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Brics, Europa e Sud globale: l'India che costruisce ponti e la finestra aperta per l'Italia

(Adnkronos) - Mentre Donald Trump accelera la scomposizione dell’ordine internazionale e riapre la competizione tra blocchi, l’India sceglie una traiettoria diversa: non la contrapposizione, ma la connessione. La presidenza indiana dei Brics, il riavvio ...

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Quercioli (Federmanager): "Serve managerializzazione e automazione"

(Adnkronos) - “Non possiamo limitarci a mettere in attività le persone oggi inattive, pur essendo l’Italia tra i Paesi Ue con il più alto tasso di inattivi. Serve concentrare le ridotte forze lavoro sui segmenti a maggiore produttività, in particolare l’industria. Però, ...

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Mundys, nasce Neya società benefit focalizzata su iniziative per la rimozione di CO2

(Adnkronos) - Mundys mette in campo una nuova società Benefit dedicata alla lotta al cambiamento climatico. Neya, questo il nome del nuovo asset controllato al 100%, sarà focalizzata sulla selezione e adozione di iniziative prevalentemente “nature based” per ...

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Brics, Europa e Sud globale: l'India che costruisce ponti e la finestra aperta per l'Italia

(Adnkronos) - Mentre Donald Trump accelera la scomposizione dell’ordine internazionale e riapre la competizione tra blocchi, l’India sceglie una traiettoria diversa: non la contrapposizione, ma la connessione. La presidenza indiana dei Brics, il riavvio decisivo dell’accordo di libero scambio con l’Unione europea, le visite ravvicinate di leader come Friedrich Merz ed Emmanuel Macron e la crescente centralità di Nuova Delhi nelle catene globali del valore segnalano un cambio di fase che riguarda direttamente anche l’Italia. Di questo nuovo posizionamento indiano, e delle opportunità strategiche che si aprono per Roma, parla con l’Adnkronos Vas Shenoy, Chief Representative per l’Italia della Indian Chamber of Commerce. Nell’intervista Shenoy analizza il significato politico della presidenza dei Brics, il ruolo dell’India come possibile cerniera tra G7 e Sud globale, il ritardo europeo nel tradurre l’interesse strategico in iniziativa politica e il momento favorevole per rilanciare il rapporto bilaterale Italia-India, dal Piano Mattei alla cooperazione industriale, dalla difesa alle tecnologie avanzate. Il 2026 si è aperto in modo tumultuoso. Qual è, secondo lei, il cambiamento più rilevante in corso? Il ritorno di Donald Trump sulla scena globale ha accelerato un processo che era già in atto: l’erosione delle certezze costruite nel secondo dopoguerra. Mai come oggi il sistema internazionale appare fluido, frammentato e contestato. Ma mentre l’attenzione era concentrata su crisi evidenti come quella venezuelana, si è verificato un passaggio più silenzioso ma decisivo: l’India ha assunto la presidenza dei Brics, diventando un punto di riferimento sempre più centrale per il Sud globale. L’inizio dell’anno ha portato anche segnali positivi nei rapporti tra India e Unione europea. Cosa sta cambiando concretamente? Dopo quasi vent’anni di negoziati, l’accordo di libero scambio tra Unione europea e India ha finalmente registrato progressi sostanziali. L’annuncio congiunto del ministro del Commercio indiano Piyush Goyal e del commissario europeo Maroš Šefčovič ha segnato una svolta reale. Il fatto che Ursula von der Leyen e António Costa siano stati invitati come ospiti d’onore alle celebrazioni della Festa della Repubblica indiana indica una chiara volontà politica. La firma dell’accordo, prevista a Nuova Delhi il 27 gennaio, rappresenta un ricalibramento strategico delle relazioni economiche euro-indiane. In parallelo si sono moltiplicate le visite europee in India. Che significato ha avuto quella del cancelliere tedesco Friedrich Merz? È stata una visita altamente simbolica. Merz ha scelto l’India come prima destinazione asiatica, prima ancora della Cina, e ha iniziato il suo viaggio dal Gujarat, lo Stato d’origine del primo ministro Modi. Il messaggio è chiaro: Berlino attribuisce oggi all’India un peso strategico centrale. Al centro dei colloqui c’è stata soprattutto la cooperazione in materia di difesa, incluso il contratto sui sottomarini ThyssenKrupp, che attendeva da tempo una spinta politica decisiva. Emmanuel Macron ha parlato di India come “ponte” tra G7 e Brics. Macron ha colto un punto essenziale: l’India non vuole essere un “costruttore di blocchi” contrapposti, ma un “costruttore di ponti”. Con la Francia alla presidenza del G7 e l’India alla guida dei Brics, esiste una finestra unica per evitare una frammentazione definitiva dell’ordine internazionale. L’India può svolgere un ruolo di connessione, non di contrapposizione. In questo quadro, l’Italia rischia di restare indietro? Direi piuttosto che esiste un’opportunità ancora aperta. Germania e Italia hanno già concordato in linea di principio una roadmap per la cooperazione nella difesa con l’India. Tuttavia, mentre Berlino ha accelerato, Roma è rimasta in attesa anche per il rinvio della visita del ministro della Difesa Guido Crosetto. Recuperare questo ritardo è fondamentale. Da cosa si può leggere questa “Indian connection”? Un esempio significativo è la decisione dell’India di non partecipare, insieme al Brasile, alle esercitazioni militari dei Brics in Sudafrica. È un segnale di grande prudenza strategica: Nuova Delhi non vuole trasformare i Brics in un’alleanza militare né accentuare le tensioni con Washington. Anche sul piano economico l’India sembra muoversi con grande autonomia. L’India partecipa al G7 sui minerali critici a Washington per contribuire alla diversificazione delle catene di approvvigionamento lontano dalla Cina. Allo stesso tempo, pur subendo pressioni dagli Stati Uniti sulle importazioni di greggio russo, Nuova Delhi ha ripreso l’importazione di petrolio venezuelano attraverso meccanismi approvati da Washington. È una dimostrazione di autonomia strategica, non di allineamento ideologico. Arriviamo all’Italia. Credo che questo sia il momento giusto per una visita della premier Giorgia Meloni in India. Perché tutti i tasselli sono allineati. I rapporti personali tra Modi e Meloni sono solidi, l’accordo Ue-India è vicino alla firma e l’Italia ha già mostrato un forte interesse economico con le missioni guidate dal vicepremier Tajani. Una visita post-Fta permetterebbe di rilanciare la cooperazione in settori chiave come innovazione, difesa, mobilità, macchinari e agricoltura. In che modo il Piano Mattei potrebbe inserirsi in questo contesto? La presidenza indiana dei Brics offre un’occasione ideale per collegare il Piano Mattei all’Africa, dove i Brics godono di grande credibilità. Una conferenza congiunta India-Italia a Nuova Delhi, accompagnata da una visita bilaterale, rafforzerebbe l’asse India-Italia-Africa in modo concreto e strategico. Guardando al futuro, qual è la vera posta in gioco della presidenza indiana dei Brics? Non è la leadership di un blocco, ma la capacità di esercitare una diplomazia connettiva. Dalla cooperazione con l’Africa al rilancio del trilaterale India-Italia-Giappone su semiconduttori e tecnologie avanzate, l’India può diventare un perno di stabilità in un mondo volatile. In questo senso, costruire ponti sarà il suo asset strategico più importante. (di Giorgio Rutelli)

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Quercioli (Federmanager): "Serve managerializzazione e automazione"

(Adnkronos) - “Non possiamo limitarci a mettere in attività le persone oggi inattive, pur essendo l’Italia tra i Paesi Ue con il più alto tasso di inattivi. Serve concentrare le ridotte forze lavoro sui segmenti a maggiore produttività, in particolare l’industria. Però, per recuperare occupazione nell'industria bisogna avere un'industria capace di vincere sui mercati internazionali e questo vuol dire avere più aziende managerializzate" Così Valter Quercioli, presidente Federmanager, durante il convegno 'Work shortage e sfida demografica: verso un nuovo paradigma del lavoro', iniziativa di Federmanager e dell’associazione allievi Sna, per analizzare l’impatto dell’andamento demografico sul mondo del lavoro, presso Palazzo Wedekind, a Roma. La crescente carenza di forza lavoro legata al calo demografico rappresenta una sfida critica per il sistema produttivo e il welfare italiano. Al convegno, il presidente di Federmanager, ha delineato le strategie necessarie per affrontare un mercato del lavoro in drastico cambiamento: “Attualmente solo il 5% delle imprese industriali italiane è managerializzato, ma produce la gran parte del valore del Made in Italy competitivo sui mercati internazionali. E' essenziale investire in queste 20.000 aziende industriali e di servizi alle imprese che hanno capacità di managerializzazione, in modo da trainare l’economia nazionale. Parallelamente, dobbiamo valorizzare le persone più senior, non accompagnandole semplicemente alla pensione, ma impiegandole in attività di mentoring e formazione per i più giovani, accelerando la curva di apprendimento e aumentando la produttività. Infine, la digitalizzazione e l’automazione diventano strumenti chiave per liberare la forza lavoro da compiti a basso valore aggiunto. Ma se sempre più Pil verrà prodotto dall’automazione, dovremo cominciare a pensare a una fiscalità che consideri anche le rendite da automazione, poiché il welfare avrà bisogno di risorse crescenti per fronteggiare un numero maggiore di pensionati e spese sanitarie”, ha dichiarato Quercioli. Secondo Federmanager, la soluzione alla crisi demografica e alla riduzione della forza lavoro richiede un approccio integrato, che unisca staffette generazionali, managerializzazione diffusa delle imprese e un uso strategico della tecnologia, ponendo le basi per un mercato del lavoro più produttivo e sostenibile.

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Mundys, nasce Neya società benefit focalizzata su iniziative per la rimozione di CO2

(Adnkronos) - Mundys mette in campo una nuova società Benefit dedicata alla lotta al cambiamento climatico. Neya, questo il nome del nuovo asset controllato al 100%, sarà focalizzata sulla selezione e adozione di iniziative prevalentemente “nature based” per la rimozione del carbonio, con l’obiettivo di produrre crediti CO2 utili per la decarbonizzazione delle infrastrutture di trasporto nelle quali opera Mundys, a livello globale. Sono limitate, ad oggi, le società nate in Europa con l’obiettivo della rimozione di CO2; ciò ha motivato la scelta di Mundys di avviare questa iniziativa sperimentale, allo scopo di verificare la solidità di questa innovativa branca di business. Il valore del mercato internazionale dei crediti di carbonio nel 2024 è stato di circa 115 miliardi di dollari, per il 2030 le stime prevedono circa 300 miliardi di dollari, con possibilità di crescita fino a oltre 500 miliardi. E’ in questo contesto che Neya si inserisce con la propria missione per la rimozione permanente di CO2 dall’atmosfera, attraverso soluzioni come il rimboschimento e la gestione sostenibile di foreste e terreni agricoli, promuovendo la sostenibilità ambientale e sociale. Neya diventa immediatamente operativa in Madagascar con la promozione di un progetto di riforestazione per 500 ettari lungo le coste a Nord dell’isola (nelle zone di Sofia e Melaky). Il ripristino delle piantagioni in aree deforestate localmente negli ultimi decenni contribuirà alla rimozione di CO2, grazie alla particolare tipologia di piante prescelte. Le mangrovie, infatti, sono foreste costiere tropicali formate da alberi e arbusti capaci di vivere in acque salmastre tipicamente lungo le coste, le foci dei fiumi e le lagune. Hanno radici aeree che spuntano dal fango o dall’acqua e sono fondamentali perché proteggono le coste dall’erosione e dalle tempeste, ospitano molte specie di pesci, uccelli e crostacei, e immagazzinano grandi quantità di carbonio. Il progetto, denominato “Ma Honko”, si avvale di un’azienda locale che genererà occupazione sul territorio nello spirito di produzione di valore lungo la filiera, al centro della strategia di business sostenibile della visione di Mundys. L’attività detiene i requisiti per ottenere la certificazione Gold Standard, ente internazionale che attesta la qualità e la credibilità dei progetti che riducono le emissioni di gas serra, assicurando al contempo benefici sociali e ambientali misurabili. I crediti di carbonio generati, nel tempo, potranno così contribuire a compensare le emissioni delle infrastrutture di Mundys, a loro volta in corso di progressiva riduzione grazie all’esecuzione del framework di sostenibilità messo in campo dalla Capogruppo. Una strategia, quella ESG di Mundys, trasparente e responsabile e che le ha appena nuovamente fatto conseguire – per il terzo anno consecutivo – il livello A-list, massimo score rilasciato da CDP (ex Carbon Disclosure Project), rating internazionale di riferimento per la valutazione delle performance climatiche e ambientali su oltre 25.000 aziende. Lungo la roadmap di sostenibilità della Capogruppo sono molti i traguardi segnati fin qui, anche in termini di leadership innovativa, solco nel quale Neya sembra segnare il prossimo passo. Mundys è stata, infatti, tra le prime società in Italia a dotarsi di un Climate Action Plan per promuovere la transizione energetica e la decarbonizzazione delle attività economiche lungo tutta la catena del valore in ambito aeroportuale, autostradale e dei servizi di mobilità, ponendosi obiettivi chiari e concreti, tra i quali l’azzeramento delle emissioni nette dirette (Scope 1 & 2) entro il 2040.

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