(Adnkronos) - Washington - Negli Stati Uniti, la popolazione crescerà solamente di 15 milioni nei prossimi 30 anni, una stima molto inferiore a quelle degli anni precedenti. I motivi? Le dure politiche migratorie del presidente Donald Trump e un previsto calo del tasso della fertilità. La proiezione è stata pubblicata dall’Ufficio di Bilancio del Congresso statunitense, un organismo apartitico che ha previsto che la popolazione statunitense passerà da 349 milioni di persone quest'anno a 364 milioni nel 2056, con un aumento inferiore del 2,2% rispetto a quanto stimato nel 2025. Secondo l’Ufficio di Bilancio, la popolazione totale degli Stati Uniti dovrebbe smettere di crescere nel 2056 e rimanere pressoché invariata negli anni a seguire. Tuttavia, senza l'immigrazione, il numero di abitanti inizierebbe a diminuire già dal 2030, quando i decessi supereranno le nascite, rendendo gli immigrati una fonte sempre più importante di crescita demografica, come evidenziato dal rapporto. A settembre, l'ufficio aveva pubblicato un rapporto che indicava come i piani di Trump per le deportazioni di massa e altre rigide misure in materia d’immigrazione avrebbero portato all'espulsione di circa 320.000 persone dagli Stati Uniti nei prossimi 10 anni. La Casa Bianca, solo nel 2025, ha espulso dagli Stati Uniti più di 600.000 individui come parte della sua campagna di deportazioni di massa. Secondo l’amministrazione Trump, inoltre, quasi due milioni si sarebbero auto-deportati, nonostante non ci siano stime ufficiali a confermare le cifre presentate dal governo. Donald Trump ha utilizzato diversi metodi per allontanare le persone dagli Stati Uniti, tra cui il divieto di rilascio di visti per gli immigrati provenienti da alcuni Paesi e l'impiego di agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (Ice) nelle città statunitensi per rintracciare gli immigrati presenti illegalmente sul territorio nazionale. In tutto ciò, anche se le restrizioni all'immigrazione e l'aumento delle espulsioni dovessero terminare con la fine dell'amministrazione Trump fra tre anni, "si tratterebbe comunque di uno shock demografico", ha rivelato William Frey, demografo presso il centro studi Brookings Institution. Con un numero inferiore d’immigrati nella forza lavoro e con le proiezioni sui tassi di fertilità negli Stati Uniti che mostrano un calo a lungo termine al di sotto dei livelli di sostituzione, "ciò ridurrà il numero di bambini che nasceranno in questo periodo di quattro anni" della seconda amministrazione Trump, ha dichiarato Frey. La previdenza sociale e l'assistenza sanitaria, già messe a dura prova dall'invecchiamento della popolazione, saranno sottoposte a una pressione maggiore a causa del numero inferiore di persone attive nel mercato del lavoro che versano le tasse. Senza contare che, entro la fine del decennio, tutti i membri della generazione dei baby boomers, nati tra il 1946 e il 1964, avranno superato i 65 anni e andranno in pensione. Quando si tratta di stimare la popolazione di una nazione e la sua crescita futura, l'immigrazione rappresenta sempre un fattore imprevedibile, poiché varia molto di più di anno in anno rispetto al numero di nascite e decessi. Storicamente, l'immigrazione ha alimentato la crescita demografica degli Stati Uniti in questo decennio a causa dell'invecchiamento della popolazione e di un tasso di fertilità inferiore al tasso di sostituzione. Affinché una generazione si riproduca senza l'apporto dell'immigrazione, il tasso di fertilità dovrebbe essere di 2,1 nascite per donna. Tuttavia, si prevede che sarà di 1,58 nel 2026 e che scenderà a 1,53 nel 2036, rimanendo a questo livello per i successivi due decenni. Da parte sua, L'U.S. Census Bureau – l’ente del censimento statunitense – ha dichiarato che l'immigrazione è aumentata di 2,8 milioni di persone nel 2024 rispetto all'anno precedente. Tuttavia, da quando Trump è tornato in carica nel gennaio 2025, demografi ed economisti hanno faticato a comprendere l'impatto delle sue politiche sulla crescita della popolazione immigrata negli Stati Uniti. Le stime demografiche dell'ufficio per l'anno scorso non sono ancora state pubblicate, ma la Current Population Survey (il sondaggio per stabilire il numero di abitanti) ha stimato che il numero d’immigrati adulti sia diminuito di 1,8 milioni di persone tra gennaio e novembre 2025. Questi dati, tuttavia, sono stati oggetto di critiche, con alcuni esperti che sostengono che potrebbero semplicemente riflettere una minore partecipazione degli immigrati al sondaggio, piuttosto che un calo drastico del numero di immigrati. (di Iacopo Luzi)
(Adnkronos) - "I dati Inail sugli infortuni ad ottobre 2025 evidenziano una situazione assolutamente preoccupante, con un incremento anche dei casi mortali e con un aumento a doppia cifra delle malattie professionali. E proprio su quest'ultimo aspetto l'Inca, il patronato della Cgil, cerca di aiutare i lavoratori a prendere coscienza dei danni subiti sul posto di lavoro". Lo dice, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, Sara Palazzoli, del Collegio di presidenza Inca Cgil con delega 'danni alla persona'. (VIDEO) "I lavoratori - spiega - non hanno coscienza che i danni subiti alla propria salute possano avere una derivazione lavorativa e, quindi, i decessi che ne derivano non vengono conteggiati nell'elenco degli infortuni sul lavoro. Con le nostre categorie, insieme alle rsu in generale cerchiamo far conoscere ai lavoratori i rischi che può comportare alla salute, in termini d malattie professionali". "Le malattie osseoarticolari - sottolinea - sono le più facili da individuare e riconoscere, così come quelle del sistema nervoso. Poi però ci sono le neoplasie professionali e proprio qui che, come Inca, cerchiamo di dare maggiore consapevolezza ai lavoratori dei rischi a cui sono esposti, soprattutto a non sottovalutare i sintomi e risalire al fatto che quel tumore derivi direttamente dall'attività lavorativa svolta per molti anni". "Una volta individuata la causa professionale del tumore - continua Sara Palazzoli - cerchiamo di tutelare il lavoratore grazie ai medici convenzionati che sono nelle nostre sedi, che lo accolgono ed esaminano la situazione. Si avvia il percorso del riconoscimento della neoplasia professionale attivando quelle prestazioni che vengono riconosciute dall'Inail. Attraverso il riconoscimento della malattia professionale possiamo anche attivare la rendita per i familiari nel caso in cui il lavoratore venga a mancare". "Sono troppe - osserva - le sostanze cancerogene a cui i lavoratori sono esposti; prendiamo anche, ad esempio, l'esposizione ai raggi solari che può portare l'epitelioma cutaneo. Una causa che può interessare tutti i lavoratori che svolgono lavori all'aperto, non solo gli agricoli o gli edili, ma anche un vigile urbano ad esempio". "Ci sono poi - continua - le malattie professionali derivanti dall'esposizione alle polveri del legno e delle vernici, coloranti, pesticidi, cioè le sostanze sono ancora tante e noi dobbiamo mettere in campo la corretta tutela per le lavoratrici e i lavoratori che si ammalano di lavoro. I nostri medici, i medici dei Patronati sono nelle condizioni. Attraverso un percorso di conoscenza di attivare quella quel percorso adeguato per il giusto riconoscimento, dal momento che subisco un danno per il lavoro che io svolgo".
(Adnkronos) - Aumentare il numero di alberi in città, ma soprattutto distribuirli in modo diffuso, evitando grandi concentrazioni isolate, produce benefici concreti e misurabili. Lo sottolinea Renato Bruni, direttore scientifico dell’Orto Botanico dell’Università di Parma, intervenendo in occasione della piantumazione del 100.000° albero di KilometroVerdeParma. «Avere tanti piccoli boschi o molti interventi sparsi sul territorio aiuta a diversi livelli», spiega, «a partire dalla riduzione delle temperature locali». Dal punto di vista scientifico, evidenzia Bruni, «l’ombra di un albero è più fresca di quella di una tettoia», grazie ai processi di traspirazione delle piante, che contribuiscono anche a migliorare la permeabilità del suolo e la gestione delle piogge. Ma i benefici non sono solo numerici: «C’è un aspetto fondamentale di vicinanza tra esseri umani e alberi. Le città sono cresciute, la natura si è allontanata dalla vita quotidiana, e riportarla dentro gli spazi urbani significa migliorare il nostro rapporto con le piante, imparando a conoscerle semplicemente osservandole». «La città non può essere stravolta dal punto di vista urbanistico, ma può essere ripensata con intelligenza». È questo l’approccio indicato da Bruni. La chiave è individuare e valorizzare «gli spazi che consentono la convivenza tra le esigenze umane e quelle della città». Rotatorie, parchi, aree dismesse, ritagli lasciati dagli interventi urbanistici diventano così opportunità preziose. «Intervenire su questi spazi residuali piantando alberi è la strategia giusta», afferma. In questo percorso, l’arboreto che sorgerà in viale Du Tillot rappresenta uno degli sviluppi più significativi: «È un progetto importante, vicino alla città e inserito in un contesto infrastrutturale complesso, che dimostra come sia possibile portare la natura anche in luoghi inaspettati». L’obiettivo, conclude Bruni, è proseguire su questa strada «lavorando con le istituzioni e con i privati», per continuare a intervenire ovunque esistano spazi disponibili, trasformandoli in presìdi verdi capaci di migliorare ambiente, clima e qualità della vita urbana.