Made in Italia
La prima crisi d’identità di un popolo, il segnale della fuga dall’appartenenza
a una nazione si dimostra rifiutando la propria lingua. Il disamoramento degli
italiani dall’Italia si rende manifesto, prima ancora che dal quadro politico,
proprio da questo lampante fattore: gli italiani infatti, mother and son pornstoricamente profondamente
ignoranti della lingua inglese, esprimono proprio in inglese sempre più
vocaboli, siano essi comuni oppure tecnici.
Se una domestica parla di “gossip” anziché di pettegolezzo, se un ministro di sinistra parla di “welfare” rivolgendosi ad un anziano, quando quasi tutti i neologismi “devono” possedere una matrice anglosassone, ecco allora dimostrato che l’uomo italiano, dall’Italia, vuole fuggire.
La nazione è sfatta, Garibaldi se ne faccia una ragione.
Ticket, spread, vintage, look, mouse, spending review. Per quale motivo utilizzare termini forestieri? Quale fuga mentale si cela in questo atto di comunicazione?
Il fatto preoccupa ancor più in un’economia in cui della nazione si è fatto brand: “Made in italy”, marchio popolarissimo ma contradditorio, che già in sé confessava una visione di breve periodo: “Fatto in Italia” sarebbe stato più lungimirante.
Anche perché all’estero amano tanto la lingua italiana. Mica sono italiani
Bye bye








