INFORMAZIONILivia Magnano di San Lio |
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(Adnkronos) - La cessione da parte degli Usa della leadership del comando Nato di Napoli all'Italia e quella del comando regionale di Norfolk alla Gran Bretagna? "Credo che si tratti di una conseguenza del nuovo approccio strategico statunitense derivante dalla 'National Security Strategy' di Trump e dalla conseguente 'National Defence Strategy' del Pentagono. Con i due documenti, tra le altre cose, si definisce infatti la necessità da parte statunitense di potenziare e responsabilizzare gli alleati in un’ottica di 'burden sharing', cioè di ripartizione degli oneri non solo finanziari, da distinguere bene dal 'power sharing' nel quale qualcuno potrebbe ingenuamente sperare". A spiegarlo all'Adnkronos è il generale Marco Bertolini, ex comandante del Covi, commentando la cessione a ufficiali europei da parte degli Stati Uniti di due dei principali posti di comando della Nato, entrambi attualmente guidati da ammiragli statunitensi. "Gli Usa, insomma, vogliono continuare a mantenere il controllo delle aree ritenute vitali per i propri interessi, tirandosi però fuori dalle guerre infinite che hanno riservato sconfitte e delusioni, come nel caso del Vietnam e dell’Afghanistan. Per fare ciò si avvarrebbero degli alleati nelle periferie extra continentali degli Usa, pur riservandosi la possibilità di interventi potenti e veloci a ragion veduta, come nel caso del Venezuela che vorrebbero utilizzare come modello. Sarà comunque un processo abbastanza lungo - spiega il generale - anche se il carattere volitivo di Trump e la necessità di arrivare a risultati concreti prima delle elezioni di metà mandato e soprattutto prima della fine del suo mandato, potrebbero portare ad accelerazioni impreviste". "Sarebbe stato sorprendente se gli Stati Uniti avessero rinunciato al Comando Supremo di Bruxelles, lo è meno la decisione di lasciare le due posizioni di alto comando di Napoli e di Norfolk, che tuttavia è da accogliere come una buona notizia, per più di una ragione", commenta quindi all'Adnkronos il generale Leonardo Tricarico, ex Capo di stato maggiore dell'Aeronautica militare ed attuale presidente della Fondazione Icsa. "Innanzitutto perché finalmente un provvedimento preso dalla Casa Bianca pare improntato alla ragionevolezza, qualità ormai rara se non assente nelle sortite statunitensi dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca. Sempre che l’abbandono delle due poltrone sia il segno del disimpegno Usa, ormai giunto a maturazione, dai teatri che non siano l’Indo Pacifico. Un’altra ragione inoltre - prosegue - giustificherebbe una soddisfazione più manifesta nei paesi europei se da un giorno a l’altro essi volessero finalmente incamminarsi verso l’edificazione di uno strumento militare comune. Ad oggi una delle capacità da mettere a punto perché totalmente deficitaria senza gli Stati Uniti è quella della gestione di operazioni complesse di ogni tipo, segnatamente delle operazioni belliche. La guerra bisogna saperla governare oltre che fare, e su questo fronte abbiamo ancora molto da apprendere". "In questo contesto, assumere la responsabilità di ogni operazione negli scenari che ci appartengono, con l’assistenza degli Stati Uniti, sarà salutare ed uno stimolo in più per prendere in mano la redini della nostra sicurezza - conclude il generale - È certamente il tassello di un mosaico tutto da costruire, ma da qualche parte occorrerà pur iniziare. E l’esercizio del comando è una delle chiavi di volta del sistema, un fattore abilitante da mettere a punto senza indugio replicando il trasferimento del Know how anche a livelli più bassi. In questo senso la decisione Usa di disimpegno dai due alti incarichi è certamente più che benvenuta". La notizia è stata rivelata ieri da due diplomatici dell'Alleanza. Durante il passaggio di leadership per le basi di Napoli e Norfolk, hanno spiegato, gli Stati Uniti assumeranno il comando delle forze marittime della Nato con sede nel Regno Unito. “Gli alleati hanno concordato una nuova distribuzione delle responsabilità degli alti ufficiali all'interno della struttura di comando della Nato, in cui gli alleati europei, compresi i nuovi membri, svolgeranno un ruolo più importante nella leadership militare dell'Alleanza", ha affermato un funzionario a Bruxelles, senza fornire dettagli sui cambiamenti. I cambiamenti, riportati per la prima volta dal giornale francese La Lettre, richiederanno probabilmente mesi per essere attuati, hanno detto i diplomatici della Nato all'Afp: "E' un buon segno del trasferimento degli oneri nella pratica". Il 'rimpasto' delle posizioni di comando arriva dopo che Washington ha dichiarato che potrebbe ridurre la sua presenza militare in Europa per concentrarsi su altre minacce, come la Cina.
(Adnkronos) - In occasione della Settimana nazionale delle discipline Stem - international day of women and girls in science - promossa dal ministero dell’Università e della Ricerca , previste attività in presenza e online con l’obiettivo di avvicinare allo studio e alle professioni scientifiche e tecnologiche. L’università di Roma Tor Vergata partecipa con iniziative volte a favorire il riconoscimento dell’impegno e il maggiore coinvolgimento delle donne nelle materie scientifiche. Un primo evento da sottolineare che vede protagonista l’ateneo è il 'Global women breakfast 2026, Insieme per la Scienza inclusiva', presso la macroarea di scienze Mm.ff.nn., che si svolge oggi martedì 10 febbraio 2026 - aula Gismondi. Dopo i saluti istituzionali affidati a Bianca Sulpasso, delegata all’internazionalizzazione e a Mariano Venanzi, coordinatore di macroarea di scienze Mm.ff.nn., prende il via un dibattito sui seguenti temi: la tavola periodica nelle diverse discipline scientifiche e la scienza che unisce culture, esperienze e identità. Il giorno dopo, l’11 febbraio, dalle ore 8:30 l’Infn - sezione di Roma Tor Vergata e il dipartimento di Fisica di ateneo presentano l’Atlas masterclass girl, un’iniziativa dedicata all’orientamento e alla promozione delle discipline scientifiche, presso l’aula Grassano del dipartimento di Fisica. Dopo i saluti introduttivi di Roberta Sparvoli, direttrice della sezione Infn-Tor Vergata, previsti seminari e conferenza con Giovanna Vingelli, docente di Unical. L’occasione prevede la partecipazione di circa trenta studentesse delle scuole superiori, con la concreta opportunità di incontrare ricercatrici e docenti e di avvicinarsi al mondo della ricerca scientifica diventando loro stesse scienziate per un giorno. L’evento si inserisce nelle attività dell’Ateneo e dell’Infn volte a favorire l’inclusione e la parità di genere nelle discipline stem: ulteriori due date il 6 e il 18 marzo completano l’evento masterclass Infn per le scuole superiori a Roma To Vergata. Inoltre il 19 febbraio l'università di Roma Tor Vergata, in collaborazione con Ibm, invita le studentesse delle scuole secondarie di secondo grado a partecipare alla nuova edizione del 'Progetto Nerd?' ('Non È Roba per Donne?') – Edizione Lazio 2026, un'iniziativa nazionale volta a promuovere l'interesse delle giovani verso l'informatica e, più in generale, verso le discipline stem. L'obiettivo del progetto è quello di far avvicinare al mondo dell'informatica, e più in generale alle materie scientifiche, le ragazze delle scuole superiori italiane; vorremmo mostrare loro che l'informatica e le materie stem sono anche “roba per donne”. Il progetto sarà articolato in quattro incontri di presentazione e formazione online (19 febbraio,6 marzo, 13 marzo e 13 aprile), seguiti dalla creazione del progetto da parte delle ragazze, per un totale di 50 ore (10 ore per la frequenza degli eventi + 40 per la consegna del progetto). Come riporta l’Ocse, con il rapporto Education at a glance 2025, in Italia il 21 % degli studenti universitari consegue una laurea 'triennale' in uno degli ambiti Stem (un dato ancora inferiore alla media Ocse), il 20 % in economia, amministrazione e giurisprudenza e il 36 % nel settore delle arti e delle scienze umanistiche, in scienze sociali, giornalismo e informazione. Emerge, inoltre, dal Focus sulle carriere femminili Mur-Istat 2025, con riferimento all’anno 2023 che le donne, pur rappresentando oltre la metà della popolazione degli iscritti e dei laureati in italia come nella media europea, nel settore stem le donne sono meno rappresentate a tutti i livelli e gradi accademici (fonte Mur). Tutte le iniziative a livello nazionale si concludono nella Giornata Internazionale Unesco delle donne e delle ragazze nella scienza nata per far conoscere sempre più il contributo che le donne portano alla ricerca scientifica e all’innovazione.
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.