(Adnkronos) - L'Iran "deve fare un accordo" sul suo programma nucleare, altrimenti per loro le conseguenze saranno "molto traumatiche". Questo l'ennesimo monito dal presidente americano Donald Trump, che ha quindi aggiunto di sperare di raggiungere un accordo con Teheran entro il mese prossimo. Il presidente israeliano Isaac "Herzog dovrebbe vergognarsi" per non aver concesso la grazia al primo ministro Benjamin Netanyahu, ha poi detto il leader Usa incontrando i giornalisti alla Casa Bianca. "Bibi è stato un grande primo ministro in tempo di guerra" e Herzog "dovrebbe concedergliela", ha aggiunto Trump insistendo che "è una vergogna". All'indomani dell'incontro con il presidente americano, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha spiegato intanto che "potrebbe essere possibile raggiungere un buon accordo" con l'Iran, ma ha ribadito che qualsiasi intesa dovrà includere limitazioni al programma di missili balistici e alla rete di milizie filo-Teheran nella regione. Trump "ritiene che gli iraniani ora capiscano con chi hanno a che fare. Credo che le condizioni che sta ponendo, unite alla loro consapevolezza di aver commesso un errore l'ultima volta non raggiungendo un accordo, potrebbero portarli ad accettare termini che consentirebbero di raggiungere un buon accordo", ha detto Netanyahu prima di lasciare Washington, secondo quanto riferito su X dal giornalista di Axios, Barak Ravid. "Voglio dirlo chiaramente: non nascondo il mio generale scetticismo sulla possibilità di raggiungere un accordo con l'Iran. Tuttavia, ho chiarito che, se si raggiunge un accordo, questo deve includere le componenti che sono importanti per noi, per lo Stato di Israele e, a mio avviso, per l'intera comunità internazionale: non solo la questione nucleare, ma anche i missili balistici ed i proxy regionali dell'Iran", ha aggiunto Netanyahu. Netanyahu avrebbe intanto convocato una riunione con alti funzionari della sicurezza al suo ritorno dagli Usa, hanno riferito fonti citate da Canale 12, precisando che alla riunione parteciperanno, tra gli altri, il capo di Stato maggiore, il capo del Mossad e il comandante dell'Aeronautica.
(Adnkronos) - Aiutare le imprese e i manager a costruire luoghi di lavoro sempre più inclusivi, favorire percorsi di carriera capaci di ridurre il divario di genere e la disparità salariale a parità di mansioni, oltre a facilitare l’accesso ai fondi nazionali e agli sgravi fiscali destinati alle pmi. Sono questi alcuni degli obiettivi di 'Managing for inclusion', il percorso promosso da Manageritalia, pensato per accompagnare le piccole e medie imprese verso l’ottenimento della certificazione di genere. Dopo la partenza da Bologna, il tour nazionale ha fatto tappa ieri a Roma, per iniziativa di Paola Vignoli (coordinatrice Gruppo Dei Manageritalia Lazio, Abruzzo, Molise Sardegna e Umbria) presso gli spazi del Grand Hotel Gianicolo, confermando la volontà di portare su tutto il territorio italiano un’iniziativa concreta di supporto alle pmi su un tema strategico per la competitività e la sostenibilità del sistema produttivo. Il tema si colloca in un contesto globale segnato da forti disuguaglianze di genere. Nel 2025 le donne rappresentavano solo due quinti dell’occupazione mondiale, a conferma delle persistenti difficoltà di accesso al lavoro. La loro probabilità di partecipazione alla forza lavoro era inferiore del 24,2% rispetto agli uomini, mentre le giovani donne avevano una probabilità del 14,4% più alta di non essere occupate né inserite in percorsi di istruzione o formazione. Il tasso di disoccupazione femminile, solo lievemente superiore a quello maschile, indica che l’ostacolo principale riguarda l’ingresso nel mercato del lavoro. Il divario occupazionale resta ampio, con una differenza stimata di 4,3 punti percentuali nel 2026 (Fonte: Oil). Anche in Italia permangono significative criticità sul fronte della parità di genere. Nel 2023, gli uomini lavoratori dipendenti privati per tutte le tipologie di contratti sono in maggior numero rispetto alle donne. Nello specifico, i lavoratori con contratto a tempo indeterminato sono il 59,9% rispetto alle lavoratrici che sono invece il 40,1%. Mentre per quanto concerne i contratti a tempo determinato, il rapporto è quasi in equilibrio (48,3% donne rispetto a 51,7% maschi. Nei contratti a tempo indeterminato il gender gap per le figure di quadri e dirigenti è eclatante. Solo il 21,1% delle donne ha contratti da dirigente contro il 78,9% dei colleghi uomini. Nei contratti da quadri il genere femminile rappresenta il 32,4% mentre quello maschile il 67,6%. Si evince quindi che il mondo delle cariche dirigenziali e manageriali in Italia sia ancora prettamente maschile. Marcato anche il gender pay gap in 10 su 18 settori le donne percepiscono più del 20% in meno; nelle attività finanziarie e assicurative le donne percepiscono mediamente il 32,1% in meno, nelle attività professionali scientifiche e tecniche il 35,1% in meno e in quelle immobiliari il 39,9% in meno. (Fonte: Rendiconto di genere Inps 2024) “La certificazione di genere - ha dichiarato Tommaso Saso, presidente di Manageritalia Lazio - non è un adempimento formale, ma uno strumento strategico per rendere le imprese più competitive e attrattive. Come Manageritalia Lazio sentiamo la responsabilità di accompagnare manager e pmi in un percorso di cambiamento culturale e organizzativo che valorizzi il capitale umano, riduca le disuguaglianze e contribuisca allo sviluppo del territorio e del Paese. In quest’ottica abbiamo inserito, nell’ultimo rinnovo contrattuale nazionale chiare misure per la parità di genere, la trasparenza retributiva e il contrasto al dumping contrattuale. Un segnale concreto per gli oltre 134mila manager italiani e una spinta non solo culturale per cui tutto questo si applichi in maniera diffusa a tutti i lavoratori”. Ad aprire i lavori i saluti istituzionali il deputato Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni del lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, e della senatrice Lavinia Mennuni, componente della V Commissione del Senato della Repubblica. “I dati sull’occupazione femminile - spiega Chiara Gribaudo - mostrano più lavoro, ma spesso povero, e un’Italia ancora lontana dagli standard europei su parità di genere, carriere e gender pay gap. Preoccupa soprattutto il peggioramento delle condizioni dopo la nascita del primo figlio. Servono misure strutturali come la Legge 162/2021 sulla certificazione di parità di genere, che introduce criteri misurabili, premialità e sanzioni. E' solo un primo passo: occorre riformare congedi parentali, asili nido e welfare familiare, superando bonus una tantum e garantendo congedi retribuiti anche per i padri, con una reale volontà politica. Noi siamo disposti a lavorare insieme in Parlamento, per costruire un sistema del lavoro moderno, contemporaneo e non novecentesco che tuteli genitorialità, la trasparenza salariale e l’avanzamento delle carriere e del welfare a sostegno concreto delle donne”. Per la senatrice Lavinia Mennuni: “Donne e uomini possono contribuire insieme alla società ma nel lavoro le donne affrontano maggiori difficoltà, soprattutto con la maternità. Lavorare per la parità significa permettere a ogni donna di conciliare liberamente carriera e famiglia. In questa direzione agisce il governo Meloni, con la certificazione per la parità di genere – sono oltre 11.000 le imprese certificate a fronte di un target Pnrr che ne prevedeva 800 entro giugno 2026 – e ulteriori misure già a bilancio come l’aumento del bonus mamme e gli incentivi alla conciliazione vita-lavoro. I dati Istat confermano la crescita dell’occupazione femminile, pur restando ancora molta la strada da fare per non dover scegliere più tra famiglia e carriera”. Nel corso dell’incontro, ad illustrare i vantaggi della certificazione di genere per le imprese è stata Tiziana Pompei, vice segretario generale di Unioncamere, mentre sul tema 'Quali vantaggi per il Sistema Paese?' è intervenuta Azzurra Rinaldi, docente di Economia Politica presso Unitelma Sapienza, offrendo una lettura economica e strutturale dell’impatto delle politiche di inclusione sulla crescita e sulla competitività nazionale. L’incontro è proseguito con una tavola rotonda dedicata a modalità e testimonianze sulla Certificazione di Genere, che ha messo a confronto esperienze concrete e casi applicativi raccontati da manager e professionisti impegnati direttamente nei percorsi di certificazione. Sono intervenuti Fabio De Filippis, hr innovation senior manager di Lottomatica Group; Mariarosaria Izzo, senior advisor Dei e consulente Uni/Pdr 125:2022; Caterina Pirrone, direttore risorse umane di Romana Diesel spa e Caterina Sazio, dirigente responsabile Planning, Steering Control & Es della Luiss. "Vent’anni fa - ricorda Paola Vignoli - nella nostra associazione abbiamo iniziato a parlare di parità di genere. Da allora, molto è cambiato. La parità di genere non è più un principio astratto: è diventata processo, entrando nella quotidianità delle organizzazioni. Un processo che migliora il clima di lavoro, trattiene i talenti, rafforza la motivazione e rende le imprese più competitive. In questo percorso – sostenuto da una normativa gentile, che non obbliga ma accompagna – il nostro contratto ha avuto e continua ad avere un ruolo centrale nel promuovere un reale cambiamento culturale". "E' uno strumento - commenta - concreto, capace di incidere sulle pratiche organizzative e sulla vita delle persone. Prevede l’Osservatorio dedicato alle tematiche di diversità, equità e inclusione e trasparenza retributiva; integra il progetto Fiocco in azienda, a supporto della genitorialità; promuove una piattaforma di welfare aziendale attenta ai servizi di conciliazione; valorizza un sistema di assistenza sanitaria sensibile alla genitorialità, con agevolazioni specifiche per tutto il nucleo familiare nei primi 3 anni di vita dei bambini; rafforza la tutela della maternità, garantendo la copertura della retribuzione al 100%, oltre l’80% previsto dalla normativa". "E' in questo contesto che il ruolo dei manager diventa decisivo. Investire nella parità di genere significa scegliere organizzazioni che funzionano meglio, più inclusive e quindi capaci di generare valore nel tempo", conclude.
(Adnkronos) - Al via la sesta edizione del Premio Demetra, il riconoscimento dedicato alla letteratura ambientale promosso da Comieco - Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica - in collaborazione con SalernoLetteratura Festival. Il bando è aperto alle opere pubblicate da editori indipendenti tra il 1° gennaio 2023 e il 31 gennaio 2026 (con un periodo più esteso per la graphic novel: dal 1° gennaio 2022 al 31 gennaio 2026). Le candidature possono essere inviate fino al 31 marzo 2026 attraverso la procedura indicata sul sito www.comieco.org. Il Premio si articola in quattro sezioni: saggistica, narrativa, graphic novel (italiana e tradotta) e libri per ragazzi. Il vincitore di ciascuna categoria riceverà un premio in denaro di 1.500 euro. I riconoscimenti per saggistica, narrativa e graphic novel saranno assegnati a giugno nell’ambito di SalernoLetteratura, mentre il premio per la sezione dedicata ai ragazzi verrà consegnato a luglio durante l’Elba Book Festival, confermando la continuità tra i due appuntamenti culturali. Giunto alla sua sesta edizione, il Premio Demetra ha raccolto finora oltre 300 opere candidate e premiato 24 autori, contribuendo alla valorizzazione della letteratura dedicata a ambiente e sostenibilità. Dopo cinque anni, ospitati dall’Elba Book Festival – dove il premio ha consolidato identità e comunità – l’edizione 2026 approda a Salerno, ampliando pubblico e prospettive senza interrompere il legame con le sue origini. L’edizione 2026 si svolge con il supporto di: Seda International Packaging Group (Main Sponsor), Fondazione Symbola, Salerno Pulita, 100% Campania, Boccia Industria Grafica S.p.A. e Banco di Lucca e del Tirreno S.p.A. La giuria del Premio Demetra è composta da: Ermete Realacci (Presidente), Carlo Montalbetti (Comieco), Duccio Bianchi (Responsabile scientifico), Ilaria Catastini (editore, Albeggi Edizioni), Giorgio Rizzoni (Responsabile didattico) e Paolo Barcucci (curatore di mostre).