INFORMAZIONIMichael Yates |
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(Adnkronos) - Sciopero dei giornalisti oggi giovedì 16 aprile 2026. Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, oggi, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore, tanto fondamentale per la democrazia quanto fragile. Il contratto stipulato con gli editori della Fieg per regolare il lavoro dei giornalisti dipendenti è scaduto da 10 anni, anni in cui gli editori hanno goduto di aiuti pubblici, mentre i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione. Non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top. E va anche peggio alle migliaia di colleghe e colleghi collaboratori e a partita Iva che da anni attendono la determinazione dell’equo compenso e che per questo motivo hanno redditi che sono sotto la soglia di povertà. Gli editori si sono garantiti tagli del costo del lavoro ricorrendo a pratiche di dumping contrattuale attraverso l’uso smodato del lavoro precario. Con il nostro lavoro e i nostri sacrifici quotidiani, siamo gli azionisti di maggioranza di molte aziende editoriali. Per la Federazione nazionale della Stampa italiana dignità e futuro dell’informazione passano attraverso il rinnovo contrattuale, il recupero salariale e la difesa dei diritti che non sono privilegi, ma il modo con cui possiamo resistere alle minacce, dentro e fuori dalle redazioni. La dignità del nostro lavoro incide pesantemente sulla qualità dell’informazione che arriva a voi cittadini. Per questo riteniamo anche che il settore debba essere finanziato di più e meglio, che i finanziamenti non possano produrre la distruzione e l’appiattimento dell’informazione, ma riportare ricavi alle testate. Noi giornalisti siamo pronti a parlarne e a confrontarci. Ma gli editori? Gli editori della FIEG, fin dall’inizio dell’avvio del confronto per il rinnovo contrattuale, hanno rappresentato la necessità di un cambiamento sostanziale delle regole contrattuali per recuperare efficienza e produttività e consentire di affrontare adeguatamente le nuove sfide del mercato, attraversato da un’innovazione tecnologica epocale. Ci si trova infatti a dover applicare un contratto nazionale di lavoro pieno di rigidità, vincoli ed istituti ormai insostenibili che ostacolano la competitività ed aggravano la situazione economica delle aziende, rappresentando peraltro una barriera all’ingresso delle nuove professionalità. Non può certamente essere considerato un fattore di sviluppo un contratto che prevede, a titolo di esempio, 40 giorni all’anno tra ferie e permessi, il pagamento di un’indennità per ex festività soppresse 50 anni fa, maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo ben al disopra della media degli altri contratti nazionali nonché il riconoscimento di scatti di anzianità in percentuale sulla retribuzione che garantiscono ampiamente il recupero dell’inflazione. Gli editori vogliono ritrovare condizioni di sostenibilità economica per non danneggiare ulteriormente tanto le aziende quanto le professionalità. A tal fine si è proposto al sindacato di affrontare la sfida della completa modernizzazione del contratto e dell’introduzione di regole specifiche per favorire l’inserimento di giovani professionisti, come già sperimentato con successo nell’ultimo rinnovo contrattuale firmato con lo stesso sindacato. Gli editori non si sono mai sottratti al confronto né hanno mai abbandonato il tavolo negoziale e ribadiscono la propria disponibilità a proseguire nelle trattative per il rinnovo del contratto.
(Adnkronos) - Da spazio funzionale a leva progettuale e identitaria dell’abitare: il bagno si afferma come uno degli ambienti chiave della casa contemporanea, e contribuisce a trainare l’intero comparto arredamento. Un’evoluzione che si riflette anche nei numeri: nel 2025 il comparto arredobagno mostra l’andamento più dinamico all’interno del macrosistema arredamento e raggiunge un fatturato di 4,3 miliardi di euro, con un incremento del +2,1% sull’anno precedente (fonte: Centro Studi FederlegnoArredo). Un risultato sostenuto sia dal mercato italiano (2,6 miliardi, +2%) trainato da residenziale e hospitality, sia dalle esportazioni (+2,2%) per oltre 1,7 miliardi di euro totali, con una quota che permane al 40% del fatturato totale, in ripresa grazie soprattutto alla domanda europea, con la Germania in crescita. In questo scenario, Assobagno di FederlegnoArredo si presenta al Salone del Mobile Milano 2026, in programma dal 21 al 26 aprile a Rho Fiera Milano. Al Salone Internazionale del Bagno sono attesi 163 brand da 14 Paesi, 28,22% dall’estero. Anche quest'anno l'associazione - che riunisce i principali produttori italiani di arredo per il bagno all’interno del sistema Confindustria - sarà presente con uno stand istituzionale nell’area reception dei padiglioni 6/10, pensato come spazio di accoglienza e confronto per gli associati e per tutti gli operatori che desiderano approfondire le dinamiche del settore, in una fase in cui la filiera dell’arredo bagno made in Italy è chiamata ad affrontare importanti sfide. “Assobagno svolge da sempre un ruolo chiave di raccordo tra le diverse categorie merceologiche della filiera dell’arredo bagno: un universo variegato che richiede competenze mirate, capacità di confronto e una visione d’insieme del mercato. Promuovere l’interazione tra queste realtà significa affrontare con maggiore consapevolezza le sfide del contesto internazionale” commenta il presidente di Assobagno, Elia Vismara. “Il Salone Internazionale del Bagno, alla sua dodicesima edizione, si conferma un osservatorio privilegiato sull’evoluzione del settore: non solo vetrina di nuove collezioni, ma anche luogo in cui emergono le principali tendenze, con tecnologie avanzate e soluzioni progettuali sempre più attente al risparmio di acqua ed energia, temi centrali nello scenario attuale”. Le esportazioni del sistema arredobagno nel 2025 superano gli 1,7 miliardi di euro. In uno scenario internazionale sempre più frammentato, l’Europa si conferma il principale mercato di riferimento, con dinamiche differenziate tra Paesi. A determinare il recupero rispetto all’anno precedente (+2,2%) sono in particolare le maggiori vendite verso la Germania, primo mercato (306 milioni, +16,9%). In calo invece le cessioni verso la Francia, secondo mercato (-9,5%). La Svizzera (+12,1%) sorpassa il Regno Unito (stabile) rappresentando così il terzo Paese di destinazione. Tra le prime dieci destinazioni, si segnala anche il trend positivo di Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti e Polonia: nonostante i dazi, le esportazioni del Sistema Arredobagno verso gli Stati Uniti chiudono il 2025 a +3,1% rispetto al 2024 mantenendo la quinta posizione tra i paesi di destinazione. Nuove opportunità potrebbero emergere in aree come il Sud America, a fronte di un contesto geopolitico e competitivo ancora complesso. Analizzando le tendenze dei consumatori, cresce la domanda di soluzioni su misura, capaci di combinare estetica, prestazioni e comfort. “Il valore percepito non è più solo nel prodotto, ma nell’esperienza complessiva che quello spazio è in grado di offrire” spiega Vismara. “Grazie a una gamma sempre più ampia di soluzioni, è possibile progettare ambienti realmente personalizzati, combinando prodotti, materiali e tecnologie: un’opportunità rilevante sia dal punto di vista progettuale che estetico. E questa evoluzione si riflette anche nel crescente ruolo del segmento contract, che sta acquisendo sempre più peso. Il bagno diventa così uno spazio strategico nei progetti alberghieri e residenziali di fascia alta, trasformandosi in ambiente aspirazionale”, rimarca. A sostenere la competitività del settore è un modello produttivo distintivo, fondato sull’integrazione di competenze altamente specializzate. “È questa capacità di mettere a sistema design, manifattura e innovazione tecnologica a rendere il modello italiano un punto di riferimento a livello internazionale”, conclude Vismara. “Un equilibrio che garantisce non solo estetica, ma anche qualità e standard elevati nel tempo”.
(Adnkronos) - Nel 2024 le emissioni nazionali di gas serra registrano una riduzione del 30% rispetto ai livelli del 1990 e in calo del 3,6% rispetto al 2023, attestandosi a poco più di 360 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Il risultato è legato alla crescente diffusione delle fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico ed eolico, al miglioramento dell’efficienza energetica e alla progressiva sostituzione dei combustibili più emissivi con alternative a minor contenuto di carbonio. Sono alcuni dei dati elaborati da Ispra nell’ambito dell’Inventario nazionale delle emissioni dei gas serra e dell’Inventario delle emissioni atmosferiche, trasmessi agli organismi europei e internazionali, in particolare la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (Unfccc) e la Commissione Economica per l'Europa delle Nazioni Unite (Unece). Per il 2025 si prevede un lieve aumento delle emissioni (0,3%) dovuto soprattutto a un maggiore ricorso al gas naturale per la produzione di energia elettrica, anche in relazione a una riduzione della produzione idroelettrica. Prosegue invece il calo delle emissioni associate all’uso del carbone, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione. Non tutti i settori mostrano una riduzione nel 2024: le emissioni dei trasporti, responsabili del 31% del totale nazionale e per oltre il 90% legate al trasporto stradale, continuano a crescere e risultano superiori di oltre il 10% rispetto al 1990. Insieme ai trasporti, i settori della produzione di energia (18%), del residenziale (18%) e dell’industria manifatturiera (13%) contribuiscono complessivamente a circa l’80% delle emissioni nazionali. A partire dai primi anni 2000, poi, si osserva un progressivo disaccoppiamento tra crescita economica ed emissioni di CO2: dopo una breve ripresa post-pandemica, le emissioni tornano a diminuire mentre il Pil continua a crescere, rafforzando questa tendenza. Anche sul fronte degli inquinanti atmosferici si registrano riduzioni significative tra il 1990 e il 2024, grazie a efficienza energetica, rinnovabili, innovazione tecnologica, limiti emissivi più severi e combustibili più puliti, tra questi: ossidi di zolfo -96%; ossidi di azoto -75%; monossido di carbonio -77%; black carbon -67%; cadmio -64%; mercurio -65%; piombo -96%. Il settore energetico - spiega Ispra - resta la principale fonte di emissioni per molti inquinanti (oltre l’80%), mentre i processi industriali incidono soprattutto su particolato, metalli pesanti e inquinanti organici persistenti. Le emissioni di ammoniaca (NH3), derivano quasi esclusivamente dall’agricoltura (oltre il 90%) mentre il settore dei rifiuti, in particolare l’incenerimento, contribuisce in modo rilevante a black carbon, cadmio, esaclorobenzene e diossine. "I dati sulle emissioni di gas serra e sugli inquinanti atmosferici ci consegnano un messaggio chiaro: il percorso intrapreso sta producendo risultati concreti - spiega Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra e Snpa - È un segnale incoraggiante, che dimostra come politiche mirate, innovazione tecnologica e comportamenti responsabili possano davvero fare la differenza. Allo stesso tempo, questi numeri ci ricordano che la sfida non è ancora vinta. Ed è proprio per questo che i progressi vanno letti come uno stimolo ad accelerare, non a rallentare. Come Ispra e come Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente abbiamo il compito di garantire dati solidi, trasparenti e tempestivi, perché è sui dati che si costruiscono decisioni efficaci e politiche credibili. Abbiamo le competenze, gli strumenti e la consapevolezza per continuare a ridurre le emissioni e migliorare la qualità dell’aria nel nostro Paese. Il futuro che vogliamo costruire è già in movimento: sta a noi consolidarlo, trasformando i segnali positivi di oggi in risultati strutturali e duraturi per l’ambiente e per la salute di tutti”.