(Adnkronos) - "Ho operato il signor Marco Giallini: ha riportato una frattura scomposta del collo del femore. L’intervento è riuscito molto bene, abbiamo applicato una protesi d’anca. L’ho già messo in piedi e potrà iniziare presto a camminare con la fisioterapia". Così il dottor Mancini dell’ospedale 'Parini' di Aosta, che ha eseguito l’operazione sull’attore romano, caduto due giorni fa all’uscita dell’hotel in cui soggiorna per le riprese della settima stagione della fiction Rai 'Rocco Schiavone', dopo che un cane gli è saltato addosso. A condividere le parole del medico, attraverso un video postato sui social, sono stati i colleghi e amici Mirko Frezza e Tullio Sorrentino. "Il dottor Mancini ha operato anche il polso di Papa Ratzinger nel 2009", ricordano i due attori. Nel frattempo, le riprese della fiction sono state interrotte e non è ancora chiaro quando potranno riprendere.
(Adnkronos) - Wolters Kluwer tax & accounting presenta oggi il primo rapporto 'Future ready business', che evidenzia come le piccole e medie imprese italiane procedano, seppur con cautela, nella trasformazione digitale dovendo però affrontare costanti pressioni economiche, costi operativi in rialzo e un complesso reticolo di normative. Anche se la resilienza rimane una caratteristica fondamentale dell'ecosistema delle pmi italiane, la ricerca indica un crescente divario nella modernizzazione rispetto ai loro omologhi europei che procedono più rapidamente sulla via della digitalizzazione. I risultati fanno emergere un quadro caratterizzato da progressi incrementali piuttosto che da un'accelerazione decisa. Quasi un terzo (30%) delle pmi italiane è oggi interamente cloud-based e il 40% opera in modalità ibrida, a testimonianza di una transizione costante ma moderata. Il 16% però continua a operare completamente on-premise, il che rappresenta una delle percentuali più elevate in Europa, a sottolineare il ruolo ancora importante delle infrastrutture legacy e la contemporanea opportunità di incrementare l'efficienza attraverso l'adozione del cloud. “Le pmi italiane mostrano ancora una volta una notevole resilienza e adattabilità, nonostante l'intensificarsi delle pressioni economiche e della complessità normativa”, afferma Bas Kniphorst, evp & managing director, Wolters Kluwer Tax & accounting Europe. “La nostra ricerca rileva che le aziende che affrontano meglio l’incertezza attuale stanno modernizzando i propri sistemi chiave, utilizzando piattaforme cloud per migliorare l’efficienza e la flessibilità e stanno investendo in competenze digitali e tecnologiche. Puntando innanzitutto su azioni concrete e di grande impatto, come l’automazione dei flussi di lavoro e il processo decisionale basato sui dati, le pmi sono in grado di liberare valore fin da subito e gettare basi più solide per l’adozione dell’intelligenza artificiale domani”. Il rapporto Future Ready Business si basa sulle opinioni di oltre 1.000 pmi in Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito, Germania, Svezia, Danimarca, Italia e Spagna. Più di sei pmi su dieci (61%) indicano il costo come il principale ostacolo all'adozione delle tecnologie. L'Italia registra anche una delle percentuali di pmi più alte in Europa che non ha in programma upgrade digitali in settori quali l'IA, l'automazione dei workflow, la cybersecurity e i pagamenti digitali. Questa fase di stallo è in netto contrasto con mercati più dinamici come Belgio, Paesi Bassi e Spagna, dove gli investimenti sono più sostenuti. Nel quadro di questa più ampia trasformazione, l'intelligenza artificiale inizia a guadagnare terreno. Le pmi italiane stanno applicando l'Ia in aree concrete quali l'automazione del customer support, la raccolta dati e le analisi previsionali. Tuttavia, il processo di adozione rimane cauto principalmente a causa delle preoccupazioni relative alla sicurezza dei dati, ai costi di implementazione e alla scarsità di competenze tecnologiche. Sebbene il 29% delle pmi utilizzi l'Ia quotidianamente e il 37% su base settimanale, livelli di utilizzo questi del tutto paragonabili a quelli di Spagna e Germania, meno della metà (48%) prevede di adottare strumenti basati sull'intelligenza artificiale nel corso dei prossimi dodici mesi, il che indica una minore propensione all'innovazione. “Le pmi italiane si stanno evolvendo dal punto di vista digitale, ma a un ritmo ancora molto prudente”, spiega Tomàs Font, vicepresidente e direttore generale di Wolters Kluwer tax & accounting Europe South Region. “Dando priorità all’adozione del cloud, alla cybersecurity e all’IA applicata all’automazione e alla reportistica, le pmi hanno la possibilità di sviluppare resilienza e rimanere competitive in un mercato europeo sempre più digitale”. Circa il 28% delle pmi italiane segnala difficoltà nell'assumere e trattenere personale. Sebbene la carenza di personale sia meno grave rispetto al Nord Europa, la carenza di competenze digitali e tecniche continua a rappresentare un ostacolo alla trasformazione, con ben il 47% delle pmi che identifica il gap di competenze come un limite all'adozione della tecnologia. Le pmi spesso esternalizzano funzioni specialistiche o che richiedono un elevato livello di compliance. Il 41% esternalizza la gestione del payroll, il 38% quella dei servizi legali, il 31% la gestione della contabilità e il 16% quella della rendicontazione. Questo approccio aiuta le aziende a ridurre gli oneri normativi e amministrativi e ad accedere a competenze specialistiche. Con l'81% delle PMI che dichiara un livello di fedeltà elevato o molto elevato verso i propri consulenti, l'outsourcing resta una leva fondamentale per affrontare i limiti in fatto di competenze e per accelerare la preparazione al digitale. Le pmi italiane sono tra le meno ottimiste in Europa quando si tratta di conformità normative. Mentre la maggioranza si ritiene abbastanza informata (54%), il 17% dichiara di essere scarsamente informata e preparata, una percentuale significativamente più alta di quella del Regno Unito (6%) o dei Paesi Bassi (1%). L'aumento dei costi continua a influenzare le priorità strategiche: il 33% delle pmi indica la situazione economica quale il maggiore ostacolo. Le pressioni sul cash flow rimangono significative e interessano un terzo (29%) delle pmi. Sebbene l'inflazione e l'aumento dei costi siano problemi universali, il 46% delle pmi italiane menziona il bilanciamento tra qualità e crescita come una delle tre principali sfide per i prossimi dodici mesi. Questo contesto rafforza l'importanza del rinnovamento della spinta dell'Italia verso la trasformazione digitale per sostenere la competitività a lungo termine.
(Adnkronos) - “Per noi l'idrogeno è uno strumento mirato per la transizione energetica. Non si tratta di una soluzione universale ma pensata soprattutto per il trasporto pesante”. A dirlo è Stefan Stabler, director strategic marketing & communication di Alperia Group, alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo, in programma fino al 6 marzo alla Fiera di Rimini. L’evento, firmato Italian Exhibition Group, rappresenta uno dei principali appuntamenti in Italia e in Europa dedicati a tecnologie e soluzioni per la transizione energetica. (VIDEO) Per Alperia, che si posiziona come abilitatore di sistema, l’idrogeno non è un’alternativa all’elettrificazione, ma un complemento utile in applicazioni selezionate: l’approccio è graduale e pragmatico, basato su progetti pilota, integrazione territoriale e realismo industriale: “Il costo dell'idrogeno è ancora molto alto. Per questo stiamo cercando di selezionare progetti che abbiano anche una forte valenza territoriale. A Bolzano Sud stiamo costruendo un impianto di produzione idroelettrico verde, insieme al trasporto locale SaSa. Stiamo inoltre collaborando alla Hydrogen Valley, che vuole creare una filiera completa di produzione e distribuzione dell'idrogeno verde. Abbiamo infine sostenuto anche la creazione di una cattedra all’università di Bolzano proprio sull'idrogeno”. “Crediamo che la transizione energetica - conclude - passi proprio tramite la valorizzazione della produzione e della distribuzione dell'idrogeno”.