(Adnkronos) - Stop alla centrale termoelettrica dell'ex Ilva di taranto entro 30 giorni: lo impone l'ordinanza n.18 del 13 aprile del sindaco di Taranto, Pietro Bitetti. Stop che comporterebbe, a quanto si apprende, lo stop del ciclo produttivo che, senza la centrale in attività, non può proseguire, con la fermata dell’area a caldo, cuore dello stabilimento. Lo stop della centrale, secondo quanto riferiscono fonti, rende impossibile anche l’approvvigionamento dell’energia elettrica prodotta dai gas siderurgici, oggi utilizzata per alimentare gli impianti a valle dell’area a caldo a Taranto, e così verrebbe meno una componente essenziale per il funzionamento dell’intero sito con effetti sugli altri stabilimenti del gruppo nel Nord Italia. La decisione del sindaco di Taranto giunge a poche ore dagli incontri tra gli enti locali pugliesi - tra cui lo stesso Comune - e i rappresentanti di Jindal, che avevano presentato la propria proposta, incontri definiti dagli stessi interlocutori come 'positivi'. Acciaierie d'Italia (Adi) in As sarebbe intenzionata a impugnare l'ordinanza. E' quanto apprende l'AdnKronos da fonti vicine al dossier. L'ordinanza del sindaco di Taranto richiama il 'principio di precauzione ambientale' sancito dall’art. 3-ter del codice dell’Ambiente, che "impone che quando sussistono incertezze o un ragionevole dubbio riguardo alla esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure di protezione senza dover attendere che siano pienamente dimostrate l’effettiva esistenza e la gravità di tali rischi", si legge nel documento, e "ritenuto, d’intervenire a tutela della salute pubblica" ordina "alla Società Adi Energia srl in A.S. di sospendere, entro 30 giorni, l’esercizio dell’installazione autorizzata con Aia" e "fino alla presentazione del piano di riduzione contenente le misure e gli interventi da attuare per il conseguimento degli obiettivi di riduzione prescritti nel Rapporto di Vds Taranto dell’anno 2024 e successiva valutazione ed approvazione da parte di Arpa puglia, Aress Puglia ed Asl Taranto". Al provvedimento è ammesso ricorso al capo dello Stato e al Tar di Puglia rispettivamente nel termine di 120 giorni o 60 giorni dalla notifica dell'atto.
(Adnkronos) - Il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro si concentra soprattutto sulla possibile sostituzione dei ruoli impiegatizi, ma c’è anche un altro fenomeno in atto nel mercato del lavoro: l’AI sta generando una forte domanda di profili tecnici per costruire e mantenere le infrastrutture che la sostengono. Un'analisi realizzata da Randstad su oltre 50 milioni di offerte di lavoro a livello globale, tra cui 7,3 milioni in Italia, a partire dalla fine del 2022 ad oggi mostra una forte crescita della richiesta di assunzioni di 'skilled trades', profili tecnici specializzati nel settore manifatturiero necessari per l'implementazione su larga scala delle infrastrutture fisiche dell’intelligenza artificiale, dai data center, ai sistemi energetici, fino agli impianti di produzione automatizzati. Secondo lo studio, da fine 2022 (il periodo che ha segnato l'introduzione su larga scala dell'IA generativa e dei modelli LLM) ai primi mesi 2026, la domanda di tecnici di robotica è aumentata del +107% a livello globale e addirittura del +152% in Italia. Quella di ingegneri hvac (i professionisti che si occupano della progettazione e realizzazione di sistemi di ventilazione, raffreddamento e condizionamento degli impianti) del +67% a livello globale e del +74% italiano. Quella di tecnici per l’automazione industriale del +51% a livello globale e +67% italiano. Nel periodo, però, si registra anche una crescita costante nella domanda di profili tecnici tradizionali, sostenuta dall’espansione delle infrastrutture: le offerte di lavoro per saldatori sono aumentate del +25% a livello globale e addirittura del +106% Italia; quelle di elettricisti del +18% a livello globale e del +65% nel nostro paese; quelle di tecnici dell’edilizia del +30% globale e +53% in Italia. In generale, la domanda di tecnici a livello globale è cresciuta del +27% negli ultimi quattro anni, 11 punti più della media del mercato complessivo e 19 punti percentuali più dei profili impiegatizi, risultando ben 3 volte più veloce. In Italia, misurando la variazione di annunci di lavoro mese su mese nel periodo 2022-2026, l'accelerazione della domanda di ruoli tecnici è stata del 65% più rapida rispetto a quella dei ruoli impiegatizi (+57% rispetto al +34%). Un aumento riconducibile, certamente, in Italia anche agli effetti dei bonus del settore edile e alla spinta del Pnrr sulle infrastrutture, ma che coincide proprio con il periodo della diffusione di massa dei sistemi di Generative AI. “La corsa dell’intelligenza artificiale - afferma Paolo Passoni, head of construction & technical di Randstad Italia -richiede enormi infrastrutture fisiche e, a partire dal 2022, con l’adozione su larga scala dell’AI generativa, è cresciuta rapidamente la domanda di ruoli tecnici professionali necessari per costruire i data center, aggiornare le reti energetiche e mantenere le infrastrutture fisiche . Si tratta di un fenomeno globale, ma l’Italia mostra una crescita significativamente superiore alla media. La richiesta di competenze a questi profili si sta evolvendo verso ruoli altamente specializzati e digital-first, che sono sempre più difficili da reperire, per effetto del talent shortage. Oggi, anche per non rallentare la corsa all’AI, è necessario ripensare i ruoli dei tecnici specializzati come carriere di primo livello, che offrono importanti opportunità occupazionali, ma richiedono importanti investimenti in formazione continua”. Il vero limite alla crescita delle assunzioni è rappresentato dalla scarsa disponibilità di talenti, perché di fronte all'accelerazione della domanda, non si assiste ad un’adeguata crescita dell’offerta. A livello globale, il tempo medio di assunzione di un tecnico 'skilled trades' ha raggiunto 56 giorni, superando il tempo dei ruoli impiegatizi (54 giorni). In Italia si impiegano in media 41,2 giorni per assumere un profilo tecnico rispetto ai 36,8 giorni per un colletto bianco. A questo, si aggiungono i problemi di trend demografici critici del settore a livello globale: nel manifatturiero, per ogni 100 giovani che entrano ne escono 102, con un calo annuo dell'1,72% della forza lavoro. E circa un lavoratore su quattro si sta avvicinando all'età pensionabile. L’analisi di Randstad sulle competenze richieste negli annunci di lavoro mostra anche un altro aspetto: il boom dell'intelligenza artificiale sta ridefinendo il significato stesso del lavoro nelle professioni tecniche. Questi ruoli, dagli elettricisti fino ai tecnici di robotica, sono sempre più altamente specializzati e orientati al digitale. Una convergenza che fa sì che i tecnici specializzati si stiano di fatto avvicinando al lavoro intellettuale tradizionale e che comporta una forte necessità di formazione e aggiornamento continui, oltre che una rivalutazione globale dei relativi percorsi di carriera. Gli skilled trades oggetto dell’indagine sono profili che richiedono conoscenze specializzate, abilità pratiche e spesso formazione formale o apprendistato per svolgere compiti con precisione e competenza, tipicamente nell’industria leggera o pesante, edilizia e manutenzione. Profili specializzati essenziali per la costruzione, la manutenzione e lo sviluppo di infrastrutture, attività industriali e servizi quotidiani. A livello globale Randstad ha analizzato in totale 50 milioni di offerte di lavoro nel periodo 2022-2026. Il campione per il mercato italiano è composto da 7.395.232 offerte di lavoro uniche, suddiviso principalmente nelle seguenti categorie principali: operai (3.696.865 offerte di lavoro), impiegati (3.551.293 offerte di lavoro). all'interno dei settori industriali e delle professioni specializzate, le offerte di lavoro uniche analizzate sono: edilizia (206.929 offerte di lavoro), elettricisti (44.789), saldatori (19.000), tecnici hvac (3.333), tecnici di automazione industriale (1.492 offerte di lavoro), tecnici di robotica (777).
(Adnkronos) - Si chiude un anno di crescita per il Davines Group, che consolida la propria presenza globale e rafforza un modello basato sull’equilibrio tra risultati economici e sostenibilità. Il gruppo si avvia verso i 306 milioni di euro di fatturato a cambi costanti nel 2025, confermando un trend positivo sostenuto dall’internazionalizzazione e dal mercato professionale. Alla base di questo percorso, una visione precisa. “L’incrocio tra sostenibilità e performance è la ragione del gruppo Davines di esistere”, spiega il presidente Davide Bollati. Un approccio che va oltre il prodotto e si inserisce in un contesto più ampio: “La cosmetica italiana riesce a entrare nel profondo degli stili di vita delle persone, rappresentando una modalità unica del sistema Italia”. (VIDEO) All’interno di questo ecosistema si colloca Comfort Zone, divisione skin-care del Gruppo, che celebra 30 anni di attività puntando su innovazione scientifica e longevità della pelle. Un anniversario che segna un’evoluzione del brand, oggi sempre più orientato verso soluzioni rigenerative e tecnologie avanzate. Il filo conduttore è il collagene, al centro di nuove formulazioni e dispositivi per viso e corpo. Tra le innovazioni, il sistema Thermo Sculpt per la ridefinizione tridimensionale, che utilizza infrarossi e massaggio vibrazionale, e Longevilift, dispositivo multi-tech che integra diverse tecnologie per trattamenti personalizzati. “Oggi il tema della longevità la fa da padrone: è importante invecchiare bene, lavorando non solo sul viso ma anche sul corpo”, sottolinea Davide Manzoni general manager Italia e Spagna Comfort Zone. “Per farlo, oltre ai prodotti dedicati al collagene, è necessario utilizzare anche nuove tecnologie come gli infrarossi, che ripristinano il microcircolo e migliorano la qualità della pelle”. Accanto alle tecnologie, anche nuove soluzioni skincare, come la Body Strategist Collagen Cream con collagene biotecnologico e peptidi, e il Longevity Collagen+ Serum, pensato per stimolare la produzione di collagene e contrastare l’invecchiamento cutaneo. Ma a fare la differenza è un insieme di fattori. “Non è solo il prodotto che distingue, ma la ricerca, le materie prime, il nostro Davines Group Village di Parma e soprattutto le persone”, aggiunge Manzoni. “Siamo una realtà che, dopo 30 anni, ha ancora molte delle persone con cui è partita”. Un modello che unisce innovazione, identità e visione internazionale, e che conferma il ruolo di Davines e Comfort Zone tra i protagonisti di un settore in continua evoluzione.