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(Adnkronos) - "I dati di settore presentano numeri importanti, con quote di crescita superiori al 30% e un tasso di crescita del fatturato in termine di volumi assoluti particolarmente rilevante. Questo ha sostenuto le vendite di tutte le catene distributive che aderiscono alla Adm - Associazione distribuzione moderna, che nel 2025 hanno dovuto affrontare un periodo di alta inflazione con consumi particolarmente contenuti in termini di quantità". Lo ha detto Mauro Lusetti, il presidente Adm - Associazione distribuzione moderna, alla 22ª edizione di Marca by BolognaFiere & Adm, la fiera internazionale dedicata alla Marca del Distributore, oggi riconosciuta come appuntamento irrinunciabile per l’intero ecosistema della Private Label. "La marca del distributore ha consentito a tutti noi di chiudere il 2025 in territorio positivo. Si tratta anche di un segno della fiducia che i consumatori riconoscono alla marca del distributore", aggiunge Lusetti. "La prima novità della fiera internazionale dedicata alla Marca del Distributore (MdD) è che siamo alla 22ª edizione, un risultato importante per una manifestazione come questa; la seconda riguarda la maggior estensione della superficie espositiva e la crescita del numero di espositori. Ci aspettiamo una presenza di oltre 25 mila persone in questi due giorni - illustra il presidente di Adm - l’altra novità è il raddoppio della crescita espositiva dei prodotti freschi. Inoltre abbiamo istituito l’Award per la MdD, per dimostrare la nostra particolare attenzione alle innovazioni di prodotto. Girando tra gli standard si percepisce che la marca del distributore in tutti questi anni si è evoluta e ha acquistato sia dal punto di vista della capacità produttiva che dal punto di vista del favore dei fornitori, uno spazio importante sui nostri scaffali", conclude.
(Adnkronos) - “Non possiamo limitarci a mettere in attività le persone oggi inattive, pur essendo l’Italia tra i Paesi Ue con il più alto tasso di inattivi. Serve concentrare le ridotte forze lavoro sui segmenti a maggiore produttività, in particolare l’industria. Però, per recuperare occupazione nell'industria bisogna avere un'industria capace di vincere sui mercati internazionali e questo vuol dire avere più aziende managerializzate" Così Valter Quercioli, presidente Federmanager, durante il convegno 'Work shortage e sfida demografica: verso un nuovo paradigma del lavoro', iniziativa di Federmanager e dell’associazione allievi Sna, per analizzare l’impatto dell’andamento demografico sul mondo del lavoro, presso Palazzo Wedekind, a Roma. La crescente carenza di forza lavoro legata al calo demografico rappresenta una sfida critica per il sistema produttivo e il welfare italiano. Al convegno, il presidente di Federmanager, ha delineato le strategie necessarie per affrontare un mercato del lavoro in drastico cambiamento: “Attualmente solo il 5% delle imprese industriali italiane è managerializzato, ma produce la gran parte del valore del Made in Italy competitivo sui mercati internazionali. E' essenziale investire in queste 20.000 aziende industriali e di servizi alle imprese che hanno capacità di managerializzazione, in modo da trainare l’economia nazionale. Parallelamente, dobbiamo valorizzare le persone più senior, non accompagnandole semplicemente alla pensione, ma impiegandole in attività di mentoring e formazione per i più giovani, accelerando la curva di apprendimento e aumentando la produttività. Infine, la digitalizzazione e l’automazione diventano strumenti chiave per liberare la forza lavoro da compiti a basso valore aggiunto. Ma se sempre più Pil verrà prodotto dall’automazione, dovremo cominciare a pensare a una fiscalità che consideri anche le rendite da automazione, poiché il welfare avrà bisogno di risorse crescenti per fronteggiare un numero maggiore di pensionati e spese sanitarie”, ha dichiarato Quercioli. Secondo Federmanager, la soluzione alla crisi demografica e alla riduzione della forza lavoro richiede un approccio integrato, che unisca staffette generazionali, managerializzazione diffusa delle imprese e un uso strategico della tecnologia, ponendo le basi per un mercato del lavoro più produttivo e sostenibile.
(Adnkronos) - Nel 2025, grazie alla collaborazione tra Nespresso e Banco Alimentare dell’Emilia Romagna, sono stati donati 100 quintali di riso, equivalenti a oltre 100mila piatti, destinati a circa 200 organizzazioni benefiche nel solo territorio regionale. E’ il risultato del progetto di economia circolare ‘Da Chicco a Chicco' di Nespresso che dal 2011, grazie all’impegno di chi sceglie di riciclare le capsule di caffè in alluminio esauste di Nespresso, consente di rigenerare i due materiali di cui sono composte: l’alluminio e il caffè esausto. L’impatto del progetto in Emilia Romagna è stato possibile soprattutto grazie all’impegno mostrato nella raccolta delle capsule esauste: da gennaio a ottobre 2025, nella Regione sono state infatti recuperate circa 150 tonnellate di capsule esauste, attraverso i 44 punti di raccolta presenti sul territorio regionale tra Boutique Nespresso e isole ecologiche partner dell’iniziativa, da cui sono state rigenerate più di 85 tonnellate di caffè, trasformate poi in compost, e 8 tonnellate di alluminio, avviate a nuova vita per trasformarsi in altri oggetti. Risultati che dimostrano come dal riciclo delle capsule di caffè esauste possono nascere nuovi oggetti, compost, riso e aiuti solidali, con un impatto concreto sul territorio e le persone. Il progetto è nato nel 2011 dalla collaborazione con Cial (Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio), Utilitalia e Cic (Consorzio italiano Compostatori), per offrire la possibilità di riconsegnare le capsule esauste in alluminio nelle isole ecologiche partner dell’iniziativa e presso le Boutique Nespresso, per un totale di oltre 200 punti di raccolta attualmente distribuiti sul territorio nazionale. Una volta raccolte dai gestori dei servizi ambientali, le capsule vengono poi trattate in un apposito impianto, affinché il caffè e l’alluminio vengano separati e avviati a recupero. L’alluminio, materiale riciclabile infinite volte, viene destinato alle fonderie per essere trasformato in nuovi oggetti come penne, biciclette, segnalibri e molto altro. Il caffè esausto, invece, viene destinato a un impianto di compostaggio per la sua trasformazione in compost, fertilizzante naturale che successivamente può essere ceduto a una risaia italiana. Da quel riso, poi riacquistato da Nespresso, nascono milioni di pasti donati e distribuiti attraverso Banco Alimentare e, dal 2024, anche dalle Cucine Mobili e dai Market solidali di Fondazione Progetto Arca. “Grazie al nostro progetto Da Chicco a Chicco, un gesto semplice come restituire le capsule esauste può generare un impatto concreto sul territorio e sulle persone, sia a livello locale, come anche qui in Emilia Romagna, sia a livello nazionale - ha dichiarato Matteo Di Poce, specialista in Sostenibilità di Nespresso Italiana - Un ciclo virtuoso, concreto e misurabile e un progetto che dimostra chiaramente come economia circolare e solidarietà possano lavorare insieme, trasformando quelli che sono possibili materiali di scarto in risorse preziose per le comunità e per l’ambiente. Un progetto che da oltre 14 anni parla di impegno sul territorio e di supporto concreto alle realtà locali. Ogni anno, la donazione del riso rappresenta per noi un momento importante, di cui siamo estremamente fieri, perché possiamo raggiungere direttamente le persone con un primo aiuto, donando non solo un piatto di riso, ma anche un momento di attenzione e cura”. “Siamo entusiasti di questa collaborazione con Nespresso - ha affermato Gianluca Benini, direttore di Banco Alimentare Emilia-Romagna - che ci consente di donare 10.080 kg di riso a circa 200 tra le realtà solidali convenzionate con il Banco sul nostro territorio, impegnate ad aiutare oltre 20mila persone in difficoltà. Ringraziamo Nespresso per averci resi partecipi di questa iniziativa che non solo ci consente di distribuire un prodotto di qualità, ma che rappresenta anche il risultato di un percorso virtuoso orientato alla cultura del recupero. Da più di 30 anni, Banco Alimentare lavora con questo obiettivo, recuperando alimenti ancora ottimi e facendoli arrivare là dove servono davvero”. A livello nazionale, ‘Da Chicco a Chicco’ continua a crescere: dal 2011 oltre 13.500 tonnellate di capsule esauste recuperate, più di 800 tonnellate di alluminio restituite ai circuiti produttivi, quasi 8mila tonnellate di caffè residuo trasformate in compost e più di 7.700 quintali di riso generati, equivalenti a oltre 8 milioni di piatti distribuiti nella rete capillare dedicata del Paese. Sempre a livello nazionale e solo nel 2025, sono stati donati oltre 1.300.000 di piatti di riso, frutto dell’attività coordinata dalle sedi regionali del Banco Alimentare e del lavoro di prossimità di Fondazione Progetto Arca.