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Interpella, interpella: la risposta del Governo arriva. Ma quasi sempre è reticente.

15 Gen 2007

Interpella, interpella: la risposta del Governo arriva. Ma quasi sempre è reticente.Non passerà certo alla storia per esser stata la risposta più esauriente ad una interrogazione parlamentare, ma certamente la rapidità deve essere un pregio del sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze Massimo Tononi.Passerà invece alla storia la battuta tremenda di Luciana Littizzetto a proposito della trasmissione di Rai Tre Reporter: "Il giorno dopo la trasmissione ti aspetti sempre un gran casino, ma non succede mai niente": provare per credere.Ecco i fatti: Il deputato verde Angelo Bonelli, il giorno dopo la puntata di Report di domenica 22 ottobre 2006, chiede in una interpellanza al Presidente del Consiglio e ad alcuni dei suoi ministri di riferire al più presto come mai "le più grandi aziende pubbliche italiane come l'Enel, le Poste Italiane, l'Anas, le Ferrovie dello Stato e l'Alitalia, vantino nei loro consigli d'amministrazione un numero di manager assai elevato e come mai, come ha sottolineato nel corso della trasmissione l'ex ministro Treu, sono oltre 800 le ex municipalizzate, più o meno trasformate, alle quali corrispondono un numero di amministratori sorprendentemente alto, in particolare considerando anche le società controllate. Si tratta di poltrone spesso riservate, secondo Treu, a: «politici da sistemare oppure comunque persone amiche..., spesso non competenti»".Bonelli, che è capogruppo di un partito di maggioranza, sottolinea nel suo documento ispettivo che "i costi, anche finanziari, di questi consigli di amministrazione sono elevatissimi; il consiglio di Ferrovie costa circa 2 milioni di euro l'anno, quest'anno un po' di più, perché l'amministratore delegato, Elio Catania, è stato costretto a dimettersi e, come prevede il contratto, ha incassato un consistente «risarcimento». A quanto ammonti il risarcimento -chiosa Bonelli- i redattori lo hanno chiesto all'azionista di riferimento ma il Ministero del Tesoro ha risposto che quelle informazioni non possono essere rese note per una clausola di riservatezza.Rimane il fatto, conclude il parlamentare, che vogliamo sapere "quale sia l'entità effettiva degli emolumenti erogati per indennità e buonuscita al suddetto manager, se i Ministri in indirizzo ritengano opportuno procedere alla risoluzione delle clausole contrattuali di riservatezza e quali misure intendano adottare in favore di una maggior trasparenza dei compensi dei consiglieri di grandi società di pubblico interesse, quali siano i compensi definiti per gli attuali Presidenti e Amministratori delegati di FS, RFI, Trenitalia e Italferr, quale sia l'entità effettiva degli emolumenti erogati per indennità e buonuscita ai suddetti presidenti di FS e soprattutto quali strumenti si intendano adottare per arginare il dilagare di retribuzioni vertiginose che non sembrano aver alcuna contropartita in termini di pubblica utilità."Il Governo si attiva. È necessario far capire che si vuole trasparenza, efficienza e professionalità. La risposta, firmata dal sottosegretario Tononi, uno dei vice del ministro dell'Economia Padoa Schioppa, viene depositata agli atti il 28 dicembre: quasi un record di celerità. Ma vedremo come Luciana Litizzetto in fondo aveva ragione.Dice il sottosegretario: "il Consiglio di Amministrazione delle società partecipate dal ministero dell'economia e delle finanze, è formato mediamente da 7 membri e, in occasione dei più recenti rinnovi, è stata seguita la tendenza di una riduzione del numero degli Amministratori. Tale numero risulta, comunque, più contenuto rispetto a quello rilevato da indagini ad hoc (Spencer Stuart Board Index 2005), che evidenziano che la media del panel delle 147 imprese esaminate è pari a 11 amministratori.Per quanto attiene ai compensi inerenti alla carica di Consigliere deliberati dall'Assemblea, ai sensi dell'articolo 2389, 1o comma, del codice civile, essi sono compresi tra 20.000 euro annui lordi per le società di piccole dimensioni e 45.000 euro per le società di grandi dimensioni.L'entità degli emolumenti attribuiti appare in linea con il mercato esterno (Spencer Stuart Board Index 2005: compenso medio 75.000 Euro annui lordi su un campione di 147 società, prevalentemente quotate).Con riferimento alle società partecipate citate nell'interrogazione, i compensi assembleari dei Presidenti e dei Consiglieri di amministrazione, peraltro resi pubblici, sono i seguenti: Ferrovie dello Stato (compenso deliberato dall'Assemblea del 18 maggio 2004): 75.000 euro per il Presidente e 45.000 euro per ogni altro Consigliere del Consiglio di Amministrazione; Italferr, società partecipata al 100 per cento da Ferrovie dello Stato (compenso deliberato dall'Assemblea del 15 luglio 2004): 103.300 euro per il Presidente e 15.500 euro per ogni altro Consigliere del Consiglio di Amministrazione; Rfi, società partecipata al 100 per cento da Ferrovie dello Stato (compenso deliberato dall'Assemblea del 13 maggio 2002): 129.100 euro per il Presidente e 36.000 euro per ogni altro Consigliere del Consilio di Amministrazione; Trenitalia, società partecipata al 100 per cento da Ferrovie dello Stato (compenso deliberato dall'Assemblea del 7 agosto 2003 e del settembre 2006): 129.100 euro per il Presidente e 36.000 euro per ogni altro Consigliere".Ma qui viene il bello, e la trasparenza va a far benedire e scatta la vecchia e tradizionale reticenza italiana, borbonica.Ci dice il governo (che quegli stipendi paga, visto che parliamo di società che sono in grave disavanzo): "per quanto riguarda gli amministratori investiti di particolari cariche Amministratori Delegati, Presidenti con deleghe operative), la remunerazione è stabilita, ai sensi dell'articolo 2389, comma 3, del codice civile, dal Consiglio di Amministrazione, sentito il Collegio sindacale.Tuttavia, ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali) tali dati sono personali, in quanto relativi a persona fisica identificata o identificabile. Pertanto, il trattamento di tali dati può avvenire solo previa informativa all'interessato e con il suo consenso, salvo i casi in cui il trattamento avvenga per adempiere ad un obbligo previsto dalla legge, da un regolamento o dalla normativa comunitaria." La gente, i cittadini possono sapere cosa guadagnano i gregari, ma non quanto si porta a casa il capo, colui che viene pagato di più proprio perché ha maggiori responsabilità nei confronti dello Stato, dei contribuenti, dei cittadini e dei dipendenti. Da non credere. Una cosa impensabile negli Usa e nella gran parte dei paesi europei.Ma c'è un però, un quasi, un forse, insomma uno spiraglio nella reticente risposta del sottosegretario quando precisa "che l'articolo 12 della legge n. 441/1982 impone ai Presidenti, Vicepresidenti, Amministratori Delegati e Direttori Generali delle società, al cui capitale concorre lo Stato per un importo superiore al venti per cento, di trasmettere annualmente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per il Coordinamento Amministrativo - una dichiarazione contenente alcuni dati sulla propria situazione patrimoniale, nonché l'ultima dichiarazione relativa all'imposta sui redditi delle persone fisiche."Ma essendoci, anche qui, la legge sulla privacy, queste informazioni vengono conservate scrupolosamente in cassaforte.Qualcosa potrà cambiare, anche perché, conclude il vice di Padoa Schioppa: "il disegno di legge finanziaria 2007, attualmente in corso di approvazione presso il Senato della Repubblica; contiene una precisa disposizione intesa a incidere sui compensi dei vertici delle società pubbliche."E noi continueremo a controllare se le cose cambiano.Buon anno a tutti.

Di Antonio Riva
Amministratore Delegato di Ferpress srl
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