INFORMAZIONIStefania LallaiMSC Mediterranean Shipping Company Turismo Ruolo: Vice President Sustainability Area: Corporate Social Responsibility Stefania Lallai |
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(Adnkronos) - L'Iran 'vende' l'apertura dello Stretto di Hormuz. Dopo 3 settimane di guerra, nonostante una schiacciante superiorità degli Stati Uniti, Teheran continua a bloccare la 'via del petrolio'. Il traffico nello Stretto di Hormuz, passaggio chiave per il 20% del greggio mondiale, è paralizzato. Gli Usa, a giudicare dalle manovre in atto, si preparano ad un eventuale 'fase' 2 dell'operazione Epic Fury: navi anfibie e Marines, in arrivo nella regione, verrebbero impiegati per assumere il controllo dello Stretto. Intanto, però, l'Iran continua a gestire il 'semaforo' nelle acque del Golfo Persico. Teheran ha autorizzato un numero limitato di petroliere e container ad attraversare lo stretto di Hormuz, otto secondo il Financial Times, nove secondo Lloyd's List, testata specializzata nella diffusione di informazioni legate al traffico marittimo. Per poter transitare è necessario ottenere il via libera pagando due milioni di dollari, in almeno un caso. Oltre che navi iraniane, hanno percorso i 167 chilometri dello stretto cargo di Grecia, India, Pakistan. Greci, in particolare, sono il 18% dei carichiche hanno fatto il passaggio in questi ultimi giorni, ha spiegato Bridget Diakun, analista di Lloyd's List Intelligence all'Afp. Si tratta di cargo che nei giorni scorsi hanno percorso un corridoio inusuale intorno all'isola di Larak, dove avrebbero dovuto sottoporsi a ispezioni degli iraniani. Il prossimo via libera potrebbe arrivare per 9 petroliere cinesi ammassate al largo di Abu Dhabi. "Diversi governi, fra cui la Cina, ma anche l'India, il Pakistan, l'Iran e la Malaysia, hanno avviato contatti diretti con Teheran, con i Guardiani della rivoluzione, per coordinare il transito di navi", ha spiegato Richard Meade, di Lloyds List all'Afp. Il traffico lungo il percorso è crollato dall'inizio della guerra il 28 febbraio scorso, con più di un terzo delle navi in transito in questo periodo sottoposte a sanzioni Usa, europee o britanniche. In totale, si stima che circa 3.200 navi siano bloccate nella zona. Dal primo al 19 marzo ci sono stati solo 116 passaggi, con un crollo del 95 per cento del traffico rispetto ai tempi di pace, secondo i dati analizzati dalla società di analisi sull'energia globale Kpler. Di questi, 71 sono stati effettuati da petroliere, più della metà delle quali cariche e dirette verso est, verso cioé l''uscita'. La scorsa settimana è stato registrato un lieve aumento delle metaniere, ha spiegato Richard Meade, direttore di Lloyd's List. Una analisi di JP Morgan indica che la maggior parte del petrolio che transita dallo stretto è destinato all'Asia, principalmente alla Cina. Il legame tra Pechino e Teheran è estremamente solido. La Cina è di fatto il principale partner economico dell'Iran. Secondo i dati diffusi dal Wall Street Journal, arriva al colosso asiatico circa il 90% del greggio che ogni giorno viene esportato dalla Repubblica islamica, vale a dire 1,6 milioni di barili. Nelle casse iraniane entrano decine di miliardi di dollari l'anno.
(Adnkronos) - "Dal punto di vista europeo possiamo affermare che questa legislatura sia connotata da un'attenzione superiore a tutte le tematiche inerenti e di interesse al mondo del lavoro in generale: Si sta parlando molto più di competitività, si sta parlando molto più di innovazione, si sta parlando molto più di produttività. Innovazione non vuol dire soltanto innovazione del prodotto in senso stretto, ma anche dei processi, dove ovviamente sono compresi anche i processi del lavoro". E' quanto afferma l'europarlamentare Giovanni Crosetto intervenuto nell'ambito del congresso interregionale dei consulenti del lavoro Piemonte e Valle d'Aosta a Torino. "Per quanto riguarda questi processi lavorativi, la formazione può giocare un ruolo fondamentale, come l'Ordine dei Consulenti del Lavoro ci ricorda sempre. E per quanto riguarda la formazione a livello europeo, soprattutto per i fondi diretti - quelli che l'Italia fa un po' più fatica a volte a intercettare e di cui purtroppo vediamo numeri importanti che rimangono non spesi e non utilizzati - ebbene sotto questo punto di vista, i fondi per la formazione, l'Europa può fare molto ma anche l'Italia come sistema paese. Io cerco sempre di lavorare affinché questa distanza tra Europa e Italia si riduca -aggiunge- e quindi in primis di accettare i cambiamenti: penso, ad esempio, al grande tema che non è soltanto di questa legislatura, ma è di questa generazione, dell'intelligenza artificiale; e poi cercare appunto di ottenere quei fondi per andare a ridurre questo gap che ci ritroviamo, per aiutare a migliorare la nostra formazione, le nostre competenze e diventare più competitivi sul mondo del lavoro. C'è molto lavoro da fare e questi momenti, questi incontri, sicuramente aiutano a ottenere i risultati, accorciare un po' queste distanze" conclude.
(Adnkronos) - Nella prima giornata di Biogas Italy, l’evento annuale del Cib Consorzio Italiano Biogas, dedicato al biogas e biometano agricolo, giunto alla sua decima edizione, è stata tracciata la strada da percorrere per raggiungere il pieno potenziale produttivo di gas rinnovabile agricolo al 2030. L’evento è stato l’occasione per festeggiare insieme anche il ventennale del Consorzio, ripercorrendo la storia di successo attraverso le voci di coloro che hanno contribuito a costruire il sistema che oggi è divenuto un modello a livello europeo. La giornata si è aperta con un focus sull’attuale quadro geopolitico internazionale e sulla crescente attenzione ai temi di sicurezza e indipendenza energetica. In questo contesto, la filiera agricola è protagonista, offrendo opportunità importanti in termini di alimentazione, energia e fertilizzazione organica. A fornire una fotografia della finanza rinnovabile alla prova delle crisi globale è intervento in particolare Francesco La Camera, Direttore generale Irena sostenendo che: “Viviamo un momento in cui l’energia è tornata al centro del dibattito globale, non solo come questione climatica, ma come questione di sicurezza, stabilità economica e sovranità strategica. Le tensioni geopolitiche recenti lo confermano con estrema chiarezza: un sistema energetico dominato dai combustibili fossili è inevitabilmente esposto alla geopolitica. In questo scenario, le bioenergie assumono un ruolo strategico e l’Italia rappresenta un esempio particolarmente rilevante, assumendo il ruolo di leader tra i paesi europei nello sviluppo del biometano, grazie a una filiera agricola avanzata, a un forte coinvolgimento del settore privato e a politiche di sostegno mirate.” Restando sul piano sovranazionale, a tracciare la prospettiva Europea sul settore è intervenuta, in collegamento, Biljana Kulisic, Dg Ener della Commissione Europea, che ha sottolineato: "Le bioenergie rappresentano una via di uscita già pronta e disponibile per l’Europa, in grado di rispondere efficacemente alla crisi energetica e climatica. Come Commissione, potremmo far leva sui tripartite agreement per costruire un concreto percorso di sicurezza energetica nel breve periodo. Inoltre, strumenti come RepowerEu e direttive europee chiave come la Red3, appena recepita anche in Italia, aiuteranno il sistema a definire le nuove norme di supporto fondamentali per lo sviluppo del settore del biogas e del biometano in Europa”. Una prospettiva in linea con le azioni che sta portando avanti anche Eba - European Biogas Association per la quale è intervenuto il direttore Harmen Dekker dando conto dei diversi dossier su cui l’Associazione è impegnata a favore del settore a livello europeo. Sul fronte nazionale, se da un lato serve rendere effettivi tutti gli investimenti promossi dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), dall’altro occorre proseguire il percorso di crescita del settore definendo un piano razionale ed efficace di lungo termine, favorendo il raggiungimento della traiettoria delineata dal Pniec con la quale si prevede di traguardare i 5,7 miliardi di mc al 2030. Serve quindi attivare un piano strutturato di almeno 5 anni che consenta agli operatori agricoli e industriali di programmare e scadenzare gli investimenti, con un sistema flessibile per le connessioni alla rete del gas e una maggiore interoperabilità tra le reti di distribuzione e trasporto, senza dimenticare la corretta valorizzazione della programmabilità degli impianti che producono energia elettrica e termica da biogas. Sono queste le proposte principali che secondo il Cib sono i punti cardine per favorire l’utilizzo effettivo del potenziale produttivo reale proveniente dal mondo agricolo. Un potenziale di biometano che potrà coprire al 2040 fino al 30% dei consumi di gas naturale a livello nazionale. In risposta a queste traiettorie la posizione dei decisori è apparsa chiara. A partire dal Segretario di Presidenza della Camera e membro della Commissione Ambiente On. Francesco Battistoni che ha dichiarato: “Efficientare il sistema, sul piano burocratico e fiscale, e arricchire il mix energetico con tutte le fonti è la strada che il governo sta seguendo, nell’obiettivo di valorizzare le imprese dei comparti interessati. Sono stato il primo firmatario dell’emendamento al DL Rigassificatori che ha istituito un meccanismo di prezzi minimi garantiti basato sui costi di produzione effettivamente sostenuti per gli impianti biogas che beneficiano di incentivi in scadenza entro il 31 dicembre 2027 e che non possono convertire a biometano. Grazie a questa misura abbiamo dato un futuro certo a tutti quegli impianti che rischiavano di dover fermare la produzione a causa degli aumenti dei costi delle materie prime e della spinta inflazionistica degli ultimi tempi”. Federico Boschi, Capo dipartimento energia del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, intervenuto in collegamento, ha specificato che il Ministero è al lavoro per chiudere il dossier Pnrr e predisporre il decreto che contribuirà a proseguire lo sviluppo del settore almeno fino al 2030. Davide Valenzano del Gse, ponendo l’attenzione sul Dl Pnrr, in conversione in Parlamento, ha dichiarato che: “La misura biometano è evoluta da una logica di misura a performance a una logica a facility ossia finanziaria; un cambiamento sostanziale maturato da un lavoro finalizzato a salvaguardare tutte le progettualità selezionate tramite le procedure competitive. Sono 549 i progetti di biometano ammessi nelle 5 graduatorie, per complessivi 236 mila smc/h di capacità produttiva. Un cambiamento che alleggerisce la pressione su chi sta costruendo e concentra gli sforzi sulla formalizzazione sui rapporti contrattuali, infatti è in fase avanzata la stipula dell’accordo Gse - Mase. Le progettualità che hanno comunicato l’avvio dei lavori sono 323 impianti mentre 46 impianti sono già operativi.“ Il sistema, già oggi, sta dimostrando grande reattività e capacità progettuale in grado di rispondere all’esigenza di sicurezza e decarbonizzazione dei settori di difficile elettrificazione entro il 2050 come hanno dimostrato i dialoghi che si sono susseguiti nel corso della giornata. Se, come ha evidenziato Carlo Fidanza, Mep Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, a livello europeo risulta sempre più strategico arrivare sia a conseguire l’obiettivo vincolante di 35 miliardi di metri cubi di biometano, inserito anche nel RepowerEU, sia a riconoscere l’equiparazione del digestato su cui è in prima linea, a livello italiano si è già riusciti a definire un quadro regolatorio positivo, che ha consentito di sviluppare la filiera d’eccellenza del biogas e biometano. Questo tema è stato evidenziato anche da Giovanni Perrella, Presidente del Comitato biocarburanti del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Durante i dialoghi del panel “Reti e mercati. Connessioni di valore” si è affrontato inoltre nel concreto il tema delle infrastrutture, la necessità di semplificazione e della creazione dei presupposti per lo sviluppo armonico del mercato biometano e degli investimenti nella filiera. Ad arricchire la giornata sono intervenuti: Nicola Battilana, Executive Director Infrastructures Planning Snam, Lorenzo Romeo, Chief Strategy Officer Italgas, Andrea Andreuzzi, Senior Advisor per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile Confindustria; Mariarosa Baroni, Presidente NGV, Marta Bucci, Direttore Generale Proxigas, Emanuele Fontana, Agriculture Coordinator Crédit Agricole Italia, Maria Vittoria Pisante, Direttrice Strategia e Sviluppo Veolia Italia, Mattia Sica, Direttore Politiche e Regolazione Settore Energia Utilitalia, Andrea Stegher, Presidente International Gas Union (Igu). “Celebrare il ventennale del nostro Consorzio è un traguardo non scontato", sottolinea Piero Gattoni, Presidente del Cib. “In questo cammino abbiamo visto l'agricoltura trasformarsi in una risorsa inestimabile per il Paese, capace di generare beni comuni e restituire dignità a chi lavora la terra. Il contesto geopolitico complesso, ci impone una riflessione attenta sull’orientamento degli investimenti futuri. L’agricoltura è pronta a dare un contributo decisivo, senza arretrare sul percorso di transizione ecologica intrapreso, facendo leva su un ampio potenziale di produzione rinnovabile e su un patrimonio di impianti esistenti che non deve essere disperso.” Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto in chiusura della prima giornata, ha sottolineato il ruolo strategico del settore: “Mi impegno a migliorare le previsioni del Dl Bollette per consentire agli impianti di proseguire la produzione di biogas con tempi corretti per la conversione a biometano che non sarà più un impegno vincolante. Il mutato scenario internazionale ci impone di salvaguardare la produzione nazionale rispettando gli obiettivi del Pniec pari a 5,7 miliardi di smc che rappresentano il 10% della domanda attuale di gas”.