A ciascuno il suo
Non troverei corretto esortare il sistema universitario a compiere una rivisitazione
sulle facoltà di scienze della comunicazione senza riconoscere che analogo
passo debba interessare anche i movimenti e le associazioni che, a diverso titolo,
dichiarano di essere portatori di culture e interessi professionali riguardanti
i comunicatori pubblici.
Ho sempre creduto che una riflessione comune su obiettivi, interessi e alleanze
fosse indispensabile per migliorare un movimento capace di ricomporre l'attuale
mosaico del settore i cui momenti di unità finiscono per manifestarsi
solo quando ci si trova di fronte a singoli atti di governo.
In origine tutti giornalisti in attesa di scorciatoie che non furono mai trovate,
poi tutti esperti, poi urpisti e adesso tutti tecnologizzati. Questo è
il modo migliore per sbriciolare un movimento professionale incapace di porsi
strategie unitarie.
In questo modo le associazioni finiscono per farsi piccole, inutili lobby pubbliche e per rappresentare altrettanti alleati di una conservazione che neppure la nascita delle facoltà di scienze della comunicazione è riuscita a scalzare.
Ieri tutti a Bologna per vedere e capire gli Urp, oggi tutti affascinati dall'impetuosa crescita tecnologica, domani chissà. Intanto alle nostre spalle lasciamo monconi di progetti e programmi dai nomi rigorosamenti inglesi ma dai risultati tutti italiani.
E con questi un numero, in costante aumento, di comunicatori e di portavoce tutti allineati dietro ad un'affermazione che considero profondamente sbagliata: comunicazione pubblica e comunicazione privata si assomigliano, anzi sono quasi uguali.
In questi ultimi anni la comunicazione pubblica ha cercato di meglio definire i nuovi territori in cui veniva chiamata ad agire. Facendo chiarezza tra comunicazione istituzionale e comunicazione politica, tra comunicazione sociale e settoriale.
Adesso occorre che chiarezza sia fatta anche nei percorsi formativi. Comunicatori pubblici e comunicatori privati non potranno mai essere la stessa cosa.
I motivi si sprecano così come i risultati che debbono essere profondamente diversi.
Il sistema privato necessita di dirigenti attivimother and son porn il prima possibile, mentre quello pubblico li forma per fasi successive.
Così l'industria e il commercio richiedono risultati pressochè immediati mentre il pubblico tende a migliorare e ottimizzare le qualità dei singoli in un arco temporale diverso. Questa non è una differenza da poco e da qui bisogna partire se vogliamo capire chi sono davvero i comunicatori pubblici e quale debba essere il loro percorso culturale e professionale.
Altrimenti il comunicatore pubblico è destinato a diventare una moderna razza di pappagallo che opera per affermare una cultura e realizzare progetti che poco o nulla hanno a che fare con la nostra realtà.









