INFORMAZIONIDavide ZappaDavide Zappa |
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(Adnkronos) - "Siete con noi o con l'Iran?". E' la domanda perentoria che Donald Trump ha posto ad un leader dei curdi, candidati a svolgere un ruolo cruciale nella guerra avviata dall'attacco di Stati Uniti e Israele. I raid iniziati il 28 febbraio costituiscono il primo step dell'operazione. Per raggiungere tutti gli obiettivi, compreso eventualmente un reale 'regime change' a Teheran, l'azione dal cielo deve essere seguita dall'invasione di terra. E per il presidente degli Stati Uniti, che al momento non prevede l'invio di truppe americane, i curdi diventano un'opzione in cima alla lista. Pubblicamente, in una delle tante interviste delle ultime ore, Trump si dice "completamente favorevole" all'eventuale offensiva delle forze curde. "Penso che sia meraviglioso che vogliano farlo", aggiunge lasciando intendere che l'iniziativa sarebbe una scelta delle milizie. In realtà, non è proprio così. L'Amministrazione ha iniziato a 'contattare' l'opposizione interna a Teheran nel tentativo di trovare possibili alleati per fomentare una rivolta contro il regime, scrive il Washington Post che riferisce di contatti tra Trump e leader della minoranza curda in Iran e Iraq con l'offerta di "grande copertura aerea americana". Sul tavolo, anche la garanzia di ulteriore supporto per i curdi iraniani che si oppongono al regime in modo che possano prendere il controllo di aree dell'Iran occidentale. Secondo un esponente dell'Unione patriottica del Kurdistan citata dal Post, "la richiesta americana ai curdi iracheni è di aprire la strada e non ostacolare" i curdi iraniani che si mobilitano in Iraq, "fornendo supporto logistico". Gli Stati Uniti sarebbero pronti ad assicurare supporto aereo se i combattenti curdi superassero il confine dall'Iraq settentrionale. Il quadro è ancora estremamente fluido. Il New York Times cita funzionari iracheni ed esponenti di gruppi di curdi iraniani e riferisce di forze curde iraniane, filo-americane, con base in Iraq, che preparano unità armate: le formazioni potrebbero entrare in Iran. Sullo sfondo rimane il ruolo della Cia, che avrebbe già fornito armi leggere alle forze curde iraniane nell'ambito di un programma per destabilizzare l'Iran. Quando tutto sia iniziato non è chiaro, ma - concordano i media americani - ben prima di sabato scorso quando Usa e Israele hanno annunciato l'avvio di operazioni contro l'Iran e con l'obiettivo - secondo le fonti del Nyt - di destabilizzare il governo di Teheran, 'distrarre' i leader o potenzialmente creare una crisi a livello di sicurezza. Uno snodo cruciale risale al primo marzo. Secondo la ricostruzione del Washington Post, domenica scorsa "Trump è stato chiaro nel colloquio" con il leader dell'Unione patriottica del Kurdistan, Bafel Talabani. "Ci ha detto che i curdi devono scegliere da che parte stare in questa battaglia, con l'America e Israele o con l'Iran", ha aggiunto. Un colloquio confermato da un esponente del Partito democratico del Kurdistan, il cui leader Masoud Barzani è stato allo stesso modo contattato da Trump. "Non si tratta di chi ha più milizie armate attive" pronte a entrare in Iran, "ma di chi ha più sostegno dall'interno". Trump, hanno detto anche al Nyt due leader dei curdi iraniani e due ufficiali iracheni, ha parlato nei giorni scorsi con Barzani e Talabani e gli ha chiesto di consentire ai combattenti curdi iraniani con base in Iraq di spostarsi in Iran. La Casa Bianca, ufficialmente, non conferma nulla e smonta le ipotesi relative al coinvolgimento dei curdi nel conflitto. Trump "ha parlato con i leader curdi riguardo la base che abbiamo nel nord dell'Iraq", ma "è falsa" ogni "notizia che suggerisca che il presidente abbia concordato qualsiasi piano di questo genere", le parole della portavoce Karoline Leavitt. Il punto, sintetizza per il Post Victoria Taylor, a capo del programma Medio Oriente dell'Atlantic Council, è che "i combattenti curdi iraniani sono un numero limitato e difficilmente avrebbero ampio sostegno in zone non curde" dell'Iran. "Sembra la ricetta per il caos etnico", dice. Il mosaico da comporre è a dir poco complesso. I curdi iracheni potrebbero interrogarsi sulla "forza del sostegno Usa" ed essere riluttanti ad assicurare supporto a un'offensiva che rischierebbe di innescare una rappresaglia iraniana. Inoltre, rileva il Washington Post, una decisione di armare i gruppi curdi iraniani potrebbe 'non piacere' alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan. Poi c'è la Siria. E i curdi iracheni sono in una posizione più che difficile. "Se dovesse fallire un'offensiva di terra (dei curdi iraniani), non sappiamo quale potrebbe essere la reazione" dell'Iran contro il Kurdistan iracheno, ha detto un esponente dell'Unione patriottica del Kurdistan. E, al contempo, "non possiamo semplicemente respingere una richiesta di Trump". Teheran sa che la minaccia periferica può diventare pericolosissima e ha messo in guardia i "gruppi separatisti" affinché non si uniscano all'allargamento del conflitto. L'Iran ha effettuato raid contro gruppi curdi con base in Iraq. Il governo centrale iracheno, legato a Teheran, ha ordinato ai funzionari del Kurdistan iracheno di non consentire ai militanti curdi iraniani di superare il confine, hanno confermato al Nyt due funzionari iracheni di alto grado. I segnali non mancano. Negli ultimi mesi si sono "intensificate" operazioni nelle zone nordoccidentali dell'Iran, dove le comunità curde sono più numerose. A gennaio ci sono state notizie di scontri tra i Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani, e gruppi di peshmerga entrati in Iran dalla Turchia e dall'Iraq. Una serie di recenti attacchi con droni contro unità dei Pasdaran e postazioni lungo il confine avrebbero i 'tratti distintivi' dell'intelligence israeliana. Gli attacchi con droni e altri raid aerei lungo il confine tra Iran e Iraq, secondo un ex ufficiale Usa, sembrano indicare l'inizio di un lavoro per aprire "punti di accesso" che eventualmente consentirebbero a combattenti curdi con armi leggere di entrare in Iran. "Se si ha potenza aerea a sufficienza, e ben coordinata, (i curdi) dovrebbero solo camminare tra le macerie e qualsiasi contrattacco del regime verrebbe sventato ben prima che sia necessario sparare", ha detto la fonte. L'obiettivo non sarebbe "marciare su Teheran", ma 'distrarre' i militari iraniani. E preparare la spallata.
(Adnkronos) - Dal 13 al 15 marzo l’area vacanze Valle Aurina ospita la 16ma edizione del Festival del Formaggio di Campo Tures, appuntamento che negli anni è diventato punto di riferimento per appassionati, addetti ai lavori e operatori del settore. Al centro della manifestazione il Graukäse della Valle Aurina, simbolo della tradizione casearia locale e protagonista di una nuova stagione di consapevolezza culturale e gastronomica. Il Festival è un evento plurale: incontro tra produttori, appassionati e professionisti. Per tre giorni il paese diventa un paradiso del formaggio, con degustazioni e acquisti da tutto l’arco alpino e da altre regioni europee. Accanto alle realtà locali partecipano caseifici italiani e internazionali, confermando il ruolo pionieristico della manifestazione. Il percorso di valorizzazione del Graukäse è oggi riconosciuto anche istituzionalmente: al Comune di Campo Tures è stata conferita la targa 'Città del Formaggio' da Onaf (Organizzazione nazionale assaggiatori di formaggi) per il ruolo centrale nella promozione e tutela della tradizione casearia della Valle Aurina. Il Graukäse è inoltre Presidio Slow Food dal 2004, a ulteriore conferma del suo valore storico, culturale e gastronomico. Un cammino culminato nel Gist Food Travel Award 2024 come miglior evento enogastronomico italiano, assegnato dal Gruppo Italiano Stampa Turistica. "Il valore culturale del Graukäse è cresciuto insieme alla consapevolezza dei produttori: la degustazione comparativa delle giornate autunnali è ormai un momento molto sentito. Non è più un formaggio consegnato in silenzio, ma offerto con orgoglio, perché rappresenta qualcosa di prezioso. Il Graukäse è un prodotto gastronomico di recupero: dal latte si usa la parte grassa per il formaggio duro e quella scremata per questo formaggio. Significa utilizzare la materia prima al cento per cento", afferma Martin Pircher, anima e coordinatore del Festival del Formaggio e figura di riferimento per la valorizzazione del Graukäse in Valle Aurina. Un modello che sostiene la vita nei masi più isolati della valle: "I produttori lavorano nei masi più lontani e creano lavoro dove altrimenti non ce ne sarebbe. Tenere viva questa produzione significa mantenere viva la montagna. Nel 2005 si vendeva a meno del costo del latte, circa 3,90 euro al chilo. Oggi il prezzo dignitoso permette anche ai giovani di vedere un futuro in questo mestiere", conclude Pircher. Durante l’intero week-end il Festival del Formaggio propone un programma articolato di degustazioni e approfondimenti con i 'Laboratori del Gusto', appuntamenti di circa 45 minuti, tradotti simultaneamente in italiano, guidati da relatori specializzati provenienti da tutta Europa. La kermesse vedrà la partecipazione di numerosi protagonisti italiani e internazionali, tra cui Tina Marcelli, Food Ambassador di Valle Aurina, accanto a chef e produttori provenienti anche da oltreconfine. Accanto agli incontri tecnici, spazio alla cucina dal vivo con la presenza di chef stellati e cuochi rinomati che si esibiranno in una cucina aperta al pubblico, mostrando tecniche, interpretazioni e nuove letture del formaggio. Presenza internazionale per l’edizione 2026 con Osteperler, accademia del formaggio norvegese. L’intero territorio partecipa alla manifestazione con le giornate delle specialità nei ristoranti aderenti, dove i menù vengono ampliati con piatti a base di formaggio. Come da tradizione, ampio spazio anche alle famiglie: il programma dedicato ai più piccoli prevede laboratori creativi e attività didattiche per scoprire storia e produzione del formaggio in modo coinvolgente. I bambini potranno partecipare alla preparazione di burro, mozzarella e dolci al cucchiaio, alternando momenti educativi ad attività ludiche nell’area a loro dedicata. Venerdì pomeriggio si inizia con un tiramisù all’arancia con mascarpone, sabato la giornata entra nel vivo: dalla lavorazione della mozzarella, alla scoperta del burro fresco appena sbattuto, fino ai laboratori dolciari guidati dal pasticciere Werner Oberhuber tra cioccolata calda, Topfenknödel, panna cotta e una scenografia di cioccolato con degustazione di formaggio ricoperto. Domenica il percorso continua con la centrifuga del latte per ottenere burro fragrante, attività creative nell’angolo dei bambini, mousse al cioccolato e ricotta con frutta preparata insieme, chiudendo la manifestazione con un’esperienza partecipata e conviviale.
(Adnkronos) - È partita questa mattina Key - The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, che da oggi a venerdì 6 marzo porterà alla Fiera di Rimini, su 125mila metri quadrati lordi di superficie in 24 padiglioni, oltre 1.000 brand espositori, di cui circa il 30% dall’estero. Attesi più di 500 hosted buyer e delegazioni da 50 Paesi, coinvolti grazie al supporto dell’Agenzia Ice e del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci). Key 2026 è stata inaugurata oggi con un Opening Ceremony alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Sono intervenuti Maurizio Renzo Ermeti, presidente di Ieg, Anna Montini, assessora alla Transizione Ecologica del Comune di Rimini, Maurizio Forte, direttore centrale per i Settori dell’Export dell’Agenzia Ice, Vinicio Mosé Vigilante, amministratore delegato Gse, e Irene Priolo, assessora all'Ambiente, Programmazione territoriale, Mobilità e Trasporti, Infrastrutture Regione Emilia-Romagna. “L’Italia - spiega il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin - crede nelle rinnovabili e nella neutralità tecnologica, come parte di una strategia di sviluppo sostenibile concreta e non ideologica. Gli accadimenti internazionali confermano l’importanza di investire sulla sicurezza energetica, liberando allo stesso tempo le grandi potenzialità delle rinnovabili: una visione che ha preso forma anche attraverso il recente decreto Energia. Non possiamo escludere nessun vettore dal nostro mix energetico: ciò significa anche puntare, come abbiamo scelto di fare attraverso il disegno di legge delega portato in Parlamento, su un nuovo nucleare pulito e sostenibile. Il mondo delle imprese presente a Key è già interprete di una visione avanzata di ambiente, che sceglie innovazione e qualità”. La giornata inaugurale di Key - The Energy Transition Expo è stata l’occasione per presentare alla community internazionale dell’energia Ssec – Storage & Solar Expo Conference, il nuovo evento B2B interamente dedicato al solare e ai sistemi di accumulo energetico organizzato da Ieg - Italian Exhibition Group. In programma il 22 e 23 settembre 2026 alla Fiera di Vicenza, Ssec nasce come appuntamento verticale e altamente specializzato, complementare a Key, con l’obiettivo di offrire al mercato un format compatto, orientato al business diretto e al networking qualificato tra produttori, distributori, Epc contractor, progettisti, investitori e grandi utilizzatori di energia.