INFORMAZIONIDiaframma Advertising srl Comunicazione e Marketing, Turismo Ruolo: Presidente e Amministratore Delegato Area: Top Management Daniele Abolaffio |
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(Adnkronos) - Le prime Zone economiche speciali italiane hanno sostenuto soprattutto gli investimenti delle imprese, ma con risultati molto diversi da territorio a territorio. E' quanto emerge da una prima valutazione complessiva realizzata dal Gruppo di ricerca Grins del Laboratorio di economia applicata (Lea) dell’Università di Bari Aldo Moro, che analizza gli effetti delle Zes nelle aree del Mezzogiorno nel periodo 2016-2022. Le Zes sono uno strumento di politica industriale pensato per attrarre investimenti e attività produttive in territori definiti, attraverso agevolazioni fiscali, semplificazioni amministrative e, in alcuni casi, vantaggi doganali. In Italia sono state introdotte nel 2017 in otto aree del Mezzogiorno: Abruzzo, Campania, Calabria, Sardegna, Sicilia Orientale, Sicilia Occidentale, Zes Ionica e Zes Adriatica. Dal 1° gennaio 2024, questo assetto è stato sostituito dalla Zes unica per il Mezzogiorno, che ha accorpato le precedenti esperienze in un unico quadro amministrativo. Tra i principali benefici previsti dalle Zes figuravano il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, la riduzione del 50% dell’imposta sul reddito delle società, procedure burocratiche semplificate e, in alcuni casi, vantaggi doganali. Il credito d’imposta ha rappresentato il cuore della misura, perché mirava direttamente a sostenere la capacità di investimento delle imprese. Per accedere ai benefici, le imprese dovevano essere localizzate nelle aree Zes e mantenere l’attività sul territorio per almeno sette anni dopo l’investimento. L’analisi utilizza dati di bilancio delle imprese manifatturiere del Mezzogiorno e metodologie controfattuali che consentono di confrontare le imprese localizzate nelle aree Zes con imprese simili non beneficiarie. Il risultato più robusto riguarda gli investimenti: in media, le imprese localizzate nelle aree Zes hanno aumentato le immobilizzazioni di circa 244 mila euro in più rispetto alle imprese non Zes. L’effetto cresce nel tempo: già nell’anno di introduzione della politica si osserva un aumento degli investimenti e, dopo due anni, il differenziale supera i 360 mila euro. Gli effetti sull’occupazione risultano invece più deboli e ritardati. Nel complesso non emerge un impatto immediato statisticamente significativo, anche se dopo due anni si osserva un lieve aumento del numero di addetti, attorno al 3%, concentrato in alcune aree. Anche la redditività mostra un effetto positivo ma più contenuto e graduale: in media il reddito netto cresce di circa 42 mila euro, con risultati più evidenti solo in alcuni territori e soprattutto nel medio periodo. Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda l’eterogeneità territoriale. Le Zes non hanno prodotto effetti uniformi: segnali positivi emergono in cinque delle otto aree analizzate - Zes Ionica, Zes Adriatica, Abruzzo, Sicilia Orientale e Sicilia Occidentale - mentre in altre realtà, come Calabria, Campania e Sardegna, gli effetti risultano nulli o, per alcune variabili, negativi. Nei casi meno efficaci pesano ritardi di avvio, specificità territoriali e, in alcuni contesti, una dinamica locale già elevata che riduce il margine di miglioramento e può aumentare il rischio di distorsioni allocative. Il messaggio che emerge è chiaro: l’efficacia di una politica territoriale non dipende solo dall’incentivo in sé, ma anche dal contesto in cui viene applicata. Struttura produttiva, accessibilità, dotazione infrastrutturale, capacità amministrativa e caratteristiche del tessuto imprenditoriale locale contano almeno quanto il beneficio fiscale. La ricerca considera anche la possibilità che i benefici si estendano oltre le sole imprese direttamente localizzate nelle aree Zes, osservando le imprese presenti negli stessi comuni. I risultati suggeriscono la presenza di possibili effetti spillover positivi su investimenti e occupazione anche a livello comunale, mostrando come le politiche territoriali possano produrre effetti che non si fermano ai confini amministrativi della misura. Alla luce della Zes unica, il punto non è stabilire semplicemente se le precedenti Zes abbiano funzionato oppure no. La questione decisiva è capire dove, quanto e attraverso quali canali abbiano funzionato. Proprio questa capacità di misurare con precisione l’impatto - su investimenti, redditività e occupazione, nelle aree beneficiarie e nei territori limitrofi - offre oggi indicazioni utili per monitorare e migliorare la nuova fase della politica. Angela Bergantino professoressa di economia applicata all’Università di Bari: “Le Zes hanno prodotto effetti differenziati tra aree. Non basta l’incentivo: contano soprattutto il contesto locale, la struttura produttiva, i tempi di attuazione e il livello di sviluppo. Per questo diventa essenziale monitorarne l’impatto a livello micro, con dati d’impresa.” Oggi più che mai il valore è entrare nel merito con analisi micro per comprendere e individuare criticità e valorizzare buone pratiche, permettendo di trasferire esperienze e conoscenze premianti a quelle aree che meno sono riuscite a sfruttare gli incentivi.
(Adnkronos) - Dal legno al tessile, dagli arredi alle superfici, prende il via l’appuntamento con la Milano Design Week, l’evento più importante del design mondiale e che chiama a raccolta ogni anno il meglio del panorama italiano e internazionale. Un momento di aggregazione e confronto che assume un significato ancora più rilevante se si considera il complicato contesto socio-politico. Ma perché le aziende non rinunciano a questa vetrina e vengono da ogni parte del pianeta per esserne protagonisti? Ecco le testimonianze di alcuni dei protagonisti della kermesse milanese. "Con la Design Week focalizzata sui materiali - conferma Giampiero Mariottini, Marketing Manager dello storico brand di pavimentazioni lignee Listone Giordano - rimettere al centro il legno per noi significa celebrare una materia ancestrale e vitale. Al punto da spingere progettisti e designer a mettersi alla prova con il nostro rovere delle foreste francesi, creando strutture effimere nate per essere costruite e de-costruite. Un invito alla riflessione sulla circolarità: il legno come elemento che si trasforma, custode di memoria e promessa di futuro, capace di evolvere senza mai perdere il proprio valore intrinseco". "In occasione della Milano Design Week 2026, con la curatela di Seed Festival, vi invitiamo a partecipare - prosegue - a un’esperienza interattiva dedicata al valore etico e sociale del costruire. Grazie alla collaborazione con l’artista Raffaele Salvoldi, Build un-Build trasformerà la Listone Giordano Arena in uno spazio di ricerca e sperimentazione. Progettisti, architetti, studenti e appassionati saranno invitati a scomporre, ricomporre, giocare e riflettere sull’importanza del costruire secondo una visione sostenibile; 200 elementi costruttivi in Rovere di Fontaines saranno a disposizione di ogni partecipante per offrire la possibilità di immaginare un nuovo modo di fare architettura. Tra gesto, materia e dialogo – conclude - l’esperienza indaga il rapporto tra progetto, natura e processo creativo, trasformando il costruire in un atto condiviso, consapevole e aperto alla sperimentazione continua”. Il tema della materia emerge come vera e propria chiave di lettura trasversale dell’intera manifestazione. “Oggi la materia sta tornando al centro del progetto, come abbiamo sempre creduto, non più come scelta finale ma come punto di partenza”, afferma Fabio Pecora, Ceo e founder di Materia 2.0, spazio di ricerca e materioteca più completa d’Italia. “È qui - rimarca - che si definiscono identità, atmosfere e qualità dello spazio, non solo nella forma. Per molto tempo è stata considerata un elemento tecnico, quasi neutro, di supporto. Oggi invece diventa un linguaggio: attraverso superfici, texture e accostamenti si costruiscono narrazioni progettuali sempre più complesse e consapevoli. Osserviamo un cambiamento culturale: cresce l’attenzione verso l’origine dei materiali, i processi produttivi e il loro ciclo di vita. Naturale, artificiale, artigianale e industriale non sono più categorie contrapposte, ma parti di un dialogo continuo che arricchisce il progetto". "In questo contesto, Materia 2.0 lavora per promuovere una vera e propria cultura della materia, intesa come ambito di ricerca, confronto e diffusione della conoscenza, mettendo in connessione progettisti, aziende e filiere produttive. Da questa visione nasce la materioteca di via Marco Polo a Milano, concepita come una vera e propria enciclopedia. Il ruolo del progettista evolve insieme: diventa centrale la capacità di interpretare e mettere in relazione i materiali, trasformandoli in un’esperienza concreta, tangibile. Il valore della materia oggi sta proprio qui: nella sua capacità di generare significato, oltre che funzione, di essere al tempo stesso origine, contenuto e linguaggio del progetto”, aggiunge. Ma il ritorno alla materia non è solo linguaggio progettuale: è anche una presa di posizione sul tema della durata. “Per Mobitec, la Milano Design Week rappresenta un passo importante, ma anche consapevole”, assicura afferma Nils Hensen, Head of Marketing Mobitec, marchio belga di arredamento specializzato in sedute e tavoli contemporanei. “In un contesto in cui il design - continua - è spesso guidato dalla novità, crediamo che vi sia un valore crescente nel creare oggetti fatti per durare, sia nei materiali che nel modo in cui le persone li vivono nel tempo. Ecco perché il tema del ‘materiale’ ci sta particolarmente a cuore. I materiali non riguardano solo l’estetica o l’innovazione, ma anche la responsabilità. Essi determinano la durata, il comfort e l’impatto ambientale di un prodotto". "Per noi, lavorare con i materiali - spiega - significa fare scelte che resistano alla prova del tempo, piuttosto che seguire tendenze di breve durata. Milano svolge un ruolo unico in questo contesto. Rimane il luogo in cui la cultura del design viene definita e allo stesso tempo messa in discussione. Essere presenti qui ci permette di condividere la nostra prospettiva: un approccio più equilibrato tra creatività e longevità, tra espressione e scopo. Con il nostro debutto a Brera, vogliamo contribuire con un intento chiaro: presentare un design che non sia solo visto, ma con cui si viva”. “La partecipazione alla Milano Design Week rappresenta per Optimum Surfaces, leader nelle settore delle grande lastre in grès porcellanato, un momento altamente strategico, non solo per presentare la capsule The Crystals, ma per affermare una visione evoluta della superficie come elemento centrale del progetto. In un’edizione dedicata alla 'materia', il brand ribadisce infatti un approccio che da sempre guida il proprio sviluppo: trasformare il grès porcellanato in una superficie capace di interagire con luce, spazio e architettura. Il formato 1840×3300 mm di Optimum Surfaces, il più grande disponibile a livello internazionale, è il fulcro di questo posizionamento: non un semplice prodotto, ma una piattaforma progettuale che consente continuità materica, riduzione delle fughe e massima libertà compositiva. L’ampiezza delle lastre Optimum riduce gli scarti e rende più razionale l’utilizzo del materiale, offrendo al settore soluzioni progettuali uniche. Questo approccio combina sostenibilità, prestazioni produttive e libertà creativa, rispondendo con concretezza alle esigenze di architetti, interior designer e industria del mobile", dichiara Davide Mularoni, presidente Gruppo Del Conca. "La partecipazione al Salone del Mobile di Milano, incluso il contesto di EuroCucina, permette a Optimum Surfaces - sottolinea - di presentare queste superfici in ambienti reali e progettuali, evidenziando come tecnologia, estetica e performance possano convivere in ogni contesto, dalla cucina agli spazi living più ampi. All’interno del Gruppo Del Conca, Optimum Surfaces si distingue come realtà ad alto contenuto tecnologico e di ricerca, capace di coniugare innovazione produttiva e valore estetico. In questo contesto, l’Italia si conferma mercato chiave per cultura progettuale e know-how industriale, mentre Milano si impone come capitale indiscussa del design, un hub internazionale dove intercettare tendenze, costruire relazioni e rafforzare il posizionamento del brand su scala globale”. Punta invece tra l’incontro tra sostenibilità, design e sentimenti, la design week di Arredo3, conosciuto produttore di arredi per la cucina che da oltre 40 anni promuove un design inclusivo. “Per noi sostenibilità e design - affermano rispettivamente Ivano Fistani (presidente e ad) e Aldo Pizzolato (ad) - sono temi importanti e complessi. Possiamo dire che noi cerchiamo di privilegiare materiali sempre riciclabili, come il vetro e l’alluminio, o che nascono da ragionamenti attenti a non sfruttare all’eccesso la natura. Il Pet riciclato è un esempio, ma lo sono anche le lastre ceramiche che usiamo, provenienti da un’elaborazione tecnologica di materie naturali come argilla o rocce granitiche. Una di queste è proprio abbinata al Pet riciclato Bali come top in Fior di viola 4D Sapienstone. È una nuova tecnologia che permette di simulare alla perfezione anche la vena passante perché la riproduzione dell’effetto marmo interessa l’intera massa e non solo la superficie. Un plus in termini di estetica pregiata e anche di attenzione alla natura, a nostro modo di vedere". Una concezione che ritorna anche nel leit motif dell’evento milanese: 'È A-More. Arredo3 is more': è il titolo dell’installazione - conferma l’azienda - preparata per il Fuorisalone. Il progetto racconta l'innamoramento come forza capace di attrarre e coinvolgere le persone, un'idea espressa anche nel nostro nuovo spot 'innamorati in cucina'. Al centro ci sono materiali autentici, un'esperienza di cucina che coinvolge tutti i sensi e un forte legame con il territorio. Gli stessi principi guidano anche il rinnovamento del nostro store di via Solferino, che invitiamo a visitare durante il Fuorisalone". Quando si parla di materiali, il tessile riveste un ruolo fondamentale con due visioni. Per Il brand Stepevi, realtà turca specializzata in tappeti di lusso, “la Milano Design Week rappresenta un momento importante, è un’occasione in cui creatività, artigianalità e legami umani che si fondono in un modo che per noi riveste un significato particolare", racconta Ayşegül Yürekli Şengör, co-founder di Stepevi. "Quest’anno, con 'A Softer World', realizzato in collaborazione con la designer Alfhild Külper, abbiamo voluto esplorare la dimensione emotiva dei materiali, trasformando i nostri scarti di filato - osserva - in un’installazione collettiva che si evolve grazie alla partecipazione. Crediamo che i materiali siano portatori di memoria, cura e intenzione, e che il design abbia il potere di creare un legame più profondo tra le persone, gli spazi e i materiali che li plasmano. Per noi, partecipare alla Milano Design Week non significa solo celebrare il design, ma anche contribuire a un più ampio scambio culturale e creare esperienze che connettano le persone più profondamente al mondo che le circonda". Tornando in Italia, Somma1867, che da oltre 150 anni rappresenta l’eccellenza tessile Made in Italy, conferma anche per quest’anno la presenza al Salone del Mobile. “Siamo lieti di presentare le ultime collezioni per progetti residenziali e di ospitalità di lusso. Insieme alle collezioni continuative dei nostri rasi e al mondo della lana pregiata delle coperte e plaid rivisitate con nuove lavorazioni jacquard e colori di tendenza, proponiamo la capsule collection sviluppata in collaborazione con Laboratorio Avallone, ispirata all’opera Chrysalis dell’artista Gennaro Avallone. La capsule collection traduce il concetto di trasformazione dell'opera d'arte in raffinati tessuti per la camera da letto e l’arredo, espressi attraverso jacquard scultorei, trame artigianali e una sofisticata palette di tonalità naturali”, dice Massimo Moltrasio, direttore dell’ufficio stile e prodotto e titolare insieme ai fratelli Michele e Francesca. Somma 1867, con sede nel distretto di Como e radicata in uno dei distretti manifatturieri più prestigiosi d'Europa, combina tradizione artigianale, ricerca e innovazione di tessuti di lana e cotone e design contemporaneo. Il forte legame con il Lago di Como, sinonimo mondiale di eleganza e stile di vita raffinato, contraddistingue l'identità del marchio che ne riflette la ricerca di bellezza, di autenticità e di cura dei dettagli. “Dal Lago di Como al mondo, Somma1867 presenta una visione contemporanea del lusso radicata nella tradizione, nel territorio e nell'inconfondibile stile italiano. Per celebrare i valori del marchio abbiamo deciso di allestire il nostro stand come un museo. Trame è il nome del concept, un racconto visivo che mostra i valori dell’heritage di Somma1867, il suo stile inconfondibile e il ritorno a ritmi lenti", fa notare Massimo Moltrasio. Punta invece sulla forza del team e sull’essenza dell’Essere Progetto Zenucchi Design Code, che costruisce la propria installazione sotto la direzione artistica dell’architetto Massimo Castagna insieme a una rete di aziende partner che condividono la stessa visione del design contemporaneo. “Il progetto è un campo di tensione, non un atto lineare, ma uno spazio dinamico - commenta Castagna - in cui forze diverse si incontrano, si oppongono e si trasformano. È il luogo in cui il sapere tecnico dialoga con l’intuizione e in cui la materia smette di essere un semplice supporto per diventare un interlocutore attivo, capace di orientare le scelte, suggerire direzioni, imporre limiti e aprire nuove possibilità. Gli oggetti che emergono da questa tensione non sono semplici elementi funzionali, ma presenze: oggetti speciali, in cui visione e competenza si intrecciano fino a diventare inseparabili. Sono esiti di un sapere artigianale evoluto, in cui il gesto tecnico si affina fino a farsi cultura e la cultura si traduce in forma”.
(Adnkronos) - Marzo 2026 è stato il quarto mese di marzo più caldo mai registrato a livello globale, con una temperatura di 1,48 °C superiore ai livelli preindustriali, e ha registrato la seconda temperatura superficiale del mare (Sst) a livello globale più calda mai rilevata, il che riflette una probabile transizione verso condizioni di El Niño. E' quanto fa sapere il Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf). In Europa - avverte C3S - si è registrato il secondo mese di marzo più caldo mai rilevato, con condizioni più secche della media in gran parte del continente. Ciò è avvenuto dopo un febbraio più freddo della media ed eccezionalmente piovoso, con inondazioni diffuse, che ha segnato per il continente il terzo mese di febbraio più freddo degli ultimi 14 anni. Il mese di marzo è stato caratterizzato da condizioni di forte caldo e siccità anche in altre parti del mondo, come in alcune zone degli Stati Uniti e del Messico, in cui è si è assistito a un’ondata di caldo precoce senza precedenti e condizioni di siccità superiori alla media. Come è avvenuto già a febbraio, il C3S ha registrato forti contrasti nelle anomalie di temperatura, con valori sia superiori che inferiori alla media in tutto l’emisfero settentrionale. Nell’Artico, sia l’estensione massima annuale del ghiaccio marino che la media mensile di marzo hanno raggiunto i livelli più bassi mai registrati “I dati di Copernicus per il mese di marzo 2026 raccontano una storia che fa riflettere: una temperatura di 1,48 °C superiore a quella dei livelli preindustriali, l’estensione del ghiaccio marino artico più bassa mai registrata per marzo e temperature superficiali del mare che si avvicinano anch’esse ai massimi storici - osserva Carlo Buontempo, direttore del Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus presso l’Ecmwf - Ogni dato è di per sé impressionante; nel loro insieme, dipingono il quadro di un sistema climatico sottoposto a una pressione costante e in accelerazione. Dati affidabili, prodotti operativamente con miliardi di misurazioni effettuate da satelliti, navi, aerei e stazioni meteorologiche, che non sono più un lusso scientifico ma un elemento essenziale per qualsiasi seria risposta politica e di adattamento al clima”. Più nel dettaglio, secondo il set di dati Era5, marzo 2026 è stato il quarto mese di marzo più caldo a livello globale, con una temperatura media dell'aria superficiale di 13,94 °C, ovvero 0,53 °C al di sopra della media di marzo del periodo 1991-2020. Il marzo più caldo mai registrato è stato quello del 2024. La temperatura media sulla terraferma europea nel marzo 2026 è stata la seconda più calda in assoluto, con un valore di 5,88 °C, ovvero 2,27 °C al di sopra della media di marzo del periodo 1991-2020. Il marzo più caldo mai registrato è stato quello del 2025. La temperatura media superficiale del mare (Sst) per marzo 2026 nell’area compresa tra i 60°S e i 60°N è stata di 20,97 °C, il secondo valore più alto mai registrato per il mese. Il marzo più caldo mai registrato è stato quello del 2024, durante l'ultimo fenomeno di El Niño. Molti centri per il clima prevedono per la seconda metà dell'anno una transizione da condizioni neutre a condizioni di El Niño. La Sst giornaliera è aumentata costantemente per tutto il mese di marzo e si sta avvicinando ai valori record registrati nel 2024.