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(Adnkronos) - Bufale o realtà scientifiche? Entrambe se si parla di 'erbe anticancro'. Specie vegetali, infatti, "vengono utilizzate da anni, e per ogni sintomatologia sono state individuate delle erbe specifiche. Ma bisogna documentarsi bene, capire quali sono i loro benefici e consultare sempre il proprio medico. E, soprattutto, occorre fare attenzione alle fake news", avverte Fabio Firenzuoli, medico, docente di fitoterapia clinica e fitovigilanza e autore del libro 'Le erbe anti - cancro' (Edizioni Lswr)', che ricorda come queste erbe siano da tempo studiate per la ricerca scientifica oncologica. "Il processo di studio è lungo e costoso - illustra l'esperto - ma esiste, è previsto e ha portato risultati importanti: alcune sostanze inizialmente estratte dalle piante hanno già terminato tutto l'iter previsto di sperimentazione preclinica e clinica, sono inserite nei vari protocolli di uso clinico e vengono utilizzate da tempo nella terapia oncologica convenzionale". Tra i farmaci anticancro di origine naturale ci sono il taxolo e i suoi derivati ottenuti dal tasso (paclitaxel e altri), gli alcaloidi della vinca e i suoi derivati (vincristina, vinblastina, vinorelbina), i derivati della podofillina (etoposide, teniposide) dal podofillo e l'irinotecan derivato dalla camptoteca. Dunque, spiega Firenzuoli nel suo libro, "le erbe che curano il cancro esistono: sono quelle che contengono le sostanze utilizzate nei farmaci anticancro, che gli oncologi già conoscono e prescrivono. Le erbe ritenute impropriamente curative sono invece quelle (e sono la maggior parte) sulle quali la ricerca è ancora in divenire, o è appena iniziata o comunque non terminata, e in alcuni casi solo annunciata. In molti casi si tratta di ricerche ancora nelle fasi precliniche, con molti test in vitro o sull'animale, ma non sperimentate nell'uomo". Per questo bisogna fare molta attenzione alle 'bufale', ampiamente diffuse anche attraverso i social. E' bene sapere quindi, rispetto alle fake news più conosciute, che non hanno alcun effetto antitumorale: i clisteri di caffè; il succo di limone al mattino; il centrifugato di cetriolo e finocchio; la tisana di Rene Caisse (a base di erbe degli indiani d'America); la tisana di tarassaco; le foglie di cavolo applicate su noduli tumorali; i bagni di fieno; le mandorle amare dell'albicocca non curano i tumori e, per l'amigdalina che contengono, sono pure rischiose, fa chiarezza il medico. "Caffè, limone, cetriolo, finocchio, tarassaco, cavolo e quant'altro hanno altre proprietà. Sono ottime come bevande, come alimenti sono anche utili per le sostanze che apportano, ma certamente non curano i tumori", precisa Firenzuoli. Ci sono poi delle erbe che possono essere utili per controllare alcuni sintomi. "La pianta in assoluto più studiata, più efficace e più sicura per combattere la depressione che può colpire il malato oncologico è senz'altro l'iperico (Hypericum perforatum), conosciuto anche come Erba di San Giovanni, per cui un tempo si diceva andasse raccolto all'alba del giorno di San Giovanni, il 24 giugno", illustra l'esperto. L'efficacia dell'iperico "è documentata ormai dalla letteratura disponibile, tanto che il suo estratto è registrato con le stesse modalità con le quali si registra un qualunque altro farmaco di sintesi. Quindi per alcuni pazienti oncologici, che ovviamente devono essere ben selezionati, può essere utile. Ma solo per alcuni". Bisogna fare attenzione e chiedere il consiglio del medico perché possono esserci importanti interazioni. Anche lo zafferano - prosegue l'analisi del medico - può essere utile per migliorare il tono dell'umore nel paziente oncologico. Ormai numerosi lavori scientifici confermano l'efficacia dell'estratto di zafferano per il trattamento della depressione. E' disponibile in estratti controllati e standardizzati in principi attivi, utilizzabili non soltanto negli integratori, quanto piuttosto in preparazioni galeniche adeguabili alle esigenze del singolo paziente. Il malato oncologico è frequentemente affetto da gastrite, fino addirittura a lesioni ulcerative più o meno gravi dello stomaco o del duodeno. Ma anche la stessa componente emotiva, ansiosa o depressiva, può accentuare o scatenare questo disturbo anche molto fastidioso, dal bruciore alla bocca dello stomaco alla nausea, dalla disappetenza al vomito. La fitoterapia offre diverse opportunità a cominciare dalla pianta più semplice, la camomilla, evitando di ricorrere immediatamente a farmaci complessi. "C'è poi il gel di aloe - indica Firenzuoli - Estratto prevalentemente dall'aloe vera, è ben noto per le sue proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti, e per uso interno è utilizzato nella terapia dell'ulcera peptica, dell'esofagite e soprattutto per il trattamento delle mucositi da chemioterapia".
(Adnkronos) - Poste Italiane è Top Employer per il settimo anno consecutivo grazie all’eccellenza delle sue politiche e delle sue pratiche per le risorse umane. Il Top Employers Institute ha riconosciuto, in particolare, l’impegno dell’azienda nel promuovere, anche quest’anno, una cultura organizzativa orientata alla partecipazione, all’innovazione e alla creazione di valore condiviso. Particolare valore è stato attribuito alla piattaforma “Insieme – Connecting Ideas”, ritenuta innovativa e molto apprezzata. L’iniziativa, dedicata allo sviluppo di progetti innovativi, sviluppati dai dipendenti di Poste Italiane è stata inserita nel Top Employers Best Practices Book per “il forte legame con la strategia Esg del Gruppo e la capacità di coinvolgere attivamente tutte le persone di Poste Italiane nell’attuazione del piano industriale e degli obiettivi di sostenibilità”. “Essere Top Employer per il settimo anno consecutivo conferma la forte spinta innovativa che Poste Italiane ha impresso nelle iniziative di valorizzazione e crescita professionale delle persone - ha dichiarato Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste Italiane - Il lavoro portato avanti in questi anni ha reso Poste Italiane un’azienda fortemente dinamica, capace di attrarre in misura sempre maggiore i giovani talenti”. “Il riconoscimento conferma che la crescita professionale delle donne e degli uomini di Poste Italiane è centrale nelle cultura aziendale - ha commentato Giuseppe Lasco, Direttore Generale di Poste Italiane - La certificazione Top Employer premia la nostra capacità di lanciare iniziative nuove che stimolano il confronto di idee per contribuire alla crescita dell’azienda e per realizzare le migliori condizioni di lavoro per i dipendenti, coniugando crescita, risultati, innovazione e sviluppo”. La certificazione Top Employer 2026 si aggiunge ad altri riconoscimenti ottenuti da Poste Italiane, come Equileap Gender Equality Eurozone 100 e Stoxx Global Esg Leaders
(Adnkronos) - Dalle Alpi al plateau antartico per conservare la storia del clima. E' stato inaugurato l'Ice Memory Sanctuary, l'infrastruttura scavata sotto strati compatti di neve dove sono state trasferite le due carote di ghiaccio alpino estratte dal Monte Bianco (Col du Dôme, Francia) e dal Grand Combin (Svizzera). Contenenti la memoria dell'atmosfera del passato, le carote di ghiaccio sono ora conservate in sicurezza alla Stazione Concordia in una grotta nel ghiaccio progettata per preservare i campioni dei ghiacciai montani per le future generazioni di scienziate e scienziati. L'apertura in Antartide del primo archivio per la conservazione delle carote di ghiaccio - spiegano i partner fondatori di Ice Memory Foundation - segna un momento storico per il progetto Ice Memory, lanciato nel 2015 da Consiglio Nazionale delle Ricerche e Università a Ca' Foscari Venezia con Cnrs, Ird e Université Grenoble-Alpes (Francia) e Paul Scherrer Institute (Svizzera). Dopo un viaggio di più di 50 giorni a bordo della rompighiaccio Laura Bassi, salpata da Trieste, due preziosi campioni di ghiaccio provenienti da ghiacciai alpini in ritiro, prelevati con il supporto della Ice Memory Foundation, hanno raggiunto la Stazione italo-francese di Concordia, nel cuore dell'altopiano antartico. Avvenuto nell'ambito del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (Pnra), il trasporto è stato gestito dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs). Arrivate a destinazione, le carote di ghiaccio sono state archiviate nell'Ice Memory Sanctuary inaugurato oggi: una grotta ricavata nel ghiaccio e progettata appositamente per diventare un archivio naturale e permanente di campioni di ghiaccio. Anche qualora i ghiacciai dovessero scomparire, queste carote di ghiaccio rappresentano un'eredità per le generazioni future: costituiranno una risorsa a lungo termine per la ricerca scientifica e per i processi decisionali basati su evidenze scientifiche. Vere e proprie capsule del tempo, racchiudono l'atmosfera del passato che da oggi sarà protetta per i decenni e i secoli a venire. Le due carote di ghiaccio alpine sono state estratte dal Monte Bianco (Col du Dôme, Francia, 2016) e dal Grand Combin (Svizzera, 2025). I due campioni sono salpati a metà ottobre 2025 a bordo della nave rompighiaccio italiana Laura Bassi, nell'ambito della 41esima campagna del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra). Operato dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), il carico di 1,7 tonnellate di ghiaccio è stato mantenuto a una temperatura costante di -20 °C / -4 °F per l'intera durata del viaggio. Ha attraversato il Mar Mediterraneo, l'Oceano Atlantico, il Pacifico, quindi l'Oceano Meridionale e il Mare di Ross prima di raggiungere la Stazione Mario Zucchelli il 7 dicembre 2025. Da qui, un volo speciale reso possibile dall'Enea nell'ambito del Pnra e operato senza riscaldamento nella stiva di carico per garantire l'integrità dei campioni a -20 °C, ha trasportato le carote di ghiaccio attraverso l'interno del continente antartico fino alla Stazione italo-francese Concordia, a 3.233 metri di altitudine. L'Ice Memory Sanctuary è una grotta lunga 35 metri e alta e larga 5 metri, scavata interamente negli strati di neve compatta a circa 5 metri sotto la superficie, per una profondità totale di 9 metri. Sotto il coordinamento tecnico e la progettazione dell'Unità Tecnica Antartica dell'Enea e con la collaborazione dell'Istituto Polare Francese (Ipev), sono stati condotti diversi test (a partire dalla campagna estiva 2018-2019) per garantire la massima durata possibile del deposito, limitando al contempo l'impatto della costruzione sull'ambiente antartico, in conformità con il Protocollo di Madrid. La struttura non ha richiesto materiali da costruzione, fondamenta né sistemi di refrigerazione meccanica. La sua stabilità è assicurata dalle temperature antartiche estreme e naturalmente costanti, che tutto l'anno si mantengono prossime a -52 °C. La condizione di conservazione delle carote di ghiaccio garantisce che i campioni siano protetti dalle fluttuazioni ambientali e dalle contaminazioni. In risposta alla fusione irreversibile dei ghiacciai del mondo, la Ice Memory Foundation ha individuato ghiacciai a rischio di scomparsa e siti di particolare rilevanza e, dal 2015, ha già coordinato, realizzato o sostenuto dieci campagne di perforazione di carote di ghiaccio a livello globale, coinvolgendo team scientifici di oltre tredici Paesi. "Salvaguardando campioni fisici di gas atmosferici, aerosol, inquinanti e polveri intrappolati negli strati di ghiaccio, la Ice Memory Foundation garantisce che le future generazioni di ricercatrici e ricercatori possano studiare le condizioni climatiche del passato utilizzando tecnologie che magari non esistono ancora", spiega Carlo Barbante, vicepresidente della Ice Memory Foundation, professore all'Università Ca' Foscari Venezia e senior associate member del Cnr-Isp. Decine di altre carote di ghiaccio del patrimonio Ice Memory provenienti da tutto il mondo - Ande, Pamir, Caucaso, ecc… - si uniranno a queste prime due nel loro nuovo 'rifugio' negli anni a venire. Il patrimonio Ice Memory è concepito come eredità comune dell'umanità. "Affinché queste carote possano continuare a servire la scienza tra cento anni, devono essere gestite come un bene comune globale. La creazione di un simile modello di governance rappresenterebbe un risultato fondamentale del Decennio delle Nazioni Unite per l'Azione nelle Scienze della Criosfera", dichiara Thomas Stocker, Università di Berna, presidente della Ice Memory Foundation. "Siamo l'ultima generazione che può agire - afferma Anne-Catherine Ohlmann, direttrice della Ice Memory Foundation - È una responsabilità che condividiamo tutti. Salvare questi archivi di ghiaccio non è solo una responsabilità scientifica: è un'eredità per l'umanità".