(Adnkronos) - Lo staff di Netflix che sta aiutando Meghan Markle a lanciare il suo marchio 'As Ever' affermava di "averne abbastanza" prima ancora che le vendite avessero inizio. Mentre la duchessa del Sussex ha arruolato le sue amiche più famose per lanciare sui social media i suoi prodotti, una fonte del colosso dello streaming ha detto al MailOnline che la start-up di Montecito si è rivelata un "incubo logistico" dopo il cambio di nome all'ultimo minuto da 'American Riviera Orchard' ad 'As Ever' e perché non hanno idea di quanto venderanno i suoi prodotti. Sembra che le persone che lavorano al progetto di vendita al dettaglio siano stanche del "dramma" che circonda la Sussex e il principe Harry, ora travolti dallo scandalo che riguarda la sua organizzazione benefica Sentebale. È stato addirittura chiesto loro di firmare accordi di riservatezza per mantenere segreti i luoghi in cui vengono realizzati i prodotti, tra cui la "confettura di frutta", ha affermato la fonte del MailOnline. Netflix, produttore della serie 'With Love, Meghan', è socio in affari di 'As Ever' e la duchessa di Sussex inizierà a vendere la sua linea di lifestyle all'interno di due dei più grandi centri commerciali americani entro la fine dell'anno. "Ci sono così tanti drammi che li circondano che il team ne è sopraffatto prima ancora del lancio", ha affermato la fonte. "È stato un incubo logistico e il team degli acquisti non riesce a capire quale sarà la domanda, se ce ne sarà una". La fonte ha aggiunto che, a parte il clamore sui social media, restano i timori circa il successo del nuovo marchio di Meghan. Si ritiene che il team Sussex abbia schierato volti famosi e influencer per contribuire ad aumentare le vendite. "Queste persone pubblicheranno i loro barattoli di marmellata: li hanno distribuiti a molti influencer per farli conoscere e riempire i social media di 'buone vibrazioni' al momento del lancio", scrive il tabloid. Parlando al New York Times prima del lancio di 'As Ever', Meghan ha insistito sul fatto che il suo freezer era "pieno di" cibi pronti e ha rivelato che le sue marmellate sarebbero state vendute a 12-15 dollari. Dalla marmellata al miele, dalle tisane al mix per crêpes i prodotti del marchio di Meghan Markle 'As Ever' sono tutti sold out poco dopo il lancio del brand. "I nostri ripiani potranno essere vuoti ma il mio cuore è pieno! Abbiamo esaurito tutto in meno di un'ora e non posso ringraziarvi abbastanza per aver celebrato, acquistato, condiviso e creduto. È solo l'inizio", scrive la duchessa. Meghan aveva ammesso che quello di oggi era un "momento cruciale" per il suo marchio.
(Adnkronos) - Si avvicina la Pasqua e con essa i tanti dolci tipici delle tradizioni rurali da Nord a Sud del Paese. Sapori e tradizioni da 'recuperare' dal passato e da rivivere sicuramente in agriturismo, dove ogni piatto è assolutamente legato alla tradizione contadina a tavola, comprese torte, biscotti e pizze gustose. Parola di Turismo Verde, l’associazione agrituristica di Cia-Agricoltori Italiani, che per Adnkronos/Labitalia ha stilato una 'mappa' dei dolci della tradizione del Belpaese. "L'Italia è un Paese cattolico e le tradizioni delle feste religiose sono molto sentite e in ogni regione c'è la declinazione di dolci pasquali fantastici, gustosi, che raccontano i territori. E ci sono anche le declinazioni delle famiglie, perchè alla fine ognuno mette del proprio nella ricetta. E le aziende agrituristiche di tutta Italia ci sapranno raccontare attraverso le tradizioni i migliori dolci pasquali del territorio", spiega ad Adnkronos/Labitalia Mario Grillo, presidente di Turismo Verde-Cia. Ma ecco la mappa che passa in rassegna le leccornie da fine menù. Partiamo dal Centro-Sud: 'La Pigna', in dialetto bubbl, dà appuntamento in Molise, è tra i lievitati a forma di panettone con decorazioni sull’esterno. Tra Abruzzo e Molise, poi, spazio ai ravioli, più noti come 'Fiadoni o fiaùni'. Una bella sfoglia a base di uova, olio, vino bianco e farina. Ripieno di formaggio a pasta dura, rigatino o pecorino, ricotta di mucca/pecora, noce moscata, pepe e nell’aquilano lo zafferano. Tra Lazio e Abruzzo, invece, un tripudio di ricette riconducibili tutte a 'La Pizza di Pasqua'. Assai lunga nella preparazione, ricca all’interno di candidi e ricoperta di glassa d’albume e praline. 'La Ciaramicola' è patrimonio dell’Umbria, la ciambella rossa nell’impasto, ricoperta di meringa e confettini, che per tradizione a Pasqua le promesse spose donavano ai futuri mariti. Le Marche tramandano 'Le ciambelle strozzose', molto leggere e a clessidra, data dal taglio centrale che si pratica dopo la lessatura e prima della cottura. Speso molto asciutte, vengono inzuppate nel moscato. 'La Negrella pasquale', invece, aspetta in Campania, famosa per essere il dolce a base di nocciola tonda di Giffoni Igp. In Basilicata c’è 'la scarcedda lucana' antichissimo dolce dalla pasta biscotto friabile e dorata, impastato e cotto nella Settimana Santa per essere gustato nel giorno della Resurrezione. Oggi viene decorata con ovetti di cioccolata, granella di zucchero, glassa colorata, oppure ripiene. La tipica è a torta con al centro un uovo sodo. Non mancano ricette simili nelle altre regioni del Sud. Non può, però, non essere menzionato, per la Puglia, l’agnello di pasta di mandorle, simbolo per eccellenza della tradizione cristiana e pasquale. Più conosciuto come 'lu tuce de li signuri', il dolce dei signori, è reso unico dalla faldacchiera, una farcia composta da una spuma di tuorlo d’uovo mescolata con marmellata, canditi e pezzetti di cioccolato, nascosta all’interno dell’agnello. In Sicilia, invece, c’è 'Lacuddura cu l’ova' di origine greco-ortodossa, richiama il greco antico kollura, 'corona' per la circolare del dolce di piccole dimensioni. La versione siciliana prevede una pasta frolla morbida, preparata con lo strutto, intrecciata e decorata con zuccherini colorati. All'interno di ogni cuddura viene disposto un uovo sodo intero e con tutto il guscio, fermato poi con striscioline, treccine o cordoncini di impasto messi a croce. La versione della Calabria si chiama 'Sguta o Cuzzupa', ed è sempre una ciambella morbida, a brioche, preparata con lievito madre e uovo al centro. La Sardegna porta a tavola 'Le pardulas', piccole tortine realizzate con un involucro di semola di grano duro e strutto, ripiene di una crema alla ricotta e zafferano, che le rende gialle, come il sole. Risalendo verso Nord: 'La Pasimata' o 'Crescenza', si può mangiare in Toscana, pane dolce tipico del lucchese, a base di uvetta, scorze grattugiate di limone e arancia e un cucchiaino di Vermut. Zibibbo e rosmarino fanno coppia, invece, nel 'Pan di ramerino', il dolce medievale tipico del Giovedì Santo. L’Emilia-Romagna attende, sicuramente con 'La Brazadela' o ciambella ferrarese, lunga e stretta, senza buco, come un semplice biscotto morbido profumato al limone. Spicca la 'Torta tagliolina' perché crea un mix dolce e salato, le tagliatelle all’uovo incontrano un ripieno di mandorle e frutta candita. La Liguria è famosa, invece, per i 'Marzapani quaresimali', la torta genovese a base di pasta di mandorla, preparata dagli speziali sin dal Medioevo e trasformata in piccoli pasticcini con glassa al cioccolato, vaniglia o limone, più tanti confettini colorati. Le uova sode sono spesso presenti nei dolci di Pasqua, come nei 'Cavagnetti genovesi', cestini di pasta lievitata, che racchiudono un le uova simbolo della rinascita. Il Piemonte è famoso per 'Il Salame del papa', dolce al cioccolato originario di Alessandria, da non confondere con qualcosa di salato, quindi, perché dentro ci sono nocciole e rum. La Valle d’Aosta ha il suo 'Mecoulin di Cogne', versione valdostana del panettone, con aggiunta di panna, latte, uvetta e rum. In Lombardia, spazio alla 'Resta', focaccia dolce tipica e d’origine ottocentesca. Risultato di un errore in taverna, è l’evoluzione di un pandolce con troppo lievito. All’interno, tanti canditi e uvetta. Una sorta di panettone da affiancare al 'Bussolano' ciambella profumata al Marsala. In Veneto c’è 'La fugassa', una via di mezzo tra la colomba e la focaccia. Morbida, tonda e con le uova. In Friuli-Venezia Giulia sul trono 'La Pinza triestina', semplice pane dolce lievitato dal sapore agrumato, la cui ricetta si deve a delle massaie triestine e goriziane, lo chiamavano Presnitz, ripieno di uvetta, noci, nocciole tostate, mandorle, pinoli e rum, avvolto da una sottile sfoglia di pasta. 'Le Brazadel' sono, infine, del Trentino-Alto Adige, soffici ciambelline dolci con granella di zucchero sopra. Spesso da matrimonio, ma immancabile a Pasqua.
(Adnkronos) - I bambini italiani, tra i 5 e gli 11 anni, soffrono di ecoansia. Il 95% è preoccupato per il futuro del Pianeta e il 40% riferisce di aver fatto un brutto sogno sul cambiamento climatico o sull’ambiente in pericolo con conseguenti difficoltà a dormire o mangiare. Nonostante il 95,6% del campione intervistato si senta responsabile di questa situazione, il 97,2% è convinto che il proprio impegno possa apportare un cambiamento significativo e fare la differenza. Queste sono alcune delle evidenze emerse dallo studio 'Ecoansia e nuove generazioni', promosso da Sanpellegrino e ScuolAttiva Onlus e condotto sotto la supervisione scientifica dell’Università di Pavia. I risultati della ricerca, unica nel panorama scientifico internazionale, sono stati illustrati oggi durante un evento organizzato presso la Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama al Senato della Repubblica su iniziativa della Senatrice Simona Malpezzi, vicepresidente della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza. La ricerca è nata nel contesto del progetto educativo 'A Scuola di Acqua: sete di Futuro', portato avanti da nove anni dal Gruppo Sanpellegrino e ScuolAttiva Onlus per sensibilizzare i più piccoli sui temi dell’idratazione e della sostenibilità ambientale. Dalla ricerca emerge chiaramente che il fattore di stress percepito dai bambini è direttamente influenzato dalla comunicazione e dall’informazione sui temi del cambiamento climatico. Si evince anche l’importanza di coinvolgere in modo attivo le nuove generazioni nella salvaguardia dell’ambiente con iniziative di informazione e sensibilizzazione. Queste evidenze hanno spinto i promotori dello studio a formulare la proposta di un modello educativo innovativo, presentata oggi in Senato, con l’obiettivo di aiutare i più piccoli a gestire preoccupazione, tristezza e rabbia, alcune delle emozioni più frequenti che provano pensando al futuro del Pianeta. Sanpellegrino ha annunciato contestualmente l’impegno dell’azienda a sostenere la sperimentazione di questo modello educativo con un progetto pilota nelle scuole primarie dei Comuni di San Giorgio in Bosco (PD) e Cepina Valdisotto (SO), territori in cui è presente l’azienda con i suoi stabilimenti. Lo studio effettuato anche su cinquecento insegnanti ricalca specularmente i dati forniti dai ragazzi, seppur con qualche nota di maggiore pessimismo. La maggioranza crede però convintamente nel valore delle iniziative educative tese ad aumentare la sensibilità delle persone sul valore del proprio contributo individuale per combattere le sfide ambientali. “Penso che questo studio abbia due pregi: il primo di aver avuto il coraggio di toccare un argomento mai affrontato prima e in qualche modo sottovalutato rispetto alle possibili ripercussioni sui bambini e sulle bambine, il secondo di offrire delle possibili risposte metodologiche per affrontare il tema nelle classi non gravando ulteriormente sugli insegnanti ma inserendole nel curriculum già previsto. Quando dai un nome alle cose queste esistono. L’ecoansia esiste”, ha dichiarato la senatrice Simona Malpezzi. “Siamo lieti di avere contribuito a stimolare il dibattito sull'ecoansia nelle sedi parlamentari. Lo studio sviluppato dall'Università di Pavia è parte di un progetto più grande, ‘A Scuola di Acqua: sete di futuro’, con il quale da anni Sanpellegrino promuove iniziative per sensibilizzare i bambini a un consumo corretto e consapevole di acqua e alla tutela dell’ambiente. Siamo fermamente convinti che il nuovo modello educativo, presentato oggi, possa sensibilizzare senza creare preoccupazione, educando le nuove generazioni a un futuro più sostenibile. La crescente ansia per il futuro del Pianeta insieme alla convinzione presente nei più piccoli che il loro contributo possa fare la differenza, ci hanno spinto a implementare il progetto pilota in Veneto e Lombardia, nelle scuole di alcuni dei territori in cui la nostra azienda è presente. Crediamo, infatti, che la formazione rappresenti una leva fondamentale per costruire consapevolezza e dissipare i timori gettando le basi per un futuro più sostenibile”, ha dichiarato Fabiana Marchini, Head of Corporate Affairs Sustainability del Gruppo Sanpellegrino. Serena Barello, direttrice del laboratorio di Psicologia della Salute dell’Università di Pavia, ha sottolineato l’importanza dei risultati emersi dalla ricerca. "I dati raccolti - ha detto - mostrano come i bambini in età scolare abbiano sviluppato una consapevolezza significativa riguardo al cambiamento climatico, un aspetto che, dal punto di vista della psicologia della salute, merita particolare attenzione. Se da un lato questa consapevolezza è accompagnata da sentimenti di preoccupazione, dall’altro rappresenta una risorsa preziosa per promuovere il senso di autoefficacia e l’engagement attivo nelle strategie di mitigazione. Il fatto che i bambini non si percepiscano solo come vittime, ma come attori di un cambiamento possibile, sottolinea l’importanza di costruire interventi educativi che rafforzino il loro senso di controllo e li supportino nell’adottare comportamenti proattivi e salutari per sé e per l’ambiente". Livio Provenzi, direttore del laboratorio di Psicobiologia dello Sviluppo dell’Università di Pavia e Irccs Fondazione Mondino, ha aggiunto: "Questi risultati ci impongono una riflessione sulla necessità di ripensare le strategie educative, affinché possano supportare i bambini nel trasformare l’ansia in azione. È fondamentale progettare iniziative formative che valorizzino la collaborazione tra scuola e famiglia, costruendo ambienti in cui i più piccoli non siano solo spettatori, ma protagonisti di buone pratiche di sostenibilità. Solo così potremo aiutarli a sviluppare una consapevolezza responsabile, trasformando la preoccupazione in impegno concreto per il futuro del Pianeta". “L’ecoansia nei bambini è un segnale che non possiamo e non vogliamo ignorare: significa che le nuove generazioni sono consapevoli delle sfide ambientali, ma spesso prive degli strumenti per affrontarle in modo costruttivo. ScuolAttiva da oltre vent’anni è impegnata a sostenere la scuola italiana, proponendo strumenti che forniscano un approccio positivo all’educazione. Attraverso l’ideazione di un laboratorio partecipato con la metodologia Lego Serious Play, offriremo ai bambini uno spazio sicuro e creativo per esplorare le proprie emozioni legate all’ambiente. Giocando e costruendo insieme, trasformeranno l’ecoansia in soluzioni concrete, sviluppando pensiero critico e intelligenza collettiva”, ha dichiarato Simona Frassone, presidente di ScuolAttiva Onlus.