INFORMAZIONIMary Aimee Abdel SayedWebAds srl Comunicazione e Marketing Ruolo: Responsabile Marketing & Comunicazione Area: (responsabile) Marketing Management Mary Aimee Abdel Sayed |
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(Adnkronos) - Domani, giovedì 29 gennaio, dalle 20:35 su La7 un nuovo appuntamento con Lilli Gruber e Otto e mezzo, lo spazio di approfondimento quotidiano dell'access prime time. Ospite in studio l'imprenditore ed editore Leonardo Maria Del Vecchio. Al centro, come sempre, l'analisi delle più importanti notizie di attualità e politica. Nella puntata, anche l'editorialista de La Repubblica Massimo Giannini e il direttore editoriale del Secolo d'Italia Italo Bocchino.
(Adnkronos) - Concentrarsi con più attenzione sugli inattivi, affrontando le sfide di politiche attive efficaci e formazione finalizzata alla ricerca di lavoro per quanto sono fuori dal mercato. Questa la 'road map' per il 2026 delle agenzie per il lavoro che sono pronte a svolgere un ruolo da protagoniste nel mercato del lavoro italiano, come spiega, in una lunga intervista ad Adnkronos/Labitalia, Francesco Baroni, presidente di Assolavoro, l'associazione nazionale di categoria. Presidente Baroni, il 2025 si è chiuso con risultati boom per l'occupazione e anche il 2026 è iniziato con dati positivi. Che prosieguo di anno dobbiamo aspettarci? Il 2025 si è chiuso con una crescita importante dell’occupazione, ed è molto positivo che questo risultato sia fondato soprattutto su contratti a tempo indeterminato, un elemento che dimostra una volta di più quanto certe paure sulla precarietà nell’attuale mercato del lavoro rischiano di essere immotivate. Detto questo, un tema ancora molto critico e sul quale vale la pena concentrarsi con decisione è quello degli inattivi, la cui diminuzione nel corso del 2025 ha registrato un numero ancora molto contenuto. Il 2026 nella nostra prospettiva rischia di essere un anno simile al 2025, con una buona tenuta dell’occupazione nonostante l’incertezza internazionale e geopolitica, e con una crescita del PIL debole. Proprio per questo motivo riteniamo fondamentale partire fin da subito con un lavoro serio e strutturato sul tema dell’inattività, costruendo politiche attive realmente efficaci attraverso una collaborazione pubblico-privato ancora più solida e più operativa. La crescita del lavoro riguarda in particolare gli over 50. Come aumentare la crescita anche delle altre componenti? Il dato sugli over 50 è certamente significativo, ma se vogliamo rafforzare la crescita anche delle altre componenti, a partire dai giovani e dalle donne, dobbiamo ragionare su interventi strutturali che guardino in modo importante all’orientamento e alla formazione, temi sui quali il nostro Paese ha ancora una oggettiva difficoltà. Difficoltà che generano aspettative non sempre coerenti con le richieste del mercato e, di conseguenza, portano ad un aumento del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. Serve quindi un cambio di passo culturale e operativo in grado di incoraggiare percorsi formativi ad hoc, capaci di colmare il mismatch di competenze. È fondamentale anche che le persone siano messe nelle condizioni di “rimettersi in gioco”, perché oggi l’aggiornamento continuo non è più un’opzione, ma una necessità. Quali sono le tendenze che vi aspettate in particolare per il vostro comparto, quello del lavoro in somministrazione? Quali sono i settori per i quali vi aspettate un boom e quali invece quelli in sofferenza? Il 2026 per il lavoro in somministrazione sarà probabilmente un anno di continuità con il 2025. Ci aspettiamo una domanda stabile, ma fortemente concentrata su richieste di assunzioni di professionalità medio-alte, la cui difficoltà di reperimento tocca talvolta il 60%. Ci sono, infatti, settori che non accennano a migliorare dal punto di vista della disponibilità di lavoratori, pensiamo in particolare alla carenza di tecnici specializzati nell’automazione industriale, nelle soluzioni digitali, nel mondo della cyber security e dell’energia. Ma la difficoltà di reperimento riguarda anche settori più maturi e tradizionali, come quello delle costruzioni, della logistica, del turismo e del comparto socio-sanitario. In tutti questi ambiti si continua a fare una grande fatica a trovare gli operatori che il mercato richiede. Le Agenzie in questo contesto svolgono un ruolo strategico perché permettono alle imprese di rispondere con maggiore rapidità ai picchi di domanda e alle esigenze di organizzazione del lavoro. A vostro parere le misure previste dalla Manovra economica del governo per fisco e lavoro possono incidere sull'occupazione? Cosa manca a vostro parere? Noi guardiamo con attenzione e giudichiamo positivamente il lavoro del Governo, in particolare rispetto agli aiuti alle famiglie, alle misure per favorire l’inclusione femminile e ai contributi a sostegno dell’occupazione. Detto questo, torno su un punto che considero essenziale, ovvero la necessità di rafforzare in modo strutturato le politiche attive del lavoro. Questo tema è stato affrontato anche nell’ambito del Pnrr col programma Gol, anche se i risultati non sono stati particolarmente brillanti. Proprio per questo oggi serve, in questa direzione, un investimento più efficace, più misurabile e più vicino alle persone. Per quanto riguarda la situazione internazionale, come l'incertezza sui dazi Usa sta influendo sul mercato del lavoro italiano? È evidente che il tema non riguarda soltanto i dazi, che sono parte di un quadro più ampio. L’intera situazione geopolitica internazionale è oggi caratterizzata da un livello di incertezza che può incidere sulle decisioni delle imprese, sugli investimenti e, perciò, sulle dinamiche occupazionali. Il rischio, in contesti come il nostro, è che alcune aziende rimandino piani di crescita o riducano l’espansione, soprattutto nei settori più esposti alle catene globali del valore e alle esportazioni. Per questo è importante che il sistema Paese mantenga solidità, capacità di adattamento e strumenti rapidi per sostenere competitività e occupazione. In questo scenario la flessibilità “buona”, regolata e legale, come è la somministrazione di lavoro, diventa ancora più importante per gestire i cambiamenti senza riversare l’incertezza sulle persone. In che modo a vostro parere l'intelligenza artificiale sta cambiando il mercato del lavoro? L’intelligenza artificiale sta già cambiando il mercato del lavoro, così come sta crescendo in modo esponenziale l’impiego che le aziende stanno facendo di questa tecnologia, con un impatto che migliora l’efficienza, l’efficacia e crea nuove possibilità di occupazione. È chiaro però che il cambiamento sarà radicale. Dobbiamo abituarci tutti a vivere questa trasformazione, a cominciare dalla formazione e dallo sviluppo delle competenze necessarie per cogliere questa grande opportunità. Un’ultima domanda: sul lavoro nero, a che punto siamo e cosa si può fare di più? Sul lavoro nero c’è ancora tantissimo da fare, è un fenomeno che danneggia le persone, le imprese che operano nella legalità e la qualità complessiva del mercato del lavoro. Gli strumenti che le agenzie per il lavoro mettono a disposizione possono fare davvero la differenza nel superare certe patologie dannose, aiutando le aziende a trovare condizioni di flessibilità e di reperimento della manodopera pienamente allineate con tutte le regole del mercato del lavoro. È un patrimonio che va valorizzato di più, perché il contrasto all’irregolarità passa anche dalla capacità di offrire alternative concrete, legali e rapide ai lavoratori e alle imprese. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - La sostenibilità passa anche dagli imballaggi. Progettazione, riutilizzo e riciclabilità sono i pilastri su cui agire per minimizzare l’impatto ambientale del packaging e promuovere l’economia circolare anche in questo ambito. A dare la direzione è un nuovo regolamento europeo, il Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation), che si occupa di fissare requisiti vincolanti per le imprese e nuove abitudini di consumo per i consumatori per quanto riguarda tutti i tipi di imballaggio. Il Regolamento (UE) 2025/40, il Ppwr appunto, è entrato in vigore l’11 febbraio 2025 con applicazione obbligatoria dal 12 agosto 2026. Il suo obiettivo è quello di ridurre rifiuti, sprechi e impatto ambientale degli imballaggi lungo tutto il ciclo di vita di questi ultimi. E allo stesso tempo, per questa via, contenere l’uso di materie prime vergini e favorire una transizione verso un’economia più sostenibile, circolare. Il problema non è da poco: in media, fa sapere la Commissione europea, ogni europeo genera quasi 180 kg di rifiuti di imballaggio all’anno. Senza contare che gli imballaggi sono uno dei principali utilizzatori di materiali vergini, poiché il 40% della plastica e il 50% della carta utilizzati nell’Unione sono destinati proprio agli imballaggi. Senza interventi, l’Unione registrerebbe un ulteriore aumento del 19% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030, del 46% per quelli in plastica. Per evitare un simile scenario, il PPWR coinvolge ogni fase che riguardi gli imballaggi: dall’ideazione all’utilizzo, dal riuso al riciclo. Per le imprese, saranno necessari investimenti nella riprogettazione, nell’approvvigionamento di materiali riciclati e nell’adeguamento dei processi operativi. Ma anche i consumatori avranno un ruolo, perché dovranno adattarsi soprattutto alla raccolta differenziata e all’uso crescente di opzioni riutilizzabili. Più nel dettaglio, il Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, elemento chiave del Green Deal, sostituisce la vecchia Direttiva 94/62/CE ed è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, senza necessità di essere recepito (a differenza, appunto, di una direttiva). Le nuove norme si applicano a tutti gli imballaggi, indipendentemente dal materiale (plastica, carta, metallo, vetro) e dalla provenienza (industriale, commerciale, domestica). L’obiettivo principale è ridurre questo tipo di rifiuti del 15% entro il 2040 per Stato membro e pro capite, rispetto al 2018. Secondo la Commissione, ciò porterebbe a una riduzione complessiva dei rifiuti nell’Ue di circa il 37% rispetto a uno scenario senza modifiche alla legislazione. Per fare ciò, la normativa parte dalla prevenzione, stabilendo obiettivi vincolanti di riduzione degli imballaggi, prosegue con il riuso, prevedendo quote minime obbligatorie per imballaggi riutilizzabili (soprattutto per horeca, trasporti, e-commerce) e introduce la riciclabilità totale entro il 2030 di tutti gli imballaggi. Il testo impone inoltre percentuali minime obbligatorie di plastica riciclata, il divieto di imballaggi inutili (es. doppi imballaggi, packaging solo estetico) e un’etichettatura con simboli e indicazioni uguali in tutta l’Ue in modo da facilitare il corretto smaltimento ovunque nel mercato europeo. Viene anche estesa ulteriormente la responsabilità del produttore (Erp): chi immette imballaggi sul mercato paga di più se inquina di più. Gli obblighi comunque avranno un’attuazione graduale: entro il 17 febbraio 2027 gli operatori della ristorazione e del takeaway devono consentire il riutilizzo di contenitori personali (bring-your-own) alle stesse condizioni economiche del monouso e il 17 febbraio 2028 è prevista l’attivazione di sistemi di imballaggi riutilizzabili nella vendita (condizioni non meno favorevoli rispetto al monouso). Entro il 2030, infine, devono essere raggiunti numerosi target vincolanti come la già citata riciclabilità di tutti gli imballaggi e il contenuto minimo di materiale riciclato (es. plastica). Alcune disposizioni (come etichettatura armonizzata o criteri specifici di riciclabilità) saranno precisate tramite atti delegati e successivi regolamenti di attuazione nei prossimi anni. Oltre ai produttori, anche i distributori finali (inclusi retailer e operatori horeca) saranno chiamati a rispettare requisiti sul riuso e sull’offerta di alternative al monouso. La non conformità alle disposizioni del PPWR potrebbe comportare sanzioni importanti. “Abbiamo tutti ricevuto prodotti ordinati online in scatole eccessivamente grandi. E ci siamo spesso chiesti come separare i rifiuti per il riciclo, cosa fare di quella busta biodegradabile o se tutto questo imballaggio verrà riutilizzato o almeno trasformato in nuovi materiali preziosi”, ha sottolineato Virginijus Sinkevičius, commissario per l’ambiente, gli oceani e la pesca dal 2019 al 2024, in occasione della presentazione della proposta di revisione della legislazione Ue sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio nel 2022. “Con le nuove norme (…) creeremo le condizioni giuste affinché i principi dell’economia circolare – ridurre, riutilizzare, riciclare – funzionino. Imballaggi e bioplastiche più sostenibili rappresentano nuove opportunità di business nella transizione verde e digitale, innovazione e nuove competenze, posti di lavoro locali e risparmi per i consumatori”, ha precisato ancora. Non sono mancate però le critiche: il PPWR di fatto incide direttamente su molti settori: industria alimentare, grande distribuzione e-commerce, vino, olio, cosmetica, farmaceutica e sistemi consortili (come quelli italiani). Il Regolamento, perciò, è stato molto dibattuto, anche in Italia, soprattutto per la complessità operativa ma anche per ragioni legate al divario con gli altri Paesi europei per quanto riguarda la raccolta differenziata e degli impianti di trattamento.