(Adnkronos) - Alexander Zverev perde in semifinale agli Australian Open contro Carlos Alcaraz. Nel match di oggi, venerdì 30 gennaio, il tedesco si arrabbia e protesta, con motivi fondati, per un medical time out chiamato dallo spagnolo, che stava accusando crampi in campo. Ecco perché Zverev ha ragione. Succede tutto nel corso del terzo set. Dopo aver vinto i primi due parziali, ha cominciato ad accusare crampi, chiamando un medical time out al cambio di campo. Un'interruzione che ha fatto infuriare Zverev, che è andato a protestare con il giudice di sedia: "È incredibile che venga curato per i crampi, è una str*****a", ha urlato in tedesco, "State proteggendo questi due (Alcaraz e Sinner, ndr) tutto il tempo", ha aggiunto allargando il discorso al presunto trattamento di favore che verrebbe riservato anche a Jannik Sinner. Ma cosa dice il regolamento? Zverev, in questo caso, ha ragione. A svelarlo è direttamente il regolamento dell'Atp, che non prevede la possibilità di chiamare un medical time out in caso di crampi, ma soltanto un trattamento al cambio di campo. "A un giocatore è concesso un medical time out per ogni distinta condizione medica curabile. Tutte le manifestazioni cliniche di un malessere provocato dal calore devono essere considerate come una condizione medica curabile. Tutte le lesioni muscoloscheletriche curabili che si manifestano come parte di catena cinetica devono essere considerate come una condizione medica trattabile", si legge nel regolamento, che chiarisce così in quali casi si può disporre di un medical time out. "Possono essere consentiti un totale di due medical timeout consecutivi possono essere consentiti se il fisioterapista determina che il giocatore ha sviluppato almeno due distinte condizioni mediche acute e curabili", si legge ancora, "ciò può includere: una malattia medica in concomitanza con un lesione muscoloscheletrica; due o più lesioni muscoloscheletriche acute e distinte. In tali casi, il fisioterapista eseguirà una valutazione medica per le due o condizioni mediche più curabili durante una singola valutazione, e può così determinare che siano necessari due time-out medici consecutivi". Una specifica sezione del regolamento inoltre tratta proprio dell'eventualità in cui il giocatore sia colpito da crampi: "Un giocatore può ricevere il trattamento per i crampi muscolari solo durante il tempo assegnato per modifiche e/o interruzioni impostate", come cambi di campo, fine di set o, riprendendo il caso di Sinner contro Spizzirri, di pausa per consentire la chiusura del tetto dell'impianto, "i giocatori non potranno ricevere un medical timeout per crampi muscolari. Nei casi in cui vi sia dubbio se il giocatore soffre di una condizione medica acuta, inclusa una condizione medica non acuta di crampi muscolari, o una condizione medica incurabile, la decisione del fisioterapista, in collaborazione con il medico del torneo, se applicabile, è definitiva. Potranno essere consentiti un totale di due trattamenti completi per crampi muscolari in un partita, alla fine dei parziali, non necessariamente consecutivi". Il regolamento prosegue poi con una nota: "Un giocatore che ha interrotto il gioco sostenendo di avere una condizione medica acuta, ma è affetto, come determinato dal fisioterapista e/o dal medico del torneo, da crampi muscolari, deve essere incaricato dall'arbitro di riprendere immediatamente il gioco", si legge sul sito dell'Atp, "se il giocatore non può continuare a giocare a causa di gravi crampi muscolari, come determinato dal fisioterapista e/o dal medico del torneo, può rinunciare al punto(i)/gioco(hi) necessari per arrivare a fine set e ricevere il trattamento". Chiare anche le sanzioni: "Se l'arbitro o il supervisore stabilisce che il gioco è stato condizionato, potrebbe essere emessa una violazione del codice per condotta antisportiva". Al termine della partita, Alcaraz ha raccontato come è riuscito a superare i crampi: "Il messaggio che mi sento di dare dopo questa partita è che bisogna credere in se stessi sempre. Io stavo faticando alla metà del terzo set. Penso che fisicamente è stato uno dei match più duri, forse il più duro che ho mai giocato. Sapevo che dovevo lottare e che quel problema poteva passare, solo orgoglioso di quello che ho fatto", ha detto lo spagnolo dal cemento di Melbourne. Zverev è tornato sull'argomento in conferenza stampa: Ho lasciato tutto in campo, so che non è previsto un medical time out per i crampi. Non mi è piaciuta la decisione, ma non l’ho presa io", ha detto il numero tre del mondo, "quello che ho detto al giudice di sedia? È successo più o meno 17 ore fa, non ricordo bene", ha aggiunto con una risata (amara), "potete vederlo dai video. Non merita di parlarne ora questo argomento, è stata una delle migliori battaglie giocate qui in Australia".
(Adnkronos) - “Tra il 2022 e il primo semestre 2025 Cassa Depositi e Prestiti ha destinato circa 4,6 mld a sostegno di imprese, infrastrutture ed enti pubblici del Piemonte, raggiungendo circa 7.500 imprese e finanziando complessivamente 320 Comuni. Il nostro piano industriale prevede finanziamenti e interventi complessivi per circa un'ottantina di miliardi, ma se ci sono buoni progetti Cassa è sempre disposta a sostenerli”. A sottolinearlo l’ad di Cdp, Dario Scannapieco, in occasione della tappa torinese del roadshow con Confindustria per illustrare le iniziative a sostegno dello sviluppo delle imprese del territorio. “Il Piemonte - ha aggiunto Scannapieco - è una regione solida e innovativa con un tessuto produttivo di eccellenza e l’incontro di oggi ha l’obiettivo di far conoscere al mondo delle imprese i prodotti che Cassa Depositi e Prestiti può offrire perché le imprese devono crescere e internazionalizzarsi. In un mondo che sta attraversando una fase di trasformazione tecnologica in cui le piccole imprese hanno più difficoltà ad innovare abbiamo bisogno di imprese più grandi, di filiere che lavorino meglio insieme". "Alla sfida dimensionale è collegata la sfida per l'innovazione, che poi significa maggiore produttività e maggiore competitività sui mercati”, ha osservato ancora l’ad di Cdp. “In un contesto in cui il credito bancario si è ristretto rispetto al Pil negli ultimi 10 anni in maniera consistente Cassa Depositi e prestiti vuole dare un segnale e cercare fare la sua parte assistendo anche imprese più piccole rispetto a quelle che ha tradizionalmente supportato”. “Le imprese devono crescere e internazionalizzarsi, oggi abbiamo prodotti che supportano l'acquisition finance per quando un'impresa vuole espandersi e comprare magari un'altra impresa all'estero, abbiamo prodotti per l'internazionalizzazione tramite Simest”, ha osservato l’ad di Cdp. Scannapieco ha ricordato che “gli strumenti finanziari che offre Cassa sono molto vari: noi sosteniamo le imprese da quando nascono tramite i fondi di technology transfer nell'ambito del venture capital a quando si sviluppano, fino a quando devono internazionalizzarsi. Insomma, abbiamo strumenti finanziari che si adattano a qualsiasi momento del ciclo di vita dell'azienda e a qualsiasi tipo di progetto, quindi siamo attivi nel project finance, nel Ppp ( Partenariato pubblico privato) ma anche con prestiti a lunga durata con maggiore presa di rischio rispetto a quelli che tradizionalmente hanno le banche”.
(Adnkronos) - L’Italia presenta un significativo divario di copertura dei rischi. E sui nuovi rischi sociali e catastrofali, legati al cambiamento climatico, ha livelli di protezione nettamente inferiori alla media europea e Ocse. È questo il quadro che emerge dal workshop 'Insurance, Climate, Health, Financial Stability', dove la Fondazione Grins - Growing Resilient, INclusive and Sustainable, con le Università di Napoli Federico II e Università Ca’ Foscari Venezia, Ania e Eief, ha presentato studi e approfondimenti sul tema. Sul fronte dei rischi sociali di lungo periodo, come la non autosufficienza, la copertura assicurativa privata è marginale ma soprattutto emerge che meno di 4 italiani su 10 conoscono strumenti assicurativi dedicati e la protezione resta affidata quasi interamente alla famiglia e alla spesa pubblica, che copre solo una parte dei costi effettivi. Per i rischi climatici e naturali, il quadro è ancora più critico, solo una quota minima delle famiglie è assicurata contro alluvioni, terremoti e frane e tra le imprese, solo il 7% risulta coperto contro le calamità naturali, ma quello che più colpisce è che oltre l’80% delle microimprese non dispone di alcuna protezione. E le microimprese sono oltre il 99% delle imprese italiane. L’Italia è uno tra i Paesi più esposti d’Europa a eventi estremi e con una popolazione in rapido invecchiamento, la sottoassicurazione è evidente, con conseguente aumento di costi economici e sociali e della dipendenza da interventi pubblici emergenziali. Nel workshop 'Insurance, Climate, Health, Financial Stability', che ha riunito economisti, studiosi e rappresentanti delle istituzioni, Grins ha presentato nuove evidenze empiriche per comprendere perché la copertura resti così bassa e individuare possibili indicazioni di policy per rafforzare la resilienza del Paese. Al centro dei lavori, tre studi. Il punto di partenza poggia sul modello storicamente centrato sui rischi 'tradizionali' che deve essere innovato in quanto sempre meno adeguato a una società caratterizzata da invecchiamento demografico, cambiamento climatico e maggiore esposizione a shock sistemici. Il primo studio Grins analizza la disponibilità degli individui a pagare per l’assicurazione contro la non autosufficienza (Long-Term Care), utilizzando un esperimento su un campione rappresentativo della popolazione italiana. I risultati hanno scattato la seguente fotografia: la consapevolezza dei costi e dei rischi della non autosufficienza è molto limitata; fornire informazioni corrette su probabilità e costi aumenta la disponibilità a contribuire di circa il 15%, pari a circa 3 euro mensili in più; l’effetto è particolarmente forte tra i soggetti inizialmente meno informati, come donne e individui senza coperture assicurative; su scala nazionale, ne emerge un potenziale di raccolta pari a circa un terzo della spesa pubblica attuale per la long-term care, segnalando ampi margini per un ruolo complementare dell’assicurazione privata. Il secondo lavoro Grins esamina la propensione dei cittadini a sostenere finanziariamente politiche di prevenzione contro i rischi idrogeologici, sempre più frequenti. L’analisi evidenzia che oltre metà degli individui è favorevole, in linea di principio, a contribuire a un fondo pubblico per la prevenzione. La diffusione di informazioni sugli impatti umani ed economici delle catastrofi naturali aumenta di circa 9 punti percentuali la probabilità di adesione. La disponibilità a pagare cresce in media di circa 25-30 euro all’anno per individuo. Tuttavia, la percezione del rischio di 'free riding' e della mancata partecipazione altrui può ridurre il sostegno. Nel complesso, una campagna informativa strutturata potrebbe generare fino a 250-270 milioni di euro aggiuntivi l’anno per la prevenzione, mostrando come informazione e fiducia collettiva siano determinanti cruciali. Il terzo contributo Grins analizza la copertura assicurativa delle imprese italiane contro i rischi catastrofali naturali, combinando dati Ania, informazioni geografiche sui rischi fisici e dati di bilancio. I risultati indicano una copertura particolarmente bassa tra micro e piccole imprese, che sono anche le più vulnerabili; esiste un forte disallineamento tra rischio fisico effettivo e decisione di assicurarsi in quanto l’esposizione a rischi sismici o idraulici aumenta la probabilità di copertura, ma in misura molto limitata. Fattori dimensionali, settoriali e territoriali contano più del rischio oggettivo. L’analisi conferma l’esistenza di un persistente 'protection gap', che rende le imprese italiane esposte a shock potenzialmente sistemici. La legge appena entrata in vigore di obbligo catastrofale per le aziende italiane introdotta nella legge di bilancio 2024 dovrebbe aiutare a ridurre il gap. Dallo studio emerge prepotentemente l’esposizione delle piccole imprese su cui va posto un ombrello protettivo, perché costituiscono la componente largamente prevalente del tessuto imprenditoriale italiano e rappresentano l’ossatura portante di molte realtà più grandi. Nel loro insieme, i lavori presentati mostrano che la sottoassicurazione in Italia non dipende solo da vincoli di reddito o di offerta, ma anche da scarsa consapevolezza dei rischi; aspettative di intervento pubblico ex post, non considerando la potenziale crescita del debito pubblico o l’eventuale richiesta sotto forma di accise o eventuali prelievi per i casi più estremi; problemi di coordinamento e fiducia; limitata cultura assicurativa in tutta la sua interezza. Le evidenze Grins suggeriscono la necessità di rafforzare politiche di informazione e prevenzione; sviluppare schemi assicurativi pubblico-privati ma soprattutto offrono spunti per nuove azioni. “Il workshop conferma il valore della ricerca economica applicata nel supportare scelte di policy basate su evidenze. Il progetto Pnrr Grins ha contribuito al dibattito su come rafforzare la resilienza economica, sociale e finanziaria dell’Italia di fronte ai nuovi rischi offrendo evidenze e spunti di riflessione per nuove policy”, afferma Tullio Jappelli, Università di Napoli Federico II e coordinatore del gruppo di ricerca Grins dedicato alla resilienza delle famiglie. Per Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e coordinatrice del gruppo di ricerca Grins sui temi di finanza sostenibile, "il contributo informativo e di analisi del progetto Grins favorisce la riflessione su come promuovere meccanismi innovativi di gestione dei nuovi rischi, valutando non solo incentivi mirati ma strumenti mutualistici e soprattutto sottolineando la necessità di integrare assicurazione, prevenzione e adattamento climatico in una strategia coerente e comune”.