(Adnkronos) - "Tutta la famiglia ha combattuto per salvarlo, negli ultimi anni gli sono stata vicina, troppi medicinali, troppi farmaci, sono riuscita a fargli togliere un solo farmaco che gli impediva i movimenti. Davide non voleva morire, non voleva lasciare sua figlia, con la sua morte ha ucciso la sua malattia contro la quale si sentiva impotente". Così all'Adnkronos, Alessia Lionello, figlia del grande Oreste regista, attore, doppiatore, sulla morte del fratello Davide, che ieri sera si è gettato a Roma sotto i binari della metro A. "Davide aveva da tempo una malattia bipolare, aveva continui up e down, era fortemente depresso, era curato in una clinica romana, poteva uscire accompagnato o con uno della famiglia. Non riesco a capire perché si trovasse da solo ieri - aggiunge Alessia, anche lei attrice e doppiatrice, una famiglia di grandi artisti, come la sorella Cristiana, i fratelli Luca e Fabio - Con questa morte, forse, mio fratello ha voluto uccidere la sua stessa malattia, il suo mal di vivere, non aveva più fiducia nella medicina, non aveva più fiducia in se stesso, non aveva più speranza nel suo futuro. Sono convinta che non sia stato seguito e curato come avrebbe dovuto - aggiunge- Ho combattuto, lottato soprattutto negli ultimi anni, per salvare mio fratello, ho parlato con i medici chiedendo aiuto e cercando di cambiare le terapie, non ci sono riuscita. Ho perso".
(Adnkronos) - "Il cosiddetto 'bazooka' commerciale europeo, lo Strumento Anti-Coercizione di cui al Regolamento Ue 2023/2675, esiste, ma non è affatto uno strumento di risposta immediata. La procedura richiede diversi passaggi obbligatori: dalla sua attivazione, la Commissione ha 4 mesi solo per verificare l'esistenza di una coercizione economica e deve prima tentare la via diplomatica. Solo dopo questa fase, se la coercizione viene confermata, si possono proporre contromisure che necessitano comunque dell'approvazione del Consiglio a maggioranza qualificata. È uno strumento pensato esplicitamente come ultima risorsa, subordinato al fallimento del dialogo. Quindi parliamo di mesi, non di giorni o settimane, prima di vedere eventuali effetti concreti". Così, conversando con Adnkronos/Labitalia, l'avvocato Irene Picciano, partner dello studio legale Portolano Cavallo, leader nei settori Digital - media - tech e life sciences - healthcare, sulle opportunità di risposta da parte dell'Ue ad eventuali nuovi dazi Usa che erano stati ventilati nei giorni scorsi dal presidente Trump in merito all'acquisizione della Groenlandia. E nel frattempo negli Stati Uniti si attende la sentenza della Corte Suprema sulla legittimità dei dazi imposti dall’amministrazione Trump. Dazi che, secondo l'esperta, se nuovamente imposti "continuerebbero a rendere più difficoltose le esportazioni verso gli Stati Uniti a causa dei maggiori oneri gravanti sugli importatori statunitensi che sono o acquirenti di prodotti italiani o controllate Us di gruppi italiani". "Anche se le imprese italiane esportatrici non hanno pagato il dazio (che grava sugli importatori), ne hanno tuttavia, sopportato indirettamente l'onere: per continuare a esportare negli Usa hanno dovuto vendere a prezzi più bassi per condividere con gli importatori americani il costo del dazio". E gli avvocati dello studio Portolano Cavallo sottolineano che, "a valle, i consumatori hanno comunque pagato prezzi più alti: l'impatto si è ripercosso su tutta la filiera distributiva, sia sul versante Usa che non-Usa", conclude.
(Adnkronos) - “Siamo leader in economia circolare ma per raggiungere i target Ue occorre migliorare la governance con regole omogenee a livello territoriale, continuando a puntare sull’innovazione”. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in una intervista all’Adnkronos, fotografa progressi e limiti della filiera dell’economia circolare in Italia. “I dati mostrano che la filiera italiana è una delle leader a livello internazionale: tra i 17 indicatori compositi dell'Agenda 2030, che l'ASviS calcola ogni anno, quello relativo all'obiettivo 12, dell'economia circolare, presenta la crescita maggiore e anche un incremento generalizzato nelle diverse regioni italiane. Tutto ciò, però, non è sufficiente a raggiungere i target europei né ad utilizzare al meglio le tecnologie che consentirebbero un ulteriore salto della nostra manifattura all'insegna della circolarità della materia e della sostenibilità”, premette Giovannini. “Nel corso del 2025 abbiamo fatto uno studio - spiega - sul ruolo del deposito cauzionale sui contenitori di plastica, in alluminio e in vetro, uno strumento che sta avendo effetti estremamente significativi nei paesi europei che l'hanno già introdotto o lo stanno introducendo. E siamo molto contenti che proprio a seguito della nostra iniziativa ora ci sia una proposta di legge in Parlamento per la sua introduzione”. Non solo. C’è anche un tema, centrale, relativo alla governance. “Purtroppo, abbiamo regolamentazioni regionali abbastanza diversificate su ciò che è rifiuto e cosa è materia prima seconda, e quindi riutilizzabile. Anche dal punto di vista della governance del sistema possiamo e dobbiamo fare dei salti importanti perché il resto del mondo non sta fermo: pensiamo all’introduzione, appunto, del deposito cauzionale ma anche a quello che sta accadendo al mercato internazionale delle plastiche vergini provenienti da altre parti del mondo in maniera non sostenibile, i cui prezzi sono crollati. Una considerazione riguarda, poi, l'efficienza delle pubbliche amministrazioni per assicurare la filiera del riciclo, a partire dalla raccolta differenziata, e il sostegno dei cittadini a questo tipo di operazione, per i quali la situazione è a pelle di leopardo”. In questo quadro un mercato europeo unico delle materie prime seconde potrebbe agevolare i progressi nell'ambito del riciclo “perché le economie di scala contano anche in questo settore ed è proprio la diversità nelle definizioni che frena l'applicazione nel nostro paese. Ricordiamo, poi, che il negoziato internazionale per il trattato sulla plastica è stato bloccato dall'opposizione di alcuni Paesi (tra cui la Russia, l'India e l'Arabia Saudita), il che non favorisce Paesi come l'Italia che hanno fatto passi importanti verso il riciclo". In vista del Circular Economy Act un ruolo chiave, secondo Giovannini, è affidato all’innovazione tecnologica (“è una gara, il resto del mondo non sta fermo”) e all’ecodesign affinché si punti al riuso della materia (“ancor più necessario nel momento in cui si crea una filiera anche europea”). Ma, insiste, “bisogna armonizzare definizioni e approcci. Fare delle riforme o delle nuove normative a livello europeo e poi destinare alle singole Regioni l'attuazione, magari ognuno con standard diversi, non ci farebbe fare grandi passi avanti. Quindi le politiche nazionali devono assicurare la standardizzazione, gli investimenti in questa direzione e dunque anche l'omogenizzazione delle regole”. Su tutto pesa, però, il costo dell’energia. “Su questo l'Italia non sta facendo quello che dovrebbe benché le tecnologie rinnovabili stiano procedendo a grande velocità, grazie a innovazioni nello stoccaggio, quindi nella continuità dei sistemi, e verso l'uso dell'intelligenza artificiale nelle reti di gestione - conclude - E invece si continua a frenare il passaggio alle rinnovabili, magari affidandosi al gas liquefatto che viene dagli Stati Uniti e che è costosissimo”.