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Verso il 2010 tra certezze e speranze

15 Dic 2009

Con questo numero si chiude il 2009. Quando ricomincerò a scrivere saremo, da alcune settimane, nel 2010. Bilanci e speranze sono quindi d'obbligo.

Qual è lo stato della comunicazione pubblica in questa fine d'anno? Un po' quello di sempre. Ottimo nelle dichiarazioni ufficiali, meno brillante nella pratica quotidiana.

Prima che anche questa volta si finisca nel più inutile dei dibattiti, tra ottimisti e pessimisti o, se preferite, del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, desidero dichiarare che a me è sempre interessato conoscere il contenuto del bicchiere e non la sua suddivisione.
Nel bicchiere degli ultimi dieci anni mi sembra di poter dire che sono state affogate, anche se in modi e forme diverse, quasi tutte le speranze sollevate dal confronto e dalle leggi degli anni '90. Una stagione d'oro per il cambiamento e la comunicazione.
L'elenco delle vittime sarebbe lungo quanto inutile.
Chi legge questa rubrica conosce meglio di me le promesse mai realizzate, i proponimenti dimenticati, i progetti scomparsi tra le mille pieghe degli apparati burocratici.
Che fare allora? Non appartengo alla categoria di coloro che invitano figli, parenti ed amici ad andare in un altro Paese. Credo, al contrario, che ciascuno di noi debba vivere e lottare dove è nato e cresciuto. Ma, proprio per questo, ritengo che ogni lotta, ogni azione, per non risultare velleitaria, non possa prescindere dalla conoscenza della realtà, che non sempre è come vorremmo ma non per questo va sostituita con l'illusione.
La realtà ci dice che la comunicazione pubblica attraversa una stagione di stagnazione. Per consolarci potremmo affermare che la stessa regola vale per l'innovazione amministrativa e le tecnologie. A conferma che un conto è parlare di cambiare e un altro è cambiare.
Come se ne esce allora? Né con la rassegnazione (cosa posso farci) né con l'accettazione (è stato sempre così) ma solo con una coerenza intellettuale che chiami in causa nuovi protagonisti e nuove alleanze. Negli anni '90 riuscimmo a raccogliere attorno a noi gran parte degli innovatori, adesso è il tempo anal mallu ass fuckdi allargare questo schieramento che pure ha conseguito risultati accettabili ma non più sufficienti.
Sono le rappresentanze dei cittadini, gli studenti e i docenti delle Facoltà di Scienze della Comunicazione, i sindacati del pubblico impiego coloro che dobbiamo rendere più coscienti e  coinvolgere.
Spiegando che in gioco non ci sono piccoli interessi di bottega o banali definizioni di ruoli e competenze. In gioco c'è una parte importante del presente e del futuro di coloro che già fanno o intendono fare questo mestiere; c'è il rischio di una sottrazione di democrazia a cittadini a cui si propina propaganda in veste di comunicazione; c'è un evidente quanto silenzioso rallentamento di quasi tutti i processi di innovazione.
Quindi inutile essere ottimisti, ancora più inutile essere pessimisti. Occorre essere realisti e agire coerentemente per dare sostanza e impulso a parole come professionalità, partecipazione, sussidiarietà.
Non ci possono essere, non ci sono altre e diverse strade per fare della comunicazione pubblica non più un fiore all'occhiello di questo o quell' Ente ma un processo strategico capace di coinvolgere l'intera pubblica amministrazione e con essa tutti coloro che pensano e agiscono per rendere il sistema pubblico davvero moderno ed europeo.

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