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Sincrono Formazione Srl
Ilaria Annarilli |
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(Adnkronos) - Il Libro Bianco “Made in Italy 2030”, presentato al Cnel dal Ministero delle imprese e del made in Italy (Mimit) alla presenza del ministro Adolfo Urso, non è un semplice documento programmatico. Vuole essere il manifesto dello "Stato stratega" e della politica industriale italiana. Il documento, elaborato con il contributo di oltre 200 stakeholder e think tank, delinea una strategia industriale fondata su 18 filiere e 160 distretti, distinguendo tra comparti tradizionali, nuovo made in Italy e settori abilitanti. All’interno di questo perimetro viene individuato il made in Italy di eccellenza – dall’arredo alla meccanica, dall’agroalimentare alla moda, fino a farmaceutica, cantieristica e aerospazio – che vale complessivamente circa 692 miliardi di euro di fatturato e oltre 419 miliardi di export. Il contesto è quello di una fase di ritorno globale della politica industriale. Come ha spiegato Paolo Quercia, capo del Centro studi del Mimit, “tutti i paesi occidentali sono oggi impegnati in un processo di reindustrializzazione dopo trent’anni di deindustrializzazione. Ma lo Stato non si muove più come negli anni Cinquanta o Sessanta: agisce da stratega, utilizzando dati e informazioni per prendere decisioni mirate. La deindustrializzazione non è un destino, ma una fase di passaggio tra due modelli produttivi”. Secondo Rosario Cerra, presidente del Centro economia digitale, che ha commentato il Libro Bianco con l'Adnkronos, siamo davanti “alla fine del laissez-faire che ha guidato la politica economica italiana per tre decenni”. Un cambio di paradigma che, sul piano concettuale, è giudicato necessario: “In un contesto di frammentazione geoeconomica e di weaponization of trade, l’integrazione tra sicurezza economica e politica industriale è corretta e allineata al nuovo scenario post-Washington Consensus”. Cerra apprezza in particolare l’abbandono degli incentivi orizzontali a favore di un approccio verticale basato sulle filiere: “È una scelta tecnicamente ineccepibile. Consente di individuare colli di bottiglia specifici, come la dipendenza da materie prime critiche, evitando politiche generiche che trattano patologie diverse con la stessa medicina”. Al tempo stesso, il documento non risparmia una diagnosi severa del sistema produttivo italiano, a partire dalla stagnazione della produttività e dal cosiddetto “nanismo” d’impresa. “La tenuta occupazionale ha mascherato una perdita di valore aggiunto. Senza affrontare il tema della scala e dell’innovazione profonda, il rischio è restare resilienti ma irrilevanti”. È però nella parte delle criticità che, secondo il Ced, emergono le vere sfide del piano al 2030. La principale è l’assenza di una strategia sulla coopetizione: “In un’economia di competizione sistemica, la filiera chiusa non basta più. Occorre collaborare con i competitor su standard, piattaforme, infrastrutture e ricerca pre-competitiva, per poi competere sul prodotto finale. Senza questo salto culturale, anche i campioni nazionali rischiano di soccombere ai giganti statunitensi e cinesi”. Altro nodo è quello finanziario. “Il Libro Bianco richiama strumenti come fondi sovrani e semplificazione, ma la potenza di fuoco resta asimmetrica rispetto a Stati Uniti, Cina e Germania. Senza una vera 'capacità fiscale' europea, lo Stato stratega rischia di essere uno stratega senza esercito”. Infine, Cerra segnala il rischio di una deriva dirigista: “Il confine tra Stato stratega e Stato interventista è sottile. Se la protezione si traduce in sussidi a imprese zombie invece che nel rafforzamento di campioni competitivi, l’efficienza allocativa ne uscirà compromessa”. Sul fronte dell’innovazione, il giudizio è più articolato. Il Ced rileva come la strategia delineata vada oltre la semplice digitalizzazione, puntando alla sovranità tecnologica e alla transizione 5.0, che integra digitale e green. “Si nota uno spostamento dai bit agli atomi: space economy, blue economy, biotech e life sciences diventano asset strategici”. Resta però il paradosso strutturale dell’innovazione italiana: bassa spesa in R&S e pochi brevetti ICT. “La scommessa sul trasferimento tecnologico è l’unica percorribile, ma a una condizione: i competence center devono funzionare come veri service provider per le imprese, non come stipendifici accademici”. Sull’intelligenza artificiale, la scelta è chiara: meno consumer AI, più applicazioni industriali. “È coerente con la vocazione B2B del Paese, ma lascia aperto il tema della creazione di infrastrutture strategiche, come un cloud sovrano o campioni nazionali nell’high-tech”. Nel complesso, per il Centro economia digitale il Libro Bianco è “un manifesto di realismo industriale”. La visione è giudicata lucida e coerente con il nuovo contesto globale. L’incognita, però, resta tutta nell’esecuzione: capacità amministrativa, risorse finanziarie e, soprattutto, disponibilità culturale del sistema produttivo italiano ad abbracciare la coopetizione come unico vero scudo contro l’irrilevanza globale.
(Adnkronos) - Il presidente dell’Istituto nazionale tributaristi (Int), Riccardo Alemanno, ha partecipato su invito del presidente della commissione Giustizia, Ciro Maschio, all’audizione nell’ambito dell’esame del Disegno di legge delega c. 2628 Governo, recante 'Delega al Governo per la riforma della disciplina dell’ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile'. Alemanno ha ringraziato il presidente della commissione per l’invito e il Governo per avere inserito nel testo della delega un’espressa tutela della tutela dell’attività svolte dai professionisti ex lege 4/2013, quali i tributaristi. Il presidente dell’Int ha rimarcato alcuni passaggi della delega in particolare, oltre all’art. 2 lettera a che contiene la tutela dei professionisti associativi ai sensi della legge 4/2013, un passaggio della relazione introduttiva alla Delega: '...il Legislatore delegato non sarà chiamato ad attribuire ai dottori commercialisti e agli esperti contabili nuove competenze professionali, bensì a censire le attività professionali già previste in altre disposizioni di legge (ove sia eventualmente prevista anche la riserva di attività)...'. Un concetto che Alemanno ritiene, non solo assolutamente condivisibile per evitare l’attribuzione di nuove riserve lesive della concorrenza e dannose per i contribuenti, ma la cui enunciazione ed applicazione è resa obbligatoria dalle normative europee in tema di modifiche o nuove regolamentazioni delle professioni (Diretta Ue 2018/958) recepita nel nostro ordinamento con decreto legislativo n° 142/2020 e oggetto di raccomandazione da parte della Corte dei Conti Europea che ha stigmatizzato l’eccesso di attività professionali con funzioni riservate. “Non abbiamo mai posto in dubbio le attuali attività riservate ai dottori commercialisti e agli esperti contabili", dichiara Alemanno. "Infatti non siamo mai entrati -continua Alemanno- nel merito di funzioni collegabili ad istituti come l’adempimento collaborativo o la disciplina della crisi d’impresa per fare solo due esempi delle tante riserve già a favore delle predette professionalità, ma ribadiamo con forza che il tributarista qualificato svolge legittimamente attività professionali in quanto libere e non soggette a riserva, ma lo fa anche in virtù di precise norme legislative come quelle relative alle funzioni di intermediario fiscale abilitato o di assistenza e rappresentanza del contribuente presso l’ Amministrazione finanziaria o in caso di verifiche e accertamenti, nonché la previsione normativa che lo autorizza all’iscrizione nell’albo dei Ctu e dei periti presso il tribunale quale ausiliario del Giudice, anche in questo caso solo alcuni esempi a mero titolo esemplificativo". Il presidente dell’Int ha poi evidenziato come la tutela delle professioni ex lege 4/2013 sia stata inserita per la prima volta in una delega di riforma dell’ordinamento dell’attività di dottore commercialista ed esperto contabile, poiché promulgata successivamente ai precedenti testi ordinamentali di tali professioni, pertanto oggi è doverosa una specifica tutela delle attività svolte dal tributarista in quanto professionista associativo ai sensi della Legge 4/2013. Ciò anche alla luce della Sentenza del Consiglio di Stato n° 9408/2024 che ha decretato la legittimità di un sistema professionale fatto di Ordini e di associazioni e dichiarando tale quadro organizzativo in ambito professionale coerente con il principio della concorrenza. Alemanno ha poi concluso riservandosi di inviare alla Commissione una memoria già predisposta, ma che sarà rivista alla luce di quanto dichiarato da altri soggetti auditi, in cui evidenzierà aspetti delle sentenze di Cassazione e della Corte Costituzionale che indicano in modo inequivocabile quanto il tributarista debba comunicare per evidenziare il proprio status professionale evitando fraintendimenti o identificazioni con altri figure professionali e/o ribadiscono la legittimità del libero esercizio di attività professionali libere o per le quali siano state indicate in capo al tributarista abilitazioni da specifiche leggi dello Stato.
(Adnkronos) - In una posizione strategica, direttamente all'uscita di Brunico Est, è stata inaugurata oggi, giovedì 29 gennaio, la prima stazione di rifornimento combinata di idrogeno ed energia elettrica in Italia. L'impianto, realizzato da Alperia, rifornisce sia veicoli a idrogeno che elettrici con energia da fonti rinnovabili. La stazione di rifornimento di idrogeno, progettata e costruita da Alperia e Iit Hydrogen, con quest’ultima che ne avrà in carico anche la gestione, è pensata per garantire un rifornimento giornaliero di 800 chilogrammi, quantitativo che all’occorrenza può essere ampliato. L’impianto dispone di due distributori da 350 bar per autobus e autocarri e di un altro distributore da 700 bar per auto, minibus e furgoni. L'idrogeno verde proviene dall'impianto di produzione di Bolzano e viene trasportato tramite rimorchio. Completano l’infrastruttura, due colonnine di ricarica elettrica con una potenza di 400 kilowatt ciascuna, che consentono di ricaricare in brevissimo tempo sia le auto che i mezzi pesanti. “La mobilità sostenibile è una priorità per l'Alto Adige e progetti come questo dimostrano concretamente come sia possibile renderla realtà", osserva l'assessore provinciale alla mobilità Daniel Alfreider. La località di Brunico è stata scelta appositamente poiché la zona era priva di infrastrutture adeguate per i trasporti alternativi e Brunico è anche un importante snodo economico con un'alta densità di traffico. “Con questo impianto creiamo un'infrastruttura che non è solo ecologica, ma sostiene anche il trasporto pubblico, l'economia locale e il traffico pesante nel loro percorso verso un futuro a basse emissioni”, affermato la presidente di Alperia, Flora Kröss. I costi per la realizzazione della stazione di rifornimento green ammontano a 12,6 milioni di euro, finanziati in parte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza Pnrr. Questo investimento infrastrutturale fa parte di un piano più ampio per promuovere l'idrogeno come fonte di energia a basse emissioni, il che contribuisce a sviluppare soluzioni concrete per la decarbonizzazione dei trasporti e a ridurre l'impatto ambientale del settore della mobilità. “L'attenzione all'idrogeno non è casuale. In Alto Adige, una zona di transito fortemente turistica, i trasporti sono responsabili di una parte significativa delle emissioni di CO2 - spiega il direttore generale di Alperia, Luis Amor - Per questo motivo sosteniamo attivamente il Piano Clima Alto Adige e la creazione di una filiera completa per l'idrogeno verde. Alperia fornisce un contributo fondamentale in tal senso, sia per quanto riguarda l'approvvigionamento di idrogeno per il trasporto pesante, sia per l'elettrificazione del settore dei trasporti". La nuova stazione di rifornimento di Brunico andrà ad affiancarsi a quella già esistente a Bolzano Sud, entrambe gestite da Iit Hydrogen."Con Brunico consolidiamo un percorso decennale iniziato a Bolzano Sud, portando l’idrogeno nella mobilità reale, oggi potenziata dalla sinergia tra i due impianti. Per questa nuova stazione, realizzata chiavi in mano, abbiamo integrato diverse tecnologie in un’unica infrastruttura all’avanguardia, efficiente e sicura. Insieme agli altri quattro progetti Pnrr in corso, questa esperienza ci posiziona come riferimento nazionale nell'intera filiera dell'idrogeno verde, dalla progettazione alla gestione operativa", ha dichiarato Claudio Vitalini, Ceo di Iit Hydrogen.