(Adnkronos) - A Hollywood ha diretto 'La ricerca della felicità', 'Sette anime' e 'Padri e figlie' eppure Gabriele Muccino ha dichiarato di non voler mai più lavorare negli Stati Uniti. Ospite del nuovo episodio del vodcast dell'Adnkronos, disponibile in versione integrale sul sito www.adnkronos.com e sul canale YouTube, alla domanda se tornerebbe a lavorare a Hollywood il regista non esita: "No, non ci tornerò mai. E non tornerò nemmeno in America". Gabriele Muccino, al cinema dal 29 gennaio con il suo ultimo film 'Le cose non dette', ricorda le sofferenze degli ultimi anni negli Stati Uniti. "Sono stati faticosi e dolorosi" perché "è una civiltà pagana che oggi vediamo chiaramente davanti ai nostri occhi", ha dichiarato. Ma "quando ci vivevo, negli ultimi cinque o sei anni, sentivo una sofferenza dentro che era proprio quella che poi è scoppiata e oggi sta investendo l'intero globo". I primi anni "ero felice, facevo i film con Will Smith, tutto girava per il verso giusto e ottenevo successi". Poi "ho iniziato a fare i conti con il sistema e con l’assenza di amicizia e di rapporti che c’è in quella società così smarrita e solitaria". Una società, che Muccino definisce "in pienissima decadenza".
(Adnkronos) - Il Gruppo Engineering, leader nei processi di digitalizzazione per aziende e pubbliche amministrazioni, annuncia che il prossimo 16 febbraio Michelangelo Suigo entrerà in azienda con il ruolo chief public affairs, corporate communication & sustainability officer. A diretto riporto del ceo Aldo Bisio, in questo ruolo Michelangelo Suigo definirà e implementerà le strategie di comunicazione, delle relazioni istituzionali e dell’agenda esg del Gruppo Engineering. Grazie a una solida esperienza di alto livello, maturata in importanti contesti aziendali e istituzionali, Suigo contribuirà a innovare la narrazione della mission e della vision di Engineering, allineandola agli obiettivi di business. Aldo Bisio, ceo del Gruppo Engineering, ha dichiarato “Con grande piacere do il benvenuto a Michelangelo Suigo, certo che grazie alla sua visione, alla profonda conoscenza dei contesti istituzionali e alla capacità di allineare comunicazione e sostenibilità alle strategie aziendali, darà un nuovo impulso al posizionamento reputazionale di Engineering in tutti i mercati in cui opera”. Michelangelo Suigo ha ricoperto tra l’altro ruoli apicali in Inwit, dove ha avuto la carica di executive vice president external relations, in Leonardo e Vodafone. Giornalista, docente di relazioni istituzionali e comunicazione d’impresa nei principali master universitari e membro di organismi associativi (tra cui Consiglio Generale di Aspen, Assolombarda, Unindustria Roma e Lazio, e Valore D). Ha ricevuto l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Michelangelo Suigo subentra a Roberto Scrivo, che ha lasciato il Gruppo lo scorso 1° gennaio.
(Adnkronos) - Riciclare per raggiungere l’autonomia nell’approvvigionamento di terre rare e materiali critici. Livio De Santoli, prorettore dell’Università La Sapienza di Roma spiega all’Adnkronos la chiave (oltre all’urgenza) per ridurre la dipendenza da filiere esterne che sono decisive per le tecnologie della transizione ma che si trovano nelle mani di Paesi terzi rispetto all’Italia e all’Europa. Su tutti, la Cina: Pechino detiene infatti un quasi monopolio nell’esportazione di queste materie prime, e può limitarne l’accesso secondo convenienza. Ma con il ritorno della politica di potenza a livello globale e l’indebolimento al multilateralismo, la priorità per l’Unione europea e per l’Italia è diventata cercare l’autonomia nelle filiere più strategiche, anche attraverso l’economia circolare. “Con il gas e il petrolio eravamo totalmente dipendenti, perché noi non li avevamo”, spiega De Santoli, ma ora “non è detto che dobbiamo continuare a comprare i materiali critici”. Anzi, “l’indipendenza passa dall’affrancamento” dall’obbligo di comprare altrove, e il “riutilizzo in qualche modo all’infinito” dei materiali che sono già nella propria disponibilità gioca un ruolo fondamentale verso l’autonomia. In questo modo, infatti, è possibile immaginare di “creare una filiera europea delle terre rare e dei materiali critici“, sottolinea ancora il prorettore. E “l’Italia, grazie alla sua esperienza nel riciclo, può diventare un hub del riuso di componenti strategici. È un’occasione unica per un’industria autonoma e competitiva”. “Su alcuni settori sicuramente più alcuni che altri possiamo diventare delle oasi autonome in cui far sviluppare componenti e servizi che possono addirittura essere esportati in Europa: è quello il nuovo corso ed è quella l’indicazione che dobbiamo dare per il futuro”, spiega. Resta un altro grande nodo strutturale: il costo dell’energia, che continua a rappresentare un freno per la competitività delle imprese europee ed italiane. Anche in questo caso, per De Santoli si deve puntare a una “vera filiera europea dell’energia”, nella quale il Bel Paese può giocare un ruolo di primo piano. “Enel, Eni e persino la cinese Byd stanno valutando l’Italia come base produttiva per le gigafactory per le batterie”, ricorda l’esperto. Certo, l’Italia attualmente, sottolinea De Santoli, ha “i costi più alti d’Europa, che a loro volta sono i più alti del mondo”. E allora come fare? “L’unica via, anche con l’attuale mercato dell’energia, è sviluppare massicciamente le rinnovabili. Cosa che, anche senza riforme di mercato, riduce l’impatto del gas sul prezzo finale”. Il problema, continua, “non è il costo del solare o dell’eolico, ma la lentezza con cui li integriamo nel sistema. Se raggiungiamo il 60% di penetrazione elettrica al 2030, i benefici saranno immediati per famiglie e imprese”. Per il prorettore, i due “grandi fronti” su cui dobbiamo agire sono l’eolico offshore e l’idrogeno. “Siamo ancora indietro, ma dobbiamo arrivare a 2,1 GW entro il 2030. Le nostre coste profonde richiedono piattaforme galleggianti, una tecnologia che possiamo sviluppare in Italia. Anche la Danimarca sta investendo qui: perché non farlo noi per primi”? Infine, parlare di energia oggi porta per forza di cose al tema dei data center, che assorbono circa il 3% dei consumi globali e raddoppieranno entro dieci anni. Un problema anche perché, spiega l’esperto, “concentrano energia laddove le rinnovabili, invece, sono distribuite”. Di conseguenza, conclude De Santoli, “dobbiamo ripensare il modello: la rete va resa più flessibile, con accumuli diffusi e logiche di prossimità energetica. L’intelligenza artificiale può aiutarci a ottimizzare il sistema, ma serve pianificazione: i data center dovranno essere costruiti dove esiste un mix energetico sostenibile, o dotati di fonti rinnovabili proprie”.