(Adnkronos) - "Abbiamo bisogno della Groenlandia, assolutamente". Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump torna a parlare delle mire statunitensi sull'isola nel corso di un'intervista telefonica con The Atlantic, descrivendo il territorio autonomo danese come "circondato da navi russe e cinesi". Le parole del tycoon arrivano all'indomani dei raid Usa sul Venezuela e sulla cattura di Maduro. Per questo, alla domanda se l'attacco a Caracas potesse indicare la volontà di intraprendere un'azione militare per assumere il controllo della Groenlandia, Trump ha affermato che spetta ad altri decidere cosa significhi l'azione militare Usa per quanto riguarda il territorio danese, scrive The Atlantic. "Dovranno valutarlo da soli. In realtà non lo so. È stato molto generoso con me, Marco, ieri", ha detto il presidente, riferendosi a quanto detto dal segretario di Stato Marco Rubio. Nel corso di una conferenza stampa congiunta, Rubio aveva affermato che il mondo dovrebbe prestare attenzione dopo l'operazione in Venezuela (con particolare riferimento a Cuba) e sottolineato che quando Trump "vi dice che farà qualcosa, quando vi dice che affronterà un problema, dice sul serio". "Non mi riferivo alla Groenlandia in quel momento", ha puntualizzato il presidente Usa nell'intervista, "ma abbiamo bisogno della Groenlandia, assolutamente. Ne abbiamo bisogno per la difesa". Durante il primo anno del suo secondo mandato, Trump ha più volte reiterato il proprio desiderio di vedere la Groenlandia annessa agli Usa. Le mosse del suo governo verso tale obiettivo, tra cui la recente nomina di un inviato presidenziale nel territorio danese, hanno suscitato l'ira sia di Copenaghen che dell'Unione europea. Inoltre, l'operazione condotta ieri contro Caracas e la cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro ha scosso gli alleati europei degli Usa: ieri Trump ha dichiarato che gli Usa "gestiranno" il Venezuela a tempo indeterminato e sfrutteranno le sue enormi riserve di petrolio. In passato il presidente Usa ha sostenuto che annettere la Groenlandia servirebbe gli interessi di sicurezza nazionale Usa, data la sua posizione strategica nell'Artico e la sua ricchezza di minerali critici per i settori high-tech. Dopo le parole di Trump, è arrivata la reazione della premier danese Mette Frederiksen, che ha esortato "con forza" gli Usa "a fermare le minacce contro uno storico alleato e contro un altro Paese e un altro popolo che hanno detto molto chiaramente di non essere in vendita" "Devo dirlo in modo molto diretto agli Usa: è assolutamente insensato parlare della necessità che gli Usa prendano il controllo della Groenlandia", mentre Washington non ha alcun titolo per annettere il territorio autonomo danese, recita il comunicato di Frederiksen, sottolineando che l'intero regno, Groenlandia inclusa, fa parte della Nato ed è quindi coperto dalla garanzia di sicurezza dell'alleanza. Inoltre, evidenzia la premier danese, esiste già oggi un accordo di difesa tra la Danimarca e gli Stati Uniti che garantisce agli Usa "ampio accesso" alla Groenlandia. "E da parte del Regno abbiamo investito significativamente nella sicurezza nell'Artico", aggiunge. Le proteste della Danimarca erano iniziate prima delle parole di Trump, dopo che la moglie del consigliere più influente del presidente Usa aveva pubblicato sui social media un'immagine della Groenlandia dipinta con i colori della bandiera degli Stati Uniti. Katie Miller, sposata con il vicecapo dello staff di Trump, Stephen Miller, ha caricato l'immagine del territorio autonomo danese sul suo profilo X nella notte di ieri, giorno in cui si è svolta l'operazione militare Usa contro il Venezuela. Il post di Miller, che ha lavorato come addetta stampa al Dipartimento di Sicurezza interna e per l'allora vicepresidente Mike Pence nel primo mandato di Trump, riportava una sola parola sopra l'immagine - "PRESTO". Oggi l'ambasciatore della Danimarca negli Usa, Jesper Moeller Soerensen, ha così reagito con un proprio post affermando che il Paese si aspetta "il pieno rispetto per l'integrità territoriale" danese, ricondividendo il link all'immagine di Katie Miller. "Solo un promemoria amichevole sugli Usa e il Regno di Danimarca: siamo stretti alleati e dovremmo continuare a lavorare insieme come tali. La sicurezza degli Usa è anche la sicurezza della Groenlandia e della Danimarca", ha scritto, sottolineando che il territorio autonomo fa già parte della Nato, che Copenaghen e Washington collaborano per garantire la sicurezza nell'Artico, e che il regno "ha potenziato significativamente i suoi sforzi per la sicurezza nell'Artico: solo nel 2025 abbiamo stanziato 13,7 miliardi di dollari che possono essere utilizzati nell'Artico e nel Nord Atlantico. Perché prendiamo sul serio la nostra sicurezza comune".
(Adnkronos) - "I dati Inail sugli infortuni ad ottobre 2025 evidenziano una situazione assolutamente preoccupante, con un incremento anche dei casi mortali e con un aumento a doppia cifra delle malattie professionali. E proprio su quest'ultimo aspetto l'Inca, il patronato della Cgil, cerca di aiutare i lavoratori a prendere coscienza dei danni subiti sul posto di lavoro". Lo dice, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, Sara Palazzoli, del Collegio di presidenza Inca Cgil con delega 'danni alla persona'. (VIDEO) "I lavoratori - spiega - non hanno coscienza che i danni subiti alla propria salute possano avere una derivazione lavorativa e, quindi, i decessi che ne derivano non vengono conteggiati nell'elenco degli infortuni sul lavoro. Con le nostre categorie, insieme alle rsu in generale cerchiamo far conoscere ai lavoratori i rischi che può comportare alla salute, in termini d malattie professionali". "Le malattie osseoarticolari - sottolinea - sono le più facili da individuare e riconoscere, così come quelle del sistema nervoso. Poi però ci sono le neoplasie professionali e proprio qui che, come Inca, cerchiamo di dare maggiore consapevolezza ai lavoratori dei rischi a cui sono esposti, soprattutto a non sottovalutare i sintomi e risalire al fatto che quel tumore derivi direttamente dall'attività lavorativa svolta per molti anni". "Una volta individuata la causa professionale del tumore - continua Sara Palazzoli - cerchiamo di tutelare il lavoratore grazie ai medici convenzionati che sono nelle nostre sedi, che lo accolgono ed esaminano la situazione. Si avvia il percorso del riconoscimento della neoplasia professionale attivando quelle prestazioni che vengono riconosciute dall'Inail. Attraverso il riconoscimento della malattia professionale possiamo anche attivare la rendita per i familiari nel caso in cui il lavoratore venga a mancare". "Sono troppe - osserva - le sostanze cancerogene a cui i lavoratori sono esposti; prendiamo anche, ad esempio, l'esposizione ai raggi solari che può portare l'epitelioma cutaneo. Una causa che può interessare tutti i lavoratori che svolgono lavori all'aperto, non solo gli agricoli o gli edili, ma anche un vigile urbano ad esempio". "Ci sono poi - continua - le malattie professionali derivanti dall'esposizione alle polveri del legno e delle vernici, coloranti, pesticidi, cioè le sostanze sono ancora tante e noi dobbiamo mettere in campo la corretta tutela per le lavoratrici e i lavoratori che si ammalano di lavoro. I nostri medici, i medici dei Patronati sono nelle condizioni. Attraverso un percorso di conoscenza di attivare quella quel percorso adeguato per il giusto riconoscimento, dal momento che subisco un danno per il lavoro che io svolgo".
(Adnkronos) - Il Consorzio Erp Italia, uno dei principali Sistemi Collettivi senza scopo di lucro attivi in Italia per la gestione dei Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e dei rifiuti di pile e accumulatori, ha realizzato l’indagine Swoa – Survey Waste & Opportunities Awareness – con l’obiettivo di misurare il livello di conoscenza, percezione e comportamento degli italiani rispetto al riciclo dei rifiuti elettronici. La fotografia emersa dalla ricerca, condotta su un campione rappresentativo di oltre 1.200 cittadini tra i 20 e i 60 anni, restituisce un quadro chiaro: il tema dei Raee è ancora poco conosciuto, nonostante la crescente attenzione verso la sostenibilità. Il 73% degli italiani si considera preparato, ma più della metà (56%) non sa cosa significhi l’acronimo Raee, e solo il 44% lo collega correttamente ai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Anche i comportamenti dichiarati raccontano di un’Italia a due velocità: il 41% afferma di riciclare correttamente i Raee, ma tra questi una parte significativa li conferisce in modo scorretto – il 25% nell’indifferenziato e il 22% tramite operatori non ufficiali. Il 36% conserva dispositivi elettronici a casa perché non sa dove portarli. Un dato che evidenzia come la volontà di fare bene ci sia, ma sia spesso frenata dalla mancanza di informazioni pratiche o dalla difficoltà di accesso ai punti di raccolta.Accanto a questi ostacoli culturali e logistici, l’indagine evidenzia una domanda latente di servizi più vicini ai cittadini. Tra le proposte più condivise spiccano l’introduzione di contenitori condominiali dedicati (65%), la raccolta porta a porta anche per i Raee (60%) e più campagne informative sui canali tradizionali e digitali (55%).