(Adnkronos) - Il sole bacia la neve di Bormio e dà il suo benvenuto alle Olimpiadi italiane. Poi, gli azzurri fanno il resto. Il ‘debutto’ dell’Italia a Milano Cortina 2026 è uno spettacolo. Un trionfo. La mitica ‘Stelvio’ è una meraviglia: si presenta al grande appuntamento a cinque cerchi in condizioni perfette e Giovanni Franzoni e Dominik Paris non deludono le attese. Sono tutte loro le prime due medaglie italiane e arrivano nella discesa libera. La prova più iconica dei Giochi invernali. Un argento e un bronzo memorabili (dietro allo svizzero Franjo Von Allmen), per coronare il grande sogno. L'inizio della discesa è fissato alle 11:30, ma pubblico popola lo Ski Centre di Bormio dalle prime ore del mattino. Le strade si riempiono di delegazioni: dominano giacche e cappellini azzurri e il tricolore. In gara 4 italiani: oltre a Dominik Paris (sei successi in discesa sulla Stelvio) e Giovanni Franzoni (vittorioso nell’ultimo mese su piste leggendarie come Wengen, in SuperG, e Kitzbuhel, discesa) i più attesi, anche Mattia Casse e Florian Schieder. L’evento è sold out e i circa 7mila spettatori che man mano arrivano allo Ski Centre alzano i decibel con il passare dei minuti. “Italia, Italia” canticchiano alcuni nelle lunghe file all’ingresso dell’impianto, sventolando qua e là cartelloni per dare un boost di energia ai protagonisti. Da “Forza Jet-Man" per Paris a “Giovanni, tocca a te” per Franzoni, sono loro a dominare sugli spalti. Giovanni e Dominik scendono come undicesimo e dodicesimo, dopo le grandi prove messe in fila dagli svizzeri Monney, Odermatt e Von Allmen. Tre discese pulite, che fino alle 11:58 mettono insieme un podio tutto elvetico. “Per la medaglia sarà dura” sussurra qualcuno tra gli spettatori. Qualcun altro, invece, ci crede: “Abbiate fede, calma. Tra poco tocca ai nostri”. Che fanno il loro, alla grande: Franzoni, accolto da un boato, chiude in 1'51''81, a 20 centesimi dall’oro. Bene anche Paris, sicuro su una pista che conosce come le sue tasche. 'Domme' domina nei settori centrali, ma perde un po' nel finale e alla fine affianca Von Allmen e il compagno di squadra sul gradino più basso del podio. Con un 1'52''11 che vale un bronzo inseguito una vita. A 36 anni, la prima medaglia olimpica per ‘Domme’, che ringrazia i tifosi con un inchino. Con i migliori già arrivati al traguardo, si intuisce la portata della classifica parziale, poi confermata. Il boato dello stadio, tutto azzurro, è solo una conferma. Centinaia di svizzeri presenti rendono il giusto merito al nuovo campione olimpico, Franjo Von Allmen, ma per l’Italia è una prima da incorniciare. Accompagnato, fino al podio, da una pioggia di applausi. Paris e Franzoni, anche un po’ commossi, sorridono. A un certo punto, il colpo di scena: in zona mista, spunta un ragazzo identico a Giovanni. È Alessandro, il suo gemello, che si ferma e mostra con orgoglio la maglietta del fan club: "Lo sapevo, è un campione. Gli ho scritto un messaggio stamattina, ho detto che avrebbe avuto due minuti per passare alla storia. Non è arrivato l’oro purtroppo, ma è un argento olimpico e siamo tutti felicissimi". Il fratello dell'azzurro, che ha assistito alla prova accanto a mamma Irene e al resto della famiglia, ha poi aggiunto: "Sente molta pressione in questo periodo, quindi dico 'Chapeau'. Fare questa prova su una pista del genere, in casa, è fantastico". Per Paris, è la chiusura di un cerchio. Per Franzoni, un risultato pazzesco alla prima gara olimpica della vita. Ricevuta la medaglia, i due si danno un ‘pugnetto’ d’intesa quasi increduli, guardando (e mordendo) il frutto di tanti sacrifici. Le Olimpiadi italiane sono iniziate. E l’Italia c’è. (di Michele Antonelli, inviato a Bormio)
(Adnkronos) - Il mercato Ict italiano si trova di fronte a una sfida cruciale: mentre l'adozione dell'intelligenza artificiale nelle imprese con almeno 10 addetti è cresciuta dal 5% all'8,2% nel 2024 e del 16,4% nel 2025, persiste un preoccupante gap di competenze digitali che rischia di compromettere la competitività del Paese. Un divario che emerge con forza anche ai livelli istituzionali, dove la comprensione delle tecnologie emergenti risulta spesso carente rispetto alle sfide che il sistema Italia deve affrontare. In questo contesto si inserisce la nuova strategia di Assinter Italia, l'associazione che rappresenta le società Ict in-house regionali e nazionali, guidata dal neo-presidente Pier Paolo Greco. "C'è ancora poca cultura sulle tecnologie digitali e sull'intelligenza artificiale in particolare che crea preoccupazioni, non solo nel cittadino ma anche nelle istituzioni", afferma Greco, sottolineando come la carenza di competenze rappresenti un ostacolo significativo per lo sviluppo digitale del Paese. Le società in-house regionali, spesso sottovalutate nel dibattito pubblico, gestiscono in realtà servizi digitali fondamentali per la vita quotidiana dei cittadini. Dal Fascicolo sanitario elettronico ai servizi di e-government, dalla cybersecurity alla gestione dei data center regionali, queste strutture rappresentano un patrimonio di competenze e infrastrutture che conta complessivamente 8000 dipendenti e genera un fatturato aggregato di circa 2 miliardi di euro. "Le regioni - spiega il neo presidente - hanno un enorme impatto sulla gestione digitale nella vita di tutti i giorni. Quando un cittadino riceve servizi sanitari digitali, documenti online o informazioni turistiche dalla sua regione, normalmente c'è una società in-house che li gestisce". Il mercato Ict italiano, previsto in crescita del 4,5% nel 2025 per un valore complessivo di 44,3 miliardi di euro, vede nel cloud computing (+16,2%) e nella cybersecurity (+7,2%) i settori trainanti. Proprio su questi fronti Assinter sta sviluppando progetti innovativi come il Cloud federato, un sistema di interscambio tra le varie strutture regionali che permette una maggiore protezione dei dati attraverso la distribuzione delle risorse. "Stiamo lavorando per mettere insieme una potenza di calcolo distribuita invece di avere singoli data center maggiormente vulnerabili", illustra il presidente. La nuova visione di Greco si basa su quello che lui stesso definisce il 'modello Barbarians', ispirato alla celebre squadra di rugby dove ogni giocatore contribuisce attivamente al successo collettivo. Questo approccio prevede cinque direttrici strategiche: advocacy presso le istituzioni, alliance tra i soci, networking con il settore privato, training attraverso l'academy associativa e innovation per facilitare i rapporti tra pubblico e privato. Un aspetto cruciale della strategia riguarda il posizionamento europeo. Greco, recentemente confermato nel ruolo di vicepresidente di Euritas, l'associazione europea delle società Ict pubbliche, punta a rafforzare il collegamento tra Bruxelles, Roma e le regioni. "Siamo - sottolinea - l'unica struttura in tutta Europa che è riuscita ad avere una rappresentanza unitaria all'interno di Euritas. Questo ci permette di portare le istanze territoriali direttamente alla Commissione Europea". La sfida della cybersecurity emerge come priorità assoluta. Assinter sta promuovendo lo sviluppo di un progetto per federare i noc (network operations center) delle varie società regionali, creando un sistema di monitoraggio distribuito più resiliente. 'Oggi queste strutture operano molto sulla difesa cyber e questo diventa sempre più importante', evidenzia Greco, ricordando come la sicurezza informatica non sia più solo una questione tecnica ma un elemento fondamentale per la sovranità digitale del Paese. L'associazione conta tra i suoi membri la quasi totalità delle società regionali in-house ed alcuni grandi player nazionali che operano con il modello in-house providing quali Aci informatica e InfoCamere. Questa eterogeneità rappresenta una ricchezza in termini di competenze e capacità di intervento su tutto il territorio nazionale. Inoltre, Assinter ha costituito una community a cui hanno aderito 30 partner tecnologici, creando quello che Greco definisce 'una interlocuzione costruttiva' con i grandi vendor internazionali. Guardando al futuro, l'obiettivo è ambizioso: portare Assinter a diventare sempre più uno stakeholder imprescindibile per qualsiasi decisione governativa in materia di digitalizzazione. La strada per colmare il digital divide italiano passa necessariamente attraverso un rafforzamento delle competenze e delle infrastrutture pubbliche. Con l'arrivo delle Giga Factory europee per l'intelligenza artificiale, investimenti previsti nell'ordine dei 5 miliardi di euro, e la crescente importanza del quantum computing, il ruolo delle società in-house regionali diventa ancora più strategico. 'L'ingresso del sistema quantistico sostituirà quello che abbiamo conosciuto come sistema di vita fino ad oggi', avverte Greco, sottolineando l'urgenza di prepararsi a questa rivoluzione tecnologica. La nuova governance di Assinter punta quindi a valorizzare un patrimonio di competenze pubbliche troppo spesso sottovalutato, creando sinergie tra territori e favorendo l'innovazione attraverso la collaborazione tra pubblico e privato. Una sfida che richiede non solo investimenti tecnologici ma soprattutto un cambio di paradigma culturale, partendo proprio dalla formazione e dalla sensibilizzazione di cittadini e istituzioni sui temi del digitale.
(Adnkronos) - Energia, bioeconomia, economia circolare, risorse idriche, agroecologia, velocizzazione degli iter autorizzativi, lotta all’illegalità, rafforzamento dei controlli. Sono i temi al centro del ‘Libro Bianco’ di Legambiente sulla riconversione green dell’industria italiana: 30 proposte per otto settori chiave con sei pilastri per rilanciare la manifattura italiana e renderla più competitiva e sostenibile. Un obiettivo: “dare gambe” al Clean Industrial Deal Made in Italy, fondato su lotta alla crisi climatica, innovazione e competitività. Per farlo, è necessario accelerare il passo avendo come come pilastri la decarbonizzazione, la circolarità, l’innovazione, la legalità, nuova occupazione green e inclusione. In questo quadro dunque, l’Italia, deve “colmare ritardi e vuoti normativi, superando iter troppo lenti e burocratici, alti costi energetici e il mancato rispetto delle norme ambientali, tutti ostacoli non tecnologici che ad oggi ne frenano il pieno sviluppo”. In particolare, spiega Legambiente, bisogna spingere sull’applicazione e il rispetto delle norme ambientali, come evidenziato anche dalla Commissione Ue nel suo recente riesame dell’attuazione delle politiche ambientali, che “possono far risparmiare all’economia europea ben 180 miliardi di euro annui (circa l’1% del Pil Ue)”. “Il Clean Industrial Deal è un’opportunità che l’Italia non deve assolutamente sprecare per varare una politica industriale all’altezza della sfida climatica e per far ridurre alle imprese i costi dell’energia, evitando, però, la pericolosa scorciatoia della deregulation ambientale”, ha evidenziato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, intervenuto stamattina alla terza edizione del forum ‘L’Italia in cantiere. Un clean industrial deal made in Italy’. “Investire in un’ambiziosa politica industriale significa favorire la competitività delle imprese, facendo occupare dall’Italia, prima degli altri Paesi, l’esponenziale mercato globale delle tecnologie green”, ha affermato, sottolineando che “con questo spirito abbiamo deciso di scrivere il nostro ‘Libro bianco’, pensato come un vero e proprio piano industriale per l’Italia, indirizzando delle proposte a governo e Parlamento e raccontando, con l’esperienza dei tanti campioni nazionali della transizione ecologica, quello che il Paese sta già facendo”.