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Disagio psicosociale del lavoro e del non lavoro.

06 Lug 2020

- Psya Italia ha partecipato al convegno che si è tenuto lo scorso 25 ottobre a Milano, organizzato da Sipiss, sul tema del disagio psicosociale del lavoro e del non lavoro. La giornata ha avuto l’obiettivo di mettere a fuco le caratteristiche della crisi economica in atto, dal carattere strutturale più che congiunturale, e di evidenziarne gli effetti sul piano psicosociale.

L’aumento della disoccupazione e soprattutto dell’inattività, il fenomeno per cui le persone smettono di cercare lavoro, stanno minando il senso di sicurezza degli individui a prescindere dal loro grado di occupazione, in quanto si sentono incombere una minaccia invisibile, incontrollabile e schiacciante. La crisi infatti “lavora” dentro le persone, svuotandole della loro capacità di porsi in maniera attiva, di valorizzare le proprie risorse, di credere nella possibilità di vivere sereni. Sentimenti più o meno riconosciuti di sfiducia nel lavoro, nella società, nel futuro e verso se stessi, dilagano slatentizzando disagi pregressi e facendo crescere il numero delle patologie psichiatriche più invalidanti. Cresce il disagio sul lavoro e così anche il numero di dipendenti “esauriti”, coloro che in varia misura non riescono più ad assumere una posizione attiva sul lavoro e tentano di reggersi attraverso soluzioni temporanee, assentandosi periodicamente o lavorando al minimo delle proprie possibilità.

Il convegno ha avuto lo scopo di aprire una riflessione sul concetto di crisi e sulla portata evolutiva per la società. La crisi non sarebbe in sé un fatto positivo o negativo, ma un momento in cui un sistema complesso non si riconosce più nelle soluzioni che si è dato, un momento in cui diviene palese che le regole che valevano in precedenza non funzionano più. La crisi, che sia di un individuo, di un gruppo o di una società, crea tanta paura in quanto pone la sfida del trovare un nuovo ordine: i tentativi di ripristinare un ordine precedente sarebbero fallimentari in partenza, in quanto negano le trasformazioni già avvenute e causano un disagio ancora più grosso legato al non voler accettare lo stato attuale.

L’idea che è emersa nel corso del convegno riguarda la possibilità di superare questa paura svincolando le soluzioni possibili dai rigidi parametri economici di produzione e bilancio: solo così i Paesi possono investire in quegli interventi che vanno là dove si manifesta il disagio psicosociale e rendere più forte la popolazione nell’affrontare la crisi in atto. Analogamente, i segnali di ripresa non vanno rintracciati negli storici indici economici ma nei dati attuali che riguardano il mondo del lavoro: le persone cambiano sempre più spesso attività, cresce la mobilità e il dinamismo, diminuisce l’attaccamento al posto di lavoro per mettere al centro la propria capacità di porsi nel mercato del lavoro, vera garanzia di poter avere un oggi e un domani. Le aziende che oggi intendono aiutare le persone a ritrovare fiducia in se stesse, nuova energia e possibilità creativa, svincolanohttps://pornmobile.online anch’esse il rapporto con il lavoratore da soli parametri economici: l’azienda diventa un luogo che offre al lavoratore nuove possibilità di mettere in atto la propria natura creativa, di portare valore, di costruire insieme un’identità e un progetto.

Per realizzare questo passaggio è indispensabile liberarsi dalla paura e non temere di investire nella cura della persona: rendere il lavoro un aspetto che valga la pena di essere vissuto fino in fondo.

Di Laurence Marie Duretz
General Manager/Direttore per l'Italia di Psya Italia srl
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