INFORMAZIONIMakno & Consulting srl Ricerche di Mercato e Sondaggi Ruolo: Fondatore, Consigliere Area: Top Management Mario Abis |
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(Adnkronos) - Diventa un caso il concerto di Laura Pausini in Perù. La cantante italiana ha interrotto improvvisamente lo show a Lima, lasciando il pubblico sorpreso e dando vita a un episodio diventato virale sui social. Durante l’esecuzione di uno dei suoi brani più celebri, Pausini ha fermato la musica e si è rivolta direttamente al pubblico. Nel mirino, le prime file sotto il palco, quelle con i biglietti più costosi. Secondo quanto riportato, molti spettatori non cantavano, né mostravano particolare coinvolgimento, in netto contrasto con l’entusiasmo del resto dell’arena. “Devo fermarmi un attimo”, ha detto l’artista, interrompendo l’esibizione e cambiando il clima del live in pochi secondi. La cantante non ha usato mezzi termini. Ha criticato apertamente alcuni spettatori delle zone vip, sottolineando la mancanza di coinvolgimento: "Pagano molto, ma non conoscono le canzoni". Un commento diretto che ha acceso il dibattito online. Pausini si è anche rivolta a un cameraman chiedendogli di inquadrare chi stava davvero cantando, cioè il pubblico più lontano ma visibilmente più entusiasta, piuttosto che chi resta immobile sotto il palco. L’episodio, avvenuto all’Arena 1 della capitale peruviana durante il tour 2026-2027 e il video del momento ha fatto rapidamente il giro del web, dividendo gli utenti. Da una parte chi applaude la schiettezza dell’artista, da sempre nota per il suo rapporto diretto con i fan; dall’altra chi ha giudicato il rimprovero eccessivo, soprattutto verso spettatori paganti. Non è la prima volta che Laura Pausini interagisce in modo deciso con il pubblico. Al di là della polemica, il gesto racconta molto del rapporto tra artista e pubblico nell’era dei concerti-evento: tra fan appassionati e spettatori “di status”, la differenza – almeno per Pausini – si misura ancora in una cosa semplice: cantare insieme
(Adnkronos) - Le prime Zone economiche speciali italiane hanno sostenuto soprattutto gli investimenti delle imprese, ma con risultati molto diversi da territorio a territorio. E' quanto emerge da una prima valutazione complessiva realizzata dal Gruppo di ricerca Grins del Laboratorio di economia applicata (Lea) dell’Università di Bari Aldo Moro, che analizza gli effetti delle Zes nelle aree del Mezzogiorno nel periodo 2016-2022. Le Zes sono uno strumento di politica industriale pensato per attrarre investimenti e attività produttive in territori definiti, attraverso agevolazioni fiscali, semplificazioni amministrative e, in alcuni casi, vantaggi doganali. In Italia sono state introdotte nel 2017 in otto aree del Mezzogiorno: Abruzzo, Campania, Calabria, Sardegna, Sicilia Orientale, Sicilia Occidentale, Zes Ionica e Zes Adriatica. Dal 1° gennaio 2024, questo assetto è stato sostituito dalla Zes unica per il Mezzogiorno, che ha accorpato le precedenti esperienze in un unico quadro amministrativo. Tra i principali benefici previsti dalle Zes figuravano il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, la riduzione del 50% dell’imposta sul reddito delle società, procedure burocratiche semplificate e, in alcuni casi, vantaggi doganali. Il credito d’imposta ha rappresentato il cuore della misura, perché mirava direttamente a sostenere la capacità di investimento delle imprese. Per accedere ai benefici, le imprese dovevano essere localizzate nelle aree Zes e mantenere l’attività sul territorio per almeno sette anni dopo l’investimento. L’analisi utilizza dati di bilancio delle imprese manifatturiere del Mezzogiorno e metodologie controfattuali che consentono di confrontare le imprese localizzate nelle aree Zes con imprese simili non beneficiarie. Il risultato più robusto riguarda gli investimenti: in media, le imprese localizzate nelle aree Zes hanno aumentato le immobilizzazioni di circa 244 mila euro in più rispetto alle imprese non Zes. L’effetto cresce nel tempo: già nell’anno di introduzione della politica si osserva un aumento degli investimenti e, dopo due anni, il differenziale supera i 360 mila euro. Gli effetti sull’occupazione risultano invece più deboli e ritardati. Nel complesso non emerge un impatto immediato statisticamente significativo, anche se dopo due anni si osserva un lieve aumento del numero di addetti, attorno al 3%, concentrato in alcune aree. Anche la redditività mostra un effetto positivo ma più contenuto e graduale: in media il reddito netto cresce di circa 42 mila euro, con risultati più evidenti solo in alcuni territori e soprattutto nel medio periodo. Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda l’eterogeneità territoriale. Le Zes non hanno prodotto effetti uniformi: segnali positivi emergono in cinque delle otto aree analizzate - Zes Ionica, Zes Adriatica, Abruzzo, Sicilia Orientale e Sicilia Occidentale - mentre in altre realtà, come Calabria, Campania e Sardegna, gli effetti risultano nulli o, per alcune variabili, negativi. Nei casi meno efficaci pesano ritardi di avvio, specificità territoriali e, in alcuni contesti, una dinamica locale già elevata che riduce il margine di miglioramento e può aumentare il rischio di distorsioni allocative. Il messaggio che emerge è chiaro: l’efficacia di una politica territoriale non dipende solo dall’incentivo in sé, ma anche dal contesto in cui viene applicata. Struttura produttiva, accessibilità, dotazione infrastrutturale, capacità amministrativa e caratteristiche del tessuto imprenditoriale locale contano almeno quanto il beneficio fiscale. La ricerca considera anche la possibilità che i benefici si estendano oltre le sole imprese direttamente localizzate nelle aree Zes, osservando le imprese presenti negli stessi comuni. I risultati suggeriscono la presenza di possibili effetti spillover positivi su investimenti e occupazione anche a livello comunale, mostrando come le politiche territoriali possano produrre effetti che non si fermano ai confini amministrativi della misura. Alla luce della Zes unica, il punto non è stabilire semplicemente se le precedenti Zes abbiano funzionato oppure no. La questione decisiva è capire dove, quanto e attraverso quali canali abbiano funzionato. Proprio questa capacità di misurare con precisione l’impatto - su investimenti, redditività e occupazione, nelle aree beneficiarie e nei territori limitrofi - offre oggi indicazioni utili per monitorare e migliorare la nuova fase della politica. Angela Bergantino professoressa di economia applicata all’Università di Bari: “Le Zes hanno prodotto effetti differenziati tra aree. Non basta l’incentivo: contano soprattutto il contesto locale, la struttura produttiva, i tempi di attuazione e il livello di sviluppo. Per questo diventa essenziale monitorarne l’impatto a livello micro, con dati d’impresa.” Oggi più che mai il valore è entrare nel merito con analisi micro per comprendere e individuare criticità e valorizzare buone pratiche, permettendo di trasferire esperienze e conoscenze premianti a quelle aree che meno sono riuscite a sfruttare gli incentivi.
(Adnkronos) - In occasione della 64esima edizione della Milano Design Week, Gruppo Saviola conferma il proprio ruolo di riferimento nella cultura del progetto e dell’innovazione sostenibile partecipando alla manifestazione con il suo prodotto di punta, Pannello Ecologico, che sarà protagonista di diverse installazioni che mettono al centro materia, design e responsabilità ambientale. Tra i principali appuntamenti, dal 20 al 26 aprile, Pannello Ecologico è parte del progetto “Sensory Landscape” di Elle Decor Italia, allestito nello storico Palazzo Bovara in Corso Venezia 51 (Milano). L’installazione, ideata da Piero Lissoni in collaborazione con Antonio Perazzi per il landscape design e con il contributo di netsuke studio per la exhibition design coordination, esplora la sensorialità come strumento di riconnessione profonda con lo spazio. Un invito a rallentare e a riscoprire i cinque sensi attraverso un linguaggio progettuale essenziale, dove la materia diventa elemento narrativo discreto ma centrale. In questo contesto, Pannello Ecologico, attraverso la finitura Zero.Matt Evolution, contribuisce a dare forma a un paesaggio percettivo che riflette i valori di sostenibilità, sottrazione consapevole e cultura del progetto condivisi da oltre 50 aziende. Durante la Design Week, Pannello Ecologico è inoltre protagonista di altri importanti progetti del Fuorisalone: Presso Galleria Lorenzelli (Porta Venezia – Milano) la mostra “Mask Il Volto Nascosto” di Lorenzelli Arte, allestita con Pannello Ecologico, esplora il potenziale espressivo della materia attraverso l’allestimento e il racconto del prodotto. Un percorso che mette in dialogo design, materia e identità di brand, aperto per tutta la durata della manifestazione. Altro progetto di grande ispirazione sarà rappresentato dalla presenza di Pannello Ecologico con “Techneteca” promosso da Repubblica del Design, archivio del “saper fare” sostenibile nato per celebrare i 100 anni del complesso scolastico di viale L.Bodio 22 (Milano), è un progetto diffuso con sedi nel capoluogo Lombardo e in Provincia di Venezia. Il progetto prende forma in un contesto volutamente paradossale: un bunker, che non è solo uno spazio fisico, ma è simbolo di protezione e stratificazione, in cui ciò che normalmente resta invisibile, diventa oggetto di osservazione e confronto. Dedicato ai temi della memoria del progetto, della sostenibilità e della transizione ecologica, “Techneteca” debutta durante la Milano Design Week per poi diventare un archivio permanente, valorizzando il patrimonio storico e culturale del design. Resta confermata la presenza di Pannello Ecologico all’Adi Design Museum in Piazza Compasso d’Oro 1 (Milano), con StrippedWood, finitura di grande tendenza in questo contesto che è esposta fino al 4 giugno 2026. Il prodotto Saviola è stato selezionato tra quelli in concorso per il Compasso d’Oro 2026, riconoscendo il contributo dell’azienda alla ricerca sui materiali e all’evoluzione del design italiano.n Attraverso queste installazioni, tutte aperte al pubblico, Gruppo Saviola ribadisce il proprio impegno nella promozione di un design responsabile, capace di coniugare innovazione, estetica e sostenibilità, dimostrando come Pannello Ecologico® possa essere non solo materiale industriale, ma un vero e proprio linguaggio progettuale.