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(Adnkronos) - Con 3 dipartimenti premiati da Telethon, la ricerca dell'università di Roma Tor Vergata sulle malattie rare diventa il primo ateneo nel Lazio per numero di progetti finanziati. L'ateneo romano - grazie ai dipartimenti di Biomedicina e prevenzione, Scienze e tecnologie chimiche, e Biologia - si distingue nella prima selezione del bando 'multi-round' di Fondazione Telethon, i cui risultati sono stati diffusi oggi. Il bando è finalizzato al finanziamento di progetti di ricerca di base e preclinica sulle malattie genetiche rare, presentati da enti di ricerca non profit, pubblici o privati, attivi su tutto il territorio nazionale. "I risultati ottenuti - afferma il rettore, Nathan Levialdi Ghiron - confermano la solidità della nostra ricerca e la sua capacità di esprimersi in ambiti scientifici diversi, di particolare rilevanza per l'avanzamento degli studi sulle malattie rare. Un quadro che riflette un patrimonio di competenze ampio e qualificato, costruito nel tempo e capace di sostenere con continuità sfide scientifiche complesse". Nel dettaglio - riporta una nota dell'ateneo di Tor Vergata - il gruppo di ricerca guidato da Claudia Bagni presso il Dipartimento di Biomedicina e prevenzione di Tor Vergata è tra i protagonisti dei 6 progetti finanziati nel Lazio dalla Fondazione Telethon con un finanziamento di 360mila euro, il più elevato a livello regionale. Il progetto è dedicato allo sviluppo di strategie innovative in ambito biomedico e si colloca nel settore della nanomedicina, con l'obiettivo di superare uno dei principali ostacoli nella terapia delle patologie neurologiche: l'attraversamento della barriera ematoencefalica. Attraverso l'impiego di nanoparticelle innovative per il trasporto di mRna nel cervello, la ricerca mira ad una terapia per la sindrome dell'X fragile (Fxs). A oggi non esiste la cura per la Fxs, la forma monogenica più frequente di diversa abilità intellettiva e autismo. La patologia, associata a difficoltà sensoriali, cognitive, sociali e a disturbi del sonno, è causata dalla mancanza dell'mRna Fmr1 che codifica per la proteina Fmrp. "Essere tra i vincitori di un finanziamento così importante - afferma Bagni - è stato possibile grazie al lavoro congiunto del mio gruppo che mi affianca all'università di Roma Tor Vergata e all'università di Losanna, al sostegno di Telethon e delle associazioni delle Famiglie X fragile italiane, svizzere e internazionali. Prevediamo di sviluppare un agente sicuro ed efficace in grado di permettere una terapia della Fxs". Il progetto si svilupperà in collaborazione con Alessandro Bertucci, professore, esperto di nanoparticelle presso l'università di Parma, e con altre collaborazioni internazionali, tra cui l'università di Losanna. I risultati attesi dal team di Bagni rappresentano un potenziale avanzamento nei campi della biomedicina e della nanotecnologia. "Ripongo grandi speranze in questo progetto - continua Bagni - Andremo a intervenire alla radice della condizione Fxs attraverso il ripristino dell'mRna mancante mediante queste nuove particelle, la terapia potrebbe non essere lontana". Secondo l'esperta, "lo sviluppo di queste speciali nanoparticelle potrebbe migliorare in modo significativo il profilo di sicurezza e gli approcci terapeutici per numerose altre patologie neurologiche oltre la Fxs". Il team di Gianfranco Bocchinfuso del Dipartimento di Scienze e tecnologie chimiche di Tor Vergata, che ha ricevuto un finanziamento di oltre 150mila euro, lavora sulle basi per trattamenti mirati delle RASopatie, un gruppo di patologie genetiche che collettivamente rappresentano le malattie rare più diffuse; nonostante ciò, ad oggi non esiste una cura. Tra le proteine coinvolte, Shp2 riveste un ruolo chiave, agendo da ponte tra i recettori sulla membrana e l'interno della cellula e attivando alcune cascate di segnale che regolano le funzioni biologiche più importanti. "Il nostro progetto che porteremo avanti in stretta collaborazione con colleghi dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù, dell'Istituto superiore di sanità e del Cnr di Padova - illustra Bocchinfuso - punta a creare e ottimizzare molecole in grado di impedire l'interazione di Shp2 con altre proteine, riducendo così la trasmissione patologica dei segnali. Grazie a un approccio multidisciplinare che integra biofisica, chimica, biologia molecolare e cellulare, svilupperemo inibitori mirati e ne testeremo l'efficacia in laboratorio". Al termine del lavoro, i ricercatori contano di avere composti pronti per studi preclinici, da sviluppare ulteriormente in collaborazione con aziende farmaceutiche interessate. "L'obiettivo di lungo periodo - rimarca - è porre le basi per i primi trattamenti mirati delle RASopatie". I ricercatori guidati da Nadia D'Ambrosi, professoressa associata del Dipartimento di Biologia dell'ateneo romano, partecipano a un progetto di ricerca di cui è capofila il Cnr con la ricercatrice Simona Rossi dell'Istituto di farmacologia traslazionale (Cnr-Ift). Finanziato con 240mila euro dalla Fondazione Telethon, è dedicato allo studio dell'atassia spinocerebellare tipo 37 (Sca 37), una rara malattia neurodegenerativa che colpisce i neuroni del cervelletto, una regione del cervello deputata alla coordinazione dei movimenti e all'equilibrio. La Sca37 è causata da una mutazione genetica caratterizzata dalla ripetizione anomala di una breve sequenza di Dna all'interno del gene Dab1. Studi recenti indicano che queste sequenze di Dna mutato possano generare strutture anomale capaci di interferire con il normale funzionamento delle cellule nervose, alterando processi fondamentali per la loro sopravvivenza. Il progetto mira a chiarire questi meccanismi attraverso diversi modelli sperimentali. In questo contesto, il gruppo di Tor Vergata contribuirà allo sviluppo e alla caratterizzazione di un nuovo modello utile a studiare la malattia e il ruolo di specifici fattori coinvolti nella regolazione e nella maturazione degli Rna messaggeri, molecole fondamentali per trasmettere le informazioni contenute all’interno del Dna. "Il gruppo di ricerca che coordino, composto da giovani ricercatrici, laureande e laureandi molto motivati e con competenze multidisciplinari - sottolinea D'Ambrosi - sarà impegnato nell'individuazione di nuovi meccanismi molecolari alterati nella Sca37. Questa conoscenza è fondamentale per identificare specifiche molecole e vie biologiche che potranno rappresentare in futuro nuovi bersagli terapeutici da esplorare nell’ambito della ricerca sulla patologia".
(Adnkronos) - "La nostra bussola è chiara. È la Costituzione e in particolare l’articolo 97, che ci ricorda che cosa significa essere civil servant. Siamo manager, gestiamo risorse, governiamo processi complessi. Ma la gestione delle risorse è il mezzo, non il fine. Il fine è essere al servizio della comunità nazionale. Ed essere al servizio delle persone richiede una direzione, un orientamento saldo. Questa direzione sono i valori". Con queste dichiarazioni Valeria Vittimberga, direttore generale Inps, è intervenuta in occasione della Conferenza nazionale della Dirigenza Inps, dal titolo ‘La forza dei valori’, svoltasi a Roma. Per Vittimberga l'integrità dell’Istituto è un punto chiave "integrità significa una cosa semplice e difficilissima: che il potere riconosca dei limiti a se stesso. In una grande amministrazione pubblica il potere non è mai astratto. È negli atti, nei tempi, nelle interpretazioni, nelle priorità. Ogni volta che scegliamo la coerenza invece della convenienza, la chiarezza invece dell’ambiguità, la responsabilità invece dello scaricabarile, stiamo facendo molto più che rispettare una regola: stiamo rendendo credibile lo Stato”. “L’Inps non osserva la società da fuori - prosegue - la attraversa. Ed è per questo che ha una responsabilità unica nel trasformare l’equità in architettura concreta delle politiche pubbliche. Centralità della persona Perché ci sia vera equità, non dobbiamo mai dimenticare il centro. E il centro è la persona. La persona è il limite invalicabile”. L’attenzione alla sostenibilità sociale è sempre alta: “Tenere insieme sostenibilità finanziaria e sostenibilità sociale non è un compromesso. È un dovere verso le generazioni che verranno. Sostenibilità significa anche sostenibilità individuale: inclusione, dignità, assenza di discriminazioni. E poiché l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, la prima forma di sostenibilità è una società inclusiva nel lavoro. In questo l’Inps è al fianco delle politiche attive del lavoro, a favore di donne, giovani, neet, persone con disabilità. Responsabilità sociale significa famiglia, anziani, fragilità, disabilità”. Infine l'innovazione: "Noi siamo innovativi. Ma non soltanto nella tecnologia. Innovare non significa correre più veloce. Significa scegliere dove andare. La tecnologia moltiplica le possibilità. Ma non decide le priorità. Un’innovazione pubblica senza valori disumanizza. Un’innovazione governata rafforza giustizia, efficienza, prossimità. Innoviamo per migliorare la qualità delle decisioni, ridurre l’arbitrarietà, liberare tempo per la relazione umana. L’intelligenza artificiale è una grande opportunità e una grande sfida. Per questo stiamo lavorando a un modello di intelligenza artificiale del welfare, sovrano, affidabile, alimentato da dati certificati. Un’innovazione giusta. Un’innovazione umana. In questo scenario complesso” conclude Vittimberga.
(Adnkronos) - “Un mercato unico europeo delle materie prime seconde, obiettivo centrale del Circular Economy Act europeo, è utile per eliminare gli ostacoli all’impiego di materiali riciclati in Europa e per promuovere un maggiore uso di materiali riciclati di qualità. Così si rafforzerebbe anche la filiera del riciclo italiana, frenando la concorrenza sleale, a basso costo e di minore qualità, di Paesi extraeuropei”. Così Edo Ronchi, presidente del Cen-Circular Economy Network, all'Adnkronos, in vista della definizione del Circular Economy Act, l’attesa normativa europea che punta ad accelerare la transizione verso un'economia sempre più circolare. "E' molto importante - osserva - il rafforzamento dello sbocco di mercato dei materiali provenienti dal riciclo: non basta riciclare i rifiuti, occorre che i materiali che si ricavano col riciclo siano venduti a prezzi remunerativi per le attività industriali di riciclo. Da un paio di anni, per fare un esempio, le plastiche riciclate incontrano grosse difficoltà sia di sbocco di mercato sia di prezzi, inadeguati, al punto da causare una forte crisi delle industrie del riciclo dei rifiuti in plastica", osserva Ronchi. Non solo. "Il secondo nodo della nuova iniziativa europea per l’economia circolare, il Circular economy Act, riguarda più precisamente la raccolta e il riciclo dei Raee (i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) per i quali è prevista una revisione ampia della direttiva europea vigente, visto che in Europa e in Italia siamo solo a meno della metà del target europeo del 65% di questi rifiuti raccolti, rispetto alle apparecchiature elettriche ed elettroniche vendute - spiega - Mentre abbiamo difficoltà e sosteniamo alti costi per l’approvvigionamento di diversi materiali critici, stiamo sfruttando molto poco in Europa le 'miniere' costituite dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che contengono importanti quantità di tali materie prime critiche e strategiche". Da qui le proposte del Cen che ha partecipato alla consultazione pubblica, chiusa nel novembre scorso, sul Circular Economy Act presentando un proprio position paper. “Per rafforzare la circolarità della nostra economia è bene alzare i target del riciclo dei rifiuti, ma non basta, l’Unione Europea deve occuparsi in modo più incisivo dello sbocco di mercato, della domanda e dei prezzi, delle materie prime seconde che si ricavano dal riciclo”, spiega Ronchi. “La misura vigente da anni, e rinnovata anche per il 2024 e per il 2025, di un utilizzo parziale del credito d’imposta per le imprese che utilizzano alcuni materiali riciclati e plastica compostabile, come ha osservato anche la Corte dei Conti, richiede una dotazione finanziaria ben più cospicua - aggiunge - Serve, in particolare per le plastiche riciclate, un intervento ben più consistente per ridurre i costi dell’energia e per valorizzare, con un sistema di crediti di carbonio e/o di certificati bianchi, i risparmi di energia e di emissioni di gas serra ottenuti grazie al riciclo, coprendo i costi di questi incentivi, che per avere un impatto dovrebbero impegnare almeno 200 milioni all’anno, con una quota dei proventi della plastic tax e/o utilizzando parte dei proventi generati dal sistema europeo di tassazione delle emissioni di carbonio (Emission Trading System)”. “Altre proposte, sempre nella direzione di rafforzare il mercato dei materiali generati col riciclo - continua Ronchi - dovrebbero incrementare l’utilizzo dei materiali riciclati negli appalti pubblici attraverso il Green Public Procurement: per esempio, facilitando, promuovendo e sostenendo l’impiego della plastica riciclata e della gomme degli pneumatici riciclati negli asfalti e il maggiore utilizzo nell’edilizia degli inerti provenienti dal riciclo dei materiali da costruzione e demolizione. Sarebbe importante anche assicurare quote obbligatorie di impiego di materiali riciclati nei prodotti: alcune norme in questa direzione sono già vigenti. Vanno applicate, estese e accompagnate da incentivi e sanzioni”. “Per i Raee dobbiamo raddoppiare le raccolte e, specie per i dispositivi elettronici, dobbiamo sviluppare una rete di moderni impianti di riciclo. Per arrivare a questi risultati è necessario rafforzare il coinvolgimento e la responsabilità estesa dei produttori di tali apparecchiature. I sistemi di raccolta vigenti dei Raee evidentemente non sono sufficienti: servono sistemi con punti di raccolta e di ritiro ben più diffusi e sistemi di restituzione incentivata. Le maggiori risorse per un tale cambiamento di sistema di raccolta si potrebbero ottenere ponendole a carico dei produttori, in alternativa, anche parziale, della tassa sui Raee non raccolti di 2 euro al kg che dovrebbe entrare in vigore a livello europeo dal 2028", conclude Ronchi.