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(Adnkronos) - Un inestimabile patrimonio storico, artistico, culturale e religioso custodito in un vasto territorio, di cui il cratere sisma 2016 è il cuore pulsante, che comprende 546 comuni situati all’interno di quattro regioni (Umbria, Abruzzo, Marche, Lazio) e 11 province. È la Civitas Appenninica, candidata a Capitale Europea della Cultura 2033, le cui caratteristiche sono state presentate oggi a Roma. Nella conferenza stampa presso la sede di Adnkronos è stato illustrato il Rapporto Censis 'Il Cammino in Divenire della Civitas Appenninica'. Moderato da Fabio Paluccio, giornalista dell'Adnkronos, l’evento ha visto la partecipazione di Guido Castelli, Commissario straordinario per il sisma 2016; Andrea Toma, responsabile area economia, lavoro e territorio del Censis; Giuliano Boccanera, sindaco di Norcia; Luca Diotallevi, professore Università Roma Tre; Gian Mario Spacca, coordinatore Hamu; Stefano Papetti, presidente Fondazione Salimbeni; Fabio Renzi, segretario generale Symbola; Pierciro Galeone, direttore Ifel. Il Rapporto è stato presentato da Emanuele Bossi, ricercatore Censis. Quella della Civitas Appenninica è la candidatura 'diffusa' di un'area abitata da comunità unite da rapporti e legami millenari, che travalicano i confini tracciati dalla mano dell'uomo, e che vede in Norcia (la città di San Benedetto, il Patrono d’Europa) il Comune capofila. Territori che hanno il loro 'motore' nel cratere sisma 2016, la vasta area di 8 mila chilometri quadrati colpita da una sequenza sismica distruttiva che, dopo anni di forti difficoltà, sta rinascendo grazie al cambio di passo impresso alla ricostruzione e alla strategia di riparazione economica e sociale. Questa candidatura, che intraprende un percorso in continuità con L’Aquila Capitale della Cultura Italiana 2026, canalizza il desiderio di futuro dell'Appennino centrale e la volontà di accelerare e accrescere ulteriormente le prospettive di sviluppo di questa area interna. Secondo Guido Castelli, Commissario Straordinario al sisma 2016: “Come chiaramente descritto dal Censis, che ringrazio, nel suo Rapporto quella della Civitas Appenninica non è una formula o un’area tracciata sulla mappa. Bensì, esprime le profonde radici e l’essenza culturale dell’Appennino centrale e, in particolare, dei nostri borghi feriti dal sisma dal sisma 2016. Queste tenaci comunità, pur tra numerose difficoltà, hanno saputo rialzarsi e oggi la candidatura a Capitale Europea della Cultura diventa la sfida di un ‘popolo’ che vede in questo progetto un’occasione di riscatto e l’opportunità di darsi un nuovo futuro. Perché la rinascita di questi territori non è soltanto frutto della ricostruzione materiale, ma si realizza anche attraverso la valorizzazione delle sue ricchezze, stratificate nei secoli, che possono generare nuove forme di sviluppo e a contribuire a contrastare il fenomeno dello spopolamento. Norcia 2033 diventa così un faro, un punto di riferimento: un’area interna, unita, si mette in marcia verso la sua rinascita investendo sul capitale umano, storico e culturale, e su un approccio fondato sulla sostenibilità e sull’utilizzo delle nuove tecnologie. L’Appennino centrale, attraverso un ‘cammino sinodale’, vuole scrivere una nuova pagina: quella di una Civitas viva, coesa, pronta a ispirare l’Europa", ha ribadito Castelli. Giuliano Boccanera, sindaco di Norcia ha sottolineato: “Ringrazio il Censis per questo Rapporto, che rappresenta un utile strumento di cui ci potremo avvalere nei mesi e anni a venire. Norcia è onorata di guidare la candidatura della Civitas Appenninica a Capitale Europea della Cultura 2033. Il nostro valore aggiunto sta nel fatto che questo non è un progetto isolato, ma il sogno di 546 comuni appenninici che si fanno comunità. A unirci è la voglia di riemergere dopo il sisma e un patrimonio culturale comune immenso. A rafforzare questa candidatura c’è poi un valore aggiunto, rappresentato dal cittadino di Norcia più insigne: quel San Benedetto che è il Patrono d’Europa e il padre del monachesimo occidentale. Una figura che contribuisce a dare a questo progetto una valenza ancor più europea". Andrea Toma, responsabile area economia, lavoro e territorio del Censis ha spiegato che: “Per dare conto degli elementi che conferiscono un'omogeneità storico-culturale al territorio della Civitas Appenninica, come Censis abbiamo identificato nella dimensione del cammino una sintesi in grado di tracciare una traiettoria di sviluppo per il futuro, nella valorizzazione delle sedimentazioni materiali e immateriali presenti sul territorio. Il divenire della Civitas si configura, così, nella capacità di guardare al futuro con la prudente sicurezza che accompagna il viandante lungo il proprio cammino”. Il Rapporto mappa il capitale culturale in tre dimensioni: patrimonio materiale (eredità storica visibile), capitale produttivo (valorizzazione contemporanea), patrimonio immateriale (sintesi dinamica). Dal Censis vengono evidenziate numerose caratteristiche che rendono quella della Civitas Appenninica una proposta forte e strutturata, che esprime un patrimonio culturale vivo, pronto a sostenere la candidatura di Norcia come Capitale Europea della Cultura 2033. Il territorio preso in esame si estende su 546 comuni – 138 nel cratere sismico – in Umbria, Abruzzo, Marche e Lazio ed è abitato da oltre tre milioni di persone (537.252 nel cratere). Il collante della Civitas, che vede nella città di Norcia il baricentro geografico e simbolico, è costituito in prima istanza dai suoi poli attrattori e dai cammini. Nel primo caso si tratta di 14 centri storici: otto nel cratere sisma 2016 (Amatrice, Borbona, Camerino, Campotosto, Fabriano, Norcia, Rieti, Spoleto) a cui si aggiungono Assisi, Foligno, Gubbio, L'Aquila, Loreto, Spello. A unire questi poli sono otto cammini che, attraverso il loro reticolo, simboleggiano il legame e le connessioni tra borghi e comunità: dalla Via Lauretana alla Via di San Francesco, fino ai cammini delle Terre Mutate, Francescano della Marca, dei Cappuccini, dei Monti e dei Santi, di San Benedetto e dei Parchi. All'interno di questo perimetro il patrimonio culturale materiale è estremamente rilevante: 479 musei (102 nel Cratere), 437 biblioteche (73 nel Cratere), 372 librerie (64 nel Cratere), 149 cinema (36 nel Cratere), e 11 sedi universitarie (7 nel Cratere). A ciò si aggiungono numeri importanti sotto il profilo dell'economia culturale e turistica legata al territorio. Si contano, infatti, 3.491 imprese culturali (666 nel Cratere), 3,5 milioni di visitatori nei musei (nel 2022), 245 mila utenti delle biblioteche, 679 Pro Loco (162 nel Cratere), 31 cooperative di comunità.
(Adnkronos) - 'Buona la prima' per il corso di Comunicazione e Marketing promosso da Cinecittà e organizzato da Adnkronos Comunicazione. Dopo tre mesi e 120 ore di lezioni, laboratori, esperienze, con protagonisti del giornalismo, della comunicazione e del mercato, il corso si è chiuso con la consegna degli attestati e la presentazione di podcast e vodcast inediti originali dedicati al cinema e alla storia di Cinecittà. Il corso è parte del percorso del LuceLabCinecittà, che prevede corsi di formazione e avviamento professionale gratuiti per creare nuove figure del comparto audiovisivo, finanziato con fondi Pnrr del Ministero della Cultura. Al corso hanno preso parte 30 giovani selezionati dopo un boom di iscrizioni (oltre 1.500 da tutta Italia), per 120 ore di laboratorio in tre mesi, erogato come tutti quelli del LabCinecittà in maniera interamente gratuita, presso il Palazzo dell’Informazione Adnkronos a Roma. Molto elevato il tasso di frequenza, prova dell’interesse per l’offerta e per le lezioni tenute da un corpo docenti di assoluta eccellenza, composto da rappresentanti di punta del mondo del giornalismo, dell’informazione cinematografica, della comunicazione di prodotto e istituzionale, del mercato audiovisivo, dell’ufficio stampa, di radio e tv. Con un mix di lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche gli allievi hanno approfondito i diversi campi della comunicazione e del marketing applicati all’audiovisivo: il giornalismo classico e quello digitale, la scrittura per il cinema, le agenzie stampa, la critica cinematografica, l’ufficio stampa, i nuovi media, la comunicazione sui social, la TV e la radio, la fotonotizia, l’intervista. E ancora il mondo del marketing, le regole e l’applicazione nel cinema e sul territorio; l’organizzazione di eventi promozionali legati alla distribuzione, e istituzionali; gli ecosistemi mediali, l’elaborazione di un piano editoriale, il ‘tone of voice’, lo storytelling, l’Intelligenza Artificiale. Lo studio e la produzione di podcast e vodcast. Il corso progettato dalla più importante istituzione cinematografica del paese e da un marchio di eccellenza della nostra informazione, si è posto l’obiettivo di formare professionisti in grado di operare in un settore cruciale dell’industria culturale, innestando storiche esperienze con l’energia e le necessità delle nuove generazioni. "Da decenni Cinecittà e il Luce - dichiara Antonio Saccone, Presidente di Cinecittà - sono poli di comunicazione collettiva e produttori di immaginario. Sappiamo per storia e lavoro quotidiano quanto la comunicazione sia fondamentale nel vivere sociale: la comunicazione crea discorso pubblico, influenza sistemi di valori ed è un termometro della convivenza. In questi mesi con il corso di Cinecittà e Adnkronos Comunicazione abbiamo cercato di trasmettere a giovani comunicatori esperienze, pratiche, deontologie, conoscenze, e un po’ di quella sana follia immaginativa che serve non solo a dare conto di come è fatto il mondo, ma a incidervi un discorso. Crediamo che ragazze e ragazzi ne siano usciti con un senso in più, e che qualunque sentiero intraprendano da oggi sappiano, grazie a Cinecittà, che il cinema e l’audiovisivo non sono solo intrattenimento, ma strumenti per conoscere, e in certi casi migliorare il mondo in cui viviamo". Gli studenti durante il corso si sono cimentati in esercitazioni pratiche su articoli di cronaca, comunicati stampa, l’intervista, fotonotizia e reportage, recensione (radio e scritta), piano editoriale per i social, progettazione festival ed eventi. Negli ultimi 3 weekend di laboratorio sono entrati nelle sale di regia e produzione di Adnkronos per la produzione di podcast e vodcast originali, dedicati al cinema, alla grande storia di Cinecittà e al racconto personale della loro esperienza di giovani comunicatori.
(Adnkronos) - “Siamo leader in economia circolare ma per raggiungere i target Ue occorre migliorare la governance con regole omogenee a livello territoriale, continuando a puntare sull’innovazione”. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in una intervista all’Adnkronos, fotografa progressi e limiti della filiera dell’economia circolare in Italia. “I dati mostrano che la filiera italiana è una delle leader a livello internazionale: tra i 17 indicatori compositi dell'Agenda 2030, che l'ASviS calcola ogni anno, quello relativo all'obiettivo 12, dell'economia circolare, presenta la crescita maggiore e anche un incremento generalizzato nelle diverse regioni italiane. Tutto ciò, però, non è sufficiente a raggiungere i target europei né ad utilizzare al meglio le tecnologie che consentirebbero un ulteriore salto della nostra manifattura all'insegna della circolarità della materia e della sostenibilità”, premette Giovannini. “Nel corso del 2025 abbiamo fatto uno studio - spiega - sul ruolo del deposito cauzionale sui contenitori di plastica, in alluminio e in vetro, uno strumento che sta avendo effetti estremamente significativi nei paesi europei che l'hanno già introdotto o lo stanno introducendo. E siamo molto contenti che proprio a seguito della nostra iniziativa ora ci sia una proposta di legge in Parlamento per la sua introduzione”. Non solo. C’è anche un tema, centrale, relativo alla governance. “Purtroppo, abbiamo regolamentazioni regionali abbastanza diversificate su ciò che è rifiuto e cosa è materia prima seconda, e quindi riutilizzabile. Anche dal punto di vista della governance del sistema possiamo e dobbiamo fare dei salti importanti perché il resto del mondo non sta fermo: pensiamo all’introduzione, appunto, del deposito cauzionale ma anche a quello che sta accadendo al mercato internazionale delle plastiche vergini provenienti da altre parti del mondo in maniera non sostenibile, i cui prezzi sono crollati. Una considerazione riguarda, poi, l'efficienza delle pubbliche amministrazioni per assicurare la filiera del riciclo, a partire dalla raccolta differenziata, e il sostegno dei cittadini a questo tipo di operazione, per i quali la situazione è a pelle di leopardo”. In questo quadro un mercato europeo unico delle materie prime seconde potrebbe agevolare i progressi nell'ambito del riciclo “perché le economie di scala contano anche in questo settore ed è proprio la diversità nelle definizioni che frena l'applicazione nel nostro paese. Ricordiamo, poi, che il negoziato internazionale per il trattato sulla plastica è stato bloccato dall'opposizione di alcuni Paesi (tra cui la Russia, l'India e l'Arabia Saudita), il che non favorisce Paesi come l'Italia che hanno fatto passi importanti verso il riciclo". In vista del Circular Economy Act un ruolo chiave, secondo Giovannini, è affidato all’innovazione tecnologica (“è una gara, il resto del mondo non sta fermo”) e all’ecodesign affinché si punti al riuso della materia (“ancor più necessario nel momento in cui si crea una filiera anche europea”). Ma, insiste, “bisogna armonizzare definizioni e approcci. Fare delle riforme o delle nuove normative a livello europeo e poi destinare alle singole Regioni l'attuazione, magari ognuno con standard diversi, non ci farebbe fare grandi passi avanti. Quindi le politiche nazionali devono assicurare la standardizzazione, gli investimenti in questa direzione e dunque anche l'omogenizzazione delle regole”. Su tutto pesa, però, il costo dell’energia. “Su questo l'Italia non sta facendo quello che dovrebbe benché le tecnologie rinnovabili stiano procedendo a grande velocità, grazie a innovazioni nello stoccaggio, quindi nella continuità dei sistemi, e verso l'uso dell'intelligenza artificiale nelle reti di gestione - conclude - E invece si continua a frenare il passaggio alle rinnovabili, magari affidandosi al gas liquefatto che viene dagli Stati Uniti e che è costosissimo”.