(Adnkronos) - I sessant’anni del minestrone Findus “non rappresentano solo un semplice anniversario, ma la celebrazione di uno dei nostri ‘prodotti icona’, nonché uno dei pilastri del nostro assortimento in Italia, da sempre”. Sono le dichiarazioni di Renato Roca, country manager Italia di Findus, in occasione della conferenza stampa, organizzata dall’azienda a Milano, per celebrare il il 60esimo anniversario del Minestrone Findus, nato nel 1966 nello storico stabilimento di Cisterna di Latina. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i risultati della survey inedita condotta da AstraRicerche sul legame degli italiani con il minestrone. “Il Minestrone nasce negli anni ‘60, in un contesto di cambiamento nella società italiana, ed è uno dei primi prodotti nati nello stabilimento di Cisterna di Latina, subito dopo i Pisellini Primavera, e tuttora viene prodotto lì - spiega Roca - Rappresenta per noi uno dei punti di forza della nostra capacità di fare agricoltura, del rapporto con il territorio e con la filiera agricola. Al suo interno troviamo infatti un mix di 15 verdure tutte prodotte in Italia da agricoltura sostenibile. Il Minestrone Findus rappresenta quindi la sintesi di tutto ciò che sappiamo esprimere dal punto di vista agricolo, della produzione dei vegetali e anche da un punto di vista simbolico: l'evento di oggi si chiama ‘Scalda l’Italia da 60 anni’, perché il minestrone offre un momento di riposo, di calore, di convivialità e voglia di casa. Tutti valori che continuiamo a tenere in questo prodotto, anche dopo 60 anni”. Findus è legata tanto alla tradizione quanto all’innovazione: “Il nuovo prodotto è un Minestrone Tradizione con pasta, che vede una partnership con Garofalo, un marchio premium nel mondo della pasta, e nasce da approfondimenti fatti con consumatori e shopper. Sappiamo, infatti, che i consumatori arricchiscono spesso il minestrone con altri ingredienti trovati in casa. Una delle modalità tipiche di arricchimento del minestrone è abbinarlo proprio alla pasta - sottolinea - Quindi abbiamo voluto offrire un prodotto dall’alto contenuto di servizio e di gusto, un minestrone con pasta, olio di oliva e parmigiano Reggiano appunto, per dare un contenuto di servizio, ma soprattutto di gusto, ai nostri consumatori”. “I nostri vegetali rappresentano poco più della metà dei nostri volumi venduti in Italia e il 30-35% del fatturato circa. Il minestrone, da solo, è uno dei prodotti più importanti in quanto entra in 4 milioni di famiglie italiane e rappresenta il 34,9% di quota di mercato dei minestroni a valore in Italia. L’anno scorso, a Cisterna, sono state prodotte 16 milioni di confezioni e 13mila tonnellate di minestrone. Per quanto riguarda i vegetali, Cisterna produce e lavora 20mila tonnellate di vegetali all'anno. Penso, quindi, che questi siano numeri che rappresentano da soli l'importanza di questo comparto per noi”, conclude.
(Adnkronos) - Amazon ha comunicato al personale che prevede di tagliare circa 16.000 posti di lavoro a livello globale nell'ambito degli sforzi per semplificare le operazioni e ridurre la burocrazia in tutta l'azienda. L'annuncio arriva ad appena tre mesi dal precedente taglio di personale che ha interessato 14.000 posti di lavoro. La maggior parte dei dipendenti coinvolti dai tagli si trova negli Stati Uniti. I tagli ai posti di lavoro mirano a "ridurre i livelli, aumentare la proprietà e rimuovere la burocrazia", ha affermato in una nota la vicepresidente senior Beth Galetti. In un messaggio inviato oggi ai dipendenti, Amazon annuncia che "le riduzioni che stiamo attuando avranno un impatto su circa 16.000 posizioni in Amazon", aggiungendo che "stiamo lavorando per supportare tutti coloro che saranno coinvolti" e che "ove possibile, saranno offerte nuove posizioni ad alcuni dipendenti". Messaggio che arriva dopo che, martedì, alcuni piani di licenziamento sono stati accidentalmente condivisi per errore con alcuni dipendenti, e in un contesto di crescente adozione dell'intelligenza artificiale (Ia) nelle operazioni aziendali.
(Adnkronos) - Da rifiuto a risorsa grazie allo sviluppo di tecnologie innovative per il recupero del fosforo da acque reflue e fanghi urbani. Questo l’obiettivo di Neofos, un programma di sperimentazione con un investimento complessivo di quasi 1,5 milioni di euro, finanziato nell’ambito del bando promosso dal Mase - Materie Prime Critiche e guidato da Gruppo Cap, insieme a MM Spa, Politecnico di Milano (Polimi) e Università di Bologna (Unibo). Il progetto coinvolge tecnologie e strategie innovative per la gestione dei nutrienti e il recupero del fosforo come risorsa strategica, creando un modello di economia circolare unico in Italia per integrazione territoriale. Il fosforo è un elemento essenziale per la produzione di fertilizzanti e per alcune applicazioni industriali, di particolare interesse per il settore dell’automotive, come le batterie litio-ferro-fosfato. A causa del progressivo depauperamento delle riserve minerali globali e della sua designazione come Critical Raw Material, cresce l’interesse per le attività di Urban Mining, che permettono di produrre localmente fosforo e ridurre la dipendenza dai mercati extra Ue. In questo scenario Cap, da sempre impegnata nello sviluppo di progetti di economia circolare, ha ottenuto il ruolo di capofila nel progetto che partirà dall’impianto di Bareggio, dove sarà installato un primo impianto dimostrativo, capitalizzando l’esperienza e il know-how acquisito negli anni nella gestione della BioPiattaforma di Sesto San Giovanni. Al contempo, con il coinvolgimento di MM, gestore del servizio idrico integrato della città di Milano, il progetto si radica strategicamente sul territorio, consentendo di testare soluzioni innovative direttamente nei grandi impianti di uno dei poli d’eccellenza europei nel trattamento acque. Nel dettaglio, il progetto Neofos mira a sviluppare approcci circolari innovativi per il recupero del fosforo e per la produzione di materie prime seconde di qualità, attraverso tre direttrici integrate. Innanzitutto, si concentrerà sulla rimozione biologica del fosforo dalle acque reflue tramite la tecnologia S2Ebpr (Side-Stream Enhanced Biological Phosphorus Removal). Questo processo sfrutta batteri specifici in grado di catturare e accumulare il fosforo presente nell’acqua, riducendo l’uso di reagenti chimici e il consumo energetico, nel pieno rispetto dei nuovi limiti europei sulle emissioni di nutrienti. La sperimentazione sarà condotta su due impianti pilota, per poi verificare l’efficacia della tecnologia su scala reale. In questa fase, MM mette a disposizione gli impianti di Milano San Rocco e Milano Nosedo come casi studio reali e imprescindibili per la modellazione dei processi di rimozione biologica e per la definizione degli scenari di implementazione tecnologica su scala metropolitana. In parallelo, Neofos prevede il recupero del fosforo dai fanghi di depurazione e dalle ceneri da monoincenerimento. Il materiale estratto sarà trasformato in sali di fosforo (struvite) o in altri composti puri, utilizzabili come fertilizzanti o in processi industriali. Con l’ottimizzazione dei processi sarà possibile ottenere prodotti di alta qualità, minimizzando l’uso di acidi e migliorando la sostenibilità complessiva. Infine, il focus di indagine si sposterà sull’integrazione delle tecnologie e sulla loro scalabilità. Verranno valutati costi, benefici ambientali e possibilità di applicazione su larga scala, definendo strategie per la gestione dei materiali secondo i criteri di End of Waste e massimizzando efficienza e sostenibilità. In questo modo, Neofos punta a creare un modello replicabile di gestione del fosforo che coniughi innovazione, economia e rispetto dell’ambiente.