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Bolzano, Italia?

07 Lug 2020

Premetto che non sono uno di quegli italiani che quando va in Alto Adige (Sud Tirolo), si sente subito discriminato nei negozi o nei bar, rispetto alla popolazione locale.
Tutt’altro, frequento questi posti da più di trent’anni e posso dire che mai ho avuto la benché minima sensazione di essere trattato con meno gentilezza e riguardo degli altoatesini (sudtirolesi).

Anzi, se le altre regioni d’Italia copiassero anche solo una parte della loro professionalità e del loro modello di business turistico, farebbero dei notevoli passi in avanti.


Quello che ho invece notato negli sex bhabhi desiultimi anni (ne è un esempio il caso politico esploso alcuni giorni fa a proposito dei cartelli turistici solo in tedesco), è il progressivo, e secondo me del tutto volontario, allontanamento dalla lingua e dalla cultura italiana. Questo mi sembra emerga nel loro recente comportamento, altrimenti schizofrenico e poco market-oriented.

Infatti perché proprio in Alto Adige, dove è massiccia la presenza turistica di Lombardi, Veneti, Toscani, Romani, ecc. si è deciso di rifare tutti i cartelli dei sentieri alpini nella sola lingua tedesca?

Non è forse utile a quella metà di “ospiti” non tedeschi che girano per i boschi sapere, in condizioni meteorologiche avverse, quanto dista il primo “rifugio”? Non è solo un problema di bilinguismo, peraltro obbligatorio in Alto Adige. È una questione di elementare sicurezza; non tutti sanno infatti che rifugio si dice “Hutte”, come non tutti sanno che per tornare ad Ortisei devono cercare le indicazioni per “St. Ulrich”!

Altro esempio. Piacevole serata di musica tirolese con un eccellente quartetto, stand gastronomici tipo october fest, molti residenti in costume, moltissimi turisti italiani presenti. Lo speaker deve aver annunciato in modo molto spiritoso i pezzi visto che la metà dei presenti rideva di gusto. Peccato che l’altra metà non abbia capito una sola parola di tedesco e sia rimasta esclusa.

Ultimo episodio che conferma che il problema, in realtà, non è solo linguistico.

Stanco del solito, buonissimo speck, in un supermercato di Brunico ho chiesto del prosciutto. Il cartello sul banco ne indicava due tipi, il “San Daniele” e un non meglio specificato “prosciutto estero”. Incuriosito, ho chiesto di dove fosse quest’ultimo.

“Di Parma” la (sorprendente?) risposta.

Commenti (8)
Emma Buonaura Quindi? mi scusi ma non si è capito il suo punto di vista (o perlomeno a me è sfuggito), si è limitato a riportare i dati così come sono, senza alcuna conclusione o riflessione personale, quindi mi sfugge lo scopo. Ritengo che quello che scrive è molto interessante merita quindi una "critica" o perlomeno un commento. Italia o non Italia ... x me sono degli IBRIDI perchè non possono definirsi nè tedeschi ne tantomento ITALIANI (penso che non ci sia nemmeno tanta volontà ne orgoglio da parte loro ad esserlo). Emma
04 ago 2010 alle 13:07
Pietro Vultaggio Credo invece che Mattia, come qls redattore dovrebbe fare, abbia voluto "limitarsi" a riportare i fatti, lasciando ciascun lettore libero di pensare giungere alle proprie conclusioni.
05 ago 2010 alle 08:18
Emma Buonaura @Pietro non concordo, il commento dell'autore rappresenta l'impronta, lo scopo, l'anima dell'articolo. Non siamo in una testata giornalistica dove "dovrebbe" accadere ciò che descrivi bensì in un Business Social Media dove gli articoli sono occasioni per riflessioni e approfondimenti.
05 ago 2010 alle 12:08
ORIETTA COLETTI NOI, ITALIANI DISCRIMINATI A BOLZANO

Domenica scorsa (22 marzo) io e mio marito siamo andati a Bolzano per vedere lo spettacolo “La montagna incantata” dei monaci Shaolin Kung Fu.
Questo spettacolo è stato messo in scena a Bolzano al Palasport ed il giorno seguente a Trento all’Auditorium Santa Chiara, ma noi non potevamo assistere a Trento.
Prima dello spettacolo due giovani monaci passavano tra il pubblico per vendere una brochure con il programma; ce l’avevano scritta solo in tedesco, e noi abbiamo pensato: va bene, può darsi che quella in italiano non era disponibile, e l’abbiamo acquistata ugualmente.
Alle 20,30 puntualissimo inizia lo show. E la voce fuori campo parla in tedesco. Siamo rimasti un attimo perplessi, sperando che poi dicessero la versione italiana, ed invece nulla. Per le due ore di spettacolo tutto ci è stato propinato in tedesco, al quanto ci siamo sentiti amareggiati, delusi ed anche un po’ arrabbiati. Non siamo in Austria, e nemmeno in Germania, siamo in Italia!!!
Rispetto le minoranze etniche, ma questo non mi sembra giusto. Gli altoatesini capiscono comunque tutti l’italiano, a differenza di noi che capiamo poco o nulla il tedesco, per cui che bisogno c’era di realizzare uno spettacolo tutto in lingua tedesca? Non è venuto loro in mente che potevano essere presenti delle persone che venivano da altre province o addirittura da altre regioni?
Se non altro all’acquisto dei biglietti (sia in prevendita che all’entrata) avrebbero dovuto specificare che lo spettacolo era solo in lingua tedesca, ed allora non ci saremo andati.
E’ mai possibile che varcato il confine con la provincia di Trento, sembri di essere all’estero? Che entrando in un bar, o ristorante, o negozio, od in qualsiasi altro esercizio pubblico, ti venga rivolta prima la parola in tedesco anziché in italiano? Ma siamo o non siamo in Italia?
Penso che tra le persone che leggono ci ne saranno sicuramente tante che si sono trovate in analoghe situazioni.
Allora gli altoatesini non possono dire di essere discriminati, quando sono i primi a discriminare i loro, pur sempre, connazionali, negando l’evidenza, e cioè che anche loro sono inequivocabilmente italiani!
Unica consolazione: lo spettacolo è stato meraviglioso, ed i monaci insuperabili.
Se vi capita, andate a vederlo, perché merita veramente!

05 ago 2010 alle 19:24
Guido Ferraguti Al di là di ogni considerazione sulla questione linguistica (Mattia ha espresso chiaramente il suo parere, dovrebbero essere più marketing oriented nei confronti degli "stranieri"), mi stupisce che nessuno abbia commentato l'evento che ha dato origine alla diatriba: l'improvvido intervento del giovane ministro rampante in cerca di popolarità che, in un momento come questo, minaccia una regione italiana di ritorsioni se non si adegua all'imposizione di cambiare in 60 giorni quasi 40.000 cartelli segnaletici senza essersi prima informato su chi li ha messi (il CAI locale) e dove sono stati messi (terreni privati).
Minaccia che, se il ministro fosse coerente, dovrebbe risolvere producendo a spese del contribuente italiano i 40.000 cartelli e inviando l'esercito a sistemarli dopo averne individuato le relative posizioni.
Spero che il suo boss l'abbia richiamato a più miti consigli, infatti non se ne sente più parlare, per fortuna. Altrimenti sarebbe stata guerra con l'Alto Adige? Forse Fitto, per la sua giovane età, non ricorda i tralicci abbattuti dalle forze separatiste altoatesine.
Un'ultima considerazione: quando vado in montagna, mi porto sempre dietro una carta dei sentieri dove sicuramente i nomi sono indicati in doppia lingua.
18 ago 2010 alle 11:54
Mattia Camellini Rispondo solo oggi ai commenti ricevuti perché, sembra incredibile nell’Europa dell’Euro, la penna wi-fi che avevo acquistato per leggere la posta, appena passato il confine italiano, è diventata praticamente inutile (questione di roaming, di tariffe, di gestori…insomma, mille complicazioni!).

Il mio punto di vista sull’argomento è questo: l’italianità degli alto atesini/sudtirolesi è universalmente accettata e visibilmente “sbandierata” (è il caso di dirlo) quando partecipano alle Olimpiadi o compiono imprese memorabili. Tutti ricordano Carolina Kostner alle Olimpiadi invernali di Torino, le scalate Messner, le medaglie di Gustavo Thoeni, o più recentemente di Alex Schwazer, ecc. D’altronde sono passati 65 anni dalla fine della seconda guerra mondiale e, volenti o nolenti, quei territori fanno definitivamente parte della Repubblica Italiana. Esattamente come, per motivi simmetrici ma opposti, Fiume e Pola non ne fanno più parte. Gli altoatesini, a differenza del periodo fascista che provò ad integrarli forzatamente annullandone la cultura, godono oggi di un rispetto culturale assoluto e di vantaggi economici e fiscali che nessun altro cittadino o impresa italiana può vantare. E’ il prezzo necessario per una pacifica convivenza, seguita a lotte sanguinose e mediazioni di governi precedenti, aperti e lungimiranti.
Gli altoatesini sono, nella stragrande maggioranza, di cultura austriaca-tirolese. La cultura italiana non è nel loro DNA come non lo era quella francese prima che arrivassero gli italiani. E’ evidente che non si puo’ chiedere a un popolo di cambiare lingua e tradizioni a comando come si cambia un abito (solo il fascismo aveva osato tanto!).

A questo punto le strade a mio avviso so due: o si consolida questa pacifica convivenza che ha portato negli anno ad un notevole sviluppo economico della regione, attraverso forme più avanzate e innovative di integrazione (le nuove generazioni non parlano quasi più l’italiano!) o si riaprirà prima o poi, sull’onda delle forti spinte autonomistiche che incassano successi in molte aree dell’Europa, una nuova “questione sudtirolese”.
18 ago 2010 alle 23:13
Giorgio C Commento questo articolo dopo oltre tre anni perché l'argomento è tornato d'attualità e pare che all'inizio di questo mese il SFP sia riuscito a ottenere dal governo italiano la cancellazione di 135 toponimi italiani dei sentieri alpini. La mia posizione? Sono contrario. Preciso: ritengo che sarebbe stato più sensato se il Sudtirolo non fosse mai stato annesso all'Italia. Ma allo stesso modo penso che avrebbe avuto più senso se la Corsica ne avesse fatto parte, dato che è di lingua (il còrso è similissimo al toscano e Pasquale Paoli a metà del '700 scelse l'italiano come lingua della Costituzione e dell'Universitù di Corsica); così non è mai stato e ancora oggi la legge francese impone nomi francesi ai nati in Corsica. Credo che avrebbe avuto senso se l'Istria fosse rimasta all'Italia conservando un bilinguismo con sloveno e croato. Così non è stato, e anzi gli italiani sono stati in parte trucidati nelle foibe, in parte espulsi e i loro beni confiscati; Pola contava 28.000 italiani su 31.000 abitanti e sono stati tutti espulsi, la città di fatto svuotata e popolata da slavi sfollati dall'interno della Jugoslavia. Il bilinguismo in Istria è arrivato solo negli anni '90 e ancora oggi si fa fatica a farlo rispettare nella pratica. La Storia purtroppo spesso ha avuto queste pagine. Ora, mentre nel caso dell'Istria la guerra l'abbiamo persa, nel caso del Sudtirolo l'abbiamo vinta. Da quel momento quelle terre sono parte del territorio nazionale dello Stato italiano. Punto. A livello locale dagli anni '50 in poi si sono attuate politiche lunghimiranti che hanno pochi eguali nel mondo e garantiscono assolute tutele alla lingua e cultura tedesca e ladina in Alto Adige (toponimo voluto dal fascismo ma già ufficiale ai tempi di Napoleone). Però questo non vuol dire discriminare gli italofoni. Qui si parla di rimuovere l'italiano dai cartelli alpini e ciò va contro il bilinguismo sancito. E' solo una piccola prova di forza e i motivi sono tutti politici, non c'è alcuna utilità pratica. Anzi, i precedenti tentativi del genere hanno causato problemi e proteste di turisti che non ritrovavano più i sentieri sulle cartine. Io credo che solo un Paese che ormai ha perso qualunque senso di civiltà e dignità riesca ad autodiscriminare i proprio cittadini sul proprio territorio nazionale. E la cosa mi rattrista molto.
28 ago 2013 alle 11:52
Mattia Camellini Che dire? Questo è un caso da manuale in cui una più corretta comunicazione (giornalistica, ma anche ministeriale) avrebbe evitato di sollevare inutili polveroni e allarmismi. Se la stampa italiana invece di titolare, come ha purtroppo fatto, "la montagna parlerà (quasi) solo tedesco" avesse scritto che, grazie all'accordo tra Delrio e Durnwalder, il 91% dei cartelli in Alto Adige tornerà a "parlare" italiano e tedesco, e che il restante 9% in tedesco, riferito comunque a località minori, sarà integrato da parole esplicative italiane come malga, monte, cima, ecc., quasi nessuno avrebbe avuto nulla da eccepire. Invece, come spesso si fa in Italia, la si butta in caciara sperando forse di vendere qualche copia di giornale in più. la controprova è che se veramente l'avessero spuntata i monolinguisti tedeschi, come la maggior parte dei giornali italiani tende ad accreditare, non si comprende perchè la più indispettita da questo accordo sia proprio la consigliera provinciale sudtirolese Eva Klotz che accusa la Svp e Durnwalder di «sancire la falsificazione della storia altoatesina» e giudica questo accordo peggiore di quello raggiunto nel 2010 dall'On.le Fitto e Durnwalder.
29 ago 2013 alle 01:46
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