INFORMAZIONIPaola BeschiRegesta Group srl Informatica e Software, Assicurazioni, Banche e Finanza Ruolo: People Manager Area: Human Resource Management Paola Beschi |
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(Adnkronos) - Camilla non ha mai perdonato, né dimenticato il modo in cui l'ex principe Andrea si sarebbe comportato nei suoi confronti nel momento del bisogno. La futura sovrana aveva l'approvazione della regina Elisabetta per il suo matrimonio con Carlo, ma l'allora duca di York tramava per sabotare la loro storia d'amore. Ma bisogna partire dal lontano 1999, per capire quanto fosse difficile all'epoca la vita di Camilla, dopo tanti scandali e voci sulla sua relazione con l'erede al trono. Fin troppo consapevole di seguire le orme impegnative della prima moglie di Carlo, la principessa Diana, amatissima e incredibilmente affascinante, scomparsa prematuramente nell'estate del 1997, Camilla ha dovuto affrontare una serie di sfide uniche. Nel 1999 la coppia fece la sua prima apparizione pubblica a una festa di compleanno al Ritz. Nel 2001, iniziò ad assumere incarichi pubblici come presidente della Royal Osteoporosis Society e l'anno successivo partecipò alle celebrazioni del Giubileo d'Oro della Regina Elisabetta II, dove prese posto nel palco reale. Il messaggio era chiaro sul ruolo assegnato a Camilla, che, sebbene avesse l'approvazione della sovrana, fu osteggiata dall'allora duca di York. Non appena Camilla iniziò a ritagliarsi un ruolo tutto suo - ricorda il Mirror - i paragoni si susseguirono rapidamente. Fin dall'inizio del suo corteggiamento con l'allora principe Carlo, la timida e affascinante Diana era vista come una principessa uscita direttamente da una fiaba. Camilla, amante della vita all'aria aperta, al contrario, era fin troppo spesso considerata la cattiva della situazione, la causa scatenante della fine del matrimonio del secolo. Nel febbraio del 2005, Carlo e Camilla annunciarono il loro fidanzamento, e si sposarono nell'aprile dello stesso anno. Sarebbe stata una cerimonia molto diversa da quella celebrata nella Cattedrale di Saint Paul, quasi un quarto di secolo prima. All'epoca rispettivamente cinquantaseienne e cinquantasettenne, Carlo e Camilla si scambiarono le promesse nuziali con una sobria cerimonia civile presso la Windsor Guildhall, ben 35 anni dopo il loro primo incontro. Sebbene la regina non fosse presente alla cerimonia, lei e il principe Filippo, duca di Edimburgo, parteciparono alla benedizione e in seguito offrirono un ricevimento al Castello di Windsor. Nonostante tutto, sembrava che fosse una famiglia unita contro i pettegolezzi e i detrattori. Ma sfortunatamente per i novelli sposi, c'era ancora chi tramava fra le mura del palazzo. Nel suo libro del 2002 'Camilla: From Outcast To Queen Consort', l'autrice reale Angela Levin affermò che, dietro le quinte, il fratello minore di Carlo, Andrea, cercava in tutti i modi di sabotare la loro storia d'amore. L'esperta afferma che Andrew tentò persino di persuadere sua madre, la regina Elisabetta, ad annullare completamente il matrimonio. Sostenendo che Andrew considerasse sua cognata "non sufficientemente aristocratica" e "inaffidabile", una fonte ha affermato: "Il suo comportamento divenne molto, molto negativo ed estremamente spiacevole quando non ottenne ciò che voleva". La fonte ha aggiunto che Andrew divenne "piuttosto velenoso, meschino, poco disponibile e molto cattivo nei confronti di Camilla", sottolineando che "rimase così ostile all'accettazione di Camilla che è dubbio che gli sia mai stato perdonato". La rivalità tra Camilla e Andrew sarebbe presente sotto la cenere da anni. Secondo l'esperto reale Richard Kay, un esempio lampante fu il matrimonio della figlia di Andrea, la principessa Eugenie, nel 2018, a cui Camilla non partecipò per onorare un impegno: visitare la scuola elementare di Crathie, vicino a Balmoral. All'epoca, la sua assenza alle nozze della nipote acquisita sembrò una scelta insolita. Tuttavia, per quanto doloroso possa essere stato nel breve termine, ora è Camilla ad essere uscita vincitrice. Mentre Andrew è stato arrestato con l'accusa di abuso d'ufficio e mandato in esilio nel Norfolk, Camilla rimane al centro della famiglia. L'esperta di pubbliche relazioni reali Luana Ribeira ha dichiarato al Mirror: "Chiunque Carlo avesse sposato sarebbe stato paragonato a Diana, e questo ha reso difficile per il pubblico accettarla immediatamente. L'unico sostegno che contava era quello della regina e il suo appoggio. Nessuno si schiererà dalla parte di Andrew in questo momento, e lei viene vista come una persona che ha dovuto davvero lottare per conquistarsi il suo posto, e questo viene apprezzato". È stato persino ipotizzato che Camilla abbia avuto un ruolo nella revoca dei titoli ad Andrea, poiché la sua amicizia con il pedofilo condannato Jeffrey Epstein continuava a gettare un'ombra sulla famiglia reale. Andrea ha sempre negato con veemenza e coerenza qualsiasi illecito.
(Adnkronos) - "La nascita della divisione Building è una risposta naturale all’evoluzione del mercato delle costruzioni, che oggi richiede soluzioni sempre più integrate, performanti e certificate. Non è più sufficiente fornire un semilavorato: progettisti e general contractor cercano partner industriali in grado di garantire qualità, tracciabilità, supporto tecnico e continuità produttiva". Lo dice all'Adnkronos/Labitalia Matteo Trombetta Cappellani, amministratore delegato di Metalcoat spa. "Negli ultimi anni - spiega - abbiamo registrato una crescente domanda di materiali leggeri, durevoli e sostenibili, in particolare in ambito facciate, involucri edilizi e strutture in alluminio ad alte prestazioni. La Divisione Building nasce proprio per presidiare in modo strutturato questo segmento, con competenze dedicate, sviluppo prodotto mirato e un dialogo diretto con il mondo della progettazione. La principale sfida non è solo industriale, ma riguarda l’evoluzione dell’approccio al mercato. Innovare significa anche accompagnare il mercato verso soluzioni nuove, come Alumique, che rappresenta un’evoluzione rispetto a sistemi più tradizionali – come i pannelli compositi – sia in termini strutturali sia di sostenibilità. Perché un’innovazione si affermi, non basta svilupparla industrialmente: è necessario che progettisti, imprese e committenti siano pronti a valutarne il valore nel lungo periodo. La divisione Building nasce anche con questo obiettivo: creare consapevolezza tecnica e contribuire a un cambio di paradigma nel modo di concepire l’involucro edilizio". "L’acquisizione e lo sviluppo dello stabilimento di Ascoli Piceno - racconta - hanno rappresentato per Metalcoat un passaggio strategico decisivo: ci hanno permesso di evolvere da realtà commerciale a realtà produttiva, con un presidio industriale diretto. Questo ha cambiato profondamente il nostro posizionamento sul mercato e il nostro rapporto con il territorio. Fin dal nostro arrivo abbiamo trovato un contesto accogliente e proattivo, sia nelle persone sia nelle istituzioni locali. Abbiamo riscontrato disponibilità al dialogo, collaborazione e una forte cultura del lavoro manifatturiero, elementi che hanno facilitato l’avvio e il consolidamento dell’attività produttiva. Dal punto di vista occupazionale, l’impatto è stato concreto. Abbiamo generato nuovi posti di lavoro qualificati e contribuito a rafforzare una filiera industriale in un’area con una solida tradizione manifatturiera". "Nei primi mesi del 2026 - sottolinea Matteo Trombetta Cappellani - sono previste ulteriori dieci assunzioni, necessarie per coprire stabilmente il terzo turno di produzione e accompagnare la crescita dei volumi. Le assunzioni avvengono in modo scaglionato, così da garantire a ogni nuova risorsa un percorso di formazione adeguato e un affiancamento strutturato, fondamentale per mantenere elevati standard qualitativi. Parallelamente alla crescita occupazionale, stiamo investendo anche nell’ampliamento infrastrutturale del sito produttivo, con la realizzazione di un nuovo deposito dedicato allo stoccaggio delle vernici. Si tratta di un intervento che migliorerà l’organizzazione dei flussi interni, la gestione delle materie prime e gli standard di sicurezza, accompagnando in modo strutturale l’espansione produttiva". "Per me - avverte - il legame con questo territorio si è ulteriormente rafforzato con la recente elezione nel Consiglio di Confindustria Ascoli Piceno. Si tratta di un incarico che ho accolto con grande senso di responsabilità e che conferma la volontà di contribuire in modo attivo alla crescita del sistema industriale locale. Credo fortemente nel valore del confronto tra imprese e nella collaborazione come leva per affrontare le sfide di questa fase economica. L’obiettivo è rafforzare il dialogo tra realtà produttive, sostenere lo sviluppo manifatturiero e costruire un ponte tra la mia esperienza imprenditoriale maturata a livello internazionale e questa importante realtà marchigiana. Accanto all’impegno nel sistema associativo, riteniamo importante sostenere anche iniziative culturali e sociali del territorio, perché un’impresa non contribuisce alla crescita solo attraverso l’occupazione, ma anche partecipando alla vita della comunità in cui opera. Sono segnali concreti di un legame che vogliamo costruire nel tempo". "La sfida principale - avverte - resta attrarre e formare personale con competenze tecniche adeguate a un’industria che oggi richiede specializzazione e precisione. Non sempre queste figure sono immediatamente disponibili sul mercato locale, ed è per questo che abbiamo scelto di investire direttamente nella formazione e nella crescita interna. L’obiettivo non è solo creare occupazione, ma costruire un presidio industriale solido, capace di generare valore economico e competenze che restino sul territorio nel lungo periodo". "Con prodotti come Alumique - osserva - il rapporto tra industria e progettazione diventa necessariamente più collaborativo. Non si tratta di proporre un materiale standard, ma di offrire una soluzione tecnica che deve integrarsi con requisiti strutturali, estetici, normativi e di sostenibilità. Questo comporta per le aziende manifatturiere una responsabilità maggiore: garantire dati tecnici affidabili, supporto in fase di progettazione, trasparenza sulle prestazioni e sulla provenienza del materiale. In altre parole, diventare partner tecnologici e non semplici fornitori. Stiamo investendo in questa direzione, strutturando un dialogo più diretto con studi di progettazione e operatori del settore, convinti che l’innovazione nasca dall’incontro tra competenze industriali e visione progettuale". L’attenzione al ciclo di vita dei materiali è ormai un tema strutturale nel settore delle costruzioni: "Non riguarda più - fa notare - soltanto l’efficienza energetica dell’edificio, ma anche l’origine dei materiali, la loro durabilità, la possibilità di riciclo e l’impatto complessivo lungo tutto l’arco di utilizzo. Esistono ancora differenze tra mercati: in alcuni contesti europei questi requisiti sono già centrali nei capitolati e nei processi di certificazione, mentre in altri la sensibilità è in crescita ma non ancora uniforme. Anche tra i clienti si riscontrano approcci differenti, spesso legati alla dimensione del progetto e al livello di internazionalizzazione. Il cambiamento, quindi, non è solo tecnico ma anche di paradigma di mercato: significa passare da una valutazione basata sul costo iniziale a una visione che considera l’intero ciclo di vita del materiale. È un percorso già avviato e destinato a consolidarsi nei prossimi anni, anche grazie alla crescente sensibilità di tutti gli attori della filiera, sostenuta dai criteri Esg e dalle normative europee". "L’espansione produttiva e l’introduzione di nuovi materiali - aggiunge - richiedono competenze sempre più tecniche. Lavorare su soluzioni innovative significa gestire processi che richiedono precisione, controllo qualità e conoscenza approfondita del materiale. Per questo abbiamo impostato un percorso che unisce formazione tecnica continua e stabilità occupazionale, perché riteniamo che la qualità del prodotto sia direttamente legata alla qualità e alla continuità delle persone che lo realizzano. Un aspetto centrale è la costruzione di una cultura industriale condivisa: il passaggio da realtà commerciale a realtà produttiva ha richiesto un’evoluzione organizzativa significativa, con una maggiore strutturazione dei processi e delle responsabilità. Anche gli investimenti infrastrutturali, come il nuovo deposito per lo stoccaggio delle vernici, vanno in questa direzione: rendere più efficiente e sicura la gestione dei materiali a supporto della crescita produttiva. In questa fase di crescita stiamo rafforzando anche la struttura manageriale, con l’inserimento di una figura dedicata alla pianificazione e programmazione della produzione, che avrà il compito di ottimizzare i flussi produttivi, coordinare la capacità delle linee e supportare l’organizzazione dei turni in modo efficiente e sostenibile".
(Adnkronos) - "Le Comunità energetiche rinnovabili si sono staccate dai blocchi di partenza, ora devono prendere velocità e conservarla”. Così Alfonso Bonafede, ex ministro della giustizia ed ora avvocato con una specializzazione nel settore, oltre che Membro laico del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. “Non è poco - ha aggiunto partecipando al programma di incontri promosso a Key 2026 da Sgr Efficienza Energetica - perché abbiamo ora uno zoccolo duro di norme con interpretazioni consolidate. Ci sono altre leggi che stanno per essere emanate, tutte contengono chiari segnali del ruolo che le Cer rivestiranno a parer mio sempre più centrale nel sistema energetico nazionale". "Dobbiamo superare una riduzione di fondi legata al Pnrr ma, ad esempio, i fondi perduti vanno ora a comuni fino a 50mila abitanti, prima la soglia era 5.000. Infine, c’è una molla socioeconomica da considerare: la bolletta energetica è subìta in modo passivo dai cittadini, ma quando contiene elementi legati ai risparmi energetici determinati dalla partecipazione alla Cer, scatta una partecipazione diversa. Sarà una rivoluzione culturale. Le nuove norme parano di ‘diritto’ alla condivisione di energia elettrica da fonte rinnovabile e dobbiamo prenderci ognuno sulle spalle un pezzettino di questa transizione”, afferma.