano che questo boicottaggio non è servito nemmeno a ridurre l’assunzione di grassi saturi nella popolazione italiana - sottolinea - nonostante la quasi scomparsa dell’olio di palma da molti prodotti, infatti, l’assunzione complessiva di grassi saturi è addirittura aumentata”, afferma. Davanti agli allarmismi, come quello che per Donegani ha interessato l’olio di palma, “il consumatore dovrebbe esercitare il pensiero critico e ricordare che esistono fonti autorevoli e accreditate a cui fare riferimento - suggerisce - il ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, la Società Italiana di Nutrizione Umana, il Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) che ha elaborato le Linee guida per una sana alimentazione della popolazione italiana. I documenti seri esistono - conclude - sono basati su evidenze scientifiche e non su suggestioni: basta consultarli e fidarsi di quelli”.