(Adnkronos) - Si è svolta ieri, presso l’Auditorium del Pontificio Istituto Patristico Augustinianum in Vaticano, la prima edizione dell' 'Excellence makers summit' (Ems), ideato e promosso da Hygenia, con il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione Lazio. L’evento ha riunito istituzioni, imprese e professionisti, confermandosi come un importante momento di confronto e riflessione. L’Excellence makers summit, infatti, nasce con l’ambizione di diventare un punto di riferimento per il mondo del cleaning e dei servizi. Con lo slogan, 'Quando le idee incontrano il futuro', promuove la condivisione di esperienze e visioni e buone pratiche per generare innovazione e costruire insieme un futuro sostenibile e umano. A condurre l’incontro con professionalità è stata Adele Di Benedetto, giornalista del gruppo televisivo Netweek e imprenditrice nel settore della comunicazione (Almadela), che ha guidato con equilibrio e competenza quasi tre ore di dibattito intenso e partecipato. A fare gli onori di casa sono stati Pasquale Fierro, ceo di Hygenia, e Luca Fierro, ceo di Hygenia Service, che hanno aperto il Summit illustrandone la visione e gli obiettivi. Dopo i saluti istituzionali di Monica Lucarelli, assessora alle Attività Produttive, alle Pari Opportunità e all’Attrazione Investimenti di Roma Capitale, che ha portato i saluti del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, sottolineando l’importanza di eventi come l’Ems nel promuovere il dialogo tra istituzioni, imprese e cittadini sui temi dell’innovazione sostenibile e del valore umano nel lavoro, si sono alternati sul palco numerosi relatori di rilievo. Il tema di questa prima edizione, 'Etica e lavoro umano nell’era delle tecnologie avanzate', ha affrontato una delle sfide più attuali del nostro tempo: come mantenere centrale il valore della persona in un contesto in cui intelligenza artificiale, automazione e robotica stanno trasformando profondamente il mondo aziendale e le modalità di lavoro. Ad aprire i lavori è stato Paolo Valente, direttore generale di Anir Confindustria, che ha introdotto il tema del convegno offrendo una visione di come il settore dei servizi stia cambiando e di come l’innovazione possa rappresentare un motore di crescita per l’intero comparto. Tra gli interventi più significativi, Elisabetta Bracci, manager Clust-Er innovate della Regione Emilia-Romagna, ha approfondito il concetto di hybrid workforce, evidenziando come il futuro del lavoro richieda un equilibrio tra intelligenza artificiale e intelligenza emotiva. Gaetano Marrocco, vicedirettore del dipartimento di ingegneria civile e ingegneria informatica dell’università degli studi di Roma Tor Vergata, ha posto l’accento sul ruolo strategico dell’università nel formare competenze nuove e multidisciplinari, capaci di rispondere alle sfide del cambiamento tecnologico. Claire Gao, general manager della Cleaning Robot BU di Cvte, ha illustrato come l’innovazione tecnologica rappresenti una leva fondamentale per lo sviluppo sostenibile delle imprese, mentre Don Andrea Ciucci, coordinatore di segreteria della Pontificia Accademia per la Vita e segretario generale della Fondazione 'RenAIssance', ha offerto una riflessione profonda sul rapporto tra etica, tecnologia e dignità umana, sottolineando la necessità di mantenere la persona al centro del progresso. Sono inoltre intervenuti Massimo Piacenti, Presidente di Anir Confindustria; Stefania Verrienti, Direttore Afidamp; Valentina Picca Bianchi, Presidente del Comitato Impresa Donna Mimit – Ministero delle Imprese e del Made in Italy; Paolo Bellè, cluster general manager Hilton Hotels & Resorts; Sergio Cappucci, ricercatore Enea; Michael Wang, presidente e ceo di Cenobots (in collegamento video); e Cinzia Lilliu, direttore generale centrale regionale di Committenza Regione Sardegna. A conclusione del convegno, Pasquale e Luca Fierro hanno annunciato la nascita dell’Osservatorio Ems – excellence makers summit, sottolineando come questa iniziativa rappresenti non solo un evento, ma l’avvio di un vero e proprio movimento. Con questa prima edizione, infatti, l’Ems, ha gettato le basi per costruire, insieme ad imprenditori, aziende e istituzioni, un percorso virtuoso e duraturo nel tempo, con e tra menti eccellenti.
(Adnkronos) - Governare le grandi transizioni che attraversano l’economia italiana è la condizione per evitare che diventino un freno allo sviluppo: è in questa chiave che Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, guarda al Libro bianco 'Made in Italy 2030' del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che prova a ricondurre la politica industriale dentro una visione di medio-lungo periodo. “Il Libro Bianco individua correttamente le grandi direttrici su cui si giocherà la competitività del Paese nei prossimi anni”, afferma Stefano Cuzzilla, presidente di Cida. “Affrontare in modo integrato le transizioni demografica, geopolitica, digitale ed energetico-ambientale significa riconoscere che crescita, produttività e coesione sociale sono temi inseparabili. Ora la vera sfida è trasformare questa visione in decisioni operative, con una governance stabile, strumenti di valutazione e una capacità esecutiva in grado di garantire continuità alle politiche industriali nel tempo”. Secondo Cida, il richiamo allo 'Stato stratega' può tradursi in un reale cambio di passo solo se accompagnato da metodi chiari di policy making: obiettivi misurabili, coordinamento tra i diversi livelli istituzionali, monitoraggio degli impatti e aggiornamento continuo delle strategie sulla base dei risultati. Senza una solida capacità di esecuzione, anche le migliori impostazioni rischiano di restare sulla carta. In questo quadro, la gestione delle transizioni può diventare un fattore di crescita solo se affrontata in modo sistemico. Demografia, geopolitica, innovazione tecnologica ed energia incidono contemporaneamente su competitività, organizzazione del lavoro e struttura delle filiere, e richiedono scelte coerenti e integrate. “La competitività futura infatti - commenta Cuzzilla - non si giocherà solo sugli investimenti in capitale fisico e nei prodotti ma sulla capacità di governare processi sempre più complessi e di trasformare l’innovazione tecnologica in valore economico e sociale”. Un capitolo centrale riguarda il capitale umano. Il Libro bianco pone giustamente l’accento su formazione continua, rigenerazione delle competenze e valorizzazione dei profili senior. Per Cida, la formazione deve diventare una leva manageriale della politica industriale, capace di coinvolgere anche i vertici delle organizzazioni. Le competenze digitali e ambientali non sono solo competenze tecniche, ma competenze di governo dei processi produttivi e organizzativi. In questa prospettiva, investire in formazione significa rafforzare la produttività e la capacità competitiva del sistema nel suo complesso. Cida guarda inoltre con favore all’impostazione orientata alla selettività e all’uso dei dati, superando logiche di intervento generalizzate. Politiche industriali più mirate, basate su evidenze e indicatori di impatto, possono migliorare l’efficacia della spesa pubblica e favorire investimenti che generino crescita reale. In questo senso, la Confederazione ritiene strategico valutare anche strumenti di defiscalizzazione degli investimenti in formazione, a partire dal capitale umano e manageriale. “Per rendere credibile questa strategia - aggiunge Cuzzilla - serve un salto di qualità sulle competenze. Cida è pronta a offrire alla politica un patto per le competenze, mettendo a disposizione del Paese la managerialità come leva di sviluppo. Un Made in Italy competitivo e duraturo non si costruisce solo valorizzando le eccellenze, ma mettendo a sistema innovazione, filiere e territori. E' qui che il ruolo del manager diventa decisivo: il management può ricucire le distanze tra centro e periferie, tra generazioni e culture, traducendo la visione strategica in capacità industriale diffusa. In questa funzione di connessione e di responsabilità si esprime una vera funzione civica del manager, chiamato a rendere la strategia sviluppo concreto per l’intero Paese”.
(Adnkronos) - “L’economia circolare non è solo gestire i rifiuti per farli far diventare una risorsa, cosa pure importante. È un modo di pensare e di operare, una cultura che riguarda l’intero ciclo di vita dei prodotti. È qualche cosa di rivoluzionario”. A dirlo è Livio De Santoli, prorettore per la Sostenibilità all’Università Sapienza di Roma, che all’Adnkronos sottolinea la necessità di fare un cambio di mentalità, da parte sia delle persone che dei decisori. Per De Santoli, occorre infatti passare da un approccio consumistico e lineare (rifiuti come scarti) a una visione circolare (rifiuti come risorse) che integri ambiente, società ed economia, superando il greenwashing e assumendosi la responsabilità personale e collettiva per la crisi climatica. E occorre farlo applicando questo nuova “tipologia di vita”, a “tutto”. Intanto, lungo lo Stivale si stanno avendo “dei buoni risultati nel campo della gestione dei rifiuti — vedo che ormai le percentuali nelle città stiano veramente arrivando a dei valori elevati”, evidenzia il prorettore. L’economia circolare è in effetti un settore dove “l’Italia è sempre stata all’avanguardia” e dove “avrà sicuramente un grande ruolo”, sottolinea il prorettore. Per dare qualche cifra, secondo i dati Conai l’Italia nel 2024 ha riciclato il 76,7% di imballaggi immessi sul mercato, pari a 10,7 milioni di tonnellate. Nel dettaglio, sono state riciclate oltre 435.500 tonnellate di acciaio, 62.400 tonnellate di alluminio, 4.605 milioni di tonnellate di carta e cartone, 2.314 milioni di tonnellate di legno, 1.131 milioni di tonnellate di plastica convenzionale e 47.500 tonnellate di bioplastica compostabile – per un totale di 1.179 milioni di tonnellate – e quasi 2.103 milioni di tonnellate di vetro. Da segnalare il risultato del settore della plastica, che ha superato nel 2024 l’obiettivo del 50% di riciclo fissato dall’Unione Europea per il 2025. Sommando i dati relativi al recupero energetico a quelli relativi al riciclo, la quantità totale di imballaggi a fine vita recuperati supera i 12 milioni di tonnellate : l’86,4% degli imballaggi immessi sul mercato. Questi risultati non arrivano per caso. “L’Italia ha già una tradizione industriale e artigianale che favorisce l’efficienza, e questo può diventare un vantaggio competitivo”, osserva De Santoli. Il Paese è stato “pioniere anche sul fronte dell’efficienza energetica”: già dagli anni Settanta esistevano politiche avanzate, e oggi, sottolinea il prorettore, registriamo “una delle intensità energetiche più basse d’Europa, dimostrando che è possibile crescere consumando meno energia”. E a proposito di Europa: nell’ultimo anno, in nome della competitività, Bruxelles ha avviato un’opera di semplificazione che, partendo da una necessità su cui tutti concordano – recuperare terreno rispetto ai competitor, in primis Stati Uniti e Cina – rischia secondo alcuni di distruggere lo sforzo verso un mondo più verde, oltre al ruolo di leader globale della transizione energetica ed ecologica che l’Unione si è costruita negli ultimi anni. De Santoli è tra chi la pensa così: “Mi auguro che si trovi un equilibrio, perché non si può cancellare un lavoro di cinque anni”. “Siamo vicini al traguardo 2030 e dobbiamo continuare fino al 2050. Alcuni Paesi sono sulla buona strada, l’Italia un po’ meno, ma non ha alternative: seguire la transizione energetica e digitale è l’unico modo per garantire sviluppo industriale, riduzione dei costi e nuova occupazione”.