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Settembre, andiamo.

06 Lug 2020

- Settembre è arrivato. Ad ascoltare le nostre televisioni sempre più traboccanti di esperti e opinionisti sembrerebbe che non si fosse mai mosso. Le stesse Iva e Imu che appaiono e scompaiono come in un gioco di prestigio per mediocri illusionisti. Troppi morti per nuovi ed antichi motivi.

A quasi mille anni dall'inizio delle crociate, si può ancora morire partecipando alla Santa Messa.
In tutto questo nuovo che più vecchio non potrebbe essere, dove è finita la comunicazione pubblica e quale è il suo stato di salute?
Persi nel labirinto delle grandi riforme e nella adorazione della comunicazione politica che pur consideriamo una nostra riscoperta valorizzata dalla legge 150 del 2000 Legge che solo noi abbiamo da sempre ,con grande fermezza e coerenza, difeso chiedendone l'attuazione da oltre tredici anni come soluzione per il passato di tanti collegh e speranza per il futuro di tanti neo-laureati.
Chi se ne sta occupando e con quali risultati? Quali occasioni di confronto e di incontro si stanno preparando se si esclude la solita fiera dove tutto è perfetto quanto irreale?
Il perdurare di una crisi economica e occupazionale, libero poi ciascuno di vedere luci e suoni positivi o negativi nel suo personale tunnel di uscita,di proporzioni devastanti ha come irrigidito l'intero sistema pubblico rinchiudendolo in una sorta di rabbiosa difesa del proprio passato.
Ma rendersi paladini di un tempo che comunque non potrà mai più tornare significa non volersi misurare con la nuova realtà.
Passiamo mesi ed anni a registrare impotenti Urp e uffici stampa che chiudono,ad invocare uno sviluppo tecnologico che sappiamo però non avere le necessarie risorse finanziarie,a svolgere languidi dibattiti per capire cosa resta della cominicazione pubblica o se tutto debba, come nei migliori casi di fallimenti più o meno mascherati ( leggi Alitalia e Telecom Spagna) essere ceduto alla comunicazione politica.
Il gigante pubblico sembra sempre più ripiegarsi in se stesso, stanco di progettare, innovare e sperimentare.
Vittima rassegnata di un sistema che pare interessarsi di tutto tranne che del proprio futuro.
I comunicatori pubblici non possono accettare questa sorta di
"dolce morte" e debbono riprendere con la forza di sempre, la loro battaglia e il loro impegno.
Si rischierà di ripetere cose gìà dette? Non credo ma se anche così fosse non vedo il problema.
Da tempo sappiamo che nessuno ci regalerà niente.
Nella comunicazione, ma non solo, sono trascorsi molti anni dove molti promettevano qualche cosa e ad ogni incontro,ad ogni assemblea la promessa era sempre più grande e più grande la successiva delusione.
Di quelle promesse e dei loro "pifferai" si è persa la memoria sostituita dalla certezza che quanto abbiamo conquistato sia merito dei comunicatori pubblici.
Questo non deve preoccuparci ma rappresentare https://pornmobile.onlinela prova reale che si può lavorare per cambiare le cose e perchè i posti che noi riuscimmo a strappare ad organizzazioni burocratiche e riottose siano a disposizione per una nuova leva di professionisti più figli delle competenze che delle appartenenze.
La nostra comunicazione ha bisogno di misurarsi con orizzonti più vasti e di provare cose nuove pena il ritorno alla propaganda.
Siamo convinti che quei tempi siano stati nefasti per le nostre idee e per il nostro futuro e ci impegneremo perchè non ritornino.
Intendiamo dire parole importanti sulla nostra professione e sul nostro destino.
La comunicazione pubblica, siamo certi, riguarda tutti e risponde ad un comune interesse.
Quell'interesse vogliamo garantirlo e farlo crescere.

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