INFORMAZIONINino Alberto Iachini |
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(Adnkronos) - 'Il Mago del Cremlino', presentato in concorso al Festival del cinema di Venezia, è per il regista Olivier Assayas una denuncia della deriva della politica di oggi, "della cortina fumogena dietro cui si nasconde: cinica, ingannevole e tossica" e "contro cui non abbiamo ancora trovato una risposta". A Jude Law il regista ha chiesto di appropriarsi del personaggio" di Vladimir Putin, senza apparire proprio come lui, per lasciare spazio a "quello che la sua figura rappresenta intellettualmente e storicamente". Anche la scelta dell'inglese parlato da Jude Law/Vladimir Putin, e da tutti gli altri personaggi al Cremlino e dintorni, sembra voler indicare una presa di distanza dalla cronaca specifica dai primi anni Novanta al 2014 in Russia, per raccontare i nuovi strumenti del potere e "l'alleanza fra il premoderno, vale a dire violenza e forza brutale, e il postmoderno, il teatro, Internet, la costruzione di una realtà parallela", nelle parole di Giuliano da Empoli, l'autore del libro di cui il film è un adattamento. L'esperimento nato in Russia alla fine degli anni Novanta "è ora dappertutto". Vadia Baranov, modellato sull'ideologo del Cremlino Vladislav Surkov nei primi anni Dieci del Duemila, interpretato da Paul Dano, spiega nel film la costruzione del putinismo e la trasformazione della Russia con il consolidarsi del potere di Putin. Esordisce, studente di teatro, alle feste scatenate nella Mosca dell'inizio degli anni Novanta, diventa produttore di successo alla televisione di Stato che in pochi giorni diventa privata, e poi spin doctor del nuovo Presidente russo, con l'aiuto e il conforto di buone letture. Contrariamente a quello che racconta il film, il Mago del Cremlino Surkov continua a concedere interviste - fra le ultime all'Express in Francia pochi mesi fa - in cui prevede la continua espansione della Russia in ogni direzione", a canali Telegram russi in cui ribadisce la sua convinzione che "l'Ucraina è una entità artificiale politica". Se l'intento del film, accolto da un lunghissimo applauso del pubblico al Lido di Venezia, è quella di denunciare "i nuovi strumenti del potere", il racconto si articola in un compendio ben confezionato di quello che è accaduto dopo il crollo dell'Unione sovietica fino all'annessione della Crimea e l'operazione russa nel Donbass, nel 2014, operazione di cui Surkov è stato il promotore. Il film ripercorre gli eventi principali registrati in Russia fino a quel momento. Ma senza una voce alternativa a quella del Cremlino che pure in Russia c'è stata. I pochi contraddittori al ricordo di Surkov/Baranov/Danov sono affidati all'oligarca poi caduto in disgrazia Boris Berezovsky, un paio di battute all'ex campione di scacchi diventato oppositore, Garry Kasparov, in esilio da tempo, e altrettante del personaggio fittizio di Ksenia, la compagna di Surkov. La creatività e il disordine a Mosca dei primi anni Novanta, l'ascesa degli oligarchi, il decadimento di Boris Eltsin ("che i russi continuavano ad amare ma avevano smesso di stimare"), la scelta a tavolino dell'allora oscuro direttore dell'Fsb Vladimir Putin da parte di Berezovsky che credeva, sbagliandosi, di poterlo controllare, la guerra in Cecenia ("Non voglio fare la finta guerra che fanno gli americani, non voglio il Premio Nobel per la pace", dice Putin, senza nessun accenno nel film agli abusi contro i civili durante e dopo l'operazione e agli attivisti, diversi dei quali uccisi, che li hanno denunciati), la popolarità crescente di Putin, l'inciampo del Kursk, quando il Presidente rimane nella sua residenza a Sochi a fare sci d'acqua e grigliate, invece che precipitarsi a consolare i familiari dei marinai a bordo del sottomarino nucleare inabissato o quantomeno a coordinare le operazioni di soccorso. Viene ripercorso il controllo delle televisioni da parte del Cremlino, l'arresto di Mikhail Khodorkovsky (a cui nel film viene dato un altro nome), lo scrittore Limonov e i suoi Nashbol, forze alternative cooptate dal Mago per "gestire la rabbia" dei russi non allineati e controllarla, l'appropriazione delle risorse del Paese ("dobbiamo prendere il controllo di tutto e metterlo a disposizione della popolazione russa", dice Putin/Jude Law, senza nessun accenno di nessuno alle ricchezze accumulate da lui e dal suo entourage già nei primi anni Novanta a San Pietroburgo, ben prima della sua ascesa politica). Si parla della Rivoluzione arancione in Ucraina, delle accuse rivolte a Berezovsky per il suo ruolo di finanziatore delle proteste. C'è la fabbrica dei troll di Evgheny Prigozhin (non bisogna intervenire sul web con la geopolitica, ma con l'idiozia, con le ossessioni degli occidentali, generare il caos, amplificare quindi le voci chi è contro i vaccini, chi contro l'aborto, o la caccia). Giochiamo con i loro cervelli, e ci facciamo anche scoprire. Per far capire che "la Russia controlla il mondo moderno". Un ultimo tè fra Baranov/Surkov e Berezovsky in un albergo di Londra, con battuta sul polonio, poco prima che l'oligarca, che aveva protetto Aleksandr Litvinenko, ucciso davvero dal polonio in una tazza di tè in un albergo di Londra sei anni e qualche mese prima in una operazione dei servizi russi, morisse in un apparente suicidio nel bagno della sua residenza in Inghilterra, dove era costretto in esilio dopo il ripudio da parte di Putin. Il film ripercorre la cooptazione di tutti i leader di gruppi marginali, dai motociclisti 'Lupi della notte', agli ortodossi radicali, dagli ultrà dello Spartak a nostalgici comunisti, di nuovo, "per assorbire la rabbia" ed evitare che l'arrivo anche in Russia di 'rivoluzioni colorate'. L'unico accenno all'opposizione, nel film, è per spiegare il motivo della loro mancata cooptazione: perché il ridicolo che evocavano, secondo Baranov, avrebbe dato ancora più forza al putinismo. Non un cenno a Boris Nemtsov, Vladimir Kara-Murza, Aleksei Navalny, alle proteste nelle città. Lo scontro si esaurisce in quello fra Putin e Berezovsky. L'opposione viene riassunta con le Pussy Riot e la loro performance nella Cattedrale di Cristo il salvatore ("in altri tempi sarei stato come loro", dice Baranov/Surkov, che riesce a imporre i Daft Punk al coro della polizia russa alla cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici di Sochi, superando le obiezioni di Igor Sechin, ex segretario di Putin all'Fsb poi diventato patron di Rosneft. "Il Kitsch è l'unico modo che abbiamo per parlare al mondo". "Siete voi i veri patrioti russi", dice poi, per incoraggiare l'impresa della "Maidan al contrario", affidata ai vari Aleksandr Zaldostanov, leader dei biker e avanguardia del Cremlino nel Donbass. "Il peggio è che avevo contribuito a riempire Mosca di uomini della forza", il pentimento tardivo del Mago. "Non salverai la tua anima", risponde Ksenia, unico elemento femminile del film, che per Assayas incarna la libertà e quello che all'inizio degli anni Novanta la Russia avrebbe invece potuto diventare e non è diventata. Il film non risparmia i cliché: i giovani rampanti che da un giorno all'altro passano dalla bici del nonno alla Bentley blindata. Il perenne bisogno della Russia di uomini forti. La cinica costruzione del potere putiniana, l'impiego di nuovi strumenti, associata a molti altri antichi, è chiara nel "Mago del Cremlino". Meno gli abusi e la repressione in atto già nella prima fase del putinismo di cui invece il film non parla. Come se il male di questo potere non fosse stato preannunciato. (di Simona Poidomani)
(Adnkronos) - Quando il mare chiama, lo Stato deve rispondere. Con questo motto l'Anab, l'associazione nazionale degli assistenti bagnanti lancia la proposta di una gestione pubblica della categoria. "La salvaguardia delle vite umane in contesti balneari -spiega ad Adnkronos/Labitalia Guido Ballarin, presidente nazionale Anab- rappresenta un diritto fondamentale ed è parte integrante del concetto moderno di bene pubblico. Oggi, la sicurezza in spiaggia è affidata quasi integralmente agli stabilimenti balneari privati, con conseguenze operative, economiche e sociali significative. Proporre una gestione dello Stato per gli assistenti bagnanti significa non solo tutelare meglio i cittadini, ma generare anche entrate statali dirette e indirette, rafforzando professionalità e coesione territoriale", sottolinea. Professionalità che, sottolinea Ballarin, in Italia al momento spesso e volentieri mancano, "nella misura di un 20% della forza lavoro necessaria per la stagione estiva.Questo deficit si traduce in difficoltà operative per gli stabilimenti, in particolare nei periodi di punta". "E gli stipendi, quando sono accettabili, si aggirano tra 1.300 e 1.800 euro mensili, ma con contratti poco rappresentativi e scarsa tutela. Noi segnaliamo da tempo che 'salari bassi e stagione troppo corta' rendono la professione poco attrattiva, aggravando la carenza di personale", aggiunge. Secondo Ballarin "la durata della stagione varia significativamente: dal maggio a settembre al Nord, e periodi ancora più corti al Sud. Questo rende incerto il lavoro e svilisce la professione". E l'assenza di assistenti bagnanti va di pari passo con spiagge meno sicure. "Sebbene le ordinanze impongano la presenza di un bagnino ogni 80–150 metri, nelle spiagge libere il servizio è spesso assente, soprattutto per motivi economici. Nel 2024 sono stati registrati 221 decessi per annegamento, con oltre il 50% dei casi verificatisi nelle spiagge. Questo evidenzia il ruolo cruciale degli assistenti bagnanti nel prevenire tragedie e l’urgenza di un servizio sistematico e continuativo", continua ancora. E qui arriva la proposta dell'Anab: "si propone la creazione di un corpo statale di assistenti bagnanti, analogamente ai vigili del fuoco o alla forestale, con contratti nazionali stabilizzati, formazione coerente e organico centrale. Il passaggio sotto gestione statale dovrebbe migliorare le condizioni economiche e normative, garantendo formazione continua, stabilità contrattuale e riconoscimento professionale. E il servizio non sarebbe gratuito: i concessionari balneari pagherebbero un canone proporzionato a metratura, presenze, redditività allo Stato, generando un fondo nazionale stabile per sostenere il servizio", aggiunge ancora. Per Anab i benefici derivanti da questa scelta non sarebbero pochi. "Uno Stato unico coordinatore assicurerebbe la presenza del servizio anche sulle spiagge meno profittevoli o libere, garantendo migliori standard di sicurezza. E stipendi garantiti, formazione certificata e qualità contrattuale renderebbero il lavoro più sostenibile e attraente per i giovani", aggiunge. Inoltre, per Ballarin, "l'insieme dei canoni, armonizzati a livello nazionale, costituirebbe una fonte di entrata stabile, in controtendenza rispetto alla situazione attuale di canoni relativamente contenuti rispetto ai ricavi. Con un servizio centralizzato e regolato, le responsabilità legali sarebbero chiaramente definite, diminuendo l’esposizione dei concessionari e dello Stato stesso. Una gestione statale, sinergica con le campagne come 'Spiagge Sicure', promuoverebbe una cultura della balneazione consapevole e sicura". In conclusione per Ballarin: "La proposta di un servizio di assistenza balneare gestito dallo Stato non è solo un passo verso maggiore sicurezza, ma una vera e propria strategia di equo sviluppo socioeconomico. Equiparare la figura dell'assistente bagnanti a quella dei corpi civili nazionali significa restituire dignità a una professione troppo spesso marginale". "Parallelamente, lo Stato può trasformare un bisogno sociale in un modello di investimento pubblico-professionale, con ritorni in sicurezza, occupazione e turismo", conclude.
(Adnkronos) - Luglio 2025 è stato il terzo luglio più caldo a livello globale, con una temperatura media di 16,68 °C, 0,45 °C in più rispetto alla media di luglio del periodo 1991-2020. Inoltre, è stato più freddo di 0,27 °C rispetto al record di luglio 2023 e di 0,23 °C nel confronto con luglio 2024, il secondo più caldo. Lo rende noto il Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione europea con finanziamenti dell'Ue. Guardando, poi, alla media stimata del periodo 1850-1900, luglio 2025 è stato di 1,25 °C più caldo, diventando quindi il quarto mese degli ultimi 25 con una temperatura globale inferiore a 1,5 °C rispetto al livello preindustriale. Il periodo di 12 mesi da agosto 2024 a luglio 2025 è stato di 0,65 °C superiore alla media del periodo 1991-2020 e di 1,53 °C superiore al livello preindustriale. Secondo Carlo Buontempo, direttore del C3S, "due anni dopo il luglio più caldo mai registrato, la recente serie di record di temperatura globale è terminata, almeno per ora. Ma questo non significa che il cambiamento climatico si sia arrestato. Abbiamo continuato ad assistere agli effetti del riscaldamento globale in eventi quali il caldo estremo e le inondazioni catastrofiche di luglio. Se non stabilizziamo rapidamente le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera, dovremo aspettarci non solo nuovi record di temperatura, ma anche un aggravamento di questi impatti, e dobbiamo prepararci a questo". La temperatura media sul territorio europeo a luglio 2025 è stata di 21,12 °C, 1,30 °C in più rispetto alla media di luglio del periodo 1991-2020, rendendo il mese scorso il quarto luglio più caldo mai registrato nel Continente.