INFORMAZIONIPaolo CannavòCida - Confederazione Italiana dirigenti e delle alte professionalità Sindacati Ruolo: Presidente CIDA Lazio; Presidente FECC Federazione Europea dei Manager delle Costruzioni Area: Human Resource Management Paolo Cannavò |
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(Adnkronos) - L'effetto positivo dell'attività fisica per la salute è noto. Basta camminare per ottenere benefici per il cuore, per la pressione, i livelli di glicemia e colesterolo. Conta ovviamente la 'quantità' di allenamento, ma pesa anche il momento della giornata in cui si decide di mettersi in moto: esiste l'orario ideale, come stabilisce lo studio presentato alla sessione scientifica annuale dell'American College of Cardiology (Acc.26). La ricerca mostra che le persone che si allenano regolarmente al mattino presto hanno una probabilità significativamente inferiore di soffrire di coronaropatia, ipertensione, diabete di tipo 2 o obesità rispetto a chi si allena più tardi nel corso della giornata. Lo studio si basa sulle cartelle cliniche e i dati della frequenza cardiaca ricavati da Fitbit di oltre 14.000 persone. Anche se non è chiaro se la relazione tra la tempistica dell'esercizio fisico e la salute cardiometabolica sia causale o mediata da altri fattori, i ricercatori affermano che i risultati potrebbero fornire spunti per la consulenza ai pazienti su come allenarsi, grazie a un'analisi più dettagliata dei comportamenti relativi all'esercizio rispetto a quanto fosse possibile in precedenza. "Qualsiasi attività fisica è meglio di nessuna, ma abbiamo cercato di individuare un'ulteriore dimensione relativa al momento in cui ci si allena", spiega Prem Patel, studente di medicina della Chan Medical School dell'Università del Massachusetts e autore principale dello studio. "Sembra che l'esercizio fisico al mattino sia associato a una minore incidenza di malattie cardiometaboliche". I marcatori delle malattie cardiometaboliche, come l'ipertensione, il diabete e l'obesità, sono associati a un aumento del rischio di malattie cardiache, la principale causa di morte a livello mondiale. È risaputo che l'attività fisica regolare riduce il rischio di sviluppare questi marcatori, nonché di incorrere in gravi eventi cardiaci. I ricercatori hanno analizzato i dati dei 14.489 partecipanti a 'All of Us', ampio studio nazionale Usa. I dati sulla frequenza cardiaca, registrati al minuto dai dispositivi Fitbit, sono stati analizzati nell'arco di un anno. Per monitorare i picchi di attività fisica, i ricercatori hanno identificato i periodi in cui i partecipanti presentavano una frequenza cardiaca elevata per 15 minuti consecutivi o più. La metodologia si differenzia da quella di altri studi in quanto si basa sulla risposta del corpo all'esercizio fisico, ovvero sull'aumento della frequenza cardiaca, piuttosto che sul monitoraggio di attività specifiche come camminare per andare al lavoro, svolgere le faccende domestiche o allenarsi in palestra. Rispetto a chi si allenava più tardi nel corso della giornata, chi lo faceva frequentemente al mattino aveva il 31% di probabilità in meno di sviluppare una malattia coronarica, il 18% di probabilità in meno di avere la pressione alta, il 21% di probabilità in meno di avere l'iperlipidemia, il 30% di probabilità in meno di avere il diabete di tipo 2 e il 35% di probabilità in meno di essere obeso. Queste associazioni erano indipendenti dalla quantità totale di attività fisica giornaliera. L'ora esatta risultata migliore di tutte? L'esercizio fisico tra le 7 e le 8 del mattino era associato alla minore probabilità di sviluppare una malattia coronarica. Per i ricercatori, lo studio offre una visione più olistica dell'esercizio fisico rispetto alle ricerche precedenti e suggerisce che la tempistica dell'esercizio potrebbe rappresentare un aspetto finora sottovalutato della salute cardiometabolica. Questo è, inoltre, il primo studio di grandi dimensioni a valutare la quantità e la tempistica dell'esercizio basandosi su dati a lungo termine provenienti da dispositivi indossabili, sottolineano. "In passato, i ricercatori si sono concentrati principalmente sulla quantità di attività fisica da svolgere, sul numero di minuti o sull'intensità dell'attività", conclude Patel. "Ora, con un americano su tre in possesso di un dispositivo indossabile, stiamo acquisendo la capacità di analizzare l'esercizio fisico minuto per minuto, e questo apre molte possibilità in termini di nuove analisi". Tuttavia, una precisazione: i risultati, dicono gli esperti, mostrano solo un'associazione e non indicano se l'abitudine di fare esercizio fisico al mattino presto causi miglioramenti negli indicatori di salute. Anche fattori biologici come ormoni, sonno o genetica potrebbero giocare un ruolo nelle associazioni osservate, così come fattori comportamentali e psicologici: fare esercizio fisico al mattino presto potrebbe portare a livelli di energia più elevati e a scelte alimentari più sane durante la giornata, oppure potrebbe essere più comune tra le persone che danno priorità alle abitudini salutari in generale. Ulteriori ricerche potrebbero aiutare raccomandazioni più precise.
(Adnkronos) - Alla fiera internazionale 'Alimentaria' di Barcellona, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati all’industria agroalimentare in programma dal 23 al 26 marzo, andrà in scena il gemellaggio gastronomico tra la mozzarella di bufala campana Dop e il prosciutto jabugo Dop, uno dei salumi più pregiati della tradizione spagnola, proveniente dalla Sierra de Huelva Aracena y Picos de Aroche, in Huelva, Andalusia e ottenuto da suini iberici allevati allo stato brado. L’incontro tra due eccellenze certificate, promosso dai rispettivi Consorzi di Tutela, rappresenta molto più di una semplice degustazione: è un dialogo tra territori, tradizioni produttive e culture gastronomiche che condividono una forte identità e un riconoscimento europeo. L’alleanza ha infatti l’obiettivo di migliorare il concetto di qualità certificata per un pubblico internazionale, creare un’esperienza esclusiva che celebri il legame tra i due Paesi e rafforzare la cultura dei prodotti a denominazione di origine come elementi-chiave dell’economia agricola europea. Due gli eventi congiunti in programma ad 'Alimentaria', dove il Consorzio di tutela mozzarella di bufala campana Dop torna nell’ambito della collettiva organizzata dalla Regione Campania, posizionata al Padiglione 2 – Stand C61 e D61. 'Tapas o aperitivo, il gemellaggio perfetto: mozzarella di bufala campana Dop e Jamon Jabugo Dop' è il titolo scelto per l’iniziativa. Il primo incontro si terrà martedì 24 marzo alle ore 12.30 nell’area Talk della Regione Campania. Si replica il 25 marzo alle ore 12.30 nello stand della Dop Jabugo, con buyer e produttori. Saranno proposti abbinamenti inediti tra il sapore lattico della Bufala Campana e la complessità aromatica del prosciutto iberico. Inoltre, lunedì 23 marzo alle ore 12, la mozzarella Dop sarà protagonista di un altro percorso di degustazione in purezza, alla scoperta del suo territorio di origine, e poi, in serata, nel cuore di Barcellona, sarà regina dell’evento fuori salone promosso dalla Regione. “Il gemellaggio rappresenta un esempio concreto di diplomazia gastronomica europea: un modo per promuovere le eccellenze attraverso la collaborazione, piuttosto che la competizione. In un mercato globale sempre più attento all’autenticità e alla qualità certificata, l’unione tra mozzarella di bufala campana e prosciutto Jabugo dimostra che le denominazioni d’origine non sono solo marchi di tutela, ma veri ambasciatori culturali dei territori da cui provengono”, dichiara il presidente del Consorzio di tutela mozzarella di bufala campana Dop, Domenico Raimondo. “L’iniziativa ha un carattere di particolare unicità per diversi motivi. Innanzitutto, il dialogo tra filiere diverse. Non si tratta di un incontro tra prodotti simili, ma tra due categorie molto differenti – un formaggio fresco e un salume stagionato – che tuttavia condividono una forte identità territoriale. In secondo luogo, la dimensione internazionale, perché il gemellaggio mette in relazione due Consorzi di tutela di Paesi diversi, rafforzando la cooperazione tra sistemi di qualità europei e creando nuove opportunità di promozione congiunta. Infine, la valorizzazione culturale del cibo, visto che l’evento racconta storie di paesaggi, tradizioni contadine, allevamenti e tecniche di lavorazione tramandate da generazioni”, sottolinea il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani.
(Adnkronos) - Italia più vicina agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) anche se resta ancora un ampio divario da colmare. Il dato emerge dal Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS Ets), realizzato con il sostegno e il contributo scientifico della Fondazione Enel (come Knowledge Partner) e Unioncamere, che analizza il contributo del Pnrr al percorso dell’Italia verso l’attuazione dell’Agenda 2030. Il Rapporto è stato presentato oggi a Roma al Consiglio dell’Economia e del Lavoro (Cnel), nel corso dell’evento 'L’impatto del Pnrr sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile', con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico e della ricerca. Se a livello nazionale, nel 2021 si rilevava una distanza media dagli obiettivi analizzati pari al 78%, nel 2026, grazie al Pnrr, tale valore scende al 39%, cosicché per centrarli entro il 2030 sarebbero necessari circa 20 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi, un valore pari al 14% degli investimenti del Pnrr diretti a specifiche Regioni/Pa e a 338 euro pro capite. L’analisi, sviluppata dall’ASviS utilizzando una metodologia innovativa applicata alle singole Regioni e Province Autonome, evidenzia in primo luogo come gli investimenti del Pnrr si concentrino soprattutto su alcuni ambiti dello sviluppo sostenibile. Le quote più rilevanti di spesa riguardano l’energia (circa il 25% delle risorse), l’innovazione, le infrastrutture e il sistema produttivo (20%), e le città sostenibili (14%). Rilevanti sono anche gli investimenti destinati a salute e istruzione, che assorbono ciascuno circa l’11 % dei fondi. Al contrario, risultano molto limitati o quasi assenti gli investimenti direttamente orientati agli Obiettivi dell’Agenda 2030 riguardanti la parità di genere, la riduzione delle disuguaglianze, la tutela della biodiversità e la partnership globale. “Questo Rapporto, basato su un approccio metodologico molto innovativo, mostra come il Pnrr abbia rappresentato un passaggio importante per sostenere la trasformazione dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, grazie alla forte spinta impressa agli investimenti pubblici e privati lungo linee progettuali in gran parte coerenti con gli Obiettivi dell’Agenda 2030 - osserva Marcella Mallen, presidente dell’ASviS - Ma ancora molta strada resta da fare. Da questo punto di vista la prossima programmazione europea può consentire, se ben orientata, un ulteriore passo avanti per migliorare la qualità della vita delle persone e la competitività delle nostre imprese”. Dall’analisi emergono significative differenze territoriali: tra le Regioni che beneficiano maggiormente del contributo del Pnrr in termini di progresso verso gli Obiettivi figurano Abruzzo, Marche e Basilicata, mentre all’estremo opposto si collocano Provincia autonoma di Bolzano, Liguria, Provincia autonoma di Trento e Umbria. Per colmare il divario residuo, il Rapporto stima i fabbisogni finanziari aggiuntivi per raggiungere gli 11 Obiettivi considerati, fabbisogni molto differenti tra le Regioni anche in funzione della loro dimensione demografica: si va da circa 30 milioni di euro per la Valle d’Aosta a 42 milioni per il Molise a oltre tre miliardi per la Lombardia e il Lazio. “La sfida ora è guardare oltre il Pnrr e rafforzare la capacità del Paese di programmare politiche pubbliche coerenti con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile - dichiara Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS - Il modello sviluppato dall’ASviS può essere utilizzato dalle istituzioni europee, nazionali e territoriali anche per programmare le politiche successive al 2026, contribuendo a ridurre i divari esistenti e ad accelerare il percorso dell’Italia verso uno sviluppo più sostenibile, anche in vista della definizione delle priorità del bilancio europeo per il periodo 2028-2034”. “Questo lavoro fotografa a livello regionale e in diversi casi anche provinciale la distanza dagli obiettivi di Agenda 2030 - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - L’Italia ha ricevuto a questo riguardo una spinta importante dal Pnrr. Certo non erano sufficienti le pur ingenti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza per raggiungere tutti gli obiettivi Onu di sviluppo sostenibile. Con questo rapporto, però, i decisori pubblici avranno uno strumento che consentirà loro di capire come, su cosa e dove intervenire per colmare i divari, utilizzando al meglio le risorse del ciclo finanziario europeo 2028-2034”.