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Comunicazione Pubblica: occorre un salto di qualità.

06 Lug 2020

- È un'argomentazione contenuta nella tesi di laurea di un mio studente a confermarmi, ancora una volta, la necessità di aggiornare gran parte di quella disciplina che chiamiamo Comunicazione pubblica.

Da tempo sostengo questa esigenza perché se si escludono le bibliografie divenute con l'avvento tecnologico veri “copia-incolla” è certo che statistiche, obiettivi, strumenti e professioni di questa disciplina oscillano tra un passato più o meno glorioso e un futuro tanto miracolistico quanto improbabile.

Trovo assolutamente incredibile che intere generazioni di studenti abbiano utilizzato testi di studio scritti molti anni fa per imparare una disciplina che muta in continuazione come tutte le cose che appartengono alla realtà quotidiana.

Oggi, questo mio studente elabora una sua interessante teoria ed esce dalla genericità di schemi che parlano solo di leggi mal attuate, di Urp impantanati nella solita palude burocratica e di riforme mai pienamente attuate.

Gran parte di queste osservazioni sono giuste ma lo studente non ha strumenti aggiornati ed adeguati per confermarle.

Anche nella comunicazione pubblica non basta il buon senso per garantire la crescita di questa disciplina troppo giovane per essere ritenuta efficace e troppo vecchia nel dimostrare ancora limiti e carenze vistose.

Il percorso avviato, ma mai concluso, con le grandi leggi di riforma degli anni '90 ha finito per depositarsi su di un sistema, quello pubblico, che vive di stratificazioni e che non è mai capace di eliminare definitivamente o sostituire una procedura avanzando come un enorme carrozzone, in una dialettica in cui passato e presente coesistono tranquillamente.

Abbiamo così avuto il tempo degli uffici stampa, quello della tecnologia salvifica e quello dei bilanci sociali. Continuando a provare, sperimentare, progettare senza mai, o quasi mai, portare a compimento un'idea o un progetto. Siamo così arrivati all'ennesima, ma non ultima, tortura burocratica, quella del reperimento del CUD 2012, inflitta ad un Paese che procede a grande velocità verso il nulla. In questi anni di tutto abbiamo parlato, molto sperimentato e poco praticato. Ci siamo persi in un'estenuante quanto inutile ricerca dell'arma totale, quella che dovrà dare qualità ai servizi trasformare le attuali organizzazioni burocratiche.

Qualcuno potrebbe dire che finalmente settore pubblico e settore privato si interfacciano, ma le grandi case produttrici di una tecnologia universale, non hanno come obiettivo alcun miglioramento nel rapporto cittadini-amministrazione.

Anzi. Il loro obiettivo, che si definisce con parolehttps://pornmobile.online sempre diverse, era, è e rimane il profitto.

Comuni, Province, Regioni, Ministeri e ospedali hanno altri compiti. Confondere l'obiettivo finale con l'inizio di un processo di riforma è un gravissimo errore. Potevamo e dobbiamo evitarlo.

Occorre abbandonare la logica di una frustrante quanto inutile sperimentazione permanente. Disporre di libri aggiornati diventa decisivo almeno per capire, al di là delle immagini, chi sono i nostri compagni di viaggio e verso quali territori ci stiamo muovendo.

I miei studenti sono avvertiti: il prossimo anno avranno un nuovo testo. Stop alle fotocopiatrici e ad una conoscenza scolastica di una disciplina sempre più indispensabile se davvero si vuol cambiare. Invocare la tecnologia, non serve.

Nei giorni scorsi una nota attrice ci ha spiegato cosa intenda il perfetto burocrate per servizi al cittadino e a quali peripezie milioni di anziani siano costretti nella ricerca degli uffici “amici”, dove richiedere e pagare il proprio personale CUD. Ma al di là del momento comico, anche in questa occasione si conferma che la comunicazione pubblica potrà ottenere risultati positivi non se produrrà “meraviglie” ma una nuova idea di Pubblica Amministrazione.

Commenti (2)
Dora Carapellese La comunicazione pubblica è tanto millantata dalle strutture centrali che ci governano...linee guida e legislazioni varie in merito e poi la comunicazione è relegata nel bilancio alla voce "spese di rappresentanza, oltretutto tagliate dell'80% con l'ultima spending review, pertanto un comune di 5000 abitanti ha una voce di rappresentanza pari a 1200 euro circa... mi dite cosa può investire in comunicazione un comune di questo tipo, che vi assicuro non è solo? Fanno tutto in casa, e possiamo immaginare con quali risultati... Pertanto a mio avviso bisogna procedere col dare le risorse economiche perchè le amministrazioni pubbliche possano iniziare a farsi un'idea nuova su come gestire la comunicazione pubblica.
02 apr 2013 alle 17:23
Alessandro Rovinetti Gentilissima,,
il mio intervento non intendeva essere l'ennesimo lamento di chi non ha più e forse non ha mai avuto risorse sufficienti per la comunicazione. Conosco come lei la realtà di piccoli e grandi Comuni sui quali si sta abbattendo spietata la mannaia della “spending review”.
Così come conosco la crisi economica che qualcuno ha esorcizzato con discorsi da bar salvo poi salutare la comitiva nel momento del bisogno. Condivido quindi il suo intervento che mi piacerebbe fosse conosciuto innanzi tutto da chi va alle fiere sulle Smartcity e non ha poi i soldi per tenere aperti molti servizi.
Il mio articolo nasceva dalla constatazione che, proprio all'interno di questa crisi profonda, è necessario smettere di cercare nuovi quanto inapplicati strumenti e ridefinire il significato e il valore della comunicazione pubblica. In questi anni, ma anche in quelli di relativa abbondanza, la comunicazione pubblica non si è mai mossa da alcune affermazioni generali e ha fatto molto poco per collocarsi stabilmente al centro dei processi di innovazione. Non ci è bastata nemmeno una legge, la 150 del 2000, per dare sicurezze lasciando, come spesso accade, all'impegno dei singoli e alla loro volontà di cambiare, il futuro di questa disciplina. Ma i singoli vanno anche in pensione e allora si dovrebbe porre con maggior forza il problema di fornire competenze capaci di creare professionalità solide. Altrimenti, lentamente ma inesorabilmente, anche la comunicazione pubblica finirà nel grande magazzino delle cose che si dovevano fare ma sono state abbandonate. A quel punto si aprirà l'ennesimo dibattito sulle responsabilità. Ma penso che sarà tardi e inutile. Questo e solo questo volevo rammentare a me stesso e a tutti coloro che ieri volevano l'Urp, oggi invocano la tecnologia e domani chissà cosa.
03 apr 2013 alle 16:37
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