(Adnkronos) - "You'll find out". "Lo scoprirete". Donald Trump sbarca a Davos per il World Economic Forum e promette novità sulla Groenlandia, il tema caldissimo del momento. Il presidente degli Stati Uniti arriva in Svizzera per ribadire che l'isola artica, territorio controllato dalla Danimarca, è un obiettivo imprescindibile per Washington. "E' fondamentale per la sicurezza nazionale", ripete, mostrando sicurezza sull'epilogo positivo della vicenda. "Abbiamo tanti meeting in programma sulla Groenlandia. Credo che le cose andranno bene. Succederà qualcosa e sarà positivo per tutti", dice Trump in un'interminabile conferenza alla Casa Bianca convocata per celebrare i risultati ottenuti nel primo anno di mandato. Dettaglio trascurabile: gli abitanti della Groenlandia non ne vogliono sapere niente. "Non ho parlato con loro, quando lo farò sono sicuro che saranno entusiasti". Per ora, in realtà, in Groenlandia sono arrabbiati e preoccupati. "E' improbabile che la forza militare venga utilizzata ma non è neppure escluso. L'altra parte l'ha detto chiaramente", dice il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen, che non ritiene opportuno escludere un'azione militare americana. "E' per questo che bisogna essere preparati ad ogni possibilità, ma evidenziamolo: la Groenlandia fa parte della Nato e se ci dovesse essere un'escalation, questo avrebbe conseguenze anche per il resto del mondo". "Se qualcuno attacca il popolo della Groenlandia, ovviamente, reagiremo. Qualunque cosa accada", dice il deputato Kuno Fencker alla Cnn. "Lotteremo per la nostra sovranità, lotteremo per il nostro diritto di essere ascoltati". Fencker, che appartiene al partito di centro indipendentista Naleraq, è consapevole che la Groenlandia sia molto più debole rispetto agli Stati Uniti da un punto di vista militare. "Non abbiamo nemmeno un esercito", dice, ribadendo che "la nostra legge stabilisce espressamente che dobbiamo negoziare con la Danimarca per quanto riguarda il futuro della Groenlandia". La linea aggressiva degli Usa ha innescato nuove tensioni nei rapporti con l'Europa. "Io ho fatto per la Nato più di qualunque altro. Noi abbiamo speso una montagna di soldi e saremmo pronti ad andare in loro aiuto. Non so se loro ci aiuterebbero", dice Trump sollevando dubbi sulla lealtà dei partner europei. "Io ho reso la Nato molto più forte, credo che l'Alleanza a volte venga sopravvalutata. Quando sono arrivato, i paesi non contribuivano con il 2% del Pil. Ora siamo arrivati al 5% e pagano, comprano tante armi da noi", ribadisce per l'ennesima volta. Quindi, tra una risposta e l'altra, spazio all'ottimismo: "Credo troveremo una soluzione che renderà molto felice la Nato. E saremo molto felici anche noi". Tra i 'bersagli' di Trump spicca Emmanuel Macron. Il presidente francese, nel suo intervento a Davos, colpisce in maniera chirurgica: ironizza sul numero di guerre che sarebbero state fermate negli ultimi mesi, con allusione al record sbandierato da Trump, stigmatizza le "idee folli" come quella relativa alla Groenlandia e esorta a tenersi alla larga da "un nuovo imperialismo o un nuovo colonialismo". Trump replica spiegando che, in caso di riunione del G7 a Parigi, non risponderebbe all'invito: "Macron non sarà in carica ancora a lungo". Colpito e affondato. Al di là degli annunci, il rapporto tra Stati Uniti e alleati sembra raffreddarsi, a giudicare dalle news diffuse dal Washington Post. Il Pentagono punta a ridurre la partecipazione americana in una serie di 'advisory groups' della Nato: la decisione riguarda per ora circa 200 elementi e ridimensionerà il coinvolgimento degli Stati Uniti nell'attività di 30 centri di eccellenza utilizzati per addestramenti speciali di forze dell'alleanza. Il disimpegno non sarà immediato ma progressivo e, secondo il quotidiano, costituisce un ulteriore segnale dell'allontanamento degli Usa dall'anima europea dell'Alleanza. Nel 2025, il Pentagono ha annunciato che avrebbe ritirato truppe dalla Romania e che avrebbe tagliato programmi di sicurezza legati ai paesi baltici. Le fibrillazioni in ambito Nato si aggiungono alle tensioni commerciali. Trump ha varato dazi, in vigore dal primo febbraio, contro i paesi che hanno inviato soldati in Groenlandia negli ultimi giorni. L'Ue potrebbe rispondere con un piano complessivo da 93 miliardi di euro tra tariffe e misure che colpirebbero le aziende americane. Il presidente degli Usa non sembra temere il rischio di una 'trade war': "Hanno un disperato bisogno di quell'accordo con noi. Hanno lottato duramente per ottenerlo", dice facendo riferimento all'intesa che lo scorso anno ha regolato i rapporti commerciali tra le due sponde dell'Atlantico cancellando i dazi reciproci. "Sono fiducioso che i leader non faranno degenerare la situazione e che si arriverà a una situazione positiva per tutti", dice il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, apripista americano a Davos, invitando alla calma sui rapporti commerciali. "Ciò che chiedo a tutti è di sedersi, fare un bel respiro e lasciare che le cose seguano il loro corso… La cosa peggiore che i Paesi possono fare è reagire con un'escalation contro gli Stati Uniti", aggiunge, precisando che "quanto il presidente Trump minaccia sulla Groenlandia è molto diverso dagli altri accordi commerciali. Dico a tutti: rilassatevi, fate un respiro profondo, non reagite, il presidente sarà qui" mercoledì" e trasmetterà il suo messaggio".
(Adnkronos) - Questa volta, a differenza della trasferta in Giappone, nessuna immagine in stile anime. Il selfie con il padrone di casa, però, fa capolino lo stesso sui social. Ma soprattutto resta identico il messaggio politico: l'Italia intende consolidare i rapporti con i principali attori dello scenario orientale, perché le attuali turbolenze geopolitiche impongono flessibilità e rapidità di adattamento. E la costruzione di nuove sponde affidabili, in un contesto sempre più instabile. Nel segno del soft power coreano - dal K-pop in giù - Giorgia Meloni conclude a Seul la terza e ultima tappa della missione asiatica, incontrando il presidente sudcoreano Lee Jae-Myung nella Blue House (Cheong Wa Dae), il palazzo presidenziale dai tetti tradizionali a padiglione. "Sono molto contenta di essere il primo leader europeo a venire in visita in Corea dalla sua elezione e dal suo insediamento", afferma la presidente del Consiglio, rimarcando come Italia e Corea del Sud condividano "molti valori, una vocazione verso la creatività e l'innovazione pur rimanendo ancorate alla tradizione" e dispongano di "un potenziale straordinario ancora inespresso, nonostante rapporti bilaterali già estremamente solidi". Al termine del faccia a faccia, spiega Meloni, la dichiarazione congiunta individua "i settori prioritari sui quali sviluppare partenariati di alto livello", con l'obiettivo di "rafforzare il dialogo politico" e rendere la cooperazione "realmente strategica". Il baricentro dell'intesa è tecnologico. "Sono particolarmente fiera della firma di oggi di un'intesa nel settore dei semiconduttori, materia particolarmente strategica per noi", sottolinea la premier, definendola "un passo fondamentale per rafforzare l'autonomia strategica, ridurre le dipendenze esterne e sostenere l'innovazione" in settori chiave come elettronica, automotive e telecomunicazioni. Accanto ai chip, entra nel perimetro della cooperazione anche il tema delle materie prime: "Ripensare le catene di approvvigionamento e renderle più solide e controllabili è una priorità strategica", osserva Meloni, evidenziando come la collaborazione tra Paesi alleati possa rafforzare la tenuta industriale. Il rafforzamento del partenariato passa anche dall'economia reale. "Le nostre nazioni possono migliorare la cooperazione anche in settori come i trasporti e le infrastrutture", afferma la presidente del Consiglio, valorizzando il contributo delle aziende italiane e definendo "strategico" l'interscambio degli investimenti. Per Roma, aggiunge, è centrale la presenza dei grandi gruppi coreani, in particolare nei comparti "ad alto contenuto innovativo come la robotica, la microelettronica e l'automotive". Sul tavolo anche il sostegno alle Pmi e l'obiettivo di "superare alcune barriere non tariffarie all'ingresso dei nostri prodotti". Il quadro politico fa da cornice a questa agenda. Italia e Corea, ricorda Meloni, sono "nazioni amiche e alleate, oltre a essere democrazie mature e tecnologicamente avanzate", una convergenza che diventa un vantaggio competitivo in "uno scenario globale nel quale l'incertezza è ormai diventata la normalità". Da qui l'apprezzamento per l'"approccio pragmatico" del presidente Lee - riferimento, non esplicitato, al riavvicinamento con la Cina avviato da Seul - e la volontà di trasformare la visita in un punto di partenza per "un dialogo politico più strutturato" su dossier complessi, anche a livello personale, con l'invito a una visita in Italia nel corso dell'anno. Affiora anche la dimensione storica del rapporto bilaterale. "Questo stride un po' con l'assenza, da diciannove anni, di un presidente del Consiglio italiano in visita ufficiale in Corea", osserva Meloni, citando il libro fotografico sull'ospedale della Croce Rossa italiana durante la guerra combattuta nella penisola coreana, ricevuto in dono. Un passaggio ripreso da Lee Jae-Myung, che parla di "lunga amicizia" e di "profonda gratitudine per l'aiuto ricevuto", ricordando che "nel 1951 l'Unità Medica Italiana fondò l'Ospedale della Croce Rossa". La visita si chiude con la firma di una serie di intese: un memorandum tra la Protezione civile italiana e il ministero dell'Interno coreano, un accordo sulla tutela del patrimonio culturale e un'intesa industriale nel settore dei semiconduttori. Il tutto inserito in una dichiarazione congiunta che rilancia il Dialogo strategico bilaterale, prevede un nuovo Piano d'azione 2026-2030 e rafforza la cooperazione su sicurezza, Indo-Pacifico, Africa e principali sfide globali. Ma il richiamo all'incertezza non resta confinato alle dichiarazioni ufficiali. A pesare sono le tensioni geopolitiche che attraversano l'Occidente, come dimostra l'avvio in calo delle Borse europee nella prima seduta della settimana, dopo l'annuncio di Donald Trump di nuovi dazi contro i Paesi europei che hanno deciso di inviare militari in Groenlandia. Una scelta criticata da Giorgia Meloni sia pubblicamente sia nel colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti. Il dossier resta aperto. I contatti tra la presidente del Consiglio - impegnata in un ruolo di mediazione - e i partner europei, a partire dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, proseguono. Il prossimo passaggio è fissato per il 22 gennaio, quando il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha convocato una riunione straordinaria dei 27 per fare il punto sul caso Groenlandia e sullo stato, sempre più fragile, delle relazioni transatlantiche. Non è ancora confermata, invece, la partecipazione al vertice a margine del forum di Davos. Al centro del Consiglio europeo ci sarà anche il cosiddetto "bazooka", lo strumento di coercizione commerciale che Bruxelles potrebbe valutare come risposta ai dazi annunciati da Washington. La linea di Meloni resta però improntata alla cautela: tenere aperto il canale del confronto per evitare una spirale di ritorsioni che rischierebbe di aggravare ulteriormente le tensioni tra le due sponde dell'Atlantico.
(Adnkronos) - Dalle Alpi al plateau antartico per conservare la storia del clima. E' stato inaugurato l'Ice Memory Sanctuary, l'infrastruttura scavata sotto strati compatti di neve dove sono state trasferite le due carote di ghiaccio alpino estratte dal Monte Bianco (Col du Dôme, Francia) e dal Grand Combin (Svizzera). Contenenti la memoria dell'atmosfera del passato, le carote di ghiaccio sono ora conservate in sicurezza alla Stazione Concordia in una grotta nel ghiaccio progettata per preservare i campioni dei ghiacciai montani per le future generazioni di scienziate e scienziati. L'apertura in Antartide del primo archivio per la conservazione delle carote di ghiaccio - spiegano i partner fondatori di Ice Memory Foundation - segna un momento storico per il progetto Ice Memory, lanciato nel 2015 da Consiglio Nazionale delle Ricerche e Università a Ca' Foscari Venezia con Cnrs, Ird e Université Grenoble-Alpes (Francia) e Paul Scherrer Institute (Svizzera). Dopo un viaggio di più di 50 giorni a bordo della rompighiaccio Laura Bassi, salpata da Trieste, due preziosi campioni di ghiaccio provenienti da ghiacciai alpini in ritiro, prelevati con il supporto della Ice Memory Foundation, hanno raggiunto la Stazione italo-francese di Concordia, nel cuore dell'altopiano antartico. Avvenuto nell'ambito del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (Pnra), il trasporto è stato gestito dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs). Arrivate a destinazione, le carote di ghiaccio sono state archiviate nell'Ice Memory Sanctuary inaugurato oggi: una grotta ricavata nel ghiaccio e progettata appositamente per diventare un archivio naturale e permanente di campioni di ghiaccio. Anche qualora i ghiacciai dovessero scomparire, queste carote di ghiaccio rappresentano un'eredità per le generazioni future: costituiranno una risorsa a lungo termine per la ricerca scientifica e per i processi decisionali basati su evidenze scientifiche. Vere e proprie capsule del tempo, racchiudono l'atmosfera del passato che da oggi sarà protetta per i decenni e i secoli a venire. Le due carote di ghiaccio alpine sono state estratte dal Monte Bianco (Col du Dôme, Francia, 2016) e dal Grand Combin (Svizzera, 2025). I due campioni sono salpati a metà ottobre 2025 a bordo della nave rompighiaccio italiana Laura Bassi, nell'ambito della 41esima campagna del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra). Operato dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), il carico di 1,7 tonnellate di ghiaccio è stato mantenuto a una temperatura costante di -20 °C / -4 °F per l'intera durata del viaggio. Ha attraversato il Mar Mediterraneo, l'Oceano Atlantico, il Pacifico, quindi l'Oceano Meridionale e il Mare di Ross prima di raggiungere la Stazione Mario Zucchelli il 7 dicembre 2025. Da qui, un volo speciale reso possibile dall'Enea nell'ambito del Pnra e operato senza riscaldamento nella stiva di carico per garantire l'integrità dei campioni a -20 °C, ha trasportato le carote di ghiaccio attraverso l'interno del continente antartico fino alla Stazione italo-francese Concordia, a 3.233 metri di altitudine. L'Ice Memory Sanctuary è una grotta lunga 35 metri e alta e larga 5 metri, scavata interamente negli strati di neve compatta a circa 5 metri sotto la superficie, per una profondità totale di 9 metri. Sotto il coordinamento tecnico e la progettazione dell'Unità Tecnica Antartica dell'Enea e con la collaborazione dell'Istituto Polare Francese (Ipev), sono stati condotti diversi test (a partire dalla campagna estiva 2018-2019) per garantire la massima durata possibile del deposito, limitando al contempo l'impatto della costruzione sull'ambiente antartico, in conformità con il Protocollo di Madrid. La struttura non ha richiesto materiali da costruzione, fondamenta né sistemi di refrigerazione meccanica. La sua stabilità è assicurata dalle temperature antartiche estreme e naturalmente costanti, che tutto l'anno si mantengono prossime a -52 °C. La condizione di conservazione delle carote di ghiaccio garantisce che i campioni siano protetti dalle fluttuazioni ambientali e dalle contaminazioni. In risposta alla fusione irreversibile dei ghiacciai del mondo, la Ice Memory Foundation ha individuato ghiacciai a rischio di scomparsa e siti di particolare rilevanza e, dal 2015, ha già coordinato, realizzato o sostenuto dieci campagne di perforazione di carote di ghiaccio a livello globale, coinvolgendo team scientifici di oltre tredici Paesi. "Salvaguardando campioni fisici di gas atmosferici, aerosol, inquinanti e polveri intrappolati negli strati di ghiaccio, la Ice Memory Foundation garantisce che le future generazioni di ricercatrici e ricercatori possano studiare le condizioni climatiche del passato utilizzando tecnologie che magari non esistono ancora", spiega Carlo Barbante, vicepresidente della Ice Memory Foundation, professore all'Università Ca' Foscari Venezia e senior associate member del Cnr-Isp. Decine di altre carote di ghiaccio del patrimonio Ice Memory provenienti da tutto il mondo - Ande, Pamir, Caucaso, ecc… - si uniranno a queste prime due nel loro nuovo 'rifugio' negli anni a venire. Il patrimonio Ice Memory è concepito come eredità comune dell'umanità. "Affinché queste carote possano continuare a servire la scienza tra cento anni, devono essere gestite come un bene comune globale. La creazione di un simile modello di governance rappresenterebbe un risultato fondamentale del Decennio delle Nazioni Unite per l'Azione nelle Scienze della Criosfera", dichiara Thomas Stocker, Università di Berna, presidente della Ice Memory Foundation. "Siamo l'ultima generazione che può agire - afferma Anne-Catherine Ohlmann, direttrice della Ice Memory Foundation - È una responsabilità che condividiamo tutti. Salvare questi archivi di ghiaccio non è solo una responsabilità scientifica: è un'eredità per l'umanità".