La discriminazione palla al piede della ripresa Le politiche europee ci sarebbero» ma la scarsa cultura della diversità nei luoghi di lavoro rimane un problema grave.
Milano, 4 Novembre 2013 - La discriminazione non è solo
un atteggiamento negativo che incide negativamente sui rapporti di lavoro ma
una delle causa e della mancata ripresa economica. Paola Profeta,
economista e docente alla Bocconi, intervenuta stamattina a Milano presso il
Sole 24 Ore al convegno «Discriminazione, Diversità, Pari Opportunità,
Analisi, Esperienze, Prospettive» organizzato da Lexellent,
studio legale specializzato in diritto del lavoro, ha spiegato che secondo tutti
i maggiori studi internazionali atteggiamenti gli atteggiamenti discriminatori
sul lavoro influiscono negativamente sulla creazione di ricchezza delle nazioni.
Secondo Profeta «l’ingresso di sole centomila donne nel
mercato del lavoro italiano comporterebbe un incremento valore aggiunto pari
allo 0,28% PIL corrente. Ma servirebbe ingresso tre milioni per raggiungere
tasso occupazione femminile 60% previsto dagli obiettivi UE Lisbona il 2012
e novecentomila eguagliare maschile nelle generazioni più giovani. Secondo
la Banca d’Italia aumentare al aumento 9,2% a produttività invariata
mentre Goldman Sachs parità genere porterebbe 13% nell’Eurozona,
16% in Giappone 22% Italia». Dati troppo significativi per continuare
a essere ignorati, e che non riguardano solo la discriminazione di genere, come
ha ricordato Laura Zanfrini, docente di Sociologia delle differenze
e delle diseguaglianze all’Università Cattolica di Milano che ha
ricordato come «Una società troppo diseguale non è competitiva,
quale che sia la forma di discriminazione: generazionale, etnica, di genere
o di orientamento sessuale. E questo è tanto più vero nel momento
in cui stiamo vivendo, nel Nord Italia, una situazione senza precedenti. Siamo
la società più vecchia del mondo e nella storia. Questo non significa
solo la necessità di allungare l’età lavorativa, ma anche
che bisogna sgombrare il campo da vecchie illusioni come quella che dove l’età
lavorativa è più lunga ci sono meno opportunità di lavoro
per i giovani. I dati OCSE dimostrano che è esattamente il contrario».
Matteo Winkler, avvocato e docente di Diritto Comunitario all’Università
Bocconi di Milano ha parlato di «Risultati deludenti nell’applicazione
dei principi di non discriminazione introdotti dalla legislazione europea. La
discriminazione, diretta e indiretta, c’è ancora e più forte
di prima, malgrado sia oltre un decennio (dall’introduzione della direttiva
2078 del 2000) che esistono normative a riguardo.
Recenti esperimenti hanno dimostrato che è molto più difficile
per persone che si dichiarano omosessuali o per stranieri di religione islamiche
superare le selezioni per essere assunte in diversi paesi europei. Questo genera
effetti negativi indiretti, perché queste persone, sentendosi discriminate,
sono meno spronate a prepararsi e a studiare, finendo per creare un meccanismo
che si autoalimenta». Giulietta Bergamaschi, avvocato
del lavoro di Lexellent, ha notato come «L’applicazione della legge
Fornero del 2012, nella pratica dei tribunali, tende ad escludere l’applicazione
dei due riti antidiscriminatori semplificati (pari opportunità del 2006
e altre forme di discriminazione del 2011) che consentono al lavoratore di ricorrere
contro il provvedimento di licenziamento secondo lui discriminatorio con la
possibilità di usufruire dell’onere della prova attenuato».
Tiziana Scalco, Segretaria della CGIL di Milano ha ricordato
una serie di numeri impressionanti sulla discriminazione femminile rispetto
al lavoro in Italia: «La media europea di donne adulte occupate più
bassa dell’Unione, intorno al 47% contro una media europea del 58,5%.
Il 20% delle donne è occupata a tempo parziale contro il 2,7% degli uomini.
Salari femminili mediamente inferiori a quelli maschili del 20% contro una media
UE del 15%. Le donne rappresentano il 47% dei pensionati ma percepiscono solo
il 34% dell’importo pensionistico complessivo. L’80% delle pensioni
minime sono erogate alle donne, che hanno pensioni in media di 630 euro al mese
contro i 1.219 degli uomini. Le molestie sul luogo di lavoro rimangono elevatissime:
Secondo i dati ISTAT del 2012, in Italia 488 mila donne hanno ricevuto richieste
di disponibilità sessuale. 247 subito un ricatto sessuale esplicito al
momento dell’assunzione mentre per 234 il è stato subìto
“mantenere posto lavoro e fare carriera”». Sergio
Barozzi, avvocato partner dello studio Lexellent ideatore convegno,
che ha chiuso lavori «La discussione questa mattina non avuto solo l’effetto
rilanciare dibattito su tema sempre più rilevante nei tribunali, ma,
penso, dare contributo possibile rilancio dell’economia italiana facendo
cultura richiede attenzione. situazionehttps://pornmobile.online generale appare disastrosa, ma mancano
gli esempi buone pratiche aziendali dimostrano come si possa operare l’integrazione
la valorizzazione delle diversità nelle imprese anche assenza leggi orientamenti
pubblici specifici. Siamo lontani dagli obiettivi superamento della discriminazione
luoghi lavoro, meccanismo messo moto. Credo accelerando direzione potremo superare
alcuni dei gap oggi relegano l’Italia alle ultime posizioni fra paesi
OCSE parità genere…
Programma del convegno: http://lexellent.it/4novembre2013/









