Il Romanthec Approach dei nativi digitali.
06-07-2020
Se c’è una parola che ha un senso forte e trasversale, che ha cambiato in parte
le nostre vite e il nostro lavoro, il nostro modo di relazionarci anche inconsapevolmente
con gli altri, quella parola è “share”, condivisione. Dove il significato di
condivisione assume un senso più laterale per certi aspetti, e più profondo
per altri. Soprattutto, per alcuni gruppi di persone, questa parola ha assunto
un significato intimo e dalle sfumature psicologiche estremamente nuove ed
interessanti che evidenziano ancora una volta come strumenti e new devices
siano in grado di parlare alle nuove generazioni e di lasciare un segno “diverso”
nelle loro vite. E’ al modo di approcciarsi dei nativi digitali, infatti, che
dovremmo guardare per capire come e in che cosa i new media possono davvero
cambiare le nostre vite. In meglio.
Certo, spesso le nuove generazioni hanno un approccio estremamente inconsapevole verso i new media, proprio perché sono nati con essi e sono abituati a vedersi circondati da mezzi che per noi erano impensabili, inimmaginabili. Nel 1968, Stanley Kubrick idealizzava un 2001 apocalittico per il rapporto che lega uomo e tecnologia, dove l’intelligenza artificiale non è più a servizio dell’umanità ma, al contrario, si fa servire da essa. Oggi, non abbiamo ancora provato i risultati e gli effetti di una vera intelligenza artificiale, ma è indiscusso che viviamo nell’era che più di tutte ha visto la supremazia della tecnologia e dei computer nell’accezione più vasta del termine. I nativi digitali hanno a disposizione un numero sempre più alto di strumenti hardware e software per creare ed accedere a contenuti come mai prima d’ora. Eppure molti di loro non sanno come usarli e di sicuro non tutti conoscono le loro potenzialità. Al tempo stesso, sviluppano nuove sensibilità e nuovi chiavi psicologiche. Ad esempio, proprio sulla condivisione.
Da uno studio del New York Times, è emerso che la maggior parte degli adolescenti
ha un approccio completamente diverso verso la parola “condivisione”. Per
esempio in merito all’uso di scambiarsi le password per accedere ai profili
e ai dati digitali di amici e flirt. Questo dato, lungi dall’essere un “social
gossip” è estremamente rilevante e apre prospettive nuove sulla rilevanza
e le priorità date dai giovani ad alcuni aspetti delle nuove tecnologie,
oltre il romanticismo, oltre i confini della fiducia e della privacy. Oggi
si condivide tutto e l’approccio è empatico, realmente intimo, con un neologismo
potremmo dire romanthec! La condivisione è un approccio emotivo più che pratico,
e lo scambio delle password tra gli adolescenti fortifica un legame e crea
un nuovo modo di concepire l’unione basato su una fiducia della vita che
non è solo di quella reale ma anche di quella digitale. Certo, c’è il rovescio
della medaglia: storie che finiscono per vendicarsi reciprocamente via web,
pressioni e incoraggiamenti non sempre visti di buon occhio dai genitori.
Ma è sicuramente interessante notare come pornmobilel’approccio psicologico sia molto,
sin troppo simile a quello che gli adolescenti hanno nei confronti del sesso.
La fiducia apre alla condivisione dei dati e della vita digitale della persona
amata, che entra per la prima volta come vero valore rilevante per la comprensione
dell’altro. Non più alter ego, non più avatar, non più scissione delle personalità
ma naturalmente parte di essa, la nostra vita digitale non è secondaria,
non è altro da noi ma Èr NOI. Chi aveva paura che l’avvento dei social network
potesse allontanarci dalla vita e dai rapporti reali con le persone trova,
in questa pratica di scambiarsi un dettaglio così “intimo” della sfera digitale
come le password, la risposta migliore al fatto che l’uomo non rinuncerà
mai a se stesso, ma reinventerà sempre nuovi modi per creare relazioni sociali.
Ovunque esse si trovino.








