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Chi ha detto che l’Arno lava più bianco?

07 Lug 2020

- Quando mi sono trasferito a Firenze, quasi un anno fa, ero certo che una risciacquatina al mio italiano troppo a lungo bagnato nel Tevere, prima o poi, qualcuno me l’avrebbe data.
Si sa quanto i fiorentini siano orgogliosi della loro lingua, specialmente da quando lo stesso Alessandro Manzoni ne decretò pornmobileufficialmente la purezza.
Con il passare del tempo però il mio “timore reverenziale” per tanta innata proprietà di linguaggio ha cominciato a trasformarsi in un crescente dubbio.

La prima volta è successo in un bar, mentre gustavo una schiacciatina (da noi si direbbe pizzetta).
“Com’è?” mi chiede un amico fiorentino entrato proprio in quel momento. “Buonissima” gli rispondo, pensando che la volesse anche lui. “No, volevo dire come stai?”. Proprio così! Qui per chiedere come va (la salute, il lavoro, ecc.) dicono semplicemente “com’è?”. Sintesi geniale, anche se non proprio chiarissima.

La seconda volta mi è capitato per strada sentendo un papà (che qui si chiama rigorosamente babbo) dire alla figlia di cinque anni “dammi la manino che dobbiamo attraversare”. Non è un refuso, avete letto bene; se esiste la parola mano che finisce con la “o” nel vohabolario fiorentino esiste evidentemente anche manino.

La terza volta, al mercato. Se avete finito di fare la spesa e volete il conto, basta rispondere “altro” quando vi chiedono “e poi?”. Qui “altro”, contrariamente ad altre parti d’Italia linguisticamente meno evolute, vuol dire “nient’altro”, “basta così”.

Un’altra stravagante espressione è “in collo”. A Roma ad esempio, prendere un bambino in collo, vuol dire metterlo sulle spalle, cioè con le gambe intorno al collo appunto. A Firenze no; ‘prendere in collo’ vuol dire semplicemente ‘prendere in braccio’…
Infine, i congiuntivi. Piaga nazionale, ma non per i fiorentini. Mentre nel resto d’Italia sono praticamente scomparsi, qui li usano sempre. Ma proprio sempre! Anche per dire, ad esempio, “Ho saputo che i tuoi amici vengano domani”.

Commenti (4)
Stefania Macrì Vivo a Firenze da 5 anni e sono calabrese... è tutto tremendamente vero!!! Non so fino a che punto ormai si può parlare di "lingua" italiana...
15 nov 2011 alle 13:20
Guido Ferraguti Sarebbe interessante leggere qualche lettera che gli specialisti in Direct Marketing fiorentini scrivono ai loro prospect. Dopo il testo ad opera di un'agenzia romana segnalato su Linkedin da Andrea Voight non mi stupirebbe leggere strafalcioni fiorentini.
16 nov 2011 alle 11:52
Giorgio Zintu E' probabile che, dopo Manzoni, anche l'Arno ...abbia subito una progressiva contaminazione.
16 nov 2011 alle 20:15
Marco Fabbri L'Arno non laverà più bianco, ma l'ignoranza della lingua italiana che dilaga tra coloro che si occupano di pubblicità è scoraggiante: ascoltare, per credere, lo spot di una nota marca di stracchino che lo propone come "...il più buono che c'è".
Ahinoi...
17 nov 2011 alle 19:57
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