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La ricerca sull'invecchiamento della popolazione rende fino al 30%, Lucifora: "Puntiamo sul capitale di salute"

(Adnkronos) - L'invecchiamento della popolazione, soprattutto in Italia, è una traiettoria consolidata della demografia. La ricerca mirata a comprendere come e dove investire per generare un ritorno positivo per l'economia e il benessere ...

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Lavoro, Baroni (Assolavoro): "Coinvolgere inattivi è sfida del 2026 per l'occupazione, agire su politiche attive"

(Adnkronos) - Concentrarsi con più attenzione sugli inattivi, affrontando le sfide di politiche attive efficaci e formazione finalizzata alla ricerca di lavoro per quanto sono fuori dal mercato. Questa la 'road map' per il 2026 delle ...

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Alimentazione, Gramigna (Unigrà): "Olio di palma sostenibile è versatile e sicuro"

(Adnkronos) - "L'olio di palma sostenibile è un ingrediente molto importante per l'industria alimentare. In virtù della sua grande versatilità e della sua stabilità organolettica nel tempo, può essere impiegato in numerose applicazioni, sia tal quale, sia ...

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La ricerca sull'invecchiamento della popolazione rende fino al 30%, Lucifora: "Puntiamo sul capitale di salute"

(Adnkronos) - L'invecchiamento della popolazione, soprattutto in Italia, è una traiettoria consolidata della demografia. La ricerca mirata a comprendere come e dove investire per generare un ritorno positivo per l'economia e il benessere sociale è stata condotta negli ultimi tre anni da Age-It, partenariato nazionale di ricerca finanziato dal Pnrr. Claudio Lucifora, componente del CdA di Age-it e Ordinario di Economia politica all’Università Cattolica di Milano, ha condotto una analisi di valutazione dei benefici attesi, cumulati su un orizzonte di due decenni, in cui viene stimato il rendimento dell’investimento. A fronte di un investimento di 120 milioni, il risultato atteso, ovviamente in termine di benefici cumulati nell'arco di 20 anni, è di circa 25 miliardi di euro nello scenario più conservativo, con un tasso di rendimento compreso tra il 25 e il 30%, superiore ai benchmark convenzionali degli investimenti pubblici. Il partenariato è stato costruito e ideato su tre assi, la ricerca biomedica, la ricerca socio-economica e poi tutto quello che ha a che fare con la ricerca sulle nuove tecnologie. Quindi, è interdisciplinare e, soprattutto, per la prima volta c'è un'azione sistemica che mette insieme competenze molto diverse, perché l'invecchiamento è un problema che interessa moltissime aree. Per esempio, ragioniamo su quanto costa tenere più a lungo i lavoratori nei luoghi di lavoro, che è una cosa che bisogna fare, che è utile. Ecco, bisogna cercare di capire come incide il declino di produttività, che è inevitabile. I protocolli che abbiamo sviluppato per un invecchiamento in salute consentono di migliorare sul piano degli anni di vita in salute: la ricerca biomedica assieme alla ricerca socio-economica e alle innovazioni tecnologiche ci consentono di aumentarli. Questo, vale per la comunicazione riguardo gli stili di vita, per la comprensione delle esigenze nutrizionali e gli stili di vita, per la riduzione dei tempi di riabilitazione a seguito di traumi. La chiave è investire sul capitale di salute. Il partenariato ha affrontato l'invecchiamento e la longevità in un'ottica di 'Life course', quindi del corso di vita, perché bisogna occuparsi della salute e dell'invecchiamento attivo presto e non solo dopo i 65 anni di età. A fronte della capacità delle persone di lavorare più a lungo, è indispensabile contrastare sia il declino cognitivo sia le limitazioni funzionali. Questo approccio, poi, riduce il tasso di dipendenza, perché le persone lavorando di più non devono beneficiare di sussidi per l'assistenza o di pensioni di invalidità e, invece, continuano a percepire una retribuzione e a pagare le tasse. La riduzione dei tassi di dipendenza migliora i conti pubblici, quindi il capitale sociale. Investire in capitale di salute migliora le condizioni socio-economiche oltre che il benessere delle persone. C'è una circolarità per cui si rafforza un circolo virtuoso mentre, per converso, non fare nulla alimenta un circolo vizioso. "Al 2050 l'occupazione calerà di almeno sei milioni di persone, perché calerà la popolazione fra 15 e 64 anni. Ecco, solo questo avrà un effetto sulla crescita del reddito pro capite del -0,6%, che si traduce in 1500 euro in meno all'anno. Prendendo invece l'aumento della quota degli 80+, al 2050 le spese per l'assistenza pubbliche e private raddoppieranno. E queste sono cifre enormi: una finanziaria ogni anno che viene mangiata da queste cose e questo è il costo di non far nulla". "I messaggio del partenariato è che 'non ci sono pasti gratis', come dicono gli economisti, e che ci saranno delle scelte da fare da parte del decisore politico, ma che in ogni caso, e questo lo dimostriamo con i dati, non fare niente è più costoso che investire per longevità e vita in salute". (Di Fabio Insenga)

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Lavoro, Baroni (Assolavoro): "Coinvolgere inattivi è sfida del 2026 per l'occupazione, agire su politiche attive"

(Adnkronos) - Concentrarsi con più attenzione sugli inattivi, affrontando le sfide di politiche attive efficaci e formazione finalizzata alla ricerca di lavoro per quanto sono fuori dal mercato. Questa la 'road map' per il 2026 delle agenzie per il lavoro che sono pronte a svolgere un ruolo da protagoniste nel mercato del lavoro italiano, come spiega, in una lunga intervista ad Adnkronos/Labitalia, Francesco Baroni, presidente di Assolavoro, l'associazione nazionale di categoria. Presidente Baroni, il 2025 si è chiuso con risultati boom per l'occupazione e anche il 2026 è iniziato con dati positivi. Che prosieguo di anno dobbiamo aspettarci? Il 2025 si è chiuso con una crescita importante dell’occupazione, ed è molto positivo che questo risultato sia fondato soprattutto su contratti a tempo indeterminato, un elemento che dimostra una volta di più quanto certe paure sulla precarietà nell’attuale mercato del lavoro rischiano di essere immotivate. Detto questo, un tema ancora molto critico e sul quale vale la pena concentrarsi con decisione è quello degli inattivi, la cui diminuzione nel corso del 2025 ha registrato un numero ancora molto contenuto. Il 2026 nella nostra prospettiva rischia di essere un anno simile al 2025, con una buona tenuta dell’occupazione nonostante l’incertezza internazionale e geopolitica, e con una crescita del PIL debole. Proprio per questo motivo riteniamo fondamentale partire fin da subito con un lavoro serio e strutturato sul tema dell’inattività, costruendo politiche attive realmente efficaci attraverso una collaborazione pubblico-privato ancora più solida e più operativa. La crescita del lavoro riguarda in particolare gli over 50. Come aumentare la crescita anche delle altre componenti? Il dato sugli over 50 è certamente significativo, ma se vogliamo rafforzare la crescita anche delle altre componenti, a partire dai giovani e dalle donne, dobbiamo ragionare su interventi strutturali che guardino in modo importante all’orientamento e alla formazione, temi sui quali il nostro Paese ha ancora una oggettiva difficoltà. Difficoltà che generano aspettative non sempre coerenti con le richieste del mercato e, di conseguenza, portano ad un aumento del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. Serve quindi un cambio di passo culturale e operativo in grado di incoraggiare percorsi formativi ad hoc, capaci di colmare il mismatch di competenze. È fondamentale anche che le persone siano messe nelle condizioni di “rimettersi in gioco”, perché oggi l’aggiornamento continuo non è più un’opzione, ma una necessità. Quali sono le tendenze che vi aspettate in particolare per il vostro comparto, quello del lavoro in somministrazione? Quali sono i settori per i quali vi aspettate un boom e quali invece quelli in sofferenza? Il 2026 per il lavoro in somministrazione sarà probabilmente un anno di continuità con il 2025. Ci aspettiamo una domanda stabile, ma fortemente concentrata su richieste di assunzioni di professionalità medio-alte, la cui difficoltà di reperimento tocca talvolta il 60%. Ci sono, infatti, settori che non accennano a migliorare dal punto di vista della disponibilità di lavoratori, pensiamo in particolare alla carenza di tecnici specializzati nell’automazione industriale, nelle soluzioni digitali, nel mondo della cyber security e dell’energia. Ma la difficoltà di reperimento riguarda anche settori più maturi e tradizionali, come quello delle costruzioni, della logistica, del turismo e del comparto socio-sanitario. In tutti questi ambiti si continua a fare una grande fatica a trovare gli operatori che il mercato richiede. Le Agenzie in questo contesto svolgono un ruolo strategico perché permettono alle imprese di rispondere con maggiore rapidità ai picchi di domanda e alle esigenze di organizzazione del lavoro. A vostro parere le misure previste dalla Manovra economica del governo per fisco e lavoro possono incidere sull'occupazione? Cosa manca a vostro parere? Noi guardiamo con attenzione e giudichiamo positivamente il lavoro del Governo, in particolare rispetto agli aiuti alle famiglie, alle misure per favorire l’inclusione femminile e ai contributi a sostegno dell’occupazione. Detto questo, torno su un punto che considero essenziale, ovvero la necessità di rafforzare in modo strutturato le politiche attive del lavoro. Questo tema è stato affrontato anche nell’ambito del Pnrr col programma Gol, anche se i risultati non sono stati particolarmente brillanti. Proprio per questo oggi serve, in questa direzione, un investimento più efficace, più misurabile e più vicino alle persone. Per quanto riguarda la situazione internazionale, come l'incertezza sui dazi Usa sta influendo sul mercato del lavoro italiano? È evidente che il tema non riguarda soltanto i dazi, che sono parte di un quadro più ampio. L’intera situazione geopolitica internazionale è oggi caratterizzata da un livello di incertezza che può incidere sulle decisioni delle imprese, sugli investimenti e, perciò, sulle dinamiche occupazionali. Il rischio, in contesti come il nostro, è che alcune aziende rimandino piani di crescita o riducano l’espansione, soprattutto nei settori più esposti alle catene globali del valore e alle esportazioni. Per questo è importante che il sistema Paese mantenga solidità, capacità di adattamento e strumenti rapidi per sostenere competitività e occupazione. In questo scenario la flessibilità “buona”, regolata e legale, come è la somministrazione di lavoro, diventa ancora più importante per gestire i cambiamenti senza riversare l’incertezza sulle persone. In che modo a vostro parere l'intelligenza artificiale sta cambiando il mercato del lavoro? L’intelligenza artificiale sta già cambiando il mercato del lavoro, così come sta crescendo in modo esponenziale l’impiego che le aziende stanno facendo di questa tecnologia, con un impatto che migliora l’efficienza, l’efficacia e crea nuove possibilità di occupazione. È chiaro però che il cambiamento sarà radicale. Dobbiamo abituarci tutti a vivere questa trasformazione, a cominciare dalla formazione e dallo sviluppo delle competenze necessarie per cogliere questa grande opportunità. Un’ultima domanda: sul lavoro nero, a che punto siamo e cosa si può fare di più? Sul lavoro nero c’è ancora tantissimo da fare, è un fenomeno che danneggia le persone, le imprese che operano nella legalità e la qualità complessiva del mercato del lavoro. Gli strumenti che le agenzie per il lavoro mettono a disposizione possono fare davvero la differenza nel superare certe patologie dannose, aiutando le aziende a trovare condizioni di flessibilità e di reperimento della manodopera pienamente allineate con tutte le regole del mercato del lavoro. È un patrimonio che va valorizzato di più, perché il contrasto all’irregolarità passa anche dalla capacità di offrire alternative concrete, legali e rapide ai lavoratori e alle imprese. (di Fabio Paluccio)

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Alimentazione, Gramigna (Unigrà): "Olio di palma sostenibile è versatile e sicuro"

(Adnkronos) - "L'olio di palma sostenibile è un ingrediente molto importante per l'industria alimentare. In virtù della sua grande versatilità e della sua stabilità organolettica nel tempo, può essere impiegato in numerose applicazioni, sia tal quale, sia trasformato”.Sono le parole di Lucia Gramigna, R&D Oils and fats manager di Unigrà, azienda italiana che opera nel settore della trasformazione e vendita di oli e grassi alimentari, margarine e semilavorati destinati alla produzione alimentare, in occasione del seminario organizzato dall’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile (Uiops) e dell'Associazione italiana dell'industria olearia (Assitol), nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale dedicato a Gelato, pastry&chocolate, coffee, bakery e pizza, a Rimini. Un incontro durante il quale è stato presentato il Position Paper "Olio di palma sostenibile: nutrizione e sicurezza alimentare", recentemente adottato dal Comitato Tecnico Scientifico Uiops. Gramigna si sofferma poi sulla sicurezza dell’olio di palma utilizzato dall’Industria italiana: “Subisce un processo di raffinazione - illustra - e durante questo processo, tutti gli step sono controllati nella maniera più dettagliata e precisa possibile per assicurare al consumatore un olio neutro, stabile e sicuro da tutti i punti di vista”, afferma. “Come azienda produttrice di olio di palma raffinato e di molti prodotti che lo utilizzano - approfondisce - proponiamo prodotti in cui i vantaggi dell'olio di palma sono esaltati al meglio, grazie alla qualità che riusciamo a garantire durante i processi per la sua produzione”, le sue parole.

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