Settembre, andiamo.
Settembre è arrivato. Ad ascoltare le nostre televisioni sempre più
traboccanti di esperti e opinionisti sembrerebbe che non si fosse mai mosso.
Le stesse Iva e Imu che appaiono e scompaiono come in un gioco di prestigio
per mediocri illusionisti. Troppi morti per nuovi ed antichi motivi.
A quasi mille anni dall'inizio delle crociate, si può ancora morire
partecipando alla Santa Messa.
In tutto questo nuovo che più vecchio non potrebbe essere, dove è
finita la comunicazione pubblica e quale è il suo stato di salute?
Persi nel labirinto delle grandi riforme e nella adorazione della comunicazione
politica che pur consideriamo una nostra riscoperta valorizzata dalla legge
150 del 2000 Legge che solo noi abbiamo da sempre ,con grande fermezza e coerenza,
difeso chiedendone l'attuazione da oltre tredici anni come soluzione per il
passato di tanti collegh e speranza per il futuro di tanti neo-laureati.
Chi se ne sta occupando e con quali risultati? Quali occasioni di confronto
e di incontro si stanno preparando se si esclude la solita fiera dove tutto
è perfetto quanto irreale?
Il perdurare di una crisi economica e occupazionale, libero poi ciascuno di
vedere luci e suoni positivi o negativi nel suo personale tunnel di uscita,di
proporzioni devastanti ha come irrigidito l'intero sistema pubblico rinchiudendolo
in una sorta di rabbiosa difesa del proprio passato.
Ma rendersi paladini di un tempo che comunque non potrà mai più
tornare significa non volersi misurare con la nuova realtà.
Passiamo mesi ed anni a registrare impotenti Urp e uffici stampa che chiudono,ad
invocare uno sviluppo tecnologico che sappiamo però non avere le necessarie
risorse finanziarie,a svolgere languidi dibattiti per capire cosa resta della
cominicazione pubblica o se tutto debba, come nei migliori casi di fallimenti
più o meno mascherati ( leggi Alitalia e Telecom Spagna) essere ceduto
alla comunicazione politica.
Il gigante pubblico sembra sempre più ripiegarsi in se stesso, stanco
di progettare, innovare e sperimentare.
Vittima rassegnata di un sistema che pare interessarsi di tutto tranne che del
proprio futuro.
I comunicatori pubblici non possono accettare questa sorta di
"dolce morte" e debbono riprendere con la forza di sempre, la loro
battaglia e il loro impegno.
Si rischierà di ripetere cose gìà dette? Non credo ma se
anche così fosse non vedo il problema.
Da tempo sappiamo che nessuno ci regalerà niente.
Nella comunicazione, ma non solo, sono trascorsi molti anni dove molti promettevano
qualche cosa e ad ogni incontro,ad ogni assemblea la promessa era sempre più
grande e più grande la successiva delusione.
Di quelle promesse e dei loro "pifferai" si è persa la memoria
sostituita dalla certezza che quanto abbiamo conquistato sia merito dei comunicatori
pubblici.
Questo non deve preoccuparci ma rappresentare https://pornmobile.onlinela prova reale che si può
lavorare per cambiare le cose e perchè i posti che noi riuscimmo a strappare
ad organizzazioni burocratiche e riottose siano a disposizione per una nuova
leva di professionisti più figli delle competenze che delle appartenenze.
La nostra comunicazione ha bisogno di misurarsi con orizzonti più vasti
e di provare cose nuove pena il ritorno alla propaganda.
Siamo convinti che quei tempi siano stati nefasti per le nostre idee e per il
nostro futuro e ci impegneremo perchè non ritornino.
Intendiamo dire parole importanti sulla nostra professione e sul nostro destino.
La comunicazione pubblica, siamo certi, riguarda tutti e risponde ad un comune
interesse.
Quell'interesse vogliamo garantirlo e farlo crescere.









