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(Adnkronos) - "Voglio la Groenlandia, con le buone o con le cattive. Putin non ha paura dell'Europa. Putin ha paura di me". Firmato, Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti alla Casa Bianca incontra i vertici delle compagnie petrolifere che dovrebbero operare in Venezuela. L'evento è l'occasione per una conferenza stampa improvvisata. Tra i temi d'attualità spicca la Groenlandia e il presidente non si fa pregare: l'isola nell'Artico, territorio autonomo che fa capo alla Danimarca, è vitale per gli Usa per questioni di sicurezza nazionale. L'Artico è la nuova frontiera geopolitica e economica, tra rotte strategiche e risorse vitali. La Groenlandia, nel mosaico del XXI secolo, è un pezzo chiave. L'obiettivo dichiarato dell'amministrazione, anche nel primo mandato di Trump, è sempre stato l'acquisto del territorio. La soluzione commerciale non è tramontata, ma al momento non è quella che Trump vuole porre sotto i riflettori. "Non parlerò di soldi per la Groenlandia, non ora. Potrei parlarne, ma non lo farò. Faremo qualcosa, che a loro piaccia o no. Se non lo facciamo, Russia o Cina si prenderanno la Groenlandia", dice preannunciando azioni per evitare l'allargamento delle sfere di influenza di Mosca e Pechino: "Non vogliamo Russia o Cina come vicini", dice usando la stessa frase pronunciata per spiegare l'attacco al Venezuela: "Se non l'avessimo fatto noi, lo avrebbero fatto Russia e Cina". Per la Groenlandia "io vorrei fare un accordo, ma se non ci riusciamo con le buone, lo faremo con le cattive", dice mettendo in discussione il rapporto tra l'isola e Danimarca. "Io sono un grande ammiratore della Danimarca, ma il fatto che avesse una barca lì 500 anni fa non significa che sia proprietaria della terra. Al largo della Groenlandia ci sono navi e sottomarini di Russia e Cina, non vogliamo che questi paesi occupino la Groenlandia. Faremo qualcosa nel modo più gentile o più duro", ribadisce. La via diplomatica non viene abbandonata: nei prossimi giorni il segretario di Stato, Marco Rubio, incontrerà i vertici di Copenhagen. Trump, però, intanto alza i toni con dichiarazioni che somigliano ad un ultimatum. Dalla platea dei giornalisti, qualcuno chiede se sia ipotizzabile un 'trattamento Maduro' - il leader venezuelano catturato a Caracas - anche per Vladimir Putin, come auspicato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. "Non credo sarà necessario. Ho sempre avuto un'ottima relazione" con Putin. "Credo che arriveremo ad un accordo" per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia. "Il mese scorso sono morte 31mila persone, soprattutto soldati russi. Il mese precedente i morti erano stati 27mila. E l'economia russa sta andando male", dice Trump, che si considera l'unico in grado di risolvere il conflitto. "Putin non ha paura dell'Europa, Putin ha paura degli Stati Uniti che sono guidati da me. Non ha paura dell'Europa, che sta cambiando e sta perdendo terreno. L'Europa deve darsi da fare, io amo l'Europa: di fatto vengo da lì, le mie radici sono lì", dice il presidente americano. "Ora la Nato ha un grande leader (Mark Rutte, ndr), ma i paesi devono stare attenti con le loro politiche di immigrazione. Sono molto diplomatico, molti posti in Europa sono irriconoscibili".
(Adnkronos) - "In Italia per i locali da ballo abbiamo norme più stringenti rispetto a quelle elvetiche. I locali da intrattenimento devono avere una capienza ben precisa e devono esserci sempre gli addetti alla sicurezza e idonei per l'antincendio e al pronto soccorso. Senza dimenticare le uscite di sicurezza. E serve la prevenzione incendi rilasciata dai vigili del fuoco. In un locale a norma in Italia quindi, nel caso di un principio d'incendio, è difficile che prenda a fuoco qualcosa. Non può succedere una tragedia come quella avvenuta in Svizzera". Così intervistato da Adnkronos/Labitalia, Filippo Grassi, responsabile locali da ballo e discoteche di Fiepet Confesercenti nazionale, su quanto avvenuto a Crans-Montana in Svizzera in occasione dei festeggiamenti per il Capodanno e dopo le accuse rilanciate dall'ambasciatore Gian Lorenzo Cornado. Grassi ribadisce che per essere a norma in Italia i locali da ballo devono avere "l'uscita in sicurezza, ambienti alti, materiale ignifugo. E poi ci devono essere addetti alla sicurezza che oltre ad assicurarsi che i ragazzi non facciano danni, devono agire in caso di principio d'incendio o per pronto soccorso, sono preparati con tesserino prefettizio a risolvere tutte le problematiche che ci sono". Quindi per Grassi in Italia "i locali da ballo, ma in generale chi fa manifestazioni è preparato a questo: concerti, eventi sportivi, palazzetti, sono tutti autorizzati ad avere una capienza e ad avere norme di sicurezza molto stringenti, antincendio soprattutto", aggiunge. In conclusione "su quanto avvenuto in Svizzera credo si siano sommate tante tante cose che non sono andate per il verso giusto. Non sappiamo se il locale era a norma per fare intrattenimento. Le leggi elvetiche non sono quelle italiane, ma il soffitto da quello che mi è parso di vedere era molto basso. Poi essendo in una palazzina hanno risolto il problema acustico con il materiale fono assorbente, ma il materiale usato probabilmente non era ignifugo. E magari lì non c'era nemmeno la ditta per la sicurezza a spingere l'incendio, perché ho visto i ragazzi che facevano foto o video", spiega Grassi. Ma anche in Italia i pericoli, al di fuori delle normative, avverte Grassi, non mancano. "Da tempo denuncio le feste abusive, e l'ho fatto presente anche al sottosegretario all'Interno Prisco. Purtroppo quando si arriva a Capodanno ma anche a Carnevale o Halloween, vista la pressione della domanda, c'è un proliferare di feste e festicciole e questo fa sì che non sempre siano svolte in locali appropriati, con tutte le norme di sicurezza previste nel nostro Paese. E quindi anche in Italia se non vai in un locale a norma ma vai in un garage a fare festa può succedere la stessa cosa avvenuta in Svizzera", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Il finanziamento da 40 milioni di euro accordato dalla Banca europea per gli investimenti alla Commercianti indipendenti associati (Cia), una delle cooperative socie del Consorzio nazionale Conad, "punta a efficientare le attività dei nostri punti vendita" e si inserisce nel piano complessivo da 80 milioni promosso da Cia. Lo sottolinea all'Adnkronos Luca Panzavolta, amministratore delegato di Cia-Conad, spiegando che uno dei principali interventi sarà quello di moltiplicare gli impianti fotovoltaici presenti nel punti vendite. "Già oggi abbiamo già un'ottantina di negozi dotati di impianti fotovoltaici ma vorremmo superare quota 100, quindi vicini al 50% della nostra rete associata" continua. Ma si vuole - aggiunge - anche "intervenire sul raffreddamento dei negozi, dal gas non inquinante all'efficientamento dei sistemi, che non solo consentono un risparmio energetico importante ma migliorano anche il microclima dentro il punto vendita". Panzavolta ricorda come Cia-Conad "produce un bilancio di sostenibilità già da 2 anni, lo facciamo per l'impegno che abbiamo assunto nei confronti dei nostri soci e dei nostri stakeholder. Con il bilancio 2025, che presenteremo nel prossimo maggio, illustreremo gli impegni che ci siamo assunti e presenteremo una rendicontrazione di quanto fatto nei nostri impianti". "D'altronde - ricorda - per una azienda la sostenibilità non è più una scelta ma un obbligo. E noi lo sentiamo come tale anche dal punto di vista sociale, del territorio, delle nostre comunità e dei nostri soci". Grazie agli interventi attuati e a quelli in corso, aggiunge, " per l'impatto sull'ambiente di un nostro punto vendita crediamo di essere vicini a -30% rispetto a dieci anni fa. Senza dimenticare che questo lavoro rende più sostenibile il business dei singoli punti vendita: certo gli interventi di efficientamento costano, ma è un investimento da cui i nostri associati rientrano nel corso degli anni". "Il nostro modello - sottolinea - è la dimostrazione che si possono ottenere ottimi risultati quando si è inseriti in una rete efficiente : noi forniamo aiuti ai nostri soci con finanziamenti per gli impianti fotovoltaici e convenzioni con le aziende installatrici, e questo consente ai soci di massimizzare i risparmi possibili, senza contare altri vantaggi come l'economia di scala, gli acquisti collettivi e le attività di marketing comuni". Il manager riconosce come "c'è poi un ritorno di immagine verso i clienti perché oggi l'attenzione a queste cose da parte dei consumatori, soprattutto quelli più giovani, è molto forte". " Panzavolta evidenzia poi i risultati ottenuti sulla riduzione degli imballaggi inutili grazie alla forte presenza di prodotti a marchio Conad: "La nostra cooperativa è fra quelle con la quota più alta in Italia di prodotti con il nostro marchio, quest'anno abbiamo superato il 41% di fatturato". Questo offre un duplice beneficio "da una parte perché il prodotto a marchio costa meno mediamente di quello 'industriale' e poi perché in questi anni abbiamo fatto molto per rendere riciclabili o recuperabili gli imballaggi o comunque limitarli. Credo che sia vicino il traguardo del 75% di imballaggi biodegradabili o riciclabili, che era il nostro obiettivo". "Certo, non puo' essere solo un impegno della distribuzione ma deve essere anche delle industrie: credo però - conclude- di poter dire che su questo in generale la sensibilità è molto aumentata "