(Adnkronos) - "Quando ci si iscrive all'assicurazione Inail per gli incidenti domestici si acquisisce e si riconosce il valore di lavoratrice o lavoratore della famiglia che produce un valore oltre che sociale anche economico per tutto il Paese. La legge 3 dicembre 1999, n. 493, ha istituito una polizza assicurativa contro gli infortuni domestici che riconosce e valorizza chiunque impieghi le proprie energie in maniera abituale, esclusiva e gratuita, nell'ambito domestico". Così Federica Rossi Gasparrini, presidente del Comitato amministratore del Fondo autonomo speciale per l'assicurazione contro gli infortuni domestici, con Adnkronos/Labitalia parla della campagna informativa di comunicazione biennale 'Non fidarti degli insoliti sospetti', con la quale l'Inail punta a diffondere la cultura della prevenzione dei rischi legati alle attività casalinghe e il valore sociale della tutela assicurativa obbligatoria. "E' rivolta - spiega - a tutte le persone che si dedicano in via prioritaria e gratuitamente al lavoro di cura nell'ambito della propria famiglia. Secondo me riconoscersi in un ruolo di dignità massima per aver svolto il lavoro per gli altri e gratuitamente dovrebbe dare un maggiore 'convincimento' di se stessi". "Inoltre - aggiunge - un'assicurazione contro gli infortuni comporta delle tutele. Nel caso di invalidità permanente ogni mese di ottiene un riconoscimento economico che permette di affrontare la vita. Il lavoro domestico è, infatti, assicurato ed equiparato, nella tutela, al lavoro retribuito".
(Adnkronos) - Manageritalia e Federalberghi hanno sottoscritto il rinnovo del 'Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dirigenti di aziende alberghiere', con decorrenza dal 1° gennaio 2026 e validità fino al 31 dicembre 2028. Il contratto riguarda circa 219 dirigenti in un settore, quello alberghiero, che rappresenta circa il 10,8% del Pil nazionale stando agli ultimi dati Enit. La firma in prossimità della scadenza naturale del contratto (31 dicembre 2025), rappresenta una scelta di responsabilità e di visione strategica, volta a garantire stabilità, continuità e qualità nelle relazioni sindacali. Un segnale forte in un contesto economico ancora incerto, che tutela il potere d’acquisto dei manager e consente alle imprese una pianificazione efficace dei costi del lavoro. Ma le vere novità sono l’ulteriore investimento in welfare e l’innovazione sul tema dell’invecchiamento attivo al lavoro e misure per genitorialità e parità di genere e gli incentivi all’autoformazione. Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ha dichiarato: “L’intesa raggiunta costituisce un risultato importante per la valorizzazione delle figure manageriali del settore, che svolgono un ruolo essenziale nel presidiare la qualità dei servizi, promuovendo l’innovazione e sostenendo la competitività complessiva dell’ospitalità italiana sui mercati nazionali e internazionali, in una fase economica particolarmente complessa. L’accordo rappresenta, in questa prospettiva, un passo significativo nel rafforzamento del capitale umano manageriale, fattore imprescindibile per accompagnare lo sviluppo sostenibile e l’evoluzione del sistema turistico, uno dei principali asset del Paese”. Giuseppe Roscioli, vicepresidente vicario di Federalberghi e presidente della Commissione sindacale, ha aggiunto: “Diamo una valutazione positiva di questo rinnovo contrattuale, che conferma l’impegno di Federalberghi nel dare continuità alla politica di aggiornamento e valorizzazione del dialogo sociale nel settore. Si tratta di un risultato che testimonia la volontà della nostra Federazione di garantire equilibrio, coerenza e responsabilità nei confronti dei propri interlocutori sindacali, nel solco della collaborazione che da sempre contraddistingue i rapporti con la rappresentanza dei manager del comparto”. Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, ha dichiarato: “Questo rinnovo rappresenta un passo fondamentale per rafforzare la competitività dell’intero comparto alberghiero e turistico, un settore strategico per l’economia nazionale e per l’immagine del nostro Paese nel mondo. Abbiamo lavorato per costruire un accordo equilibrato, che consenta ai dirigenti di recuperare parte degli effetti dell’inflazione degli ultimi anni senza gravare in modo eccessivo sulle imprese, già impegnate in un contesto di forte trasformazione e crescente complessità gestionale. Con la firma di oggi aggiungiamo un tassello importante al nostro impegno per valorizzare la leadership manageriale nell’ospitalità, puntando su welfare, qualità del lavoro e strumenti innovativi per accompagnare l’evoluzione del settore. Abbiamo voluto dedicare particolare attenzione anche al tema dell’invecchiamento attivo, riconoscendo il ruolo prezioso dei dirigenti senior che, attraverso percorsi strutturati di tutoraggio e mentoring, potranno trasmettere competenze ed esperienza alle nuove generazioni, contribuendo così alla crescita professionale e alla continuità del know-how nelle aziende alberghiere”. Monica Nolo, Vicepresidente di Manageritalia e capo delegazione sindacale, ha proseguito: “Questo contratto che viene siglato prima della scadenza è un gesto concreto che rafforza il ruolo della contrattazione e mette al centro la qualità del lavoro e delle relazioni sindacali moderne. E' una scelta di responsabilità e visione: non solo si riconosce il valore della managerialità come elemento alla base dello sviluppo delle imprese, ma si guarda avanti investendo sul welfare e fornendo nuovi strumenti per accompagnare il ricambio generazionale in azienda: sono segnali politici e culturali di grande valore”. I punti chiave dell’accordo. Incremento retributivo: aumento lordo mensile a regime di 690 euro, suddiviso in tre tranche di pari importo (230 euro) che scatteranno il 1° gennaio di ogni anno, dal 2026 al 2028. Aumento di 110 euro del valore del vitto e dell’alloggio. Welfare contrattuale rafforzato: credito welfare annuale di 1.500 euro, potenziamento del fondo Mario Negri, conferma dei valori di universalità delle coperture assicurative dell’Antonio Pastore, revisione delle agevolazioni contributive contrattuali. Nuove tutele sociali e demografiche: innovazione sul tema dell'invecchiamento attivo, che supporta lo scambio intergenerazionale permettendo ai dirigenti vicini alla pensione di continuare ad operare con funzioni di tutoraggio dei colleghi più giovani, sostegno alla genitorialità e mantenimento della copertura sanitaria per dirigenti con gravi patologie. Formazione e politiche attive: promozione dell’auto-formazione e estensione dell’ambito di applicazione delle Politiche attive per la ricollocazione. Equità e trasparenza: misure per la parità di genere, la trasparenza retributiva e il contrasto al dumping contrattuale.
(Adnkronos) - In Italia piove meno ma in modo più violento. È questo il quadro delineato da un nuovo studio dell’Università di Pisa, firmato da Marco Luppichini e Monica Bini del Dipartimento di Scienze della Terra e pubblicato sulla rivista internazionale Atmospheric Research. La ricerca ha analizzato per la prima volta oltre 200 anni di dati pluviometrici provenienti da archivi storici e reti strumentali moderne per ricostruire l’evoluzione delle piogge in sei grandi aree climatiche italiane. Dai risultati emerge che le minori quantità di pioggia si registrano soprattutto in Pianura Padana e nell’Alto Adriatico, con tre grandi minimi storici attorno al 1820, 1920 e 1980. Gli eventi più estremi, cioè i picchi di maggiore intensità delle precipitazioni, emergono nella stessa area con valori massimi intorno al 1870, 1930 e 2003. Un aumento marcato dell’intensità delle precipitazioni riguarda anche le regioni liguri-tirreniche, comprese Toscana e Lazio, lungo tutto il periodo dal XIX secolo a oggi. Secondo lo studio, la causa principale di questo cambiamento è il riscaldamento globale, che sta modificando il modo in cui circolano le masse d’aria sopra l’Europa e il Mediterraneo. Le perturbazioni atlantiche arrivano meno spesso in Italia perché alcune grandi configurazioni atmosferiche, come l’anticiclone delle Azzorre, sono diventate più forti e bloccano le piogge. Allo stesso tempo, si è indebolito il sistema ciclonico del Golfo di Genova, che normalmente porta molta della pioggia nella penisola. Al quadro si aggiunge un Mediterraneo sempre più caldo che genera umidità ed energia a livello atmosferico: questo non fa aumentare la pioggia, ma rende le singole precipitazioni più intense e violente. “Questa combinazione, meno piogge ma più intense, delinea scenari futuri complessi - spiega Marco Luppichini - da un lato, il calo della precipitazione media riduce la capacità di ricarica delle falde, accentua la siccità estiva e mette sotto pressione i sistemi idrici, soprattutto nelle zone più popolate e agricole come la pianura Padana, le regioni tirreniche e l’entroterra appenninico. Dall’altro, l’aumento dell’intensità degli eventi meteorici amplifica la possibilità di frane, alluvioni improvvise e sovraccarichi delle infrastrutture urbane, con ricadute già oggi osservabili in molte aree del Nord-Ovest e del Tirreno centrale”. Nel dettaglio, negli ultimi due secoli l’andamento nelle sei grandi aree climatiche italiane è simile, anche se con intensità diverse. Nelle Alpi la quantità di pioggia è rimasta nel complesso stabile, ma sono aumentati gli episodi più intensi. La Pianura Padana e l’Alto Adriatico sono l’area dove il cambiamento è più evidente, con forti cali delle precipitazioni totali e un aumento continuo dell’intensità. L’Adriatico centro-meridionale ha visto una diminuzione delle piogge e una forte variabilità dell’intensità, che risale negli ultimi vent’anni. Le regioni liguri e tirreniche mostrano un leggero ma costante calo delle precipitazioni e un aumento regolare della loro intensità. Nell’Appennino centro-meridionale le piogge diminuiscono nettamente dal Novecento, mentre l’intensità cresce in modo irregolare. Anche il Sud e la Sicilia confermano il trend nazionale: dopo un primo aumento, le piogge totali si stabilizzano e calano negli anni Ottanta, mentre l’intensità cresce soprattutto negli ultimi decenni. “Comprendere queste dinamiche è fondamentale per progettare misure di adattamento efficaci - conclude Bini - A causa del riscaldamento globale, gli andamenti che abbiamo rilevato nelle serie storiche potrebbero accentuarsi nei prossimi decenni rendendo lo scenario futuro ancora più instabile, con meno piogge ed episodi più estremi”.