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Succede a Bologna.

06 Lug 2020

- "Continua l'agonia degli sportelli Urp" ci informa Eleonora Capelli in un lungo e dettagliato articolo apparso su La Repubblica Emilia-Romagna il 3 ottobre scorso. È una lettura che sconsigliamo agli ottimisti in servizio permanente "affettivo" perché ciò che l'articolo non dice è molto peggio di quanto viene scritto.

Se a Bologna, capitale indiscussa dell'innovazione, terra che ha inventato gli Urp e realizzato una delle prime reti civiche pubbliche, le cose stanno così, figuriamoci cosa accade in altre parti del nostro Paese.
Ombre inquietanti si stendono nel cielo dei nove Urp di quartiere rendendo difficile il presente e non garantendo alcun futuro a questo servizio a suo tempo sbandierato come una tappa storica.
Eppure i segnali di un inquietante ritorno alle chiacchiere del passato non mancavano. Come non ricordare che uno dei primi atti del Sindaco Cofferati fu l'abolizione dell'ufficio stampa?
Ma quello che non era stato calcolato era l'insopprimibile desiderio di ogni nuova amministrazione di cancellare il passato oltre all'idea che la comunicazione fosse poco più che un divertissement da tenersi nel cortile delle Amministrazioni con giocattoli sempre nuovi, sempre diversi e sempre di dubbia praticabilità.
Ora ci dicono che verrà presentato un articolato progetto.
Tempi strani questi in cui prima si tagliano i https://pornmobile.onlineservizi e si riduce il personale e poi si presentano "progetti articolati".
In passato era esattamente il contrario.
Adesso è tutto cambiato e gli stessi sindacati, ci informa la collega Capelli, si "accontenterebbero" di tenere almeno tre Urp aperti anche la domenica per le carte di identità per l'estero.
Ma non ci era stato detto e ridetto che la validità del documento di riconoscimento passava da cinque a dieci anni?
Eppure è bastato che una gentile signorina ne mettesse in dubbio il valore che i servizi anagrafici precipitassero nel dubbio.
Quando si dice il potere della parola pubblica!
Comunque aspettiamo l'ennesimo, articolato progetto.
Dopo gli Urp a chi toccherà? L'opera di cancellazione del passato prosegue con invidiabile impegno. I bene informati ci dicono che la struttura di comunicazione che dal 1970 sino ai primi anni 2000 ha realizzato servizi di comunicazione e sistemi tecnologici all'avanguardia, sia stata completamente azzerata.
Significa dunque molto poco ricordare che la legge che istituisce gli Urp ha più di venti anni e che ben tredici anni ha recentemente compiuto la legge sull'informazione e la comunicazione pubblica. Meglio sarebbe scandire questi anni con l'elenco delle cose non inutili ma certamente superflue portate avanti da impiegati frustrati, amministratori sopra le righe e dai soliti venditori di fumo.
Quell'elenco dovrebbe aprirsi con la firma digitale e chiudersi, almeno per ora, con le smart city.
Sarebbe così chiaro a tutti che nelle Istituzioni il vero problema non è tanto come si trovano i denari, ma il modo e per che cosa si spendono.
Sarà questo il luminoso futuro che attende la comunicazione nella capitale della comunicazione pubblica?
Ci auguriamo di no e con noi se lo augurano i cittadini che continuano ad essere privati di diritti e di servizi.

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