INFORMAZIONIVorwerk Italia sas Elettrodomestici, Elettronica e Hardware Ruolo: People Developmente Specialist Area: Altro Mauro Anzini |
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(Adnkronos) - Liti furiose, come non mai, quelle tra Meghan e Harry da dicembre. Tanto da mettere a rischio il loro matrimonio, secondo fonti vicine alla coppia. Oggetto del contendere la privacy dei figli, sulla quale Harry è intransigente, tanto che vorrebbe far vivere Archie, 6 anni, e Lilibet, 4 anni ''nascosti fino a quando non saranno abbastanza grandi da decidere da soli'', anche se ''capisce che l'anonimato totale non è realistico''. Meghan, invece, è più pragmatica e sebbene rispetti la privacy dei figli e abbia oscurato i loro volti nella serie Netflix che la riguarda, ritiene che ''l'invisibilità totale crei i suoi problemi''. Ma "le persone a loro vicine temono che se nessuno dei due è disposto a cedere, questa può essere la causa della rottura del loro matrimonio''. Certo, proseguono le fonti, ''l'amore che provano per Archie e Lilibet è indiscutibile, ma quello stesso amore rende ogni conversazione più pesante, più coinvolgente e molto più difficile da risolvere''. La controversia si è intensificata da dicembre, quando il Duca e la Duchessa del Sussex hanno cambiato il nome della loro organizzazione da Archewell ad Archewell Philanthropies, spiegando di aver preso questa decisione per portare avanti "come una famiglia" l'impegno nella beneficenza. Gli osservatori sono rimasti sorpresi proprio perché Harry e Meghan si sono impegnati molto a proteggere Archie e Lilibet dall'esposizione al pubblico dopo essersi trasferiti in California nel 2020. Secondo una fonte vicina alla coppia citata da RadarOnline.com, i due ''remano in direzioni opposte'' rispetto alla privacy dei figli, una ''questione che riaffiora'' e che ''riguarda la loro identità di genitori e come credono dovrebbe essere la vita dei loro figli''. La posizione di Harry si deve in gran parte alla sua storia personale. Il principe ha parlato più volte del peso psicologico di crescere sotto un controllo costante, dicendo che durante la sua infanzia si sentiva come ''in uno zoo" e in una "bolla scollegata". Harry ha anche raccontato della terapia intrapresa e della sua determinazione a spezzare quelli che ha definito cicli di "dolore e sofferenza". Le persone a lui vicine affermano che la sua storia spiega perché sia così irremovibile nel proteggere Archie e Lilibet. "L'istinto protettivo di Harry è profondamente radicato in ciò che ha vissuto crescendo e quelle cicatrici sono ancora vive in lui", ha detto una fonte. "Porta con sé molta rabbia irrisolta per quanto la sua infanzia sia stata esposta e questo lo ha reso estremamente sensibile anche al minimo accenno di un trattamento simile rispetto ai suoi figli. Dal suo punto di vista, non ci sono vie di mezzo: proteggere Archie e Lilibet da quel mondo non è facoltativo, è una responsabilità fondamentale che ritiene di avere nei loro confronti in quanto padre", ha aggiunto la fonte. Harry, quindi, ''è profondamente contrario all'idea che Archie e Lilibet debbano ereditare qualsiasi senso del dovere, aspettativa o pressione semplicemente per via della loro nascita, ed è determinato a risparmiare loro questo peso invisibile".
(Adnkronos) - La formazione manageriale come vera e propria infrastruttura strategica, determinante per la resilienza del sistema produttivo e l'efficacia delle politiche attive del lavoro. E' il messaggio cardine emerso da 'Futuro presente', l’evento di Fondirigenti svoltosi oggi all’Auditorium Togni di Federmanager, dedicato alla presentazione dei risultati delle iniziative progettuali di studio e modellizzazione delle competenze promosse dal Fondo. Un appuntamento che, come sottolineato dal presidente Marco Bodini, rappresenta la sintesi di un percorso strutturato di ricerca e co-progettazione volto a trasformare l'analisi dei fabbisogni dei dirigenti industriali in percorsi di alta formazione per imprese e management. I numeri certificano il ruolo di guida del Fondo: 14.200 imprese aderenti, oltre 84.300 manager interessati, con un trend di crescita costante nel tempo. L’esercizio 2025 si è chiuso con una raccolta record di 40 milioni di euro, che ha permesso di finanziare oltre 2.800 piani formativi per un totale di 412.000 ore di formazione a beneficio di circa 22.000 dirigenti. I dati riflettono un trend di crescita della domanda che dal 2021 ha segnato un +40%, evidenziando la necessità di un mix bilanciato tra competenze tecniche e soft skills. In un mercato del lavoro in costante mutazione, la capacità di guidare i processi di cambiamento si rivela infatti decisiva quanto la padronanza delle tecnologie abilitanti. E in questo senso, saper anticipare le tendenze relative alle competenze diviene decisivo. Le iniziative strategiche, promosse dai soci Confindustria e Federmanager, sono state realizzate in sinergia con università ed enti di ricerca proprio per tradurre i trend emergenti in modelli organizzativi replicabili. I progetti, sviluppati secondo il framework Esg, hanno coperto ambiti fondamentali: dall’impatto dell’intelligenza artificiale alla sostenibilità, dal welfare aziendale alla resilienza delle filiere. Il patrimonio di strumenti generato - modelli modulari, piattaforme digitali e tool di autovalutazione - punta a definire il profilo di competenze di un nuovo modo di essere manager: una figura strategica capace di sintetizzare l'innovazione tecnologica con la valorizzazione del capitale umano, facendo leva sul ruolo decisivo della formazione continua. In questo senso, il direttore generale Massimo Sabatini ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un lifelong learning strutturato: in un contesto di obsolescenza accelerata, dove i dati Ocse indicano un ciclo di vita delle competenze digitali inferiore ai tre anni, la formazione cessa di essere episodica per farsi permanente. In questa prospettiva, i fondi interprofessionali sono chiamati sempre più a garantire qualità e misurabilità degli interventi, operando in una logica di sussidiarietà rafforzata dalle nuove linee guida del Ministero del Lavoro. Al dibattito, moderato dalla giornalista Maria Cristina Origlia, hanno preso parte Pierangelo Albini (Confindustria), Mario Cardoni (Federmanager), Natale Forlani (Inapp) e Massimo Temussi (ministero del Lavoro). Di particolare rilievo il contributo dei soci del Fondo, Confindustria e Federmanager: il direttore generale di Federmanager, Mario Cardoni, ha sottolineato in particolare il valore delle iniziative strategiche che consentono di far emergere i reali fabbisogni su cui orientare i piani formativi che devono essere non solo di qualità ma utili: Pierangelo Albini, direttore lavoro, welfare e capitale umano di Confindustria, ha messo in risalto il contributo decisivo della formazione continua per la competitività delle imprese, e l’importanza di disporre di competenze manageriali sempre aggiornate e capaci di guidare le transizioni. L’evento si è concluso con il conferimento dei premi di laurea Giuseppe Taliercio, istituiti da Fondirigenti per valorizzare il merito dei giovani ricercatori sui temi del management. I riconoscimenti sono stati assegnati a Pietro Campana (Università di Napoli Federico II), Elisa Fasoli (Università di Pavia) e Benedetta Zanotti (Università Cattolica di Piacenza) per i loro studi su trasformazione digitale, leadership sostenibile e attrazione dei talenti nelle pmi. Contributi scientifici che, onorando la memoria di Giuseppe Taliercio, contribuiscono a delineare nuovi paradigmi di competenze manageriali necessari per garantire la competitività del Paese nel lungo periodo. Tutti i materiali presentati durante l’evento, comprese le tesi di laurea e le sintesi delle iniziative strategiche, sono disponibili gratuitamente sulla library online del Fondo, accessibile su www.fondirigenti.it.
(Adnkronos) - “Da una decina d’anni l’olio di palma è stato oggetto di un vero e proprio attacco mediatico che ne ha determinato la demonizzazione sotto diversi aspetti. In Italia, in particolare, si è fatto leva su quello che è stato ritenuto l’elemento più sensibile per il pubblico: la salute. L’olio di palma è stato dipinto come un grasso sostanzialmente nocivo per chi lo consuma. Negli ultimi anni, le evidenze scientifiche si sono ulteriormente consolidate, portando a risultati inconfutabili che smontano completamente quelle che erano argomentazioni pretestuose utilizzate per demonizzare l’olio di palma”. Lo spiega Giorgio Donegani, tecnologo alimentare ed esperto di nutrizione, al seminario organizzato dall’Unione Italiana per l’Olio di palma sostenibile (Uiops) e dell'Associazione italiana dell'industria olearia (Assitol), nell’ambito del Sigep, il Salone internazionale dedicato a gelato, pastry&chocolate, coffee, bakery e pizza, a Rimini. Un incontro organizzato per presentare il Position Paper "Olio di palma sostenibile: nutrizione e sicurezza alimentare", recentemente adottato dal Comitato Tecnico Scientifico Uiops. L’esperto sottolinea come “la sostituzione dell’olio di palma con altri grassi, per motivi nutrizionali o salutistici, non comporta alcun beneficio. Anzi, ricerche molto recenti dimostrano che questo boicottaggio non è servito nemmeno a ridurre l’assunzione di grassi saturi nella popolazione italiana - sottolinea - nonostante la quasi scomparsa dell’olio di palma da molti prodotti, infatti, l’assunzione complessiva di grassi saturi è addirittura aumentata”, afferma. Davanti agli allarmismi, come quello che per Donegani ha interessato l’olio di palma, “il consumatore dovrebbe esercitare il pensiero critico e ricordare che esistono fonti autorevoli e accreditate a cui fare riferimento - suggerisce - il ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità, la Società Italiana di Nutrizione Umana, il Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) che ha elaborato le Linee guida per una sana alimentazione della popolazione italiana. I documenti seri esistono - conclude - sono basati su evidenze scientifiche e non su suggestioni: basta consultarli e fidarsi di quelli”.