INFORMAZIONIMaurizio SarecchiaEnel spa Energia, Acqua e Ambiente Ruolo: Global Head of Wellbeing and Welfare Area: Human Resource Management Maurizio Sarecchia |
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(Adnkronos) - Dal castello di Alden Biesen e dalle temperature proibitive dell'inverno belga all'Addis International Convention Center e al clima primaverile di Addis Abeba. Reduce dal vertice informale dei leader Ue, Giorgia Meloni atterra nella capitale etiope per una missione dal forte peso politico: la seconda edizione del vertice Italia-Africa (la prima sul suolo africano) e la partecipazione, da ospite d'onore, all'Assemblea dei capi di Stato e di governo dell'Unione Africana. Sul tavolo non c'è solo il consolidamento del Piano Mattei, ma anche la sua possibile estensione. A quanto apprende l'Adnkronos da fonti vicine al dossier, è in corso un lavoro per ampliare la platea dei Paesi coinvolti: si ragiona sull'ingresso di altre 4-5 Nazioni africane che andrebbero ad aggiungersi alle attuali 14 già parte della strategia. Il cuore della giornata resta il progetto per l'Africa che porta il nome di Enrico Mattei, la cornice con cui Roma punta a ridefinire il partenariato con il continente. I lavori del summit si aprono nel più importante centro congressi del Paese con l'intervento della premier, che rivendica subito la scelta simbolica della sede: "E' la prima volta nella storia che questo vertice si svolge nel continente africano. Una scelta non casuale, ma una riprova della centralità e della rilevanza che la mia Nazione attribuisce al rapporto con tutti voi", dice rivolgendosi ai leader presenti. Meloni torna quindi sull'impianto politico dell'iniziativa: "Abbiamo assunto un impegno molto ambizioso… costruire un modello completamente diverso di cooperazione, fondato sulla fiducia e sul rispetto reciproco. Una cooperazione da pari a pari, lontana da qualsiasi tentazione predatoria ma anche dall'approccio paternalistico". Nel passaggio più programmatico, la presidente del Consiglio sottolinea l'evoluzione del Piano: "Oggi viene riconosciuto non più come una iniziativa italiana ma come una strategia di respiro internazionale", resa possibile - rimarca - dalle sinergie con Nazioni Unite, Ue, Unione Africana e G7. Rivendicati anche i numeri: "In questi due anni abbiamo avviato e concluso progetti concreti di grande impatto sociale, mobilitando miliardi di euro tra risorse pubbliche e risorse private". Ma l'obiettivo politico, chiarisce, va oltre i singoli dossier: "Non è quello di attuare un semplice pacchetto di progetti, ma è quello di dare forma a un patto tra nazioni libere che scelgono di lavorare insieme perché si fidano l'una dell'altra". Sul tema migratorio la premier marca la linea del governo: "Non ci interessa sfruttare la migrazione per avere manodopera a basso costo, vogliamo, invece, combattere le cause profonde che spingono troppi giovani a dover lasciare il luogo nel quale sono nati e cresciuti", definendo questa impostazione "una scelta di responsabilità condivisa, non di convenienza". Meloni insiste poi sul carattere "in progress" della strategia: "L'obiettivo di questo vertice non è celebrare quello che abbiamo fatto fin qui, ma ragionare insieme su cosa possiamo ancora fare per rendere il Piano Mattei più efficace, più concreto, più aderente alle esigenze dei territori". Nel finale dello speech la premier insiste sull'ambizione dell’iniziativa: "Stiamo contribuendo a rivoluzionare il modo di guardare all'Africa". Poi, nelle dichiarazioni alla stampa, evidenzia come il Piano si stia rivelando "una scommessa" che l'Italia "sta vincendo". Tra i dossier affrontati c'è anche quello del debito africano: "Abbiamo lanciato un'iniziativa di conversione del debito per progetti congiunti di sviluppo e a questo aggiungiamo oggi l'inserimento di clausole di sospensione del debito per quelle nazioni che sono colpite da eventi climatici estremi", annuncia. Guardando alle prossime mosse, la premier assicura che Roma intende accelerare: "Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane… lavoreremo insieme per definire le linee operative per strutturare le fasi successive del Piano Mattei, ma chiaramente non intendiamo perdere tempo e non lo faremo". A fare da cornice politica è la forte presenza di quello che Meloni definisce il "Sistema Italia". Al vertice partecipano numerose realtà della società civile - tra cui la Comunità di Sant'Egidio e il network Link 2007 - insieme ai principali gruppi industriali e finanziari coinvolti nelle filiere energetiche, infrastrutturali e della cooperazione economica. In prima linea, tra gli altri, Eni, Enel, Fincantieri, Cassa Depositi e Prestiti e Leonardo. Le parole di Meloni vengono accolte con favore dal padrone di casa, il primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali, con cui la presidente del Consiglio ha avuto un lungo incontro bilaterale che ha fatto slittare l'avvio dei lavori del vertice. Abiy definisce il summit "un momento chiave nei rapporti tra Italia e Africa, un momento per passare dal dialogo all'azione e per trasformare idee in risultati concreti per i nostri popoli". Per Addis Abeba, sottolinea il premier etiope, "l'Italia ha articolato una visione lungimirante per fungere da ponte tra Europa e Africa" e "il Piano Mattei si allinea perfettamente con le priorità dell'Etiopia", in particolare su energie rinnovabili, agricoltura e infrastrutture. Da qui la disponibilità a rafforzare il partenariato: "Insieme possiamo costruire un nuovo rapporto tra Italia e Africa basato sulla dignità, non sulla dipendenza… Un futuro che costruiremo insieme". La missione della premier proseguirà con l'intervento alla 39esima Assemblea dell'Unione Africana e con possibili nuovi incontri bilaterali. (dall'inviato Antonio Atte)
(Adnkronos) - "Ministro, presidente, noi sottoscritti, rappresentanze studentesche di università Mercatorum, università telematica Pegaso e università San Raffaele Roma, con una lettera pubblica e aperta alla sottoscrizione di tutta la comunità studentessa (e quindi di qualsiasi ateneo, telematico e tradizionale), desideriamo portare alla vostra attenzione una questione che sta generando incertezza reale e preoccupazione diffusa tra tutti gli studenti delle università telematiche: il futuro delle modalità di svolgimento degli esami, e in particolare la possibilità di svolgerli online". E' quanto si legge in una lettera aperta al Mur e al ministro Bernini. "Scriviamo -continua la nota- con rispetto delle Istituzioni e con spirito costruttivo. Non per rivendicare eccezioni o scorciatoie, ma per chiedere finalmente una scelta politica e di sistema coraggiosa, organica e definitiva sul tema didattica in remoto ed esami online, che preservi la qualità e allo stesso tempo garantisca a tutti certezza e trasparenza. con un dibattito pubblico, aperto e costruttivo che coinvolga tutte le componenti dell'università (e in primis noi studenti), e che non finisca per restringere l'accesso effettivo allo studio universitario di una parte significativa (e sempre più maggioritaria) di studenti e studentesse per prese di posizioni perlopiù ideologiche e strumentali", spiegano. "Siamo pienamente consapevoli (e anche gli atenei del gruppo Multiversity sono sempre stati chiari su questo) che le Linee generali di indirizzo relative all’offerta formativa a distanza (D.M. n. 1835 del 6 dicembre 2024) prevedano, come regola, lo svolgimento in presenza delle verifiche di profitto e dell'esame finale, ammettendo deroghe puntuali e contemplando la possibilità che tali fattispecie possano essere integrate in base all'evoluzione delle tecnologie disponibili", continuano gli studenti. "Comprendiamo anche la ratio: garantire integrità delle prove, uniformità e credibilità, con controlli adeguati. È una finalità che condividiamo. Lo diciamo con chiarezza: la qualità dell'assessment non è negoziabile. Proprio per questo, riteniamo essenziale evitare che la discussione si riduca a un'alternativa impropria tra "rigore" e "flessibilità". Il vero obiettivo dovrebbe essere un altro: stessi standard, più accesso. In coerenza con l’idea (più volte espressa pubblicamente anche dal Ministero) che la qualità debba essere assicurata 'a prescindere dalle modalità di erogazione' e che il sistema debba avere regole comuni", si legge nella lettera.
(Adnkronos) - "Serve tutelare l’industria europea, rendendo possibile la sfida digitale e green e nel contempo aprire a nuovi mercati, per una chiara politica strategica". Lo afferma il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a margine dell’evento 'L’Italia in Cantiere' organizzato da Legambiente. "Nel nostro Libro bianco mettiamo la duplice sfida della digitalizzazione e dell’economia green che si deve coniugare con il pilastro dell’economia strategica", sottolinea il ministro Urso."Dobbiamo bloccare l’esportazione dei rifiuti che contengono materie prime critiche. Il nostro Paese è nella short list per avere un deposito strategico di stoccaggio di materie prime". Il ministro ha poi precisato che probabilmente "sarà nel Nord Italia, per essere vicino ai porti, perché l’Europa è circondata da conflitti" e dunque è necessario garantire "un’autonomia strategica".