ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Meglio un bicchiere di vino rispetto a una birra. Un bicchiere di rosso, senza eccessi, non fa male al cuore. Anzi, potrebbe anche ridurre il rischio di patologie, infarto compreso, e di morte. E' il quadro elaborato da un nuovo studio che verrà presentato il 28 marzo alla Sessione Scientifica Annuale dell'American College of Cardiology. L'elevato consumo di alcol viene associato da tempo a effetti dannosi per la salute, a prescindere dal prodotto assunto. La nuova ricerca si sofferma sul potenziale impatto di un consumo di alcol da basso a moderato, con la prospettiva di effetti che sembrano variare a seconda del tipo di bevanda. Lo studio osservazionale ha coinvolto oltre 340.000 adulti britannici e integra le informazioni prodotte da precedenti lavori. "Questi risultati provengono dalla popolazione generale e, in alcuni gruppi ad alto rischio, come le persone con malattie croniche o patologie cardiovascolari, i rischi potrebbero essere ancora maggiori", spiega Zhangling Chen, professore presso il Secondo Ospedale Xiangya della Central South University in Cina e autore senior dello studio. I ricercatori hanno analizzato le abitudini di consumo di alcol e gli esiti di mortalità tra 340.924 adulti coinvolti partecipato allo studio UK Biobank tra il 2006 e il 2022. Ogni soggetto ha compilato un questionario alimentare al momento dell'iscrizione allo studio, con particolare attenzione al consumo di alcol, misurato in grammi di alcol puro al giorno e alla settimana. Il dato di partenza: una lattina di birra da 355 ml, un bicchiere di vino da 150 ml e un bicchierino di superalcolico da 45 ml contengono ciascuno circa 14 grammi di alcol puro. Le persone che consumavano meno di 20 g (circa 1,5 unità alcoliche standard) a settimana sono state inserite nelle categorie dei 'non bevitori' o 'bevitori occasionali'. Gli uomini che assumevano tra 20 g a settimana e 20 g al giorno e le donne che consumavano tra 20 g a settimana e 10 g al giorno sono stati considerati soggetti caratterizzati da basso consumo di alcol. Un consumo giornaliero compreso tra 20 g e 40 g (quinti tra 1,5 e 3 unità alcoliche standard) per gli uomini e tra 10 g e 20 g per le donne è stato considerato moderato. Oltre i 40 g (circa 3 unità alcoliche standard) per gli uomini e oltre i 20 g (circa 1,5 unità alcoliche standard) per le donne corrispondono a un consumo elevato. Gli effetti sulla salute sono stati monitorati per una media di oltre 13 anni. La ricerca ha permesso di osservare che, rispetto a chi non beve mai o beve solo occasionalmente, chi consuma elevate quantità di alcol ha il 24% di probabilità in più di morire per qualsiasi causa, il 36% di probabilità in più di morire di cancro e il 14% di probabilità in più di morire per malattie cardiache. A parità di consumo, a livelli bassi e moderati, incide il tipo di prodotto assunto: superalcolici, birra o sidro sono risultati associati a un rischio di morte significativamente più elevato. Lo stesso livello di consumo di vino è abbinato ad un rischio inferiore. Focus particolare sui decessi legati a patologie cardiovascolari. Un consumatore moderato di vino ha un rischio inferiore del 21% di morire per malattie legate al cuore e alla circolazione rispetto a chi non beve mai o beve solo occasionalmente. Al contrario, anche un basso consumo di superalcolici, birra o sidro è risultato associato a un rischio di morte per malattie cardiovascolari superiore del 9% rispetto a chi non tocca mai un goccio. "I nostri dati contribuiscono a chiarire precedenti risultati contrastanti sul consumo di alcol da basso a moderato", dice Chen. “Questi risultati possono contribuire a perfezionare le linee guida, sottolineando che i rischi per la salute legati all'alcol dipendono non solo dalla quantità consumata, ma anche dal tipo di bevanda. Anche un consumo da basso a moderato di superalcolici, birra o sidro è associato a una maggiore mortalità, mentre un consumo da basso a moderato di vino potrebbe comportare un rischio inferiore", riassume lo scienziato. Diversi fattori possono spiegare le differenze tra i vari tipi di alcol. Alcuni composti presenti nel vino rosso, come i polifenoli e gli antiossidanti, possono avere effetti benefici sulla salute cardiovascolare. Il vino, inoltre, viene consumato più frequentemente durante i pasti e da persone con un'alimentazione di qualità superiore e uno stile di vita generalmente più sano. Superalcolici, birra e sidro, invece, tendono ad essere consumati più spesso al di fuori dei pasti. Inoltre, sono stati associati a una minore qualità complessiva dell'alimentazione e ad altri fattori di rischio legati allo stile di vita. "Nel complesso, questi fattori suggeriscono che il tipo di alcol, le modalità di consumo e i relativi stili di vita contribuiscono alle differenze osservate nel rischio di mortalità", osserva Chen. Gli scienziati che hanno lavorato alla ricerca hanno tenuto conto di fattori demografici, socioeconomici, elementi legati allo stile di vita, fattori cardiometabolici e anamnesi familiare di diabete, malattie cardiovascolari e cancro. Il consumo di alcol è stato valutato sulla base di autodichiarazioni non ha rilevato cambiamenti nei modelli di consumo nel tempo. Inoltre, i partecipanti alla UK Biobank sono generalmente più sani rispetto alla popolazione generale, il che potrebbe limitare la generalizzabilità dello studio. Per questo, lo studio in questione va considerato un punto di partenza, con la prospettiva di approfondimenti. Va rilevato, in ogni caso, che l'ampio campione e la durata del follow-up dello studio ne rafforzano la potenza statistica.
(Adnkronos) - "La Scialuppa Crt, che da 28 anni lavora sul territorio di tutto il Piemonte e della Valle d'Aosta, può essere un utile attrezzo per i consulenti del lavoro affinché possano comunicare alle famiglie in difficoltà dei loro clienti come poter uscire da tali difficoltà". Così Ernesto Ramojno, presidente di La Scialuppa Crt, ha commentato la firma del protocollo con l'Ordine dei Consulenti del Lavoro per il sostegno ai lavoratori in situazioni di difficoltà finanziaria, nell'ambito del congresso interregionale dei consulenti del lavoro Piemonte e Valle d'Aosta a Torino. "Noi di Scialuppa Crt - dice - siamo 40 persone, tutti volontari, l'apporto che offriamo quindi è completamente gratuito. Abbiamo ottenuto contributi per 12 milioni, di cui 7 dal ministero dell'Economia e Finanze, nella cui graduatoria siamo i primi in Piemonte e i terzi in Italia. Per cui ora siamo pronti a offrire la consulenza del lavoro richiesta, prima di tutto attraverso incontri e convegni come questo, e poi intervenendo direttamente per aiutare queste persone in difficoltà".
(Adnkronos) - Dalle acque reflue di Milano nascono risorse preziose per l’agricoltura e l’industria. Sono i primi, importanti, risultati di tre progetti su cui Mm Spa, azienda partecipata al 100% dal Comune di Milano e gestore dell’intero servizio idrico cittadino, sta lavorando. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, promossa dall’Onu e in calendario per domenica 22 marzo, Mm Spa rilancia l’impegno per una gestione efficiente e innovativa della risorsa idrica e racconta la sperimentazione in corso per trasformare scarti biologici e fanghi di depurazione in risorse preziose per agricoltura e industria grazie all’adozione di tecnologie innovative. “Milano è un modello virtuoso di gestione efficiente della risorsa idrica - ha ricordato Francesco Mascolo, amministratore delegato di Mm Spa, a margine del suo intervento questa mattina al 'Forum Valore Acqua' organizzato da Teha Group (The European House - Ambrosetti) in corso di svolgimento a Roma - Con perdite ridotte a meno dell’11%, a fronte di una media nazionale di oltre il 37%, e una forte propensione all’innovazione. Stiamo infatti investendo in progetti di ricerca e sperimentazioni orientate allo sviluppo di nuove tecnologie per supportare un percorso virtuoso di economia circolare nell’ambito idrico. In questa direzione procedono i progetti finalizzati all’estrazione di materia ed energia dall’acqua”. Nello specifico, la ricerca coinvolge i depuratori Mm di Nosedo e San Rocco e vedono la collaborazione con poli universitari di eccellenza, come Politecnico di Milano, Politecnico di Torino e Università di Bologna, nonché partner industriali, tra cui A2A Ambiente, Gruppo Cap e Re-Cord. Il progetto Neofos, finanziato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, ha come capofila il Gruppo Cap e mira al recupero del fosforo dalle acque reflue e dai fanghi di depurazione. Il progetto Thelma è sostenuto dal bando europeo Rfcs (Research Fund for Coal and Steel) e testa su scala industriale un processo per trasformare fanghi e scarti verdi in biocarbone e fertilizzante a base fosforo, già conformi alle norme End-of-Waste. Il progetto Fosforo, capofila A2A Ambiente, è invece finanziato dalla Regione Lombardia e ottimizza l’estrazione di fosforo e altri nutrienti dai fanghi e dalle ceneri derivanti dalla depurazione. “Questi progetti . ha ricordato Mascolo, anche nella sua veste di vicepresidente di Ape (Aqua Publica Europea), l’associazione europea dei gestori pubblici del servizio idrico - posizionano Mm sulla frontiera dell’innovazione in ambito nazionale ed europeo per la trasformazione di rifiuti in risorsa. In parallelo siamo impegnati nel difficile ma virtuoso percorso verso la neutralità energetica. Rendere autosufficienti i nostri impianti di depurazione da un punto di vista della produzione energetica è l’altro tassello che rafforza il nostro percorso di sostenibilità”. La progettazione e costruzione di un impianto fotovoltaico presso il depuratore di Nosedo, che va ad aggiungersi a quello già operativo presso il depuratore di San Rocco, rappresenta un passo concreto verso l’autoproduzione di energia e la riduzione delle emissioni climalteranti.