INFORMAZIONIAntonio De BellisAntonio De Bellis |
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(Adnkronos) - Il Senegal non vuole restituire la Coppa d'Africa. Dopo la clamorosa decisione della Caf, la Federazione africana, che ha deciso di assegnare a tavolino il trofeo al Marocco dopo che il Senegal aveva lasciato il campo per protesta durante la finale vinta 1-0 lo scorso gennaio, il ct Pape Thiaw ha affidato la coppa ai militari. Un video diventato virale sui social mostra infatti l'allenatore della nazionale senegalese arrivare in una base militare circondato da soldati in difesa, che si contendono il trofeo, certificando quindi la ferma intenzione, confermata anche dal governo, di non consegnare la Coppa d'Africa al Marocco. Alla base della decisione della Federazione africana c'è, come detto, quanto successo durante la finale, con il Senegal che ha abbandonato il terreno di gioco per diversi minuti provocando la sospensione della partita dopo l'assegnazione al Marocco di un calcio di rigore, poi sbagliato da Brahim Diaz con un osceno cucchiaio. La decisione è stata comunicata con una nota ufficiale diramata dalla Caf: "Il Comitato d'Appello della CAF ha deciso che la Nazionale del Senegal, in base all'articolo 84 del regolamento della Coppa d'Africa, è dichiarata sconfitta a tavolino nella finale della Coppa d'Africa 2025, con il risultato della Partita registrato come 3-0 a favore della Federazione del Marocco". "Il ricorso presentato dalla Fedeazione del Marocco è dichiarato ammissibile nella forma e il ricorso è accolto. Il Comitato d'Appello della CAF ritiene inoltre che la condotta della squadra senegalese rientri nell'ambito di applicazione degli articoli 82 e 84 del Regolamento della Coppa d'Africa. Si dichiara che la Federazione del Senegal, attraverso la condotta della sua squadra, ha violato l'articolo 82 del regolamento della Coppa d'Africa. In applicazione dell'articolo 84 del Regolamento della Coppa d'Africa, la squadra del Senegal viene dichiarata sconfitta a tavolino, con il risultato finale di 3-0 a favore della Federazione del Marocco", la sentenza.
(Adnkronos) - “Il vigente Testo unico dell'edilizia è più che maggiorenne avendo raggiunto i cinque lustri. In questo arco di tempo è stato oggetto di numerosi interventi di modifica puntuali ma oggi non basta più una revisione: serve un Codice integralmente nuovo possibilmente di natura legislativa e non regolamentare come il DPR, che dia al Paese una cassetta degli attrezzi all'altezza degli obiettivi di rigenerazione urbana, sostenibilità ambientale, contenimento del consumo di suolo e sicurezza del patrimonio costruito che l'Europa e l'Agenda 2030 ci chiedono”. Così si è espresso Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni in occasione della partecipazione al convegno 'Il progetto di nuovo Codice delle costruzioni' tenutosi oggi presso la Camera dei Deputati. “Il Consiglio nazionale degli ingegneri - ha proseguito Perrini - ritiene utile il disegno di legge delega oggi all'esame del Parlamento. Un anno fa, quando il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avviò la consultazione attraverso la piattaforma digitale, il Cni partecipò congiuntamente con il Consiglio nazionale degli architetti e con il Consiglio nazionale dei geometri. Il contributo fu elaborato dal nostro Gruppo di Lavoro sulle normative edilizie e urbanistiche e si concentrò su tre priorità: il principio della responsabilità professionale non solidale, limitata nel tempo e circoscritta all'attività effettivamente svolta; il fascicolo digitale del fabbricato e l'anagrafe delle costruzioni; le norme tecniche per le costruzioni. Desidero sottolineare che tutti e tre i punti che avevamo proposto sono stati recepiti nella legge delega. E' la conferma che quando il dialogo istituzionale è reale, i risultati arrivano”. L'impostazione della riforma, a giudizio del Cni, è quella giusta: sostituzione e abrogazione delle norme vigenti, non ennesima stratificazione. Tuttavia, il presidente Perrini ha tenuto a sottolineare anche alcune criticità che per il Cni vanno corrette. La prima riguarda lo stato legittimo degli immobili. La legge delega prevede che sia il professionista ad asseverare i titoli pregressi, con responsabilità anche penale. Questo meccanismo risulta squilibrato: la conoscenza della storia edilizia di un immobile compete in primo luogo al proprietario, mentre si chiede al tecnico di garantire la legittimità di atti e provvedimenti storici sui quali non ha avuto alcun controllo. La seconda criticità riguarda la doppia conformità. Per le lievi difformità il principio del suo superamento va nella giusta direzione. Ma per le costruzioni in zona sismica permane l'obbligo di conformità alle norme tecniche vigenti sia al momento della realizzazione sia a quello del rilascio del titolo in sanatoria. Questo doppio vincolo rischia di rendere la sanatoria impraticabile per un numero molto ampio di immobili, vanificando nella pratica lo sforzo di semplificazione ed anche di messa in sicurezza del patrimonio esistente. La terza criticità riguarda il rapporto con la pianificazione urbanistica. La legge delega sembra ammettere interventi di natura urbanistica in assenza di strumento attuativo e consente cambi di destinazione d'uso in deroga alla pianificazione. Questo approccio preoccupa il Cni: il governo del territorio richiede una visione organica degli interventi. Senza un progetto urbanistico d'insieme, si rischia la frammentazione e l'incoerenza. Serve una riforma della legge urbanistica nazionale, incentrata non più sull'espansione ma sulla rigenerazione, sulla prossimità dei servizi, sulla sostenibilità e sull'inclusione sociale. “La legge delega - ha concluso Perrini - è un punto di partenza, non di arrivo: la qualità della riforma si misurerà sui decreti legislativi attuativi. Per questo chiediamo che nella fase di redazione del nuovo Codice sia garantito un coinvolgimento strutturato delle professioni tecniche. I Consigli Nazionali delle professioni tecniche si rendono disponibili ad avviare un tavolo di lavoro permanente per la stesura del nuovo testo normativo. Il Consiglio nazionale degli ingegneri è pronto a fare la propria parte, con competenza e spirito costruttivo”.
(Adnkronos) - E.On drive infrastructure (Edri), società del Gruppo E.On specializzata nella realizzazione e gestione di infrastrutture pubbliche di ricarica, ha inaugurato oggi a Melzo, presso l’Hotel Gama, una nuova stazione di ricarica 'ultra fast' per veicoli elettrici. Il punto di Melzo è equipaggiato con due colonnine Alpitronic hypercharger da 300 kW, una delle soluzioni tecnologiche più avanzate oggi disponibili in Europa, per un totale di quattro punti di ricarica. Questa tecnologia consente a un moderno veicolo elettrico di aggiungere circa 350 km di autonomia in meno di 30 minuti, offrendo tempi di ricarica ridotti e un’esperienza semplice e intuitiva grazie a un’interfaccia user-friendly. L’energia erogata dalla stazione è certificata da fonte rinnovabile tramite garanzie di origine, contribuendo concretamente alla riduzione delle emissioni legate alla mobilità e allo sviluppo di un ecosistema di trasporto più sostenibile. Il nuovo sito si inserisce nella strategia di sviluppo della rete pubblica di ricarica di E.On drive infrastructure, che punta alla realizzazione di corridoi energetici on-the-go, con infrastrutture ad alta potenza posizionate in punti strategici del territorio. L'obiettivo è garantire continuità di ricarica lungo le principali direttrici di traffico e abilitare gli spostamenti a media e lunga percorrenza in modo rapido, affidabile e sicuro. In questa prospettiva, Melzo rappresenta uno snodo particolarmente rilevante per la mobilità dell’area metropolitana milanese: l’Hotel Gama, storica struttura ricettiva della provincia, si trova infatti in una posizione strategica alle porte di Milano e costituisce un punto di collegamento naturale con l’area Est dell’hinterland e con le principali vie di scorrimento della zona. Questa collocazione rende il sito un tassello essenziale nel corridoio energetico in costruzione nell’area milanese. "Questa stazione -spiega Michele De Gaspari, managing director di E.On drive infrastructure (Edri)- rappresenta un ulteriore passo avanti nello sviluppo della nostra rete di ricarica pubblica in Italia, in continuità con quanto stiamo costruendo negli altri Paesi europei. La nostra strategia è chiara: costruire una rete Hpc continua, affidabile e ad alta potenza, posizionando le infrastrutture in punti realmente strategici del territorio per garantire una ricarica veloce e sempre disponibile lungo le principali direttrici di traffico. Progetti come quello di Melzo sono possibili grazie alla collaborazione con partner locali, Comuni e istituzioni. Il nostro obiettivo è costruire una rete connessa e coerente, in grado di accompagnare gli utenti nei loro spostamenti e contribuire in modo concreto alla transizione energetica del Paese". Lo sviluppo di infrastrutture di ricarica pubbliche ad alta potenza rappresenta uno dei pilastri della strategia del Gruppo E.On per la mobilità elettrica. Attraverso E.On drive infrastructure, il Gruppo realizza e gestisce la rete di ricarica sul territorio, integrandola con soluzioni energetiche dedicate ai clienti domestici e alle imprese, come la ricarica intelligente e la gestione digitale dei consumi. In questo contesto, offerte come E.On luce drive smarty permettono ai clienti di programmare la ricarica dell’auto elettrica nelle fasce orarie più convenienti, ottimizzando consumi e costi domestici, e completano così l’ecosistema di mobilità ed energia integrata promosso dal Gruppo. L’obiettivo è costruire un ecosistema energetico integrato in cui mobilità ed energia dialogano tra loro: dalla ricarica domestica alla ricarica pubblica lungo le principali arterie stradali del traffico, fino alla gestione flessibile della domanda energetica. "La transizione energetica richiede un sistema capace di integrare in modo efficiente produzione rinnovabile, flessibilità e nuovi modelli di utilizzo dell’energia”, ha dichiarato -afferma Luca Conti, ceo di E.On Italia-. Per questo il Gruppo E.On continua a investire nello sviluppo di infrastrutture di ricarica ad alta potenza nei punti strategici del territorio e, parallelamente, in soluzioni di ricarica intelligente e gestione digitale dell’energia per clienti domestici e imprese. L’elettrificazione della mobilità è parte di una trasformazione più ampia: permette di integrare pienamente i veicoli elettrici nel sistema energetico, valorizzare le rinnovabili e contribuire a una maggiore flessibilità complessiva. Nel tempo, questo approccio può rendere l’energia più accessibile e sostenibile, a beneficio dell’intero sistema".