INFORMAZIONIRoberto MancinelliChallenge Network spa Gestione Risorse Umane e Formazione Aziendale Ruolo: Chief Business Officer Area: Marketing Management Roberto Mancinelli |
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(Adnkronos) - Il Long Covid modifica il cervello attraverso meccanismi tipici della malattia di Alzheimer. Lo dimostra uno studio Usa guidato da scienziati della NYU Langone Health, finanziato dal National Institute on Aging dei National Institutes of Health (Nih) e pubblicato su 'Alzheimer's & Dementia'. Ricerche precedenti avevano evidenziato che il virus Sars-CoV-2 può danneggiare il plesso coroideo (Cp), una rete di vasi sanguigni rivestiti da cellule produttrici del liquido cerebro-spinale che funziona da barriera protettiva per il cervello; a livello cerebrale, il Cp regola le risposte del sistema immunitario (l'infiammazione) e l'eliminazione delle scorie. Dal nuovo lavoro emerge che i pazienti Long Covid hanno un Cp del 10% più grande rispetto a chi ha contratto Covid ma è guarito completamente, e che l'aumento delle dimensioni del Cp si associa a livelli più alti di proteine collegate anche all'Alzheimer come la pTau217 o la proteina acida fibrillare gliale. Il team ha inoltre osservato che i pazienti Long Covid con Cp più grande ottengono risultati peggiori in media del 2% al Mini-Mental State Exam, un test che misura i cambiamenti nella memoria e nell'attenzione. Il Long Covid è una condizione in cui i sintomi dell'infezione causata dal coronavirus pandemico persistono per mesi o addirittura per anni dopo il contagio, ricordano i ricercatori. Finora circa 780 milioni di persone in tutto il mondo sono state infettate da Sars-CoV-2, e diverse hanno manifestato a lungo termine affaticamento, annebbiamento mentale, vertigini, perdita dell'olfatto o del gusto, depressione e molti altri sintomi. "Il nostro lavoro - spiega l'autore principale Yulin Ge, docente del Dipartimento di Radiologia della NYU Grossman School of Medicine che fa capo a NYU Langone Health - suggerisce che le reazioni immunitarie a lungo termine che si sviluppano in alcuni casi dopo il Covid possono comportare un gonfiore che danneggia una barriera cerebrale critica nel plesso coroideo". Ed "evidenze fisiche, molecolari e cliniche suggeriscono che un Cp più grande possa essere un segnale di allarme precoce", possibile spia di "un futuro declino cognitivo simile all'Alzheimer". Per lo studio sono stati reclutati 179 partecipanti, tra cui 86 pazienti con sintomi neurologici di Long Covid, 67 persone completamente guarite dal Covid e 26 che non lo hanno mai contratto. Tutti sono stati sottoposti a risonanza magnetica cerebrale avanzata, esami del sangue e cognitivi. I test hanno mostrato che i cambiamenti strutturali osservati nei vasi sanguigni del plesso coroideo dei pazienti Long Covid hanno sia aumentato il volume del Cp sia ridotto il flusso attraverso i vasi sanguigni della struttura cerebrale. La teoria degli autori - ancora da confermare - è che le alterazioni rilevate riflettano un rimodellamento vascolare del Cp indotto dall'infiammazione. Accompagnandosi a fibrosi e accumulo di tessuto cicatriziale, questa infiammazione ostacola ulteriormente il flusso sanguigno. E una ridotta perfusione sanguigna nel Cp può ridurre la produzione di liquido cerebrospinale, portare all'accumulo di scorie e compromettere l'integrità della barriera emato-encefalica. "Il nostro prossimo passo - prospetta l'autore senior dello studio Thomas Wisniewski, docente del Dipartimento di Neurologia della NYU Grossman School of Medicine - è seguire questi pazienti nel tempo per verificare se i cambiamenti cerebrali che abbiamo identificato possano predire chi svilupperà problemi cognitivi a lungo termine. Sarà necessario uno studio più ampio e a lungo termine - precisa l'esperto - per chiarire se queste alterazioni del plesso coroideo siano una causa o una conseguenza dei sintomi neurologici. Questo permetterà di focalizzare meglio gli sforzi nella progettazione del trattamento".
(Adnkronos) - "Inps è tutto il welfare in Italia. La sua trasformazione sta andando avanti e per questo sono molto felice. Tutti i nostri dipendenti ci stanno credendo fortemente. Vogliamo restituire al Governo, allo Stato, un istituto che sia sempre più trasparente, efficace, dinamico e fruibile, cioè sempre più al servizio dei nostri cittadini”. Lo ha detto il presidente dell'Inps, Gabriele Fava, durante la Conferenza nazionale della Dirigenza Inps intitolata "La forza dei valori" che è iniziata oggi a Roma. Punti chiave, spiega Fava sono: “Responsabilità, senso del dovere, senso del sacrificio e soprattutto il benessere dei cittadini. Il loro interesse che corrisponde al nostro lavoro”. Due giorni ricchi di incontri e approfondimenti: “Queste due giornate sono importantissime perché i protagonisti sono le nostre risorse umane, tutti i nostri dipendenti, dal primo all’ultimo. Vogliamo passare con loro questi due giorni per andare incontro al futuro del nostro Istituto e quindi al nuovo modello di servizio che stiamo portando avanti” conclude Fava.
(Adnkronos) - "Serve tutelare l’industria europea, rendendo possibile la sfida digitale e green e nel contempo aprire a nuovi mercati, per una chiara politica strategica". Lo afferma il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine dell’evento 'L’Italia in Cantiere' organizzato da Legambiente. "Nel nostro Libro bianco mettiamo la duplice sfida della digitalizzazione e dell’economia green che si deve coniugare con il pilastro dell’economia strategica", sottolinea il ministro Urso."Dobbiamo bloccare l’esportazione dei rifiuti che contengono materie prime critiche. Il nostro Paese è nella short list per avere un deposito strategico di stoccaggio di materie prime". Il ministro ha poi precisato che probabilmente "sarà nel Nord Italia, per essere vicino ai porti, perché l’Europa è circondata da conflitti" e dunque è necessario garantire "un’autonomia strategica".