Prevedere il passato
Le previsioni oggi, vivono una crisi imprevista. Mai visto nel ‘900. I
sondaggi vengono irrisi, le proiezioni son roba da gossip. I progetti per il
2015 sanno di oroscopo. Ma come fare impresa senza pensare al futuro? Le previsioni
serie oggi devono osservare il passato.
Innumerevoli segnali ci strattonano verso un lungo salto all’indietro,
scavalcando in primis quel cinquantennio di comodissimo18 years public outdoor porn progresso che abbiamo
appena consumato. E che ci ha consumati.
Impareremo non dall’ottocento, ma dal mille avanti Cristo. Il tribalismo,
la condivisione, il baratto sono elementi della nostra vita quotidiana pur esercitati
con i mezzi postmoderni. Internet si dimostra antichissimo.
La tecnologia, bellissima, ci proietta in un passato tutto nuovo, e ricorda
di parlare una lingua rimossa ma non dimenticata. Ce l’abbiamo nella spina
dorsale, nello zainetto dei ricordi fondamentali. Attenti, non sono chiacchiere,
è il nostro subconscio che parla. Quello che comanda, mica la ragione.
Sono gli archetipi,
quelle forme di pensiero preesistenti di un pensiero, idee innate che coviamo
da sempre nelle nostre matrici. In sostanza, ciò che realmente ci soddisfa
non lo dobbiamo produrre ma andare a scovarlo nella soffitta di bisnonna. Questo
è marketing, oggi, se per esso intendiamo emozionare la gente. Attenzione:
la soddisfazione sta al novecento come l’emozione all’anno mille.
Ed anche al duemila.
Un turbinoso ritorno al passato quindi, un passato remoto alla ricerca della
benevola protezione dei nostri avi. Il futuro ci ha illusi, si cerca un’àncora.
Il tardo novecento è stato individualista, i prodotti tendevano ad esaltare
l’ego. Oggi si torna a cercare un ruolo in una società. L’ego
rimane, ma solo se inserito in una comunità, in un gruppo, in un sistema.
Fuori dal questo nessuno ha le forze per emergere. Dall’energia alla sinergia.
In sostanza quindi, non è più importante inventare o produrre.
E’ decisivo scambiare! Di scoperte e di prodotti è pieno il mondo,
ma non lo sappiamo! Con lo scambio, ben più economico e sostenibile della
produzione, possiamo trovar le nuove idee necessarie.
Anche perché dobbiamo guardare al futuro.
A kent’annos!









