INFORMAZIONIFondazione Cassa Di Risparmio Di Parma Mostra D'Arte Fondazioni Ruolo: Responsabile Comunicazione Area: Communication Management Vittoria Rabaglia |
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(Adnkronos) - Oggi, venerdì 4 aprile, è sciopero nazionale per scuola e studenti. In tutta Italia sono stati organizzati cortei di protesta. "Solo l'unione tra lavoratori e studenti può contrastare un sistema sempre più aberrante", ha affermato Usb Scuola, che ha aderito all'"Allarme Rosso" lanciato dalle rappresentanze studentesche contro la scuola del ministro Valditara e dell’Ue. Soddisfatti gli organizzatori: "Oltre 100 fra ricercatori e professori hanno firmato il nostro appello sull'Università, e alcuni di loro - raccontano - sono anche venuti in presidio stamane con noi. Più di 30 città stamane sono scese in piazza: studenti e lavoratori uniti nella lotta verso un governo che distrugge l'istruzione italiana. È stato di certo il più importante successo raggiunto in questo anno politico". Lo sciopero, promosso a livello nazionale da Usb Scuola, nasce dall’opposizione al rinnovo contrattuale giudicato penalizzante per docenti e personale Ata, alla chiamata diretta degli insegnanti di sostegno da parte delle famiglie e ai tagli all’istruzione a favore degli investimenti in armamenti. Contestate anche la riforma degli istituti tecnici e professionali, le nuove linee guida per il primo ciclo scolastico, definite classiste e discriminatorie, e il mercato dei titoli abilitanti. Usb Scuola sostiene inoltre l’assunzione dei precari in I fascia delle Gps e dei vincitori di concorsi pubblici. A promuovere la giornata di mobilitazione a Torino è il Fronte della Gioventù Comunista (Fgc), che denuncia, in particolare, le scelte del governo in materia di istruzione e la scelta del riarmo nel contesto internazionale dell'escalation bellica. "L’aumento delle spese militari è inaccettabile – hanno spiegato dal megafono i manifestanti - no mentre il governo continua a tagliare i fondi all’istruzione pubblica. Solo lo scorso anno, i finanziamenti per le università sono diminuiti di 170 milioni di euro. Scendiamo in piazza contro le riforme del governo in materia di istruzione, dalla riforma Valditara, all’alternanza scuola-lavoro.Vogliamo investimenti per l'istruzione pubblica, una didattica di qualità e diciamo basta alla propaganda reazionaria nelle scuole. Scendiamo in piazza, inoltre, per chiedere di fermare il genocidio in Palestina e contro il riarmo, noi vogliamo scuole per tutti non bombe". Ad aprire il corteo uno striscione che recita 'Soldi alla formazione non alla guerra' e due fantocci, un manichino con la foto del ministro Valditara con elmetto, giacca mimetica su cui è appuntata la scritta ‘sceriffo’ e un cartonato che raffigura un asino con la scritta ‘Bernini somara’. Una volta raggiunta la sede dell’Unione Industriali di Torino, alcuni manifestanti con mani sporche di vernice rossa hanno imbrattato i muri della sede degli industriali torinesi. Un’azione dimostrativa per protestare contro gli studenti rimasti vittime in questi anni nel corso di stage previsti dall’alternanza scuola lavoro. Le foto della bandiera Nato e del ministro dell'Istruzione, Giuseppe Valditara, sono state bruciate in strada. Poco prima foto del premier Giorgia Meloni, della Commissaria europea, Ursula von der Leyen, dei ministri Matteo Salvini e Valditara e dei leader di Pd è Azione, Elly Schlein e Carlo Calenda, erano state imbrattate con mani sporche di vernice rossa. Il corteo si è concluso in piazza Vittorio. "Oggi è stata una giornata bellissima - hanno sottolineato i manifestanti al termine dal megafono - migliaia di studenti sono scesi in piazza in tutta Italia per far sentire la loro voce perché non si arrendono e non si arrenderanno mai". "La lotta continua e non si fermerà perché la pace non si fa stanziando 800 miliardi per il riarmo. Questo momento non deve essere la fine della lotta ma un punto importante in cui gli studenti prendono consapevolezza che devono rispondere uniti alle barbarie di questo sistema", hanno concluso. Il corteo a Genova, organizzato da Genova e Cambiare Rotta Genova, è partito alle 9 da piazza De Ferrari e ha attraversato il centro cittadino, percorrendo via XXV Aprile, piazza Fontane Marose, piazza Portello, Galleria Nino Bixio, piazza Corvetto, via Serra, via de Amicis, via Fiume, Brignole e via XX Settembre, per concludersi intorno alle 11 in piazza Matteotti. Diverse scuole hanno aderito alla protesta, tra cui San Giorgio, Klee, Barabino, Coombo, Vittorio, Cassini, Pertini, Duchessa di Galliera, Deledda, Mazzini, Calvino, Bergese, Fermi, Gobetti, Gastaldi-Abba, Marco Polo, Luzzati e Da Vigo di Chiavari. Il presidente del consiglio regionale ed esponente di Fratelli d'Italia Stefano Balleari ha fatto sapere che durante il corteo degli studenti "il poster del Premier Giorgia Meloni e dei ministri Valditara e Bernini" sono stati "affissi in piazza Corvetto e fatti mira di lancio di oggetti da parte dei manifestanti". "Manifestare - ha detto - è un diritto, usare la manifestazione in modo violento e strumentale, è oltraggio alla democrazia. La condanna di quanto accaduto oggi a Genova deve essere trasversale: contro l'odio e la violenza, nessuna tolleranza". Si è concluso anche il corteo di Roma, organizzato dagli studenti di Cambiare Rotta e dell’Osa, insieme ad altre sigle sindacali. Cominciato alle 9 davanti al ministero dell'Università e della Ricerca, è terminato a Largo Argentina. Tra i cori durante la marcia 'Meloni stiamo arrivando' e 'Vogliamo studentati, vogliamo residenze'. Tra le tappe anche quella al ministero dell'Istruzione e del Merito, davanti al quale è stata bruciata una bandiera dell'Unione Europea. Il portone del Ministero della Giustizia invece è stato oggetto di un lancio di verdure e uova. Fra i cori scanditi "Noi la guerra non la paghiamo", "Anna Maria Bernini devi andartene", "Odio la Cgil, la Cisl e la Uil".
(Adnkronos) - “Il ruolo dell'imprenditore nei confronti del benessere dei dipendenti è importantissimo poiché un'azienda è un ente socio-economico che deve perseguire contemporaneamente non soltanto i risultati economici ma anche la socialità e la soddisfazione delle persone, la vita delle persone che lavorano in azienda e quindi il loro benessere”, Sono le parole di Claudio Stefani, presidente filiera agroalimentare Confindustria Emilia, intervenuto oggi al Cirfood District di Reggio Emilia per l'incontro 'Nutrire il benessere: il valore della ristorazione aziendale', aperto a esperti del settore, imprenditori e aziende. "Il momento della ristorazione è assolutamente uno di questi e quindi io credo che l'azienda non si deve mettere in pausa nel momento di curarsi dei propri dipendenti durante l'ora di ristorazione ma debba essere considerata anzi un momento integrante della vita in azienda, considerando quindi la necessità di portare bellezza e benessere anche nel momento della ristorazione", ha continuato Stefani. “Questo vuol dire creare luoghi accoglienti, favorire il networking, incoraggiare il consumo di cibi che siano improntati al benessere, che in questo caso vuole anche dire sostenibilità e naturalità, e tutto ciò che riguarda oggi il tema del food e della ristorazione e del inserire cibo nel proprio corpo e quindi sentirsi meglio anche attraverso quello che si mangia", ha concluso
(Adnkronos) - Non solo la Marmolada, il ghiacciaio simbolo delle Dolomiti. Nei prossimi decenni potrebbero ridursi, fino a sparire, anche gli altri ghiacciai di queste montagne. A sostenerlo uno studio realizzato dall'Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp) e dall'Università Ca' Foscari Venezia, appena pubblicato sulla rivista The Cryosphere. Hanno collaborato alla ricerca il Comitato Glaciologico Italiano, la Società Meteorologica Alpino-Adriatica, l'Arpa Veneto, il Servizio geologico di Danimarca e Groenlandia, l'Università tecnica della Danimarca, l'Università Roma Tre e l'Università del Quèbec a Montreal. "Le Dolomiti sono state oggetto di numerosi studi in ambito geologico, geomorfologico e sulla biodiversità. Tuttavia, i ghiacciai di questa regione sono spesso rimasti ai margini dell'esplorazione scientifica, ad eccezione del ghiacciaio della Marmolada, il più esteso della zona - spiega Renato R. Colucci, ricercatore del Cnr-Isp e coautore del paper - Nonostante le informazioni sui ghiacciai delle Dolomiti fornite dalle due edizioni dei catasti dei ghiacciai italiani del 1962 e del 2015, i dati disponibili in merito alla loro evoluzione nel corso del tempo sono stati finora estremamente frammentari, e spesso sono stati solo qualitativi, soprattutto per quanto riguarda le loro variazioni di volume. Il nostro è il primo lavoro a presentare una stima pluridecennale (dagli anni '80 al 2023) della variazione topografica e del bilancio di massa degli attuali ghiacciai montani presenti nelle Dolomiti". Un risultato raggiunto in due step: per il periodo dagli anni '80 al 2010 è stata impiegata la tecnica Structure from Motion (Sfm) applicata ad immagini aeree storiche; dal 2010 al 2023 invece si è fatto uso anche di immagini con droni (Uav) e acquisizioni Light Detection and Ranging (Lidar) da elicottero, che hanno permesso un'elevata risoluzione e accuratezza. Al 2023, ultimo anno preso in esame dallo studio, si contavano 9 ghiacciai, anche se la frammentazione del ghiacciaio della Marmolada in 4 corpi glaciali distinti, porta il numero totale a 12. "L'area totale di questi ultimi 12 ghiacciai è passata da poco più di 4 km quadrati negli anni '80 a poco meno di 2 km quadrati oggi, con una perdita del 56%, di cui il 33% dal 2010 - precisa Andrea Securo, dottorando dell'Università Ca' Foscari Venezia e coautore dello studio - Complessivamente abbiamo riscontrato una diminuzione della superficie topografica media dei ghiacciai di 28,7 metri dal 1980 al 2023, di cui il 33% tra il 2010 e il 2023. Il ghiacciaio che ha subito la riduzione maggiore è quello della Fradusta, che ha visto una diminuzione di spessore medio di 50 metri ed una riduzione areale del 90%". I dati sulle temperature sono stati elaborati per lo studio assieme ad Arpa Veneto che ha quantificato un aumento di +2.0°C, circa +0.5°C per decade negli ultimi 40 anni. Al contempo i dati mostrano anche un certo aumento delle precipitazioni nevose ma solo in alta quota, fenomeno che, avvertono i ricercatori, non è stato sufficiente a colmare la maggiore fusione dovuta a estati sempre più lunghe e più calde. In conclusione, lo studio mette in luce che in tutta l'area, il 66% dell'intera perdita di volume è attribuibile al solo ghiacciaio della Marmolada. "Oggi le aree di accumulo dei ghiacciai delle Dolomiti si trovano al di sotto della linea di equilibrio glaciale alpina, un indicatore del fatto che, nel giro di pochi decenni, questi ghiacciai scompariranno o si frammenteranno in piccoli corpi glaciali senza dinamica. Il loro destino appare purtroppo inevitabile anche assumendo una stabilizzazione del clima sui valori medi degli ultimi 30 anni (1991-2020)", concludono gli autori.