INFORMAZIONIRAI Radiotelevisione Italiana spa Radio e TV Ruolo: Autore Rai, Giornalista in materia economica Area: Human Resource Management Romano Benini |
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(Adnkronos) - Francesco Totti può tornare alla Roma. L'ha detto Claudio Ranieri, consigliere della famiglia Friedkin, rilanciando un'ipotesi che è sempre rimasta aperta, per la storia e il significato che avrebbe la presenza del Capitano all'interno della società. Le opzioni sul tavolo sono diverse, con alcuni punti fermi che andrebbero messi, sia stando alle indicazioni che la stessa bandiera della Roma ha fornito ogni volta che ne ha parlato, sia ricordando la prima esperienza da dirigente con la gestione di James Pallotta. E' luglio del 2017 e Totti ha concluso da poco, contro la sua voglia, la straordinaria carriera da calciatore con la maglia della Roma. Il suo ruolo, disegnato come un mediatore tra società e spogliatoio, rimane sempre però poco definito, alimentando da una parte incomprensioni e dall'altra la sua insoddisfazione per l'impossibilità di incidere come avrebbe voluto. E' un'esperienza che dura due anni, fino a giugno del 2019, quando si chiude con una dura conferenza stampa che sancisce una fine dolorosa: "Mi dimetto non per colpa mia, il club mi ha tenuto fuori da tutto... per questo club sono stato sempre un peso... non ho mai avuto la possibilità operativa di poter lavorare sull’area tecnica". In quella occasione, Totti dice anche una cosa che ci porta direttamente a oggi e all'ipotesi rilanciata da Claudio Ranieri: "Nel momento in cui un'altra proprietà punterà forte su di me, io sarò sempre pronto". Ecco, l'altra proprietà può essere quella dei Friedkin ma restano sul tavolo i dubbi e i potenziali problemi della prima esperienza. Per un ritorno di Francesco Totti alla Roma che possa essere utile alla società, a tutta la piazza e anche alle sue ambizioni, sono indispensabili condizioni chiare: un eventuale incarico dirigenziale deve avere un perimetro certo e regole di ingaggio chiare, che coinvolgano l'allenatore Gian Piero Gasperini, il direttore sportivo Ricky Massara, lo stesso Claudio Ranieri e ovviamente la proprietà e, qualora si decidesse di averne uno, il futuro amministratore delegato. Totti non vuole e non può essere solo un uomo immagine. Vuole e può incidere sull'area tecnica, mettendo a disposizione la sua conoscenza del calcio. Quando, come e a quali condizioni questo possa avvenire cambia non solo la forma ma soprattutto la sostanza di quello che potrà essere o non essere. Partendo dagli errori fatti in passato, che non vanno ripetuti. Lo si deve alla più importante bandiera della storia della Roma, ai suoi tifosi e anche a tutte le persone che stanno lavorando per farla crescere. (Di Fabio Insenga)
(Adnkronos) - Presentati oggi alla Camera dei Deputati (Sala Tatarella) 'La prima giornata internazionale dell’Amatriciana' (6 marzo) e la tre giorni che si celebrerà ad Amatrice il 6-7-8 marzo 2026. L’iniziativa è promossa dall’Associazione dei ristoratori e degli albergatori di Amatrice (Aram), col patrocinio del Comune di Amatrice, dell’Università Roma Tre, della Regione Lazio e della Camera di commercio di Rieti e Viterbo. La conferenza stampa ha mostrato il logo ufficiale della manifestazione e illustrato il programma della tre giorni (che prevede convegni tematici, laboratori, visite ai cantieri, escursioni a piedi e in e-bike e tante degustazioni); programma finalizzato a valorizzare le ricchezze, le eccellenze e le peculiarità del territorio che ha visto l’origine storica di uno dei piatti più famosi nel mondo. Sono intervenuti a Roma il presidente dell’Aram, Giovanni Apa, insieme al consiglio direttivo e gli associati, il sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, il parlamentare Luciano Ciocchetti, il questore della Camera Paolo Trancassini, il commissario per la Ricostruzione, Guido Castelli e l’assessore alla Cultura della Regione Lazio, Simona Baldassarre. È stata scelta questa data - che sarà festeggiata ogni anno - perché il 6 marzo 2020 l’Amatriciana ha ottenuto dalla Commissione europea la certificazione di 'Specialità Tradizionale Garantita-Stg'. In Italia ci sono solo altri tre prodotti con questo riconoscimento: la mozzarella, la pizza napoletana e i vincisgrassi alla maceratese. Il Logo riproduce una forchetta stilizzata i cui quattro denti si trasformano in modo geometrico e simmetrico in spaghetti che intrecciandosi compongono l’elemento grafico. L’elemento circolare fa da sigillo alla manifestazione. I colori Arancione/Oro/Rosso richiamano il sole, la pasta, il grano, la preziosità dei prodotti intesa come alta qualità dell’Amatriciana e più in generale del made in Italy. Giorgio Cortellesi, sindaco di Amatrice, ha dichiarato: “Per noi l’amatriciana non è solo un simbolo di eccellenza enogastronomica che premia la ricchezza di un territorio che merita rispetto e supporto per quello che ha subìto specialmente dopo il sisma, ma anche e soprattutto rappresenta il volano della ripartenza socio-economica di Amatrice e delle sue Frazioni. Ben venga l’iniziativa dell’Amatriciana day del prossimo 6 marzo, che si affianca virtuosamente alla nota nostra sagra degli spaghetti, già famosa nel mondo”. Simona Baldassarre, assessore alla Cultura della Regione Lazio, ha affermato: “La Regione Lazio non può che essere vicina all’iniziativa di oggi: la presentazione del programma della giornata internazionale dell’amatriciana che si terrà il prossimo 6 marzo ad Amatrice. Dopo il prestigioso riconoscimento da parte dell’Unesco della cucina italiana come patrimonio immateriale, non poteva mancare appunto, il 'primo dei primi'. Un piatto made in Italy che ci invidiano nel mondo. Simbolo di una tradizione di eccellenza che esalta da sempre la ricchezza dei nostri territori, la nostra storica, la nostra cultura e la nostra convivialità”. Massimiliano Fiorucci, rettore dell'Università Roma Tre, ha sottolineato: “L’Università Roma Tre partecipa a questa iniziativa come partner scientifico con grande convinzione. Il nostro Ateneo ospita il corso di laurea triennale in Scienze e Culture Enogastronomiche, a testimonianza di quanto la cucina e la cultura enogastronomica rappresentino tasselli fondamentali della storia e delle tradizioni del nostro Paese. Formare i ricercatori e gli operatori del settore di domani significa dare tridimensionalità a una parte essenziale della nostra identità culturale. In questo senso, la storia di Amatrice è una storia di resilienza, che attraverso l’Amatriciana continua a parlare al mondo di memoria, comunità e futuro”. Secondo l’ultima ricerca Arsial (2020), nei soli comuni di Amatrice e di Accumoli la produzione stimata di sugo 'Amatriciana' a settimana è di 150 kg per punto di ristorazione, per un totale annuo di circa 100 tonnellate. Se si considera una media di 5 piatti per kg di sugo, si arriva a circa 25.000 porzioni l’anno. Nel Lazio, invece, i piatti stimati toccano quota 1 milione. Ma perché una giornata internazionale? Ci sono almeno tre motivi, sottolineano dall’Aram: "Il primo è una sfida culinaria: il 6 aprile si celebra in tutto il mondo il 'Carbonara Day', perché non fare anche un 'Amatriciana Day'? "E così, da un’idea nata durante un’intervista siamo arrivati a ideare questo progetto. Amando l’italianità, l’iniziativa è stata registrata e viene presentata come Giornata dell’Amatriciana, ma l’obiettivo è che in tutto il mondo la si celebri con l’hashtag che si preferisce, purché contenga la parola 'Amatriciana': che si tratti di #giornataamatriciana, #giornatainternazionaleamatriciana, #amatricianaday o altro è indifferente. Il secondo motivo nasce dall’orgoglio di questa terra: l’orologio che si era fermato con il sisma del 24 agosto 2016 ha ripreso a girare, spinto con fatica e dignità in primis dai cittadini, sostenuti da istituzioni, associazioni, imprese. L’iniziativa che presentiamo oggi vuole far parte di questo percorso. Il terzo è di positività: la Giornata internazionale dell’Amatriciana vuole promuovere uno dei primi piatti più celebri al mondo, facendo festa il 6 marzo in tutti e cinque i Continenti e valorizzando al tempo stesso il luogo dove è nato". Per promuovere l’iniziativa online e suoi social, l’Aram ha realizzato un sito web, www.giornatadellamatricana.it, che è andato online oggi e 3 account social, su cui sono in programma da oggi al 6 marzo campagne social con testimonial e chef.
(Adnkronos) - Gli italiani stanno migliorando sul fronte dello spreco alimentare (-10,3% rispetto ad un anno fa), arrivando a 554 grammi di cibo gettato a testa ogni settimana, ‘solo’ 79,14 grammi al giorno. Ma la somma delle perdite e degli sprechi alimentari vale oltre 13 miliardi e mezzo (dati elaborati dall’Università di Bologna - Distal / Waste Watcher sulle fonti di riferimento), 7 miliardi e 363 milioni solo nelle case degli italiani. Sono i dati contenuti nel 'Caso Italia 2026', il nuovo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International diffuso in vista della 13esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, 5 febbraio 2026, indetta dalla campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero. Waste Watcher ha monitorato il comportamento degli italiani nel mese di gennaio 2026, attraverso l’indagine condotta con metodo Cawi, promossa da Spreco Zero con l’Università di Bologna - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari e Last Minute Market su monitoraggio Ipsos - Doxa (campione di 2000 casi rappresentativi della popolazione generale). Più nel dettaglio, stando al report, l’Italia, in linea con la rilevazione dello scorso settembre relativa all’estate 2025, segna un miglioramento deciso rispetto ai dati di un anno fa: sprechiamo infatti 554 grammi di cibo pro capite ogni settimana, ovvero 63,9 grammi in meno rispetto al dato del febbraio 2025 (617,9 g). La performance più brillante è firmata dai Boomers che fissano lo spreco settimanale pro capite medio a 352 grammi, superando, in anticipo di quattro anni, l’esame dell’Agenda 2030, quando a tutti gli italiani sarà chiesto di gettare mediamente non più di 369,7 grammi a testa ogni settimana per centrare l’obiettivo 12.3 sullo spreco alimentare. Più indietro restano le famiglie della Generazione Z, posizionate a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro capite, le famiglie Millennials, con 750 grammi settimanali pro capite, e quelle della Generazione X, con 478 grammi settimanali pro capite. Emerge in chiave quasi plebiscitaria la cura per la preparazione dei pasti, un tratto distintivo mediterraneo e italiano: una abitudine di vita cui si dedica ogni giorno l’88% degli italiani. Solo il 4% degli italiani dichiara di non cucinare perché non ama farlo. E per la prima volta risulta praticamente unanime la consapevolezza intorno al tema 'spreco': il 94% degli italiani certifica la sua attenzione alla questione e, di questa moltitudine di cittadini, il 63% getta qualcosa meno di 1 volta a settimana, solo il 14% spreca quasi quotidianamente. Già da questi dati si delinea un divario generazionale piuttosto marcato: il 29% della Generazione Z spreca almeno una volta a settimana, contro appena il 6% dei Boomers. Spiega il direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International Andrea Segrè, fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare: "I dati del Rapporto Waste Watcher 2026 ci dicono con chiarezza che la sfida dello spreco alimentare non si vince contrapponendo le generazioni, ma mettendole in relazione. I Boomers oggi sono la locomotiva della prevenzione: hanno interiorizzato nel tempo competenze di cura, di gestione del cibo e di riuso che li portano già vicino agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030. La Generazione Z, invece, è più fragile sul piano organizzativo ma possiede un capitale decisivo: la padronanza degli strumenti digitali e la disponibilità al cambiamento. È qui che nasce l’intelligenza intergenerazionale: quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani. Solo favorendo questo scambio - nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità e anche nei luoghi del cibo fuori casa - possiamo davvero dimezzare lo spreco alimentare entro i prossimi quattro anni, come chiede la Campagna Spreco Zero. Lo spreco non è solo una questione di consapevolezza, ma di competenze condivise: e il futuro passa dalla capacità di farle circolare tra le generazioni". Tornando ai dati, si spreca meno al Nord (516 grammi settimanali, -7%), di più al Sud (591,2 grammi settimanali, +7%) e poco di più al Centro (570,8 grammi settimanali, +3%); più virtuose le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%). In cima ai cibi più sprecati svettano la frutta fresca (22,2 g a settimana), la verdura fresca (20,6 g) e il pane fresco (19,6 g), seguono l’insalata (18,8 g) e cipolle/aglio/tuberi (17,2 g).