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Canzonissima, oggi sabato 4 aprile: le anticipazioni e gli ospiti

(Adnkronos) - Oggi, sabato 4 aprile, torna Canzonissima, condotto da Milly Carlucci, con il terzo appuntamento in diretta su Rai 1. 'La leva Calcistica della classe ‘68', interpretata da Arisa sabato scorso, ha vinto la seconda delle sei puntate della serie e accederà così alla ...

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Angeleri (Assosoftware): "Software comparto in forte crescita, al via nostro Centro studi"

(Adnkronos) - "Il software è un comparto in forte crescita, capace di generare valore economico, occupazione qualificata e innovazione diffusa. Nel 2024 ha impiegato oltre 140.000 addetti e generato 66,7 miliardi di euro di fatturato, con un ruolo ...

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Ppwr, la rivoluzione degli imballaggi: tra sfide e nuove opportunità

(Adnkronos) - Il 30 marzo 2026, la Commissione europea ha pubblicato le linee guida ufficiali per l’applicazione del Regolamento (Ue) 2025/40, meglio conosciuto come Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation). Questo documento arriva per fare chiarezza su una normativa che ...

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Canzonissima, oggi sabato 4 aprile: le anticipazioni e gli ospiti

(Adnkronos) - Oggi, sabato 4 aprile, torna Canzonissima, condotto da Milly Carlucci, con il terzo appuntamento in diretta su Rai 1. 'La leva Calcistica della classe ‘68', interpretata da Arisa sabato scorso, ha vinto la seconda delle sei puntate della serie e accederà così alla finale insieme a 'Il mio canto libero', interpretato da Fabrizio Moro, canzone vincitrice della prima puntata. Ecco i protagonisti pronti ad esibirsi: Arisa, Elio e le Storie Tese, Elettra Lamborghini, Enrico Ruggeri, Fausto Leali, Fabrizio Moro, Irene Grandi, Jalisse, Leo Gassmann, Malika Ayane, Michele Bravi ed il tenore Vittorio Grigólo. Canzonissima prosegue il suo viaggio nella musica con la terza puntata dedicata alla canzone simbolo che ha rappresentato una svolta nella propria vita artistica. Una puntata intensa e personale in cui la musica diventa memoria, identità e racconto. Canzonissima continua a sorprendere il pubblico con una puntata ricca di ospiti e momenti di grande spettacolo. Protagonista in studio Massimiliano Gallo, che porterà sul palco non solo il racconto della sua esperienza artistica, ma sarà anche coinvolto in un numero di spettacolo pensato appositamente per la serata. Spazio poi al cinema con Pif e Giusy Buscemi, insieme per presentare il loro ultimo progetto cinematografico '...che Dio perdona a tutti'. I due saranno inoltre protagonisti di momenti di spettacolo e sorprese sceniche, contribuendo a rendere ancora più vivace e coinvolgente la puntata. Tornando alla gara delle canzoni, a commentare le esibizioni e a contribuire alla scelta della Canzonissima della puntata saranno sempre tre componenti di voto: un panel di personalità del mondo dello spettacolo, i 'Magnifici 7' : Claudio Cecchetto, Francesca Fialdini, Pierluigi Pardo, Riccardo Rossi, Simona Izzo, Caterina Balivo e Giacomo Maiolini, gli stessi cantanti – che potranno votare la loro canzone preferita escludendo la propria – ed il pubblico, coinvolto attraverso i social.

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Angeleri (Assosoftware): "Software comparto in forte crescita, al via nostro Centro studi"

(Adnkronos) - "Il software è un comparto in forte crescita, capace di generare valore economico, occupazione qualificata e innovazione diffusa. Nel 2024 ha impiegato oltre 140.000 addetti e generato 66,7 miliardi di euro di fatturato, con un ruolo particolarmente forte dei software gestionali, che rappresentano quasi la metà del comparto. Il settore conta complessivamente fra 1.500 e 2.000 imprese, mentre Assosoftware rappresenta da sola tra il 65 e il 70 per cento del fatturato complessivo. Le prospettive restano molto significative: secondo una ricerca condotta con l’Università Luiss Guido Carli, un aumento del 20 per cento della domanda di software potrebbe attivare 9,6 miliardi di euro di produzione domestica aggiuntiva, 4,8 miliardi di valore aggiunto e 67.000 nuovi posti di lavoro. Resta però un gap rispetto ad altri grandi Paesi europei, sia nella dimensione media delle imprese sia nella capacità di attrarre capitali e investimenti. Per questo far crescere il settore significa non solo sostenere l’innovazione, ma anche rendere il Paese più competitivo e più attrattivo". Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, Pierfrancesco Angeleri, presidente Assosoftware, che oggi ha presentato alla Camera dei Deputati il Centro studi software per l’Innovazione digitale. "Il Centro studi software per l'innovazione Digitale di Assosoftware nasce -spiega- per rafforzare la capacità di analisi e di proposta su un settore che oggi è sempre più centrale per lo sviluppo economico e per la trasformazione digitale del Paese. L’obiettivo è produrre ricerca indipendente, alimentare il confronto pubblico e offrire un contributo più strutturato al dibattito su industria del software, innovazione e competitività. Le attività saranno accompagnate da una Commissione scientifica composta da esponenti del mondo accademico e della ricerca, così da garantire solidità metodologica e rigore nelle analisi. In un contesto segnato da grandi trasformazioni tecnologiche e da tensioni geopolitiche crescenti, il software non è più soltanto un settore economico, ma una componente strategica della sovranità tecnologica e della resilienza del sistema produttivo". L’iniziativa è nata per rafforzare la produzione di conoscenza su un settore sempre più centrale per la competitività economica, la trasformazione digitale e la sovranità tecnologica italiana ed europea. Il Centro Studi intende contribuire alla definizione di una visione strategica sul futuro dell’industria del software, sia dal lato della sua filiera produttiva sia da quello del suo utilizzo da parte del sistema economico. Come presentato dalla coordinatrice del Comitato Scientifico del Centro Studi nonché Direttrice dell’Osservatorio Tech Company del Politecnico di Milano Marina Natalucci, il Centro promuoverà ricerche in collaborazione con i alcuni dei principali Atenei italiani che si concentreranno in particolare su due direttrici: da un lato l’analisi della filiera produttiva del software, del suo valore economico, del suo impatto sull’occupazione qualificata e sulla capacità di innovazione; dall’altro il ruolo del software nella digitalizzazione delle pmi, con attenzione alla diffusione delle soluzioni, alla maturità di utilizzo e agli effetti su produttività e competitività. Alcune ricerche passate condotte dalla Luiss, dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, dalla Sda Bocconi e dall’Università di Pavia mostrano un settore strategico per l’innovazione tecnologica e la sovranità digitale. La ricerca presentata da Livia De Giovanni, Prorettore per Rankings, Accreditamenti e Qualità della Luiss, ha evidenziato il maggiore dinamismo del comparto software rispetto al resto dell’economia italiana. Tra il 2019 e il 2024, software e servizi connessi hanno registrato una crescita media annua del 6,1% nei redditi da lavoro dipendente, del 5,2% nel valore aggiunto, del 6,5% nel valore della produzione e del 2,9% nell’occupazione. Su un orizzonte più lungo, tra il 2000 e il 2024, il valore aggiunto del settore è cresciuto del 166%, contro il 63% dell’hardware, il 46% della manifattura e il 76% del totale economia, confermando il software come uno dei segmenti più dinamici del sistema produttivo nazionale. Nel corso dell’evento è stata inoltre presentata la ricerca di Valentina Meliciani, direttrice del Luiss Research Centre for European Analysis and Policy (Leap), dedicata al contributo del software alla crescita della produttività italiana. Dai dati presentati nel corso dell’evento emerge che la filiera italiana del software rappresenta un asset strategico per l’innovazione tecnologica e la sovranità digitale, pur mostrando oggi una dinamica di crescita meno sostenuta rispetto agli anni trainati dal Pnrr e dagli incentivi 4.0. Su 1.130 produttori analizzati dall’Osservatorio Tech Company del Politecnico di Milano l’85% sviluppa software gestionali per la digitalizzazione dei processi d’impresa, il 35% soluzioni di security, il 25% analytics e il 21% intelligenza artificiale. In prospettiva europea, il settore appare inoltre attraversato da una crescente tendenza al consolidamento, mentre l’Italia continua a soffrire più di altri Paesi per la frammentazione del proprio tessuto produttivo, con effetti sulla capacità di scalare e investire in innovazione. In questo quadro, il Centro studi nasce per offrire un contributo stabile e qualificato all’analisi del settore, mettendo in relazione rappresentanza, ricerca e policy in un ambito sempre più decisivo per la crescita del sistema economico italiano. E Angeleri sottolinea anche ruolo centrale "del software che può incidere sull’efficienza energetica lungo più direttrici: da un lato riduce direttamente alcuni consumi, dall’altro ottimizza i processi, limita sprechi, tempi morti e riavvii e rende più preciso il monitoraggio dei dati energetici. In uno dei casi analizzati, la migrazione al cloud combinata con strumenti di energy dashboarding ha prodotto un risparmio energetico annuo del 40,98 per cento. Non è un dato automaticamente estendibile a tutte le imprese, ma dimostra che il software, se ben integrato nei processi e misurato con serietà, può avere un impatto molto rilevante. In questo quadro, anche l’intelligenza artificiale può rafforzare questa capacità, perché consente di leggere meglio i dati, anticipare anomalie, migliorare le decisioni operative e rendere più efficiente l’uso delle risorse", rimarca. Infine spiega che "L’uscita da Confindustria nasce dalla convinzione che il settore del software abbia oggi bisogno di una rappresentanza più autonoma, più visibile e più centrale. Dentro il sistema confindustriale, invece, il software rischiava di restare in secondo piano, pur essendo ormai un’infrastruttura essenziale per la competitività del Paese e per la trasformazione digitale di imprese e pubblica amministrazione. La scelta quindi non è contro qualcuno, ma a favore di una rappresentanza più efficace, più coerente con le esigenze del comparto e più capace di valorizzarne il peso strategico. L’obiettivo è dare al software la voce e il riconoscimento che merita nel confronto con istituzioni e stakeholder, accompagnando con maggiore forza una filiera che ogni giorno sostiene innovazione, produttività e crescita. In un sistema troppo dispersivo e ingessato come quello confindustriale questo, purtroppo, non accadeva", conclude.

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Ppwr, la rivoluzione degli imballaggi: tra sfide e nuove opportunità

(Adnkronos) - Il 30 marzo 2026, la Commissione europea ha pubblicato le linee guida ufficiali per l’applicazione del Regolamento (Ue) 2025/40, meglio conosciuto come Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation). Questo documento arriva per fare chiarezza su una normativa che promette di cambiare radicalmente il modo in cui i prodotti vengono confezionati, venduti e smaltiti, con l’obiettivo di rendere tutti gli imballaggi riciclabili entro il 2030. Mentre il regolamento è già entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, le aziende e i consumatori hanno tempo fino al 12 agosto 2026 per farsi trovare pronti, data in cui le norme diventeranno pienamente operative. Sommario Il Ppwr è una legge europea che sostituisce le vecchie e frammentate direttive nazionali con un unico set di regole valide in tutta l’Unione. A differenza della legislazione precedente, il Ppwr interviene sull’intero ciclo di vita dell’imballaggio: dalla progettazione (per ridurre il peso e il volume) fino al suo fine vita (per garantirne il riciclo o il riutilizzo). Si applica a ogni tipo di materiale (plastica, carta, vetro, metallo) e a qualsiasi imballaggio immesso sul mercato UE, indipendentemente da dove sia stato prodotto. Il nuovo regolamento non è solo un elenco di restrizioni, ma apre la strada a benefici tangibili per la salute e l’ambiente: Addio alle “sostanze chimiche per sempre” (Pfas): dal 12 agosto 2026, scatta il divieto di immettere sul mercato imballaggi a contatto con alimenti che contengono Pfas oltre determinati limiti. Si tratta di una vittoria per la sicurezza alimentare, eliminando sostanze persistenti potenzialmente dannose per la salute umana. Etichette chiare e universali: entro l’agosto 2028, tutti gli imballaggi dovranno riportare etichette armonizzate basate su indicazioni semplici. Questo aiuterà i cittadini a fare una raccolta differenziata corretta senza dover interpretare simboli diversi tra un Paese e l’altro. Diritto al riutilizzo: il regolamento incoraggia i sistemi di ricarica e riuso. Ad esempio, le attività di asporto dovranno permettere ai clienti di portare i propri contenitori senza costi aggiuntivi. Riduzione degli sprechi: le aziende saranno obbligate a ridurre al minimo il peso e il volume delle confezioni, vietando stratificazioni inutili o “falsi fondi” pensati solo per far sembrare il prodotto più grande. La transizione verso l’economia circolare comporta però rischi e complessità che le imprese dovranno gestire con attenzione. Dal 1° gennaio 2030, gli imballaggi in plastica monouso molto comuni nei ristoranti, come le bustine di maionese, ketchup, senape e salsa barbecue, così come i flaconcini di shampoo negli hotel, saranno vietati. Per molti settori, questo significa dover cambiare totalmente il modello di business. Le aziende, inoltre, saranno chiamate a pagare contributi più stringenti per la gestione dei rifiuti (la cosiddetta Responsabilità estesa del produttore o Epr). Le nuove linee guida chiariscono la distinzione tra “fabbricante” (chi progetta l’imballaggio) e “produttore” (chi lo immette sul mercato), un passaggio fondamentale per stabilire chi deve pagare per il riciclo. Entro il 2029, gli Stati membri dovranno anche garantire la raccolta separata del 90% delle bottiglie di plastica e lattine di metallo, solitamente attraverso sistemi di deposito cauzionale. Questo richiederà grandi investimenti infrastrutturali e logistici per commercianti e produttori. Entro il 2030, infine, una parte significativa degli imballaggi per il trasporto (come i pallet) dovrà essere inserita in circuiti di riutilizzo. Se le infrastrutture di lavaggio e recupero non saranno pronte, il rischio è un aumento dei costi logistici. Uno degli obiettivi del Regolamento Ppwr è eliminare le barriere tra i vari mercati europei. Le linee guida ribadiscono che gli Stati membri non potranno impedire la vendita di imballaggi conformi al regolamento basandosi su norme nazionali aggiuntive. Il Ppwr rappresenta una sfida senza precedenti per l’industria degli imballaggi, pilastro dell’economia italiana. Se da un lato i rischi legati ai costi e alla riorganizzazione logistica sono significativi, la pubblicazione di queste linee guida offre finalmente la certezza giuridica necessaria per investire nell’innovazione. Il traguardo è ambizioso: un’Europa a emissioni zero entro il 2050, dove l’imballaggio smette di essere un rifiuto per diventare una risorsa.

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