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Antibiotici nemici del microbioma intestinale, l'impatto può durare fino a 8 anni: lo studio

(Adnkronos) - Gli antibiotici sono un'arma cruciale contro batteri cattivi che minacciano la salute delle persone. Ma, con la loro potente azione antimicrobica, non risparmiano neanche la popolazione di batteri 'buoni' che abita nell'intestino umano. ...

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Nhrg, professionisti esperti e 25-35enni hanno trainato mercato 2025

(Adnkronos) - L’Osservatorio di Nhrg, agenzia per il lavoro, ha condotto un’analisi sul database dei candidati dell’anno 2025 per delineare il profilo di chi è attualmente in cerca di occupazione. Il campione analizzato è composto prevalentemente da professionisti con ...

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'Rinnovabili, integrati, indipendenti', nuovo payoff di Dolomiti Energia

(Adnkronos) - Il Gruppo Dolomiti Energia partecipa alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo a Rimini, appuntamento di riferimento per le tecnologie legate alla transizione energetica, segnando un momento di svolta nella propria narrazione aziendale. Per la prima ...

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Antibiotici nemici del microbioma intestinale, l'impatto può durare fino a 8 anni: lo studio

(Adnkronos) - Gli antibiotici sono un'arma cruciale contro batteri cattivi che minacciano la salute delle persone. Ma, con la loro potente azione antimicrobica, non risparmiano neanche la popolazione di batteri 'buoni' che abita nell'intestino umano. Risultato: gli antibiotici possono cambiare il microbioma intestinale per molti anni e in alcuni casi un solo ciclo di farmaci può avere effetti per lungo tempo. Sono le conclusioni a cui è approdato un team di scienziati in un nuovo studio condotto in Svezia e pubblicato su 'Nature Medicine'. Gli autori hanno voluto indagare più a fondo sull'effetto 'fuoco amico' che potrebbe derivare da questi medicinali così importanti per la cura di infezioni gravi, e si sono concentrati sulla comunità batterica intestinale nota appunto come microbioma. Precedenti studi epidemiologici avevano identificato un legame tra un uso eccessivo di questi farmaci spesso salvavita e un aumento del rischio di alcune patologie, come il diabete di tipo 2 e le infezioni gastrointestinali. Le ragioni di queste osservazioni non sono del tutto chiare, puntualizzano gli esperti, ma si ritiene che i cambiamenti nel microbioma intestinale svolgano un ruolo. Tutto questo ha sollevato interrogativi sull'impatto a lungo termine degli antibiotici sul microbioma intestinale. Quello a breve termine è noto ed è significativo, ma finora non era chiaro per quanto tempo persistessero i cambiamenti provocati. Prova a colmare il gap un team internazionale guidato da scienziati dell'università di Uppsala. Nello studio appena pubblicato, gli autori hanno scoperto forti legami tra la storia di uso di antibiotici di una persona e la composizione del suo microbioma intestinale, con effetti anche sulla diversità delle specie batteriche. E' emerso che alcuni tipi di antibiotici in particolare possono essere associati a cambiamenti nel microbioma intestinale fino a 4-8 anni dopo il trattamento. "Possiamo osservare che l'uso di antibiotici risalente a 4-8 anni prima è correlato alla composizione del microbioma intestinale di una persona oggi. Anche un singolo ciclo di trattamento con alcuni tipi di antibiotici lascia tracce", spiega Gabriel Baldanzi, primo autore dello studio ed ex dottorando presso l'università di Uppsala. "L'uso degli antibiotici è preso molto seriamente in Svezia e il Paese ha già una rigorosa gestione" di questi farmaci. "Le persone dovrebbero continuare a seguire le raccomandazioni del proprio medico - esorta l'esperto - Detto questo, i nostri risultati contribuiscono a far luce su altre conseguenze a lungo termine degli antibiotici che raramente vengono prese in considerazione". I ricercatori hanno analizzato i dati del registro dei farmaci insieme a una mappatura dettagliata del microbioma intestinale di 14.979 adulti residenti in Svezia. Il microbioma intestinale è stato confrontato tra i partecipanti che avevano ricevuto diversi tipi di antibiotici e quelli che non ne avevano ricevuto alcuno durante il periodo. Lo studio è stato reso possibile dal registro completo dei farmaci da prescrizione svedese, che contiene informazioni su tutti gli antibiotici dispensati in farmacia. I ricercatori sono stati quindi in grado di collegare questi dati alle biobanche svedesi all'università di Uppsala e Lund, contenenti informazioni sul microbioma intestinale. Uno degli aspetti che hanno osservato è che i risultati differivano sostanzialmente a seconda del tipo di antibiotico utilizzato. Le associazioni più forti con cambiamenti del microbioma sono state osservate per clindamicina, fluorochinoloni e flucloxacillina. Al contrario, rilevano gli autori, la penicillina V, l'antibiotico più comunemente prescritto per il trattamento delle infezioni al di fuori degli ospedali in Svezia, è stata associata a piccole e brevi alterazioni del microbioma. "Il forte legame tra la flucloxacillina a spettro ristretto e il microbioma intestinale è stato inaspettato e vorremmo vedere questa scoperta confermata in altri studi - osserva Tove Fall, professoressa di Epidemiologia molecolare all'università di Uppsala e ricercatrice principale dello studio - Tuttavia, crediamo che i risultati del nostro studio possano contribuire a orientare le future raccomandazioni sull'uso degli antibiotici, soprattutto quando si sceglie tra due antibiotici ugualmente efficaci, uno dei quali ha un impatto più debole sul microbioma intestinale". I ricercatori riconoscono che lo studio ha riguardato solo le prescrizioni degli ultimi 8 anni e che un periodo di follow-up più lungo potrebbe fornire ulteriori approfondimenti. Un altro aspetto è che il microbioma intestinale è stato campionato una sola volta per partecipante. "Stiamo attualmente raccogliendo un secondo campione da quasi la metà dei partecipanti - conclude Fall - Questo ci permetterà di comprendere ancora meglio i tempi di recupero e di identificare quali microbiomi intestinali sono più suscettibili ad alterazioni dopo il trattamento antibiotico".

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Nhrg, professionisti esperti e 25-35enni hanno trainato mercato 2025

(Adnkronos) - L’Osservatorio di Nhrg, agenzia per il lavoro, ha condotto un’analisi sul database dei candidati dell’anno 2025 per delineare il profilo di chi è attualmente in cerca di occupazione. Il campione analizzato è composto prevalentemente da professionisti con esperienza consolidata e mostra una forte concentrazione nella fascia d’età 25–35 anni. Nel dettaglio, quasi un terzo dei partecipanti (30,27%) ha un’età compresa tra i 25 e i 35 anni. Seguono la fascia 36–45 anni (19,37%) e quella 46–55 anni (17,84%). Le persone con più di 55 anni rappresentano il 10,24%, mentre gli under 25 si attestano al 4,66%. I dati non disponibili incidono per il 17,63%. Per quanto riguarda l’esperienza professionale, emerge un profilo complessivamente qualificato: il 42,76% del campione vanta oltre 10 anni di esperienza. Il 22% ha maturato tra i 3 e i 5 anni di attività lavorativa, mentre il 17,19% si colloca nella fascia 6–10 anni. Più contenute le quote relative a chi ha meno di un anno di esperienza (8,77%) e a chi ne ha tra 1 e 2 anni (2,35%). I dati non disponibili si fermano al 6,93%. Osservando le aree professionali, il settore degli operatori tecnici e specializzati risulta il più rappresentato (19,99%), seguito da amministrazione e controllo di gestione (15,58%) e magazzino e logistica (11,71%). Completano il quadro segreteria e reception (7,85%), turismo e ristorazione (6,20%) e vendite (4,19%). Sul fronte del genere, si registra una marcata prevalenza maschile: il 67,8% a fronte del 32,2% femminile. Dal punto di vista territoriale, il Nord Italia guida la classifica: Torino è la provincia più rappresentata (13,69%), seguita da Padova (5,55%), quindi Milano e Vicenza con rispettivamente il 3,93% e il 3,04%. Per il Centro, spicca Roma (9,69%), seguita da Bologna (5,31%). Resta una quota del 24,19% di dati geografici non disponibili. Nel complesso, i numeri delineano una struttura occupazionale orientata principalmente verso ruoli tecnici e specializzati, caratterizzata da una significativa predominanza maschile.

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'Rinnovabili, integrati, indipendenti', nuovo payoff di Dolomiti Energia

(Adnkronos) - Il Gruppo Dolomiti Energia partecipa alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo a Rimini, appuntamento di riferimento per le tecnologie legate alla transizione energetica, segnando un momento di svolta nella propria narrazione aziendale. Per la prima volta, la società presenta in fiera la sua nuova identità di brand, una tappa fondamentale del Piano Strategico ideata per accompagnare lo sviluppo del gruppo e rendere più riconoscibile il racconto del proprio futuro industriale. Al centro di questa evoluzione si trova il nuovo payoff, ‘Rinnovabili, integrati, indipendenti’, che sintetizza i pilastri operativi della società. (Video) "Il nuovo payoff di Dolomiti Energia sintetizza qual è la visione del nostro piano strategico - spiega il ceo del gruppo, Stefano Granella - Un piano che si fonda sulle rinnovabili. Siamo il primo operatore di sola produzione di energie rinnovabili tra idroelettrico, eolico e fotovoltaico con oltre 1800 megawatt di capacità installata". La solidità della proposta si basa su una struttura che controlla l'intera catena del valore. "Siamo integrati perché accanto alla generazione abbiamo la vendita: contiamo circa 800mila clienti, quindi siamo in grado, da un lato, di produrre e, dall'altro, di vendere in maniera integrata". Questa configurazione permette di offrire una risposta concreta alle oscillazioni dei prezzi che caratterizzano l'attuale scenario energetico: "Siamo indipendenti perché riteniamo che, proprio grazie alla nostra generazione da rinnovabili, siamo in grado di proporre ai nostri clienti delle offerte fisse a lungo termine che possano proteggerli e renderli indipendenti dalle fluttuazioni di mercato", osserva Granella. Il percorso di rebranding riflette dunque una precisa volontà di investimento e un posizionamento distintivo rispetto agli altri attori del settore. "Il nuovo rebranding si focalizza sulle nostre caratteristiche - fa sapere il ceo - è una scelta coerente con quanto fatto nel piano, ovvero investire di nuovo sulle rinnovabili triplicando il volume degli investimenti rispetto agli ultimi due anni, per dare il nostro contributo all'indipendenza e all'autonomia energetica del Paese". In un quadro geopolitico complesso, l'azienda ribadisce il proprio impegno: "Ogni giorno ci impegniamo ad accelerare la transizione energetica del Paese, con la nostra competenza industriale e la nostra solidità nel campo delle rinnovabili - afferma Granella - Integriamo infrastrutture e servizi per offrire alla nostra community green, in tutta Italia, strumenti che permettano di proteggersi dall'instabilità dei mercati e di compiere scelte sostenibili con semplicità e consapevolezza".

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