INFORMAZIONISeconda Università degli Studi di Napoli Università Ruolo: Prof. Ordinario di Marketing Area: Marketing Management Raffaele Cercola |
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(Adnkronos) - Il boss incaricato di piazzare il petrolio russo nello scacchiere dei Paesi 'amici' di Putin non stappa lo champagne, ma quasi, per i risvolti positivi della guerra contro l'Iran sulle sue vendite di greggio. Mercante di petrolio, a capo delle navi fantasma abbordate dai soldati francesi e colpite dai droni ucraini, Etibar Eyyub è tornato in pista con nuove e redditizie commesse, scrive il Wall street journal. Se le sanzioni americane contro il suo principale cliente, la compagnia statale russa Rosneft, per il conflitto in Ucraina avevano spinto l’India a ridurre drasticamente l'import lasciando milioni di barili di petrolio russo invenduto, adesso le raffinerie indiane e cinesi stanno smaltendo quei carichi per compensare le forniture bloccate nello Stretto di Hormuz per il conflitto in Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno infatti concesso a New Delhi una deroga di 30 giorni per acquistare il petrolio russo e potrebbero estendere la misura anche ad altri paesi. Gran parte di quel greggio è sotto il controllo del trader 47enne azero, incaricato di trovare - insieme all'ad di Rosneft Igor Sechin - acquirenti per oltre 50 miliardi di dollari di greggio e carburante all’anno. “Non stiamo ancora stappando lo champagne perché nessuno sa dove ci porterà questa guerra”, ha detto un alto funzionario di Rosneft. “Ma - rileva - le nostre esportazioni sono aumentate in modo sostanziale in un periodo di tempo molto breve”. Quindi la Russia che nelle valutazioni degli analisti "avrebbe dovuto tagliare la produzione a causa del calo della domanda, ora invece si appresta a incassare una manna", si osserva sul Wsj. Solo nelle ultime due settimane, l’India ha acquistato più di 30 milioni di barili di petrolio da consegnare questo mese e il prossimo, con ulteriori accordi che dovrebbero essere conclusi nei prossimi giorni, scrive ancora il quotidiano citando fonti vicine al dossier. La maggior parte di queste operazioni sarebbe gestita da Eyyub e dai suoi soci. Accordi che riporterebbero l'import indiane da Mosca ai livelli pre-Ucraina e ridurrebbero notevolmente l'eccesso di offerta di 150 milioni di barili di petrolio russo che si era accumulato per lo stop delle vendite dopo l'attacco a Kiev. "La Russia è pronta a garantire un aumento dell'offerta sul mercato", ha sottolineato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Secondo fonti occidentali, la dipendenza di Mosca dalla rete di esportazione di petrolio di Eyyub sarebbe una vulnerabilità ma "finché lo Stretto di Hormuz rimane chiuso - si osserva sul Wsj - l’unico modo per far sì che le forniture globali di petrolio si avvicinino a soddisfare la domanda è che il greggio russo da lui gestito raggiunga i mercati mondiali". Intanto, le riserve di asset internazionali (valute estere, oro e diritti speciali di prelievo) in Russia sono aumentate di un miliardo di dollari, dello 0,1 per cento, in una settimana, arrivando il 13 marzo a 803,2 miliardi di dollari, ha reso noto la Banca centrale. Questo è avvenuto "soprattutto a causa di una rivalutazione positiva" del fondo congelato per effetto delle sanzioni introdotte dopo l'inizio dell'invasione dell'Ucraina.
(Adnkronos) - Venerdì 20 marzo 2026, dalle ore 9:30, l’Università Lum Giuseppe Degennaro ospiterà l’evento 'IA per la longevity economy e per healthcare: applicazioni, scenari e sviluppi futuri', un momento di confronto dedicato alle opportunità e alle sfide poste dalle nuove tecnologie e dai cambiamenti demografici. L’iniziativa si inserisce nel programma nazionale 'Università svelate', promosso dalla Crui -Conferenza dei rettori delle università italiane e realizzato in collaborazione con l’Anci-Associazione nazionale comuni italiani. L’evento rientra inoltre nelle attività del Centro sull’Intelligenza Artificiale della Regione Puglia, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra università, istituzioni e territorio su temi di rilevanza strategica per la società contemporanea. La mattinata si aprirà con i saluti istituzionali, dando avvio ai lavori e a un momento di approfondimento dedicato al ruolo dell’Intelligenza Artificiale e alle prospettive della Silver Economy, ambiti sempre più centrali per lo sviluppo economico, sociale e tecnologico. L’incontro rappresenta un’importante occasione di confronto tra accademia, istituzioni e stakeholder, per riflettere sulle trasformazioni in atto e sulle opportunità che l’innovazione può offrire in risposta alle sfide dell’invecchiamento della popolazione e della transizione digitale.
(Adnkronos) - Incendi, tempeste, infestazioni di insetti xilofagi: sono le principali minacce alle foreste europee, secondo uno studio internazionale pubblicato su Science, cui ha partecipato anche l’Italia con l’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isafom), che ha fornito la valutazione più completa finora disponibile sull’evoluzione dei disturbi forestali in Europa fino al 2100, in diversi scenari climatici. Lo studio - spiega il Cnr in una nota - ha integrato osservazioni satellitari raccolte nell’arco di oltre trent’anni (1986-2020) con simulazioni modellistiche avanzate di ecosistemi forestali condotte in 13mila siti distribuiti in tutta Europa. Il database, costituito da circa 135 milioni di punti di simulazione, è stato utilizzato per addestrare un modello basato su intelligenza artificiale in grado di proiettare lo sviluppo delle foreste e i regimi di disturbo con una risoluzione spaziale di un ettaro. Quest’approccio ha consentito una valutazione dettagliata e spazialmente esplicita dell’evoluzione del rischio di disturbo nei diversi scenari climatici. I risultati indicano, tra le principali minacce alle foreste europee, l’incidenza crescente di incendi, tempeste e infestazioni di insetti xilofagi (come il bostrico), evidenziando che i disturbi forestali aumenteranno in tutti gli scenari considerati. “Le foreste sono sistemi dinamici nei quali la mortalità degli alberi rappresenta una componente naturale dei processi ecologici. Tuttavia, il cambiamento climatico sta amplificando frequenza e intensità dei disturbi su larga scala. Negli ultimi anni, diverse regioni europee - in particolare nell’Europa centrale e meridionale - hanno registrato livelli senza precedenti di danno forestale associati a eventi meteorologici estremi, siccità prolungate e infestazione da insetti. Queste tendenze sollevano interrogativi cruciali sulla stabilità futura degli ecosistemi forestali e sulla loro capacità di continuare a garantire funzioni fondamentali quali l’assorbimento di carbonio, la produzione di legno, la conservazione della biodiversità e la regolazione del clima”, afferma Alessio Collalti, ricercatore del Cnr-Isafom di Perugia che ha partecipato allo studio, responsabile del Laboratorio di Modellistica Forestale dell’Istituto. Anche nelle traiettorie di riscaldamento più moderate, i livelli di danno attesi superano quelli osservati nel periodo di riferimento, già caratterizzato da un’elevata intensità di disturbi. Negli scenari ad alte emissioni, associati a un incremento della temperatura globale superiore a 4°C entro il 2100, la superficie forestale interessata da disturbi potrebbe più che raddoppiare. Le differenze regionali risultano marcate. L’Europa meridionale e occidentale emerge come particolarmente vulnerabile, con un aumento significativo degli incendi e dello stress idrico, condizioni che favoriscono anche la diffusione di insetti dannosi. L’Europa settentrionale appare complessivamente meno colpita su scala continentale, ma sono attesi hotspot locali di crescente vulnerabilità. Questi risultati indicano che i disturbi forestali stanno assumendo una dimensione sistemica, con implicazioni per i mercati del legno, per i bilanci di carbonio e per la resilienza degli ecosistemi. “I disturbi stanno diventando un fattore determinante del bilancio del carbonio delle foreste europee. Comprenderne l’evoluzione futura è essenziale per definire strategie di mitigazione climatica che tengano conto della reale dinamica forestale”, conclude Collalti. Daniela Dalmonech, ricercatrice presso lo stesso laboratorio e coautrice del lavoro, aggiunge: “I nostri risultati evidenziano la necessità di integrare il rischio di disturbo nelle politiche forestali e nella pianificazione gestionale. Strategie adattative volte ad aumentare la diversità strutturale e la resilienza degli ecosistemi saranno fondamentali nei prossimi decenni”. Tuttavia, lo studio sottolinea anche come tali fattori di rischio possano offrire anche opportunità di trasformazione. I processi di rinnovazione successivi agli eventi estremi possono, infatti, favorire l’insediamento di popolamenti più adattati alle nuove condizioni climatiche, a condizione che gli interventi gestionali siano guidati da solide basi scientifiche. “Nel complesso la ricerca evidenzia come il cambiamento climatico sia destinato a modificare profondamente i regimi di disturbo delle foreste europee nel corso del XXI secolo. Anticipare tali cambiamenti attraverso modellistica integrata, monitoraggio continuo e gestione adattativa sarà cruciale per salvaguardare le funzioni ecologiche e socio-economiche delle foreste in un contesto di rapido riscaldamento globale”, conclude Collalti.