INFORMAZIONIRocco FanelloTCP Italy - The Change Partnership Italy Business School ed Enti di Formazione Italiana Ruolo: Business Coach (ICF-ACC) Area: Human Resource Management Social Network e/o Indirizzi IM: ● Rocco Fanello |
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(Adnkronos) - Uno spray nasale testato sui modelli animali potrebbe invertire l'invecchiamento del cervello con sole 2 dosi, riducendo drasticamente l'infiammazione cerebrale, ripristinando le centrali energetiche cellulari del cervello e migliorando così significativamente la memoria. Un processo di ringiovanimento che agirebbe nel giro di poche settimane per durare mesi. E' il risultato dello studio condotto dai ricercatori della Texas A&M University (Naresh K. Vashisht College of Medicine) negli Stati Uniti. Lo spray contiene minuscole particelle biologiche note come vescicole extracellulari (Ev), che agiscono come veicoli di consegna con a bordo un potente carico genetico, i microRna. Le sostanze aggirano lo scudo protettivo del cervello e viaggiano direttamente nel tessuto cerebrale, dove vengono assorbite. Arrivati a destinazione nelle cellule immunitarie residenti nel cervello, i microRna 'spengono' i sistemi noti per essere responsabili dell'infiammazione cronica nel cervello che invecchia. Per spiegare il senso di questo processo, gli scienziati invitano a immaginare il cervello come un motore ad alte prestazioni: nel corso dei decenni questo motore non solo si usura, ma inizia anche a surriscaldarsi. Piccoli 'focolai' di infiammazione covano nelle profondità del centro della memoria, creando una persistente nebbia mentale (brain fog) che rende più difficile pensare, formare nuovi ricordi o persino adattarsi a nuovi ambienti, aumentando al contempo il rischio di disturbi come il morbo di Alzheimer. Questo processo a lenta combustione viene chiamato neuroinfiammazione. E per decenni si è pensato che fosse il prezzo inevitabile dell'invecchiamento. Ma il nuovo studio, pubblicato sul 'Journal of Extracellular Vesicles', suggerisce che l'ondata infiammatoria potrebbe essere reversibile. Il team guidato da Ashok Shetty, distinguished professor dell'ateneo e associate director dell'Istituto di medicina rigenerativa, insieme ai ricercatori senior Madhu Leelavathi Narayana e Maheedhar Kodali, ha sviluppato lo spray nasale e ha verificato che a livello cellulare il trattamento ha ricaricato i mitocondri neuronali, ovvero le centrali energetiche che si trovano all'interno delle cellule cerebrali. La terapia ha dissipato la nebbia mentale e ha anche migliorato fisicamente la capacità del cervello di elaborare e immagazzinare informazioni. "Stiamo ridando vitalità ai neuroni riducendo lo stress ossidativo e riattivando i mitocondri del cervello", evidenzia Narayana. Nei modelli trattati, i test comportamentali hanno confermato i risultati biologici, mostrando notevoli miglioramenti non solo nel riconoscimento di oggetti familiari, ma anche nell'individuazione di nuovi oggetti e di cambiamenti nell'ambiente circostante, in netto contrasto con il gruppo di controllo. "Le malattie legate all'invecchiamento cerebrale, come la demenza, rappresentano un grave problema di salute a livello mondiale - sottolinea Shetty - Quello che stiamo dimostrando è che l'invecchiamento cerebrale può essere invertito, aiutando le persone a mantenere la mente lucida, a rimanere socialmente attive e a non subire il declino cognitivo legato all'età". Lo studio suggerisce un'ampia applicabilità dello spray. I risultati del trattamento, illustra Shetty, "sono stati coerenti e simili in entrambi i sessi". La modalità di somministrazione "è uno degli aspetti più interessanti del nostro approccio", commenta Kodali. "La somministrazione intranasale ci permette di raggiungere e trattare il cervello direttamente, senza ricorrere a procedure invasive". Quanto agli effetti, quella che si osserva è "l'attivazione dei sistemi di riparazione del cervello, che guariscono l'infiammazione e si rigenerano", suggerisce Shetty. Sono ovviamente necessarie ulteriori ricerche per confermare questi risultati, ma Shetty e il suo team hanno già depositato un brevetto negli Stati Uniti per la terapia. Il lavoro è stato portato avanti con il sostegno del National Institute on Aging (Nia).
(Adnkronos) - "Gli enti Dsu sono oltre 40 organismi pubblici che, a livello territoriale o di ateneo, danno corpo al principio costituzionale del sostegno alle chance degli studenti capaci e meritevoli anche se privi di sufficienti mezzi, e dunque in potenziale svantaggio competitivo. Erogano servizi preziosi: borse di studio, mense, residenze, conforto psicologico e altro ancora in ragione di bandi che premiano insieme merito e bisogno. Si tratta di una realtà articolata e capillare, una antenna di bisogni oltre che di produzione di servizi. La loro funzione non è solo gestionale, ma sempre più strategica. Per questo si tratta di organismi che possono contribuire alla definizione di nuovi modelli sostenibili di diritto allo studio nella interlocuzione con le Regioni, il ministero dell'Università e gli Atenei, contribuendo a ridurre le disuguaglianze territoriali e a produrre rigenerazione urbana, sociale ed economica". Così, con Adnkronos/Labitalia, Emilio Di Marzio, presidente Andisu (Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio universitario). E Di Marzio sottolinea gli effetti positivi per i territori con la promozione di servizi per il diritto allo studio. "La presenza universitaria -sottolinea- produce effetti misurabili e rilevanti sullo sviluppo economico e sociale dei territori, e diversi studi lo dimostrano con chiarezza. In primo luogo, c’è un impatto diretto legato alla spesa degli studenti: in Italia si stima che in generale uno studente fuori sede generi tra i 10.000 e i 15.000 euro l’anno, contribuendo in modo significativo all’economia locale. Ad esempio, in città come Bologna, con oltre 90.000 studenti, questo si traduce in un indotto superiore al miliardo di euro annuo, con effetti su occupazione e servizi. E ancora una residenza può essere motore di sviluppo e socialità straordinarie, e di recupero urbano. Tanti gli esempi che si potrebbero addurre lungo tutta la penisola", sottolinea. Il ruolo del Pnrr "Il Pnrr ha rappresentato un intervento di portata straordinaria per il diritto allo studio universitario, grazie a un investimento complessivo di oltre 3 miliardi di euro destinati in larga parte alle borse di studio e a nuova residenzialità universitaria. Sul primo punto, in particolare, il Fondo Integrativo Statale è stato incrementato per un quadriennio di circa 964 milioni di euro, consentendo di raggiungere una copertura pressoché totale degli studenti idonei. Le risorse complessive per le borse sono così passate dai 308 milioni del 2021/2022 fino a 882 milioni nel 2024/2025, segnando un salto senza precedenti", spiega Di Marzio. Di Marzio sottolinea che "l’innalzamento delle soglie Isee di accesso ai benefici ha determinato un aumento dei beneficiari pari a +6,3% nel 2022/2023 e fino a +17,6% a regime, rendendo il sistema più inclusivo". "Parallelamente, il valore delle borse è cresciuto in modo significativo, con incrementi medi del 17% per i fuori sede, 26% per i pendolari e 25,3% per gli studenti in sede, arrivando in alcuni casi a superare gli 8.000 euro annui. Questo rafforzamento ha migliorato concretamente la capacità degli studenti di sostenere i costi universitari, contribuendo a ridurre le disuguaglianze economiche nell’accesso agli studi. Nel complesso, il Pnrr ha determinato un deciso potenziamento quantitativo e qualitativo delle politiche per il diritto allo studio, segnando un cambio di scala nell’intervento pubblico", aggiunge ancora. E infatti Di Marzio ricorda che "sul fronte dell’housing universitario, il Pnrr ha prodotto un impatto particolarmente significativo, mobilitando risorse complessive pari a circa 2 miliardi e 48 milioni di euro destinate allo sviluppo della residenzialità studentesca. Questo investimento ha consentito l’avvio di interventi per la realizzazione di quasi 80.000 nuovi posti letto, contribuendo a ridurre in modo concreto il divario che separa l’Italia dagli altri principali Paesi europei. Una delle principali novità introdotte riguarda il cambio di modello di finanziamento: si è passati da contributi per la costruzione delle strutture a contributi per la gestione, con l’obiettivo di accelerare i tempi di realizzazione". Secondo Di Marzio, "questo ha favorito un forte coinvolgimento del settore privato, più rapido nell’attivare e completare gli interventi, ampliando così la capacità complessiva del sistema". "Il risultato è stato un’accelerazione significativa nella disponibilità di nuovi alloggi per studenti, con effetti positivi sulla mobilità universitaria e sull’accesso agli studi per chi proviene da altre città. Una quota dei nuovi posti letto, pari al 30%, è stata riservata agli organismi per il diritto allo studio a tariffe Dsu per i primi tre anni e, la stessa percentuale di posti negli anni successivi deve essere garantita a tariffa del 25% più bassa di quella di mercato. Nel complesso, il Pnrr ha rappresentato una incredibile spinta in avanti per l'housing universitario di cui apprezzeremo i benefici a cominciare da quest'anno", sottolinea. Post-Pnrr, quale futuro? "Le principali criticità del post-Pnrr riguardano la sostenibilità finanziaria del sistema e, segnatamente, delle borse di studio. Senza quelle risorse straordinarie, le quali si sapevano temporanee, si apre una enorme sfida per gli attori politici: quello della copertura futura degli studenti idonei, con la possibilità che ciò pesi finanziariamente sulle Regioni. Rivedere criteri di accesso ai benefici e verificare una combinazione di nuove risorse potranno rappresentare, insieme ad altre misure, una scelta politica con cui i nostri organismi si confronteranno a breve, nell'interesse di consolidare il sostegno agli studenti capaci e meritevoli anche se privi di mezzi", conclude.
(Adnkronos) - Un percorso formativo avanzato sui temi Esg, economia circolare e sostenibilità, con un approccio multidisciplinare e orientato all’applicazione concreta nelle imprese: è questa la proposta di Safte - Scuola di Alta Formazione per la Transizione Ecologica, promossa da Italian Exhibition Group (Ecomondo) insieme all’Università di Bologna, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e della Regione Emilia-Romagna. L’iniziativa si avvale inoltre della collaborazione di partner quali Conai, Comieco e Ricrea, oltre al supporto di media partner tra cui Adnkronos, Rinnovabili, SolareB2B e altre testate specializzate. Prenderà il via il prossimo 17 aprile 2026 la quinta edizione della Scuola, rivolta a professionisti, imprese e pubbliche amministrazioni impegnati nei processi di sostenibilità. Il programma, in calendario fino al 10 luglio 2026, è progettato per fornire competenze avanzate e strumenti operativi per affrontare le sfide della transizione ecologica, integrando aspetti ambientali, economici e normativi e promuovendo una visione sistemica basata sui criteri Esg. Attraverso il contributo di docenti universitari, esperti e rappresentanti di istituzioni e imprese, Safte punta a formare figure professionali in grado di guidare l’innovazione e integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali. Il percorso prevede inoltre momenti di confronto diretto con aziende e istituzioni, favorendo la condivisione di esperienze concrete.