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Le "Interrogazioni Parlamentari"

02 Ott 2006

Le Nel lessico parlamentare si chiamano atti di sindacato ispettivo, nella pratica di tutti i giorni per gli addetti ai lavori il loro nome è interrogazioni parlamentari. Vengono pubblicate tutti i giorni in cui si riuniscono le assemblee di Montecitorio e Palazzo Madama in un fascicolo allegato al verbale di seduta.Il fascicolo, come sanno i cultori della materia, si chiama Allegato B, che oggi si può guardare anche sui siti internet di Camera e Senato.Tra le sue pagine ci si tuffano, alla ricerca di notizie, giornalisti parlamentari e curiosi, spioni e trafficoni, ma anche lobbysti molto professionali e addetti alle Relazioni istituzionali di grandi aziende, enti ed organizzazioni sociali.Le interrogazioni parlamentari vengono rivolte al presidente del Consiglio, ad un ministro o a diversi ministri. Possono avere risposta orale o scritta, in Aula o in Commissione. Per le cose che scrive, il parlamentare non può essere mai in nessun caso querelato e proprio per questo le persone serie sanno che le interrogazioni parlamentari vanno sempre lette con attenzione, talvolta con circospezione.Spesso i giornali le usano e poiché le affermazioni di un parlamentare non sono "sindacabili" penalmente, il giornalista si sente particolarmente protetto dal rischio di querele.Alcune interrogazioni hanno un percorso inverso e traggono origine da articoli di stampa e talvolta il testo viene addirittura preparato da un giornalista che, non potendo avere prove certe per evitare un'accusa di diffamazione, fa parlare un deputato o un senatore.Quando l'interrogazione viene annunciata in sala stampa il giornalista che l'ha passata ha già pronto il pezzo che più o meno dirà così: "le accuse vengono mosse dal deputato "tal dei tali" che ha presentato un'interrogazione parlamentare, ecc ecc".Un tempo gli atti parlamentari si ritiravano in polverose caselle postali a Piazza Sant'Eustachio (per il Senato) ed a Via Uffici del Vicario (per la Camera). Ometti con vestiti grigi un po' logori, topi di biblioteca poco rampanti ma molto attenti alle sfumature ed a leggere tra le righe per capire chi voleva colpire o contrastare qualcuno. Le interrogazioni parlamentari erano comunque una inesauribile fonte di informazioni per capire dove "tirava il vento". Poi tutto è cambiato. È arrivata Internet e, lentamente, gli atti parlamentari hanno cominciato a circolare nella Grande rete. È la democrazia digitale che avanza e gli addetti ai lavori hanno dovuto farsene una ragione.I fascicoli tradizionali, quelli stampati nelle efficientissime tipografie di Camera e Senato, ci sono ancora, ma hanno perso parte del loro fascino. E' stato chiuso il vecchio casellario davanti alla gelateria di Giolitti e ne è stato realizzato uno nuovo, pieno di luci all'imbocco di Piazza San Silvestro. A Palazzo Madama, addirittura, con la scusa della sicurezza si è pensato di abolire il casellario postale aperto al pubblico e il pacco degli atti viene spedito ogni giorno agli abbonati con la posta normale.Peccato, si è rotta una consuetudine che pochi conoscono: per anni ed anni i fattorini di tutti i ministeri, delle grandi amministrazioni dello Stato, delle forze armate si sono dati appuntamento a Piazza Sant'Eustachio alle 9 e mezza di ogni mattina (al momento dell'apertura del casellario postale del Senato), per scambiarsi la corrispondenza e bere un caffè. Un modo razionale di interpretare il lavoro e per non intasare inutilmente le stradine del centro di Roma.

Di Antonio Riva
Amministratore Delegato di Ferpress srl
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